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	<title>agb &#187; ebraismo</title>
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		<title>Contro il monoteismo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 18:04:12 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;ossessione di ricondurre a una monocorde identità la magnifica selva delle differenze è un crimine. Di tale ossessione i monoteismi fanatici si nutrono ogni giorno. La sofferenza e il male che ebraismo, cristianesimo e islam diffondono da millenni nel mondo sono una delle prove schiaccianti della ferocia di cui la nostra specie è capace. Un brano evangelico ne riassume perfettamente la logica abnorme e patologica, che vuole ridurre il molteplice, il politeistico, il vario, il difforme, all&#8217;uniformità più assoluta, quella di un solo principio, di un unico dio: «Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. [...] Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch&#8217;essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l&#8217;ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell&#8217;unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me».<br />
(<em>Vangelo di Giovanni</em>, 17, 11-23)<br />
A questa logica che pretende e vuole fare del diverso «una sola cosa» si oppongono le parole lucide e pacate di un grande maestro: «Infatti l’intolleranza è intrinseca soltanto alla natura del monoteismo: un dio unico è, per sua natura, un dio geloso, che non tollera nessun altro dio accanto a sé. Invece gli dèi politeistici, per loro natura, sono tolleranti, essi vivono e lasciano vivere. In primo luogo, tollerano volentieri i loro colleghi, gli dèi della stessa religione, e poi questa stessa tolleranza si estende anche agli dèi stranieri, che perciò vengono accolti con ospitalità, e col tempo ottengono perfino il diritto di cittadinanza, come dimostra anzitutto l’esempio dei romani, i quali accolsero volentieri gli dèi della Frigia, dell’Egitto e altri dèi stranieri. Perciò sono soltanto le religioni monoteistiche a offrirci lo spettacolo delle guerre e delle persecuzioni religiose, nonché dei processi agli eretici e della distruzione delle immagini degli dèi stranieri, della distruzione dei templi indiani e dei colossi egiziani, che per tre millenni avevano guardato il sole».<br />
(Arthur Schopenhauer, <em>Parerga e Paralipomena</em>, Adelphi 1978, vol. II, pp. 470-471)</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/07/Rodi_Apollo3_12_03.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8307" title="Rodi_Apollo3_12_03" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/07/Rodi_Apollo3_12_03.jpg" alt="" width="384" height="288" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bodoni SvtyTwo ITC TT Book', sans-serif; font-size: x-small;"><br />
</span></p>
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		<title>Sadica-Mente</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 15:47:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono il padre. So che gli esseri umani soffrono ogni giorno per le ragioni più diverse. So che crudeltà, malattia e abbandono scandiscono la vita di tutti coloro che nascono. Sono anche onnipotente. Potrei trovare non una ma innumerevoli soluzioni che pongano immediatamente fine al fiume di dolore che avvolge le creature viventi. Ma invece di provvedere con un gesto autenticamente divino a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono il padre. So che gli esseri umani soffrono ogni giorno per le ragioni più diverse. So che crudeltà, malattia e abbandono scandiscono la vita di tutti coloro che nascono. Sono anche onnipotente. Potrei trovare non una ma innumerevoli soluzioni che pongano immediatamente fine al fiume di dolore che avvolge le creature viventi. Ma invece di provvedere con un gesto autenticamente divino a cancellare il dolore dal cosmo, mando il mio figlio prediletto a patire, a essere seviziato, a morire asfissiato e sanguinante in una delle più atroci torture. Dopo lo faccio risorgere, ma l&#8217;universale sofferenza continua come se niente fosse accaduto.</p>
