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Ultima modifica: 4 febbraio 2012
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Corsi di Filosofia della mente e Sociologia della cultura 2011-2012
Date degli appelli di Filosofia della mente e Sociologia della cultura febbraio-marzo 2012
Nella pagina di questo sito dedicata ai Corsi è possibile leggere i risultati delle valutazioni didattiche espresse dagli studenti sui corsi svolti nell'a.a. 2010-2011 (file pdf)
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La mente temporale
Recensione di Giuseppe O. Longo, in Nuova Civiltà delle Macchine, numero 3/2011, pp. 225-227
___________________________ Siccome una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire.
— Leonardo da Vinci, Scritti letterari, pensiero 100, Rizzoli, p. 75
Archivi dei tag: etica
Mazzarella. Vita politica valori
Recensione a:
Eugenio Mazzarella
Vita politica valori. Sensibilità individuali e sentire comunitario
in Giornale di Metafisica
n. 33, 1/2 2011 – Autunno 2011
Pagine 317-319
(liberamente leggibile in formato pdf )
Il volume analizza in modo rigoroso il nesso tra etica, storia e natura umana mediante la discussione di alcune questioni tanto essenziali nel tessuto della nostra quotidianità quanto fragili nel loro statuto teorico: la fecondazione assistita, le condizioni terminali di vita, le Dichiarazioni anticipate di trattamento, la regolamentazione delle coppie di fatto e in particolare delle coppie omosessuali stabili, il problema dell’identità e dell’integrazione nei rapporti tra religioni e democrazia. Il libro si presenta come un punto di riferimento indispensabile per il legislatore, per il filosofo e per il cittadino. I temi che il testo affronta ne escono infatti più forti nelle loro strutture profonde e più limpide nelle possibili risposte.
Consilience
ottobre 2011
L’armonia meravigliosa
Dalla biologia alla religione, la nuova unità della conoscenza
di Edward O. Wilson
(Consilience, 1998)
Trad. di Roberto Cagliero
Mondadori, 1999
Pagine 370
Il titolo italiano di quest’opera cerca, senza riuscirci, di restituire la densità di contenuto di un termine dell’inglese arcaico come Consilience. Coincidenza, convergenza, unificazione; questo è il plesso semantico che il titolo originale intende evocare. Convergenza tra che cosa? Tra il sapere scientifico e quello umanistico, non due campi separati e distinti -come induce a pensare lo specialismo che va diventando una palude di discipline minori dentro le quali affonda la comprensione del mondo- ma due ramificazioni dell’unico sapere umano e naturale, da apprendere nella sua unitarietà originaria e profonda. La complessità del mondo è incomprensibile senza una visione capace di sintetizzare science e humanities. Infatti,
l’idea centrale della visione coincidente del mondo è che tutti i fenomeni tangibili, dalla nascita delle stelle al funzionamento delle istituzioni sociali, sono fondati su processi materiali in ultima analisi riconducibili alle leggi della fisica, indipendentemente dalla tortuosità e dalla durata delle sequenze (pag. 305).
Comprendere la condizione umana significa anzitutto capire i geni e la cultura. E non come ambiti e funzioni autonome ma nella loro essenziale coevoluzione. L’evoluzione del cervello e quella dei comportamenti hanno proceduto insieme per milioni di anni. La radice di molti dei pericoli che sovrastano la Terra e l’umanità risiede proprio nel fatto che da alcuni millenni -dalla Rivoluzione neolitica- l’evoluzione culturale è diventata incomparabilmente più veloce di quella genetica. Tuttavia, ancora oggi
la cultura è creata dalla mente comune e ogni mente individuale a sua volta è il prodotto del cervello umano, che è strutturato geneticamente. I geni e la cultura sono dunque collegati in modo inscindibile. Ma il collegamento è flessibile, in termini finora quasi del tutto incommensurabili. Ed è nel contempo tortuoso: i geni codificano regole epigenetiche, che sono i percorsi neurologici e gli aspetti regolari dello sviluppo cognitivo grazie ai quali la mente individuale si assembla. La mente cresce dalla nascita fino alla morte assorbendo parti della cultura esistente che trova disponibili, avvalendosi di selezioni guidate dalle regole epigenetiche ereditate dal cervello individuale (144, corsivo dell’Autore).
