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Vita pensata n. 3 – Settembre 2010

È uscito il numero 3 di Vita pensata, Rivista mensile di filosofia

Indice di questo numero (pdf)

[Miei contributi]

L’individuo, la società (con Giusy Randazzo), p. 4

Arnold Gehlen, natura e istituzioni, pp. 27-34

Kubrick, va in scena la fotografia (con Giusy Randazzo), pp. 49-51

Nabucco, una metafora, pp. 51-52

Céline, gli umani, la medicina, pp. 60-62

Phronesis

La cosiddetta “vita concreta”, quella vita che la gente ignorante contrappone alla filosofia, si rivela di fatto incapace di affrontare l’esistenza e la sua lotta contro l’assurdo. La vita intruppata, superficiale, annoiata e volgare non può che soccombere al dominio della morte, data la totale assenza di una domanda consapevole sul significato dell’esserci. Per chi si è liberato dall’illusione del vivere “concreto” e rifiuta di darsi alle fedi, alla disperazione, al cinismo, alla banalità, -per chi, insomma, vuole pensare- la vita diventa un mezzo della conoscenza, una perenne curiosità infantile, la costruzione -faticosa ma esaltante- di quel senso che gli “uomini pratici” spesso non possiedono e la cui assenza condanna all’inconsistenza le loro vuote vite.

Educarsi

La pedagogia, con le sue propaggini didatticiste, è uno dei finti saperi che riempiono la modernità. I Greci ne ignoravano l’esistenza e sapevano, invece, educare. Pensavano, infatti, che l’essenziale si impara da sé, dal riflesso che il fluire del mondo lascia nei nostri occhi e che nessun maestro -bravissimo o inetto che sia- ci può insegnare. Questo è l’evidente segreto del socratismo.

Vita pensata n. 2, Agosto 2010

È uscito il numero 2 di Vita pensata, Rivista mensile di filosofia

Indice di questo numero

[Miei contributi]

Pensare, uno stile di vita (con Giusy Randazzo)
p. 4

Elias Canetti, il nemico della morte
pp. 25-28

Baaria, frammenti di Sicilia (con Giusy Randazzo)
pp. 38-40

Bonaparte, gli abiti, le lampade
pp. 45-46

Husserl. Lezioni sulla sintesi attiva
pp. 54-55

Sul tempo. Una prospettiva mentalistica

in Giornale di Metafisica
n. 32
1/2010 – Luglio 2010
Pagine 29-52

Abstract

Time is the tissue of which matter and minds are made, although it cannot be reducible to mere consciousness or to pure movement of things. Its multiple, heterogeneous, qualitative, unextended and continuous structure makes every physicalistic approach absolutely partial. A phenomenologic perspective can, instead, perceive in time the true root of mind and its complexity. Space, time and mind are, in fact, semantic realities, understanding of which makes an answer to many ontological questions possible.




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Recensione a:

David Hume
Sul suicidio e altri saggi
(pagine 169-170; liberamente scaricabile in formato pdf)


«Vita pensata»

Per lo sguardo fenomenologico la filosofia è vita che pensa se stessa. Tra teoresi e prassi non si dà contraddizione, salto, differenza ma vige una profonda continuità. La vita senza pensiero è un insensato agire, il pensare privo di vita è niente.
Convinti di questo, insieme con la Prof. Giusy Randazzo (direttore scientifico) e il Prof. Augusto Cavadi (direttore responsabile) abbiamo progettato una Rivista on line che si intitola, appunto, Vita pensata.

Il primo numero è disponibile al sito www.vitapensata.eu
Chi si iscrive all’area riservata può scaricare anche il file pdf completo della Rivista.
Buona lettura.

