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Heidegger, il presente

Conferenze di Brema e Friburgo
di Martin Heidegger
Edizione italiana a cura di Franco Volpi
Traduzione di Giovanni Gurisatti
Adelphi, 2002
Pagine 226

 

La prima apparizione pubblica di Martin Heidegger dopo la Seconda guerra mondiale fu a Brema, dove il filosofo tenne un ciclo di conferenze dal titolo Einblick in das was ist (Sguardo in ciò che è). Otto anni dopo, a Friburgo, Heidegger condusse un altro ciclo di conferenze intitolato Grundsätze des Denkens (Princìpi del pensiero). Le due conferenze mostrano che di Heidegger è straordinario anche questo: come dalle tesi apparentemente più astratte ed enigmatiche derivi per il lettore una comprensione precisa, efficace e disvelante della vita quotidiana nel presente, degli aspetti fondamentali dell’esistenza individuale e collettiva. Il tempo in cui siamo immersi è spaesato, massificato, uniforme, omologante, desacralizzato, calcolante. Heidegger descrive con precisione queste forme e ne individua le cause e i possibili sviluppi.
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Risorse (dis)umane

«“Risorse umane”, un’espressione la cui oscenità sfugge solamente a quelli che hanno perso ogni senso morale», scrive Denis Collin a p. 52 del numero XVI di Koiné.
Infatti in questa espressione c’è tutta la barbarie ultraliberista che trasforma gli umani in delle risorse da utilizzare, spremere, sfruttare, al pari di qualunque altra fonte di energia. E perché mai non dovrebbe esser così, quando la natura è posta sotto il segno di ciò che Heidegger chiama Ge-Stell, l’impianto/fondo/magazzino che riconduce e riduce ogni ente, esperienza, avvenimento, luogo, alla sua utilizzabilità da parte di chi pur rappresentando solo una parte dell’essere crede di costituirne il vertice, l’obiettivo, il tutto. Gestell è l’intero mondo umano e non umano col quale nutrire il Moloch economicistico del Prodotto Interno Lordo, è la «riunione da sé raccolta dello stellen, in cui tutto ciò che è ordinabile è essenzialmente nel suo essere risorsa sussistente» (Heidegger, Conferenze di Brema e Friburgo, Adelphi 2002, p. 55). Ma per fortuna la natura rimane più vasta e più potente di ogni prometeica tenacia umana e ogni tanto ci spazza via, ricordandoci che davvero siamo una delle risorse della Terra e non i suoi vanagloriosi e poveri padroni.