I concetti chiave sui quali si fonda questo tentativo di unificazione della conoscenza sono i seguenti: epigenesi, natura umana, naturalismo etico, panteismo biologico. Leggi il seguito
Vita pensata 11 – Maggio 2011
È uscito il numero 11 di Vita pensata, Rivista mensile di filosofia
Indice del numero di maggio 2011 (in formato pdf)
[Miei contributi]
Editoriale: Etica e retorica (con Giusy Randazzo), p. 4
Arcimboldo, pp. 32-33
Habemus Papam, pp. 36-37
L’amore, la guerra, pp. 42-43
Rivista Internazionale di Filosofia e Psicologia, pp. 46-47
Il ministro della Muraglia, pp. 52-53
De vero arbitrio
marzo 2011
La libertà del volere umano
di Arthur Schopenhauer
(Über die Freiheit des menschlichen Willens, 1838)
Traduzione di Ervino Pocar
Laterza, 19882 (1981)
Pagine 152
Inserendosi esplicitamente nella linea che va da Lutero a Hobbes, da Vanini a Hume, da Priestley a Voltaire e soprattutto a Spinoza, Schopenhauer offre una risposta coerente e profonda al problema della libertà del volere.
L’esperienza quotidiana e l’autoscoscienza ci dicono, certo, che noi possiamo fare ciò che vogliamo ma la questione è un’altra: posso anche volere ciò che voglio? Non si cerca la libertà del fare, che è evidente, ma quella del volere. Possediamo la prima forma di libertà (l’actus imperatus) ma non la seconda (l’actus elicitus). Questo è il senso della distinzione spinoziana fra libertà e costrizione: chiamiamo libere quelle azioni che non sono ordinate da una potenza esterna ma vengono imposte dalla natura stessa dell’agente. Azioni che tuttavia rimangono in ogni caso determinate.
Ritenere la volontà un prius senza fondamento è ragionare sul nulla, addirittura sull’impensabile. In realtà, ogni volere e quindi ogni azione si fondano su due elementi: il carattere perenne e la motivazione occasionale. Insieme, essi producono la ferrea necessità dell’agire umano.
Come una palla di bigliardo non può mettersi in moto prima di aver ricevuto un urto, nemmeno l’uomo può alzarsi dalla seggiola prima che un motivo lo attiri o lo spinga: allora però il suo alzarsi è necessario e immancabile come il rotolare della palla dopo l’urto. E aspettarsi che uno faccia qualcosa alla quale non lo inviti alcun interesse è come attendersi che un pezzo di legno si muova verso di me senza che ci sia una fune a tirarlo (p. 89). Leggi il seguito
Contro la colpa
Un autentico processo di liberazione sa distinguere in modo netto il danno rispetto alla colpa. Il danno è un dato empirico, è un fatto. La colpa è una costruzione culturale, è un veleno per la vita, la cui pervasività si deve in gran parte all’ebraismo, al cristianesimo e all’islam. Il senso di colpa è completamente inutile e dannoso. Sentirsi in colpa verso qualcuno significa infatti quasi sempre odiarlo, proprio a causa del senso di colpa che produce in noi. «Non rimorso! Bensì compensare il mal fatto con una buona azione!» (F.Nietzsche, Frammenti postumi 1881-1882, [Opere, vol. V/2], fr. 11 [345] ).
