aprile 2012
Aa. Vv.
GIORNALE DI METAFISICA
Pluralità e interpretazione
Anno XXXIII (2011), nn. 1-2, Gennaio/Agosto
Tilgher, Genova 2011
Pagine 320
Plurale ed ermeneutico è per sua natura il linguaggio. L‘uniformità unificante vorrebbe invece ridurre la pluralità dei parlanti a una «globanglizzazione» (D .Di Cesare, p. 17) sostenuta anche di recente da ministri, funzionari e decisori politici italiani, i quali sono convinti che la lingua sia uno strumento qualsiasi, mentre invece essa è «l’organo che articola il mondo» (20), tanto che «anche il più sottile imporsi di una lingua, non è l’imposizione di uno strumento come un altro, ma è piuttosto, e più profondamente, l’imposizione di un modo di articolare il mondo» (23). È per questo che ogni monismo linguistico uccidendo le lingue consuma le differenze e invece che creare un «paradiso comunicativo» produce «l’inferno culturale e […] il trionfo della stupidità» (26).
Plurale ed ermeneutico è anche il prospettivismo nietzscheano, che non è una banale forma di relativismo proprio perché le opere di Nietzsche «forniscono dei criteri per discernere -ex negativo ed in positivo- il grado di validità delle varie prospettive» (S. Pastorino, 87). Si tratta di un prospettivismo vicino a quello che due fisici come Hawking e Mlodinow sostengono in un articolo pubblicato su Le scienze (dicembre 2010, p. 88), citato da P. Palumbo: «Non esiste un concetto di realtà indipendente da una teoria o dall’immagine che se ne ha. Adottiamo invece un punto di vista che chiamiamo realismo dipendente dal modello: l’idea che una teoria fisica o un’immagine del mondo sia un modello (in genere di natura matematica) con un insieme di regole che collegano gli elementi del modello alle osservazioni. Secondo il realismo dipendente dal modello non ha senso chiedersi se un modello sia reale, ma solo se concorda con le osservazioni. Se due modelli concordano con le osservazioni, nessuno dei due può essere considerato più reale dell’altro. Una persona può usare il modello più adeguato alla situazione che sta considerando» (138). Sono dei fisici, cioè dei veri scienziati, a mostrare l’ingenuità di non pochi filosofi tutti tesi a ‘naturalizzare’ sempre qualcosa: la mente, il linguaggio, la conoscenza. Ma che cosa è natura? Che cosa è realtà? La conoscenza umana passa sempre attraverso il corpomente che costruisce per se stesso percezioni, giudizi, significati. La materia è la materia della mente.
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Pubblicato giorno
1 aprile 2012
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di Battisti-Velezia
da E già (1982)

Una delle canzoni più prospettivistiche ed ermeneutiche della storia della musica.
«E già che la verità
è solo un’immaginazione
che una certezza propria non ha,
ti puoi avvicinar e questo servirà
ma è sempre un’interpretazione
finché il contrario non accadrà»
Un testo certamente nietzscheano e quasi popperiano: «usando il metodo scientifico: osservazione-analisi-esperimento» si perviene a una verità che è tale solo sino a prova contraria.
Tutto questo su una base musicale synthpop che utilizza sintetizzatori elettronici capaci di creare un effetto di gaia scienza.
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Che cosa significano le parole di La Rochefoucauld e di Proust -«se non ti amo, tu mi ami»? («Si je ne t’aime pas, tu m’aime», L’Indifférent, Einaudi 1978, p. 30). Probabilmente non si tratta di una verità letterale ma vuol dir questo: “quando il tuo amore non mi interesserà più, allora cambierà la mia lettura dei tuoi gesti e in essi vedrò l’amore che prima non vedevo, perché desideravo un amore più grande”. Ancora una volta, l’amore e la vita sono un gesto ermeneutico.

Assessorato Beni e Attività Culturali Piazza Armerina
Fondazione Alessia per la formazione, ricerca, terapia e lo sviluppo delle politiche sociali, Caltanissetta
Associazione Culturale Meltemi Piazza Armerina
La invitiamo a partecipare alla presentazione del volume
Autobiografia e tradizione in H.G. Gadamer.
La questione dell’esserci nella postmodernità
Salvatore Sciascia editore, Caltanissetta 2009
di
Alessandra Tigano
sabato 6 febbraio 2010, ore 17:30
Auditorium Liceo Classico e Scientifico di Piazza Armerina
Intervengono
ALBERTO GIOVANNI BIUSO Università di Catania
AUGUSTO CAVADI Consulente filosofico, giornalista
FAUSTO CARMELO NIGRELLI Sindaco di Piazza Armerina
Moderatore
GIUSEPPE RUSSO, Preside Liceo Classico-Scientifico di Piazza Armerina
Sarà presente l’autrice
di John Patrick Shanley
(Doubt)
USA, 2009
Con: Meryl Streep (Suor Aloysious Beauvier), Philip Seymour Hoffman (Padre Brendan Flynn), Amy Adams (III) (Suor James), Viola Davis (I) (Mrs. Miller)

New York, 1964. Una scuola cattolica è gestita con regole ferree da Suor Aloysious, per la quale un Papa vale l’altro purché venga salvata la virtù. A gestire con lei l’istituto viene nominato Padre Flynn, il quale invece pensa che «uno degli obiettivi delle persone crudeli è cercare di distruggere la gentilezza in nome della virtù». Tra i due la guerra diventa aperta quando la Madre Superiora si convince che la gentilezza di Padre Flynn verso l’unico studente nero della scuola nasconda intenzioni pedofile.
Il regista è l’autore del testo teatrale dal quale ha tratto un film che nella prima mezz’ora rimane lasco per prendere invece ritmo dal momento dello scontro tra i due religiosi. Tutto si regge sulla interpretazione dei protagonisti, sulla forza psicologica che riescono a dare ai loro personaggi. Più delle parole, infatti, sono le sfumature dello sguardo e dei gesti a rivelare il peso di un inquieto passato. Uno dei meriti è la costante ambiguità nella quale rimangono i fatti, a favore del primato delle interpretazioni. Da qui l’inevitabile dubbio.