<p style="text-align: justify;">È incredibile come questa orribile storia che ha per protagonista una delle più cupe divinità mai concepite -l&#8217;ebraico Jahweh- venga associata a parole quali “amore” e “misericordia”. Un padre che agisce in questa maniera se è davvero onnipotente è anche sadico; se non riesce a porre rimedio in altro modo, allora è uno di coloro che l&#8217;antica gnosi chiama “arconti”, divinità inferiori, demiurghi incapaci. Un amore onnipotente genera la gioia, non moltiplica sofferenze e crocifissi.</p>
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		<title>Il corpo di Sakineh, l&#8217;infamia del potere</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 10:13:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non so quale sarà il destino di Sakineh Mohammadi Shtiani, la donna iraniana frustata e condannata alla lapidazione per aver commesso adulterio. Ma so che l&#8217;essenza del potere è da sempre il controllo dei corpi e il dominio sui loro desideri. È quindi ingiustificata ogni nostra pretesa, nostra di cristiani europei o statunitensi, di essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" lang="it-IT">Non so quale sarà il destino di Sakineh Mohammadi Shtiani, la donna iraniana frustata e condannata alla lapidazione per aver commesso adulterio. Ma so che l&#8217;essenza del potere è da sempre il controllo dei corpi e il dominio sui loro desideri. È quindi ingiustificata ogni nostra pretesa, nostra di cristiani europei o statunitensi, di essere diversi rispetto alla teocrazia che infesta l&#8217;Iran. La condanna a morte, l&#8217;isolamento sociale, l&#8217;angoscia psicologica costituiscono certo forme tra loro assai diverse di punizione e però hanno tutte a fondamento l&#8217;istituzione che più di ogni altra fa da tramite fra il potere e la persona: la famiglia. Quando essa è fondata su un contratto -civile o religioso che sia- e non sulla libera adesione di chi giorno per giorno sceglie di amare il proprio compagno o compagna, la famiglia diventa il luogo terrorizzante dell&#8217;oppressione che i maschi esercitano sulle donne. Tra tutte le religioni, i tre monoteismi del Libro sono le più maschiliste e sessuofobiche, sono delle autentiche macchine di infelicità, sono delle sadiche espressioni contro natura poiché naturale è il desiderio di cui i corpi sono fatti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è ingenuo credere che in questo il cristianesimo sia migliore del rigorismo ebraico e del fanatismo islamico. Anzi, nel Vangelo di Matteo si legge una frase che trasferisce il terrore (il cosiddetto “peccato”) dalle azioni esteriori alla psiche: «Avete inteso che fu detto: “Non commettere adulterio”; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore» (<em>Mt</em>, 5, 27-28). Che cosa c&#8217;è di più naturale del desiderio di un bel corpo? I Greci lo sapevano e lo accettavano; ebrei, cristiani e musulmani trasformano il desiderio in peccato. Lo conferma anche un altro brano evangelico, di solito addotto a testimonianza di clemenza. È vero, l&#8217;adultera non venne lapidata ma, rimasto solo con lei, Jeshu-ha-Notzri così le si rivolge: «“Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch&#8217;io ti condanno; va&#8217; e d&#8217;ora in poi non peccare più”» (<em>Gv</em>, 8, 10-11). Come se il desiderio e il piacere fossero peccato!</p>
<p style="text-align: justify;">Contro la legge islamica ma anche contro quella mosaica, evangelica e civile, va detto con chiarezza che <strong>libertà è il </strong><strong>poter disporre in modo incondizionato, sovrano e ininterrotto del proprio corpo, del corpo che si è</strong>, senza che il potere dei preti e dello stato intervenga a imporre la sua infamia.</p>