Passioni
I monoteismi impongono una cura chirurgica delle passioni, il cui effetto è l’opposto dell’equilibrata soluzione greca che consiste nel dare di tanto in tanto uno sfogo festoso alle cattive inclinazioni. È questo l’elemento etico del paganesimo rimasto fin dal principio incomprensibile all’ordine morale ebraico, cristiano e islamico. I Greci riconoscevano l’inevitabilità del desiderio e della violenza insiti nella natura umana e invece di tentare ingenuamente di estirparli preferivano dar loro una legittimazione sociale e una ritualizzazione che favorisse l’espressione dell’estremo conservando nel contempo il controllo delle sue manifestazioni. Si tratta di una forma di libertà interiore e comportamentale la quale non si mutila della dimensione ebbra e dionisiaca che abita al fondo dei cuori umani non ancora spenti. Tenta piuttosto di consentirle uno sfogo moderato atto a salvaguardare sia l’elemento orgiastico che quello razionale.
Sul suicidio (e altri saggi scelti)
ottobre 2009
di David Hume
Introduzione di Gaetano Vittone
Edizione a cura di Giuseppe Torresi
Traduzione di Chiara Vitalone
Villaggio Maori Edizioni
Catania, 2008
Pagine 80
Le riflessioni di Hume sul suicidio ben si inseriscono nel quadro naturalistico che sottende tutto il suo pensiero. Se il suicidio è un “crimine” perché infrange il corso delle cose voluto dalla potenza divina, allora va giudicato altrettanto colpevole ogni e qualsiasi intervento sulla natura, le sue leggi, le sue manifestazioni: Leggi il seguito
Macchine semantiche, macchine temporali
Sabato 26 settembre 2009 - ore 18,00
Relazione al Convegno “Miti di ieri e miti di oggi”
in occasione del XL Premio Letterario Brancati-Zafferana
Auditorium di Zafferana Etnea Leggi il seguito
«Le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli» (Mt., 21, 31)
Non pèrdono occasione per ergersi a tutori e paladini della “morale naturale”, cioè della loro. Reputano ogni altra prospettiva etica un errore e una perversione o, come usan dire, “un disordine grave”. Concionano senza requie su embrioni, moribondi, rapporti coniugali, profilattici, omosessuali…Risulta quindi stupefacente il loro quasi assoluto silenzio sull’esempio di vita morale che il Presidente del Consiglio italiano offre ai milioni di fedeli cattolici (e ai giovinetti loro figli) che hanno contribuito alla sua elezione. Il culmine è raggiunto quando costui offre dei consigli in materia di piacere sessuale a una prostituta, dicendole -testualmente- «Mi posso permettere? Tu devi fare sesso da sola…Devi toccarti con una certa frequenza».
Questo cortese ed esplicito invito alla masturbazione formulato da una altissima autorità politica del Paese più caro al cuore di Papi e Cardinali non suscita nelle loro anime neppure la più flebile eco. «Rassomigliate a sepolcri imbiancati: essi all’esterno son belli a vedersi ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume» (Mt., 23, 27)
Mente & Cervello 55 – Luglio 2009
luglio 2009
La decostruzione schopenahueriana e nietzscheana dell’etica dimostra che se per azioni morali si intendono azioni compiute solo per altruismo, allora non esistono azioni morali. Constatazione che ci apparirebbe ovvia se non fossimo permeati di richieste impossibili e innaturali come quelle di alcuni precetti cristiani. Un articolo di D.Ovadia dedicato al “piacere di donare” offre la conferma sperimentale (se ce ne fosse bisogno) di tale banalità: «È evidente che chi dona trae un certo beneficio dal proprio gesto» (pag. 36), non foss’altro la gratificazione per averlo compiuto.
