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Sintesi attiva

Recensione a:
Edmund Husserl,
Lezioni sulla sintesi attiva. Estratto dalle lezioni sulla “Logica Trascendentale” (1920/21)
in Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia

Anno 1, Numero 1-2, 2010
Pagine 96-97


Il tempo vissuto

Eugène Minkowski
Il tempo vissuto.
Fenomenologia e psicopatologia

(Le temps vécu. Études phénoménologique et psycopatologiques [1933], 1968)
Trad. di Giuliana Terzian
Revisione e cura del testo di Anna Maria Farcito
Introduzione di Federico Leoni
Prefazione di Enzo Paci
Nuova edizione
Einaudi, Torino 2004
Pagine XXXIX-401

Il tempo/spazio costituisce l’esperienza fondamentale dell’umano e del suo stare al mondo, è «per ognuno di noi il problema più vivo, più personale» (pag. 5). Anche per questo la radice profonda e l’espressione immediata delle psicopatologie non può che coinvolgere la sua percezione e rappresentazione. Il distacco dalla realtà, qualunque forma essa assuma, è un distacco dal fondamento temporale della vita umana. Leggi il seguito »

Passports. In viaggio con l’arte

Milano – Padiglione d’Arte Contemporanea
Sino al 13 settembre 2009

Si comincia con quattro televisori che trasmettono l’ingresso della famiglia reale britannica ad Ascot nei giorni delle corse. Si chiude con le installazioni-documento di Alan Kane e Jeremy Deller dal titolo The Folk Archive, testimonianze sulla vita quotidiana degli inglesi: dalla sagre di paese ai finti escrementi lasciati qua e là, dai più improbabili carri funebri alle torte. Segnali -all’inizio e alla fine- di una tranquilla volgarità. Nel mezzo, però, altre opere della collezione del British Council immergono in alcuni tratti dell’arte contemporanea: l’indistinguibilità tra pittura e scultura; l’ibridazione con la fotografia e i video; l’utilizzo dei materiali e delle mescolanze più diverse (raffinata la Prayer Mat di Mona Hatoum: un finto tappeto costruito con migliaia di spilli placcati al nichel, al centro del quale una bussola indica La Mecca); lo studio degli effetti percettivi che rende Cataract 3 di Bridget Riley un dipinto in movimento, illusorio -certo- ma inevitabile alla visione. Proprio accanto si trova l’opera Stone Line di Richard Long, delle pietre poste sul pavimento, ovviamente immobili, mentre il quadro è praticamente frenetico.

Un’opera illuminante è l’installazione Canoe di Tony Cragg. La canoa non c’è. Si tratta, infatti, di una serie variegata di oggetti in plastica e metallo collocati nello spazio a riprodurre la forma di una canoa. E allora l’imbarcazione compare davvero, dando ragione ad Aristotele, a Husserl, alla Gestalt, per i quali l’intero è superiore alla somma delle sue parti e l’oggetto è una costruzione semantica della mente, condensata nel suo nome. Questo accade nella percezione del mondo; di tale dinamica l’arte fa la propria ragione d’essere e divenire.

Cragg. Canoe

Ontologia del nuovo

Roberta De Monticelli – Carlo Conni
ONTOLOGIA DEL NUOVO
La rivoluzione fenomenologica e la ricerca oggi
Bruno Mondadori, 2008
Pagine XIV-254

ontologia_del_nuovo

La fenomenologia non è una scuola ma uno stile di pensiero, non un insieme di dottrine ma una serie di percorsi teoretici volti a comprendere l’unità profonda tra la mente che conosce e il mondo dentro il quale essa dispiega la propria attività. A tale “stile di pensiero filosofico” questo libro costituisce un’ottima introduzione, pur con delle rigidità nei confronti di una pratica della fenomenologia che si allontani dai testi husserliani. In particolare, il pericolo sembra individuato in Martin Heidegger, nel suo concetto di verità come aletheia, la cui conseguenza sarebbe un sostanziale relativismo (una interpretazione -questa- discutibile). In generale, viene difeso ciò che si definisce come «“cultura del rispetto” (del dato, del visibile, dell’esperibile)» (p. 7) contro la cultura del sospetto propria delle posizioni nichilistiche e scettiche (Nietzsche, ovviamente…). Leggi il seguito »