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		<title>Contro la Bibbia</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 10:29:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Bibbia il libro più letto del mondo…più porco, più razzista, più sadico che venti secoli di arene, Bisanzio e Petiot mescolati!…di quei razzismi, fricassee, genocidi, macellerie dei vinti che le nostre più peggio granguignolate vengono pallide e rosa sporco in confronto». Così Céline in Rigodon (Einaudi, 2007, p. 14). Concordo con lui e lascio volentieri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«Bibbia il libro più letto del mondo…più porco, più razzista, più sadico che venti secoli di arene, Bisanzio e Petiot mescolati!…di quei razzismi, fricassee, genocidi, macellerie dei vinti che le nostre più peggio granguignolate vengono pallide e rosa sporco in confronto».<br />
Così Céline in <em>Rigodon</em> (Einaudi, 2007, p. 14). Concordo con lui e lascio volentieri a ebrei e cristiani, agli idolatri del “Libro”, il culto verso una divinità inetta come Jahvé. Non gli uomini soltanto, infatti, sono imperfetti ma lo è l&#8217;universo stesso poiché frutto dell&#8217;imperfezione del demiurgo che ha preteso di essere Dio. È questa evidenza ad aver convinto Marcione a rifiutare il dio biblico (accogliendo, invece, quello evangelico) in quanto, appunto, divinità incapace e funesta. Non c&#8217;è stata caduta ma il limite fa da sempre parte dell&#8217;essere, non esiste colpa se non quella di esistere, non ci sono peccati al di fuori dell&#8217;ignoranza. La conoscenza, invece, è un&#8217;esperienza disincantata, sofferta e integrale dello stare al mondo.</p>
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		<title>Contro la colpa</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 15:09:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un autentico processo di liberazione sa distinguere in modo netto il danno rispetto alla colpa. Il danno è un dato empirico, è un fatto. La colpa è una costruzione culturale, è un veleno per la vita, la cui pervasività si deve in gran parte all&#8217;ebraismo, al cristianesimo e all&#8217;islam. Il senso di colpa è completamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un autentico processo di liberazione sa distinguere in modo netto il <em>danno</em> rispetto alla <em>colpa</em>. Il danno è un dato empirico, è un fatto. La colpa è una costruzione culturale, è un veleno per la vita, la cui pervasività si deve in gran parte all&#8217;ebraismo, al cristianesimo e all&#8217;islam. Il senso di colpa è completamente inutile e dannoso. Sentirsi in colpa verso qualcuno significa infatti quasi sempre odiarlo, proprio a causa del senso di colpa che produce in noi. «Non rimorso! Bensì compensare il mal fatto con una buona azione!» (F.Nietzsche, <em>Frammenti postumi 1881-1882</em>, [Opere, vol. V/2], fr. 11 [345] ).</p>
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		<title>Mente &amp; cervello 62 – Febbraio 2010</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 16:24:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La catastrofe dell&#8217;Italia contemporanea non è soltanto culturale, etica, antropologica. È anche economica. La disoccupazione è arrivata all&#8217;8,3 per cento, anche se il pifferaio che ci porta verso il baratro riesce coi suoi strumenti -televisione, stampa- a nascondere pure tale dato statistico. Le conseguenze sulla psiche di una condizione senza lavoro sono devastanti e coinvolgono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/edicola_mese/Mente&amp;Cervello/1341845" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-4343" title="M&amp;C_62_febbraio_10" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2010/01/MC_62_febbraio_10.jpg" alt="" width="80" height="100" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La catastrofe dell&#8217;Italia contemporanea non è soltanto culturale, etica, antropologica. È anche economica. La <strong>disoccupazione</strong> è arrivata all&#8217;8,3 per cento, anche se il pifferaio che ci porta verso il baratro riesce coi suoi strumenti -televisione, stampa- a nascondere pure tale dato statistico. Le conseguenze sulla psiche di una condizione senza lavoro sono devastanti e coinvolgono l&#8217;<strong>identità</strong> profonda di una persona, il suo presente, le attese, le memorie.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-4341"></span>Drammi sociali e drammi individuali. Come quello di soggetti colpiti nei lobi frontali e che per questo cambiano identità, modi di essere e di fare. Un caso celebre è quello, ristudiato di recente da Antonio Damasio, dell&#8217;operaio Phineas Gage che dopo un pauroso incidente sul lavoro rimase illeso ma “non era più lui”. La <strong>demenza frontotemporale</strong> produce gli stessi effetti di quell&#8217;incidente, rendendo i soggetti che ne vengono colpiti del tutto indifferenti al significato e alle conseguenze dei propri gesti. La <strong>moralità</strong> umana, quella <em>virtù</em> di cui tanto andiamo fieri, abita dunque anche in settori ben specifici del nostro cervello.</p>