[Miei contributi]

La filosofia come vita pensata
(con Giusy Randazzo)
p. 4

Ferdinand De Saussure
pp. 9-11

Agorà (con Giusy Randazzo)
pp. 18-19

L’onestà di Pirandello (con Giusy Randazzo)
pp. 22-23

La storia, eventi e strutture
pp. 26-27

Segno

di Umberto Eco
Enciclopedia Filosofica ISEDI, 2
Istituto Editoriale Internazionale, Milano 1973
Pagine 174


Un segno è qualcosa -qualunque cosa- che sta al posto di qualcos’altro. Peirce esprime con chiarezza questa sua natura: «something which stands to somebody for something in some respect or capacity» (Collected Papers, [1931], 2.228, qui a pag 27). Tutto è quindi segno, o tutto può diventarlo se viene interpretato da qualcuno come un indicatore di qualcosa. Leggi il seguito »

Agorà

di Alejandro Amenábar
Spagna, 2009
Con: Rachel Weisz (Ipazia), Max Minghella (Davus), Oscar Isaac (Oreste), Ashraf Barhom (Ammonius), Michael Lonsdale (Teone), Rupert Evans (Sinesio), Sami Samir (Cirillo)
Trailer del film

Le statue degli dèi abbattute, le biblioteche saccheggiate, la comunità ebraica costretta a lasciare la città, la scuola -dove Ipazia, filosofa ed astronoma, insegnava a giovani pagani, cristiani, ebrei, neri, bianchi- chiusa e distrutta. Il vescovo Cirillo (poi santo e dottore della Chiesa) impone all’antica città cosmopolita una sola fede -quella dei vincitori- e costringe Alessandria, il luogo in cui la ricchezza delle differenze aveva sino ad allora trionfato, a precipitare nella miseria dell’identità. Dal pulpito, Cirillo scaglia accuse contro le donne che insegnano. Spinge così i gruppi cristiani più fanatici -i Parabolani- a massacrare Ipazia in un modo orribile. È il 415, è il crepuscolo del paganesimo.

Un film nel quale scienza e filosofia diventano il corpo di Ipazia, gli sguardi dei suoi allievi, il movimento delle sfere sulla sabbia a simulare i sistemi celesti, lo spazio della biblioteca amata e distrutta. I colori chiari degli abiti pagani si contrappongono a quelli scuri dei cristiani, a esprimere anche cromaticamente la diversa tolleranza di un mondo che tutti accoglieva rispetto a una fede esclusiva e ai suoi atroci effetti. Amenábar inventa la figura chiave dello schiavo Davus, devoto a Ipazia ma attratto dalla nuova fede, alla quale aderisce rinnegando la filosofia ma che poi abbandona disgustato dalla violenza dei suoi correligionari. Mentre, infatti, Ipazia si appassiona alle forme circolari dei moti celesti sino a intuire (ma su questo non ci sono documenti certi) l’ellissi come probabile soluzione delle incongruenze dell’ipotesi eliocentrica di Aristarco, i cristiani si sbranano a vicenda e azzannano tutti gli altri.
Il film inizia e si conclude con le immagini del pianeta nel cosmo infinito, quel luogo mentale e fisico al quale la filosofa neoplatonica dedicò la vita sino al martirio.

Settimana filosofica 2010

Anche quest’anno parteciperò alla Settimana filosofica tenendo alcune relazioni.
La località dove ci incontreremo sarà Nevegal, sulle Dolomiti bellunesi.
Dal 20 al 26 agosto discuteremo di Libero arbitrio e libertà, con i consueti e rilassati ritmi delle nostre vacanze.
Chi fosse interessato troverà tutte le informazioni utili sul sito delle Vacanze filosofiche

Recensioni su: Dualismo – Consulenza filosofica

Andrea  Lavazza (a cura di)
L’uomo a due dimensioni. Il dualismo mente-corpo oggi
Prefazione di M. Di Francesco
Bruno Mondadori editore, Milano 2008
pp. XII-322

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Giusy Randazzo
La svolta della filosofia. Consulenza filosofica e relazioni di aiuto

