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Terremoti

Scossa
di Carlo Lizzani – Ugo Gregoretti – Francesco Maselli – Nino Russo
Italia, 2012
Con: Lucia Sardo, Paolo Briguglia, Massimo Ranieri, Amanda Sandrelli, Gianfranco Quero
Trailer del film

 

Quattro diversi modi di raccontare il terremoto che nel dicembre del 1908 sconvolse Messina e la Calabria.  Modi diversi ma tra di loro in continuità. Lizzani narra il saluto tra una madre e il figlio che va al lavoro. Poche ore dopo è l’apocalisse. La donna rimane imprigionata sotto la macerie. Implora aiuto ma non lo riceve né da una vicina di casa, né dai soldati, né da un ladro. Neppure il figlio riesce a evitare che Speranza -così si chiama- muoia.
Gregoretti mette in scena il reportage che un giornalista piemontese preparò raggiungendo la Calabria e la Sicilia pochi giorni dopo il terremoto. L’inefficienza politica, l’incapacità della pubblica amministrazione, la presunzione di risolvere tutto da parte dei potenti sono le stesse che hanno caratterizzato le tante tragedie italiane successive.
Citto Maselli firma un breve episodio nel quale un detenuto emerso dalle macerie del carcere torna a casa e cerca di liberare la moglie ma è scambiato per uno sciacallo dai soldati russi arrivati in soccorso e viene quindi fucilato.
Nino Russo racconta dello “zio Turi”, un pescatore al quale le autorità dichiarano di requisire il capanno che ha sul mare per dargli in cambio una nuova casa “entro quindici giorni”. Si susseguono anni e decenni, la “carta” che documenta l’impegno dell’amministrazione ingiallisce ma nulla accade. Turi si rivolge a un avvocato liberale, poi a un gerarca fascista, poi a un prete democristiano, infine a un impiegato dei giorni nostri, il quale non crede ai suoi occhi quando si ritrova davanti un uomo che dovrebbe avere all’incirca 160 anni. Ma il pescatore gli spiega che la casa è un suo diritto e sino a che non l’avrà ottenuto non toglierà il disturbo morendo.

Quattro episodi diversi e diseguali tra di loro: dalla narrazione tradizionale di Lizzani -con un’ottima Lucia Sardo a interpretare Speranza- al documentarismo di Gregoretti; dal più breve e più debole contributo di Maselli al surreale percorso di Russo dentro un secolo di disinteresse, abbandono, prepotenza nei confronti di una delle tante vittime della sciagura. La tragedia non è di allora, la tragedia è ora, con il Belice cancellato, con l’Irpinia trionfante di affari camorristici, con la gioia dei palazzinari amici del governo Berlusconi che hanno esultato alla notizia che all’Aquila c’era stata una fortissima scossa.

Draquila. L’Italia che trema

di Sabina Guzzanti
Italia, 2010
Trailer del film

L’Italia ha una Costituzione, in essa vigono delle leggi. Inventare o trovare un grimaldello per superare i limiti che Costituzione e leggi pongono all’esecutivo era per Berlusconi e il suo governo una necessità primaria. Questo è stato, ed è, la cosiddetta Protezione Civile, che in nome dell’emergenza organizza persino i mondiali di nuoto a Roma e i viaggi pontifici. Il terremoto che il 6 aprile 2009 ha colpito una delle più antiche e belle città d’Italia ha rappresentato un’occasione d’oro per palazzinari e faccendieri che la notte del disastro ridevano felici alla prospettiva dei guadagni che la ricostruzione avrebbe loro garantito. È questo che il film documenta con passione, ironia e pianto. E dando voce anche a coloro tra gli aquilani che vedono in S.B. l’uomo dei miracoli, che descrivono compiaciuti l’arredamento trovato nelle nuove case ma che alla fine sono costretti ad ammettere che in queste case non possono neppure piantare un chiodo o spostare un mobile, tanto da concludere: «insomma, me sento ‘na schiava».

E in una condizione di prigionia sono stati costretti a vivere i cittadini nelle tendopoli-lager dove non si può consumare caffè «per non eccitare i terremotati», dove sono vietate le riunioni, dove “capi-campo” ed esercito controllano ogni movimento. Intanto, il cuore della città -al quale è vietato accedere persino ai suoi abitanti- è lasciato alla distruzione del tempo, all’incuria, alla desolazione. Ricostruirlo avrebbe comportato meno costi e avrebbe consentito agli aquilani di proseguire la loro storia. E invece si sono spese cifre enormi -pagate da tutti noi- per una New Town anonima, tristissima ed effimera. Ma foriera di lauti guadagni.
Splendida la figura del vecchio professor Colapietro che ha resistito, ha messo a posto a proprie spese la casa e continua a vivere tra le sue mura e i suoi libri. E che descrive con pacatezza quanto è avvenuto all’Aquila. È avvenuta una prova generale di militarizzazione del territorio, di sospensione dei diritti costituzionali, di propaganda in stile sovietico. Questo è il grande imbroglio che si nasconde dietro la Protezione Civile, ormai inquisita nei suoi più alti vertici. Un film da vedere per capire che cosa sia l’Italia del 2010.