<p style="text-align: justify;">Un disturbo assai più raro e davvero particolare è la <strong>CIP</strong> (<em>congenital insensivity to pain</em>), una sindrome che impedisce di provare dolore. Sembrerebbe una benedizione e invece è una catastrofe. Il <strong>dolore</strong>, infatti, è un segnale potentissimo -anche se certo non piacevole- che ci avvisa di che cosa non funziona nel corpo che siamo e dei pericoli che possiamo correre. Tanto che «spesso i bambini che non provano dolore sono deformi e invalidi per le automutilazioni o le fratture di cui non si accorgono, e perché si rifiutano di stare fermi» (I.Wickelgren, p. 86). In generale, «malgrado l&#8217;inaccettabilità del dolore e la ricerca di analgesici sempre più potenti, l&#8217;umanità non può permettersi di cancellare il dolore, come invece potrebbe fare con il cancro o una cardiopatia. “Con una battuta, potremmo dire che non vorremmo più provare dolore, ma sarebbe una cosa terribile”, conclude Clark» (95). La soglia del dolore è, poi, molto diversa nei differenti individui poiché, prima di essere uno stato fisico, esso costituisce una condizione mentale, che la mente può dunque modulare in forme assai variabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la sofferenza è un portato inestirpabile dell&#8217;esistenza, gli umani fanno comunque di tutto per moltiplicarla. Un articolo molto bello e istruttivo di Massimo Barberi illustra come nel campo della <strong>sessualità</strong> i monoteisimi rappresentino un&#8217;autentica infamia, un gravissimo incitamento a praticare dei comportamenti <strong>contronatura</strong>. Si comincia dalla masturbazione infantile, che è un modo necessario che il bambino ha per conoscere se stesso, il corpo che è. L&#8217;imbarazzo dei genitori, quando non un esplicito e più o meno duro divieto, inculca nei bimbi un senso di colpa riguardo al piacere che costituisce la radice del senso del peccato, «è come se il bisogno di consenso parentale del piccolo gettasse le basi del senso di colpa, caricando quel comportamento, pur piacevole, di una valenza negativa» (24).</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>Chiesa papista</strong> -ma in misura ridotta anche le altre- pone sempre più al centro dei propri discorsi l&#8217;ossessione del sesso, mettendo decisamente in secondo piano altri “peccati capitali”. Per quale ragione? Perché, come pensava Wilhelm Reich, «il sesso ha un potente valore rivoluzionario» (27) e ogni orgasmo «è senza dubbio anche un assaggio di paradiso» (26). Paolo di Tarso, il vero fondatore del cristianesimo, riteneva che «è cosa buona per l&#8217;uomo non toccare donna; tuttavia, per il pericolo dell&#8217;incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito. (&#8230;) Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro. Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere» (<em>I lettera ai Corinzi</em>, cap. 7, 1-8). L&#8217;<strong>ebraismo</strong> pratica la circoncisione col presupposto -peraltro infondato- che essa provochi eiaculazione precoce e quindi renda il maschio «meno soggiogato dal potere delle donne» e incapace di «soddisfare appieno la propria partner» (28). L&#8217;<strong>Islam</strong>, infine, è la religione più contronatura tra quelle monoteistiche, punendo con la morte ogni tipo di piacere sessuale che non sia riconducibile al solo rapporto tra coniugi. Sulla facciata dei <strong>templi induisti di Khajuraho</strong>, invece, si possono osservare delle scene sfrenatamente erotiche.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2010/01/khajuraho7.