Cieffepi-Erga edizioni, Genova 2008
pp. 124

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in Giornale di Metafisica
n. 31 – 3/2009
Pagine 678-683 e 686-689
(liberamente leggibili in formato pdf)

Furor logicus

FUROR LOGICUS
L’eternità nel pensiero di Emanuele Severino

di Marco de Paoli
Franco Angeli, Milano 2009
Pagine 175

In tutto ciò che esiste c’è un bisogno profondo -consapevole o meno non importa- di durare, di essere ancora. Molte saggezze di varie latitudini e tempi lo sanno e lo insegnano. Si può dire anzi che l’intero edificio dei simboli umani come delle strutture biologiche o delle concrezioni della materia costituisca l’espressione di questo bisogno. Del tutto naturale, quindi, del tutto comprensibile. Ma può la filosofia, questo sguardo anche disincantato e onesto sulle cose, farsi partecipe di tale bisogno sino a costruire se stessa su di esso? Sino a fare del furor logicus uno strumento di illusione, di stabilità, di eterno là dove eterna è non la durata ma semmai il divenire?

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Gadamer

Assessorato Beni e Attività Culturali Piazza Armerina
Fondazione Alessia per la formazione, ricerca, terapia e lo sviluppo delle politiche sociali, Caltanissetta
Associazione Culturale Meltemi Piazza Armerina

La invitiamo a partecipare alla presentazione del volume
Autobiografia e tradizione in H.G. Gadamer.
La questione dell’esserci nella postmodernità

Salvatore Sciascia editore, Caltanissetta 2009

di
Alessandra Tigano

sabato 6 febbraio 2010, ore 17:30
Auditorium Liceo Classico e Scientifico di Piazza Armerina

Intervengono
ALBERTO GIOVANNI BIUSO Università di Catania
AUGUSTO CAVADI Consulente filosofico, giornalista
FAUSTO CARMELO NIGRELLI Sindaco di Piazza Armerina

Moderatore
GIUSEPPE RUSSO, Preside Liceo Classico-Scientifico di Piazza Armerina

Sarà presente l’autrice

Mente e temporalità

in Siculorum Gymnasium
Anno LVIII-LXI (2005-2008)
«Studi in onore di Nicolò Mineo»
Catania, 2009
Tomo I – pagine 255-267


Recensione a La nottola di Minerva

Sandro Nannini
La nottola di Minerva.
Storie e dialoghi fantastici sulla filosofia della mente

in Giornale di Metafisica
n. 31 – 2/2009
Pagine 378-381

(liberamente leggibile in formato pdf)

Risorse (dis)umane

«“Risorse umane”, un’espressione la cui oscenità sfugge solamente a quelli che hanno perso ogni senso morale», scrive Denis Collin a p. 52 del numero XVI di Koiné.
Infatti in questa espressione c’è tutta la barbarie ultraliberista che trasforma gli umani in delle risorse da utilizzare, spremere, sfruttare, al pari di qualunque altra fonte di energia. E perché mai non dovrebbe esser così, quando la natura è posta sotto il segno di ciò che Heidegger chiama Ge-Stell, l’impianto/fondo/magazzino che riconduce e riduce ogni ente, esperienza, avvenimento, luogo, alla sua utilizzabilità da parte di chi pur rappresentando solo una parte dell’essere crede di costituirne il vertice, l’obiettivo, il tutto. Gestell è l’intero mondo umano e non umano col quale nutrire il Moloch economicistico del Prodotto Interno Lordo, è la «riunione da sé raccolta dello stellen, in cui tutto ciò che è ordinabile è essenzialmente nel suo essere risorsa sussistente» (Heidegger, Conferenze di Brema e Friburgo, Adelphi 2002, p. 55). Ma per fortuna la natura rimane più vasta e più potente di ogni prometeica tenacia umana e ogni tanto ci spazza via, ricordandoci che davvero siamo una delle risorse della Terra e non i suoi vanagloriosi e poveri padroni.