Alexius Meinong
TEORIA DELL’OGGETTO
(Über Gegenstandstheorie [1904] – Selbstdarstellung [1920])
A cura di Emanuele Coccia
Quodlibet, Macerata 2003
Pagine 132
Il volume raccoglie il testo fondamentale di Alexius Meinong -Über Gegenstandstheorie, del 1904- e la Presentazione personale da lui redatta nel 1920 in vista di un’opera dedicata all’autopresentazione dei filosofi contemporanei. Nel loro insieme, i due saggi delineano con chiarezza una delle ipotesi più originali e interessanti sul rapporto tra la mente umana e gli altri enti.
Meinong parte dall’intenzionalità per arrivare a una teoria generale dell’oggetto. Non si può conoscere senza conoscere e rappresentarsi qualcosa. La filosofia, nella varietà delle sue articolazioni, è la scienza che si occupa di questi vissuti interni. E sin qui siamo in un ambito sia psicologico sia fenomenologico. Ma l’obiettivo di Meinong è assai diverso e consiste nel delineare una «trattazione teoretica dell’oggetto in quanto tale» (p. 23). Ma che cosa significa “oggetto in quanto tale”? È l’oggetto «indifferente all’esistenza [daseinsfrei]. Ho chiamato teoria dell’oggetto [Gegenstandstheorie] questa scienza dell’oggetto in quanto tale o dell’oggetto puro» (82).
Ponendosi al di là del pregiudizio a favore del reale, tale teoria si occupa di tutti gli enti: quelli ai quali è possibile attribuire un’esistenza nella realtà (Existenz) e quelli che pur non esistendo possiedono in ogni caso consistenza (Bestand). Existieren e Bestehen significano entrambi in tedesco “esistere” ma nell’utilizzo di Meinong -e nella traduzione di Coccia- il primo si riferisce all’esistere empirico, il secondo all’esistere in quanto tale. Tutto ciò che esiste consiste ma non tutto ciò che consiste deve anche esistere.
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