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4345" title="khajuraho7" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2010/01/khajuraho7-400x299.jpg" alt="" width="400" height="299" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">«I vantaggi della lussuria», come li definisce l&#8217;articolo, sono numerosi e diversi. Una sana, serena e libera attività sessuale «riduce il rischio di malattie cardiovascolari (&#8230;) inoltre aiuta a buttare giù i chili di troppo, grazie al consumo intenso di calorie -circa 200- che implica ogni rapporto (&#8230;) favorisce il rilascio di endorfine, e quindi rappresenta uno scudo nei confronti della depressione e può alleviare diversi tipi di dolore, dall&#8217;artrite al mal di testa. Le endorfine, poi, migliorano l&#8217;umore, favoriscono il riposo notturno e attenuano gli stati d&#8217;ansia. Per non parlare dei vantaggi di chi soffre di tensioni muscolari (&#8230;) Fare l&#8217;amore migliora anche l&#8217;elasticità della pelle (&#8230;), riduce la probabilità di andare incontro a dermatiti, purifica i pori e rende la pelle luminosa. (&#8230;) Fare sesso prima di tenere un discorso pubblico è il modo migliore per sconfiggere l&#8217;ansia, acquistare sicurezza in se stessi e mantenere la giusta concentrazione di fronte a una platea» (26).<br />
Tutti effetti che vengono ulteriormente esaltati se si tratta di una sessualità congiunta a un grande affetto reciproco, all&#8217;<strong>amore</strong> e all&#8217;innamoramento. Questi stati mentali, infatti, mettono in moto «un tipo di elaborazione complessiva che a sua volta stimola il pensiero creativo, interferendo con quello analitico (&#8230;) Forse l&#8217;amore è un modo particolarmente potente per indurre in noi un senso di trascendenza: essere “qui e ora” e al tempo stesso contemplare un futuro distante e, chissà, forse persino l&#8217;eternità» (N.Liberman e O.Shapira, 106-107). Naturalmente, queste sono descrizioni dell&#8217;amore che non spiegano perché mai essere innamorati scateni endorfine e creatività. Al di là degli effetti neurobiologici, l&#8217;amore rimane ineffabile ed è qui che abita davvero il sacro, nei corpi, nella loro tensione, nei loro piaceri.</p>
<p style="text-align: justify;">I monoteismi sessuofobici, con la loro povertà concettuale rispetto alla molteplicità splendente delle forme, con il senso di colpa che li intesse e che avvelena la vità già grama degli umani, con la miseria dei loro risultati storici, tali monoteismi -Ebraismo, Cristianesimo e Islam- costituiscono il veleno con il quale l&#8217;umanità si è da se stessa ammorbata. Non a caso, invece, la cosiddetta <strong><em>M</em></strong><strong><em>i</em><em>ndfulness</em></strong> rappresenta una pratica mentale che si ispira al buddhismo e ad altre forme meno abominevoli di religiosità. Mindfulness significa consapevolezza piena delle proprie sensazioni corporee, è una traduzione dell&#8217;indiano <em>Sati</em> e consiste in cinque elementi principali: «non reattività, auto-osservazione, concentrazione, descrizione, atteggiamento non giudicante», ai quali si aggiungono «curiosità, apertura, accettazione e amore» (F.Cro, 99). Appunto.</p>
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		<title>A Serious Man</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 11:18:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[A Serious Man]]></category>
		<category><![CDATA[ebraismo]]></category>
		<category><![CDATA[Fratelli Coen]]></category>
		<category><![CDATA[grottesco]]></category>

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		<description><![CDATA[di Joel ed Ethan Coen USA, 2009 Con: Michael Stuhlbarg ( Larry Gopnik), Richard Kind (zio Arthur), Fred Melamed (Sy Ableman), Sari Lennick (Judith Gopnik), Aaron Wolff (Danny Gopnik), Jessica McManus (Sarah Gopnik) Trailer del film Su un professore di fisica si abbatte la maledizione prefigurata nel prologo del film, che racconta (in yiddish) di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">di <strong>Joel</strong> ed <strong>Ethan Coen</strong><br />
USA, 2009<br />
