Archivi dei tag: ibridazione

Banali ibridazioni

La pelle che abito
di Pedro Almódovar
(La piel que habito)
Con: Antonio Banderas (Robert Ledgard), Elena Anaya (Vera), Marisa Paredes (Marilla), Jan Cornet (Vicente), Blanca Suárez (Norma)
Spagna, 2011
Trailer del film

Robert è un chirurgo plastico che tiene prigioniera una sua paziente alla quale trapianta a poco a poco una pelle nuova e resistente, un volto bello e morbido. Anni prima aveva perso la moglie, uscita sfigurata da un incidente d’auto e morta suicida perché incapace di reggere la tragedia. La figlia l’aveva vista morire e soffre a sua volta di gravi turbe psichiche. Ma è nella enigmatica figura della paziente prigioniera che tutto trova spiegazione.

Il film non è così tragico come questo breve riassunto potrebbe far pensare. A volte, anzi, muove al riso per una sceneggiatura non proprio all’altezza. È, poi, una sorta di psico-horror nel quale i temi dell’identità, del corpo e dell’ibridazione vengono affrontati in modo spesso dilettantesco. Certo, la cifra di Almódovar è sempre il grottesco ma qui mi sembra che il film si trascini stancamente per due terzi e soltanto nell’ultima mezz’ora riesca a prendere quota, mano a mano che il mistero si svela e i personaggi diventano più profondi e anche -paradossalmente- più veri.

Mente & cervello 71 – Novembre 2010

Il linguaggio umano è una facoltà innata, come pensa Chomsky, o è un’acquisizione evolutiva, come sembra ritenere Darwin? In realtà, anche questa dicotomia è troppo rigida e non dà conto della complessità degli eventi. Il biologo cognitivista W.T. Sherman Fitch III -intervistato da D. Ovadia- ritiene che la struttura linguistica sia fatta di moduli innati che poi il tempo biologico e quello culturale contribuiscono a sviluppare nei modi più ricchi e diversi, non soltanto nell’uomo ma anche -pur se in modi diversissimi- negli altri animali. Leggi il seguito »

Mente & Cervello 64 – Aprile 2010

Esiste a Torino un museo singolare, dove si viene accolti dallo scheletro del padrone di casa, Cesare Lombroso. Leggi il seguito »

L’identità umana. Corporeità, ibridazione, tempo

In «Identità, individuo, soggetto tra moderno e postmoderno»
A cura di Valerio Meattini e Luigi Pastore
Mimesis, Milano 2009
Pagine 91- 109

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Mente & Cervello 55 – Luglio 2009

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La decostruzione schopenahueriana e nietzscheana dell’etica dimostra che se per azioni morali si intendono azioni compiute solo per altruismo, allora non esistono azioni morali. Constatazione che ci apparirebbe ovvia se non fossimo permeati di richieste impossibili e innaturali come quelle di alcuni precetti cristiani. Un articolo di D.Ovadia dedicato al “piacere di donare” offre la conferma sperimentale (se ce ne fosse bisogno) di tale banalità: «È evidente che chi dona trae un certo beneficio dal proprio gesto» (pag. 36), non foss’altro la gratificazione per averlo compiuto.

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La montagna sacra

di Alejandro Jodorowsky
(La montaña sagrada)
Messico-USA, 1973

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Un percorso di iniziazione dalla pianura politica e sociale alla montagna splendente e solitaria. La ricerca dei nove immortali che vi abitano è una foresta di simboli attinti dalle più diverse tradizioni religiose -compresa la cristologica-, magiche, astrologiche, esoteriche, alchemiche. Paure e potenze ancestrali si coniugano a un erotismo quasi meccanico e freddo; l’animalità intride ogni scena; i corpi vengono dipinti, sventrati, crocifissi, imbalsamati, ibridati; le istituzioni ecclesiali rappresentano la decadenza di ogni autentico sentimento religioso e sono punite con una costante irrisione; il potere è pura e insensata violenza; l’individuo un frammento del mondo.

Lo stile underground tipico dei Settanta appesantisce la già strabordante simbologia di colori, di costumi, di sfondi, nei quali prevalgono spesso il grottesco e l’orrorifico. L’invenzione espressiva è però ammirevole e probabilmente frutto di sostanze allucinogene. Il surrealismo diventa psicomagia e Jodorowsky -che del film è anche interprete, compositore, sceneggiatore- sembra porsi tra i Buñuel-Dalí di Un chien andalou e il Cronenberg di Videodrome e Naked Lunch. Lo scarto rispetto a ogni genere codificato emerge nell’imprevedibile chiusa, dove la finzione è svelata e il percorso deve ricominciare. Come sempre.

Mente & Cervello 49 – Gennaio 2009

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In natura non si dà alcun teleologismo. Ce lo hanno insegnato, fra gli altri, Democrito, Darwin, Nietzsche e lo ricorda anche Enrico Bellone in apertura di questo numero di Mente & cervello. E fa bene, perché uno dei postulati della sapienza consiste nell’ammettere che l’essere è assai più complesso, intricato, ricco e stupefacente di quanto qualunque conoscenza umana possa immaginare, tanto meno raggiungere. Basta sfogliare questa Rivista. Leggi il seguito »

Nouveau Réalisme

Il Nouveau Réalisme dal 1970 ad oggi. Omaggio a Pierre Restany
Milano – Padiglione d’Arte Contemporanea
Sino al 1 febbraio 2009

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Pierre Restany (1930-2003) inventò la formula e quindi diede un nome collettivo all’opera di artisti come Arman, Niki de Saint Phalle, César, Rotella, Tinguely, Spoerri, Hains, Dufréne, Villeglé, Deschamps, Christo. Il gruppo fu attivissimo e si sciolse con un celebre autofunerale a Milano nel 1970. Ma quel modo di concepire l’evento artistico era troppo fecondo e infatti quasi tutti questi personaggi hanno continuato a operare nei modi del Nouveau Réalisme. Leggi il seguito »