
La permanenza dei significati e delle intenzionalità è la memoria. Essa costituisce il nucleo più profondo della mente, quello in cui convergono la dimensione fisico-neuronale e quella coscienzialistico-immateriale. A questo tema sono dedicati alcuni degli articoli del numero di novembre 2008 di M&C. Anche il ricordare conferma che la mente non è una res ma è un fieri, non una sostanza ma una funzione. I ricordi, infatti, non vengono “depositati” in nessun cassetto ma «vengono creati modificando la forza delle connessioni tra centinaia, migliaia, se non milioni di neuroni, che facilitano la ricomparsa di schemi di attività specifici» (R.Stickgold e J.M.Ellenbogen, pag. 36); il sonno serve a consolidare -alla lettera- tali connessioni e quindi sembra finalmente chiarita la ragione per cui abbiamo bisogno di dormire: per fissare i ricordi e quindi per essere ancora noi stessi.
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Ultima modifica: 21 maggio 2012
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La mente temporale
___________________________ Le donne…false, gelose, imperiose, civette o bigotte…i mariti perfidi, incostanti, crudeli o despoti, ecco l’inventario di tutti gli individui della terra, signora; non sperate di trovare una fenice (…)
— D.A.F. de Sade, Eugénie de Franval, Sperling, p. 21
Bisognerebbe quindi lasciar perire l’universo?
Sarebbe proprio il caso di farlo; una pianta che produce soltanto veleno non la si estirpa mai troppo presto.-
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