Accoppiamenti giudiziosi
giugno 2009
di Carlo Emilio Gadda
Presentazione di Gianfranco Contini
Nota di Raffaella Rodondi
Garzanti, Milano 2001 (1963)
Pagine 343
In questi racconti variamente pensati, composti e pubblicati, Gadda smaschera ancora una volta la banalità, l’ipocrisia e l’orrore. La guerra è l’insensata disperazione con la quale gli umani e la storia si puniscono del fatto d’esserci. La morale -la sua stessa possibilità- è una finzione. L’idolatria verso l’infanzia è strumentale bisogno di non morire. Il tempo è «lieve suasore d’ogni rinuncia» (pag. 162). Il tempo. Un lampo proustiano sembra insinuarsi e splendere in queste pagine così materiche, dolorose e raffinate: «Terra vestita d’agosto, v’erano sparsi i nomi, i paesi» (141). Proustiano è anche l’erotismo alto e profondo di alcuni racconti, come Cugino barbiere, La sposa di campagna e il molto amato dall’Autore San Giorgio in casa Brocchi.
Il dubbio
di John Patrick Shanley
(Doubt)
USA, 2009
Con: Meryl Streep (Suor Aloysious Beauvier), Philip Seymour Hoffman (Padre Brendan Flynn), Amy Adams (III) (Suor James), Viola Davis (I) (Mrs. Miller)
New York, 1964. Una scuola cattolica è gestita con regole ferree da Suor Aloysious, per la quale un Papa vale l’altro purché venga salvata la virtù. A gestire con lei l’istituto viene nominato Padre Flynn, il quale invece pensa che «uno degli obiettivi delle persone crudeli è cercare di distruggere la gentilezza in nome della virtù». Tra i due la guerra diventa aperta quando la Madre Superiora si convince che la gentilezza di Padre Flynn verso l’unico studente nero della scuola nasconda intenzioni pedofile.
Il regista è l’autore del testo teatrale dal quale ha tratto un film che nella prima mezz’ora rimane lasco per prendere invece ritmo dal momento dello scontro tra i due religiosi. Tutto si regge sulla interpretazione dei protagonisti, sulla forza psicologica che riescono a dare ai loro personaggi. Più delle parole, infatti, sono le sfumature dello sguardo e dei gesti a rivelare il peso di un inquieto passato. Uno dei meriti è la costante ambiguità nella quale rimangono i fatti, a favore del primato delle interpretazioni. Da qui l’inevitabile dubbio.
Etologia umana
dicembre 2008
Irenäus Eibl-Eibesfeldt
ETOLOGIA UMANA
Le basi biologiche e culturali del comportamento
(Die Biologie des menschlichen Verhaltens Grundriss der Humanethologie
R.Piper GmbH e Co. KG München, 1984)
Edizione italiana a cura di Rossana Brizzi e Felicita Scapini, con gli aggiornamenti dell’autore per l’edizione USA, 1989.
Bollati Boringheri, Torino 1993
Pagine XII-554

«L’etologia umana può essere definita come la biologia del comportamento umano» (pag. 4) dove si definisce comportamento ogni azione che abbia uno scopo e sia consapevole, pianificata e intenzionale. Studiare la biologia del comportamento vuol dire analizzarne le componenti innate, quelle insite nell’organismo, sapendo comunque che nei mammiferi gli elementi innati e quelli acquisiti cooperano sempre nel produrre l’una o l’altra azione. Dal punto di vista etologico innatismo non vuol quindi significare che la natura umana sia immutabile, proprio perché la capacità di apprendere e quindi adattarsi meglio all’ambiente è costitutiva della nostra specie. «La vecchia contrapposizione tra empirismo e innatismo è oggi senz’altro superata. I tentativi del behaviorismo di ricondurre ogni comportamento a semplici collegamenti stimolo-reazione che si formano attraverso l’esperienza, possono considerarsi falliti. Il nostro sistema nervoso centrale non viene riempito di contenuti solo attraverso le percezioni sensoriali. Esso, al contrario, è predisposto a percepire, e dunque non è una tabula rasa. Il behaviorismo sopravvive tuttavia nelle idee di molti profani e le sue tesi semplicistiche sono accolte da una certa parte delle pedagogia, psicologia e sociologia» (380). Leggi il seguito








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