Con: Michael Stuhlbarg ( Larry Gopnik), Richard Kind (zio Arthur), Fred Melamed (Sy Ableman), Sari Lennick (Judith Gopnik), Aaron Wolff (Danny Gopnik), Jessica McManus (Sarah Gopnik)<br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=EsTIBJDZNks" target="_blank"> Trailer del film</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2009/12/aseriousman.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3975" title="aseriousman" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2009/12/aseriousman-194x300.jpg" alt="aseriousman" width="194" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Su un professore di fisica si abbatte la maledizione prefigurata nel prologo del film, che racconta (in yiddish) di un presunto <em>dybbuk</em>, lo spirito di un defunto senza pace. E quindi a Larry Gopnik accade di essere lasciato dalla moglie, che lo caccia via di casa preferendogli un vecchio amico, di venir derubato dal figlio e dalla figlia, di essere cercato dalla polizia per le intemperanze del fratello pazzo, di subire tentativi di corruzione da parte di uno studente coreano impreparato, di avere un vicino prepotente&#8230;Avvocati e rabbini si mostrano ridicolmente inutili ad aiutarlo. Sino a che si avvicina minacciosa, su di lui e sull&#8217;intero mondo, una furiosa tempesta.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo film dei Coen è intriso di una simbologia e tragicità che la tonalità grottesca nasconde a stento. Si tratta di un&#8217;opera tutta interna alla cultura ebraica e quindi difficile da capire per un “gentile” nella stratificazione e intreccio di simboli che la caratterizza. La narrazione in parte discontinua e onirica non aiuta a sciogliere il senso di ciò che accade. Interessante è la critica alle icone del potere e della tradizione ma rimane qualcosa di terribile e di triste in questa figura di “uomo serio” al confine tra Giobbe e Fantozzi.</p>
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		<title>Sa&#8217;dawi</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 14:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Musicale Etnea]]></category>
		<category><![CDATA[ebraismo]]></category>
		<category><![CDATA[Ensemble Antonio il Verso]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>

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		<description><![CDATA[Ensemble ANTONIO IL VERSO L&#8217;eredità della tradizione araba nella musica cristiana e sefardita Palazzo Biscari &#8211; Catania &#8211; 25 Novembre 2009 Associazione Musicale Etnea Picci Ferrari voce Fabio Midolo voce Silvio Natoli oud, viella Perla Manfrè arpa gotica, arpa doppia Fabrizio Francoforte percussioni Conversos, marrani, moriscos. La Spagna del XV e XVI secolo è intrisa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Ensemble ANTONIO IL VERSO<br />
L&#8217;eredità della tradizione araba nella musica cristiana e sefardita</strong></p>
<p style="text-align: center;">Palazzo Biscari &#8211; Catania &#8211; 25 Novembre 2009<br />
<a href="http://www.biuso.it/cybersofia/topic.asp?TOPIC_ID=1798" target="_blank">Associazione Musicale Etnea</a></p>
<p style="text-align: center;">Picci Ferrari <em>voce</em><br />
Fabio Midolo<em> voce</em><br />
Silvio Natoli <em>oud, viella</em><br />
Perla Manfrè <em>arpa gotica, arpa doppia</em><br />
Fabrizio Francoforte <em>percussioni</em></p>
<p style="text-align: justify;">Conversos, marrani, moriscos. La Spagna del XV e XVI secolo è intrisa di un rapporto profondo e conflittuale tra la dominanza cattolica e le comunità ebraica e islamica. Le radici di questo incontro sono profonde e la musica lo testimonia. Brani in onore della “Madre di Nostro Signore” si alternano al pianto e all&#8217;ironia delle minoranze, ai loro ritmi mediterranei e orientali. Il concerto dell&#8217;eccellente Ensemble <em>Antonio Il Verso</em> ha alternato musiche cristiane, sefardite e arabe in un intreccio armonico e concettuale che ha nello oud -strumento a corda dal timbro duro e sensuale- uno dei suoi emblemi. Molto bravi tutti gli interpreti, il cui suono e la cui voce immergono nel canto di altri tempi, altre terre.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2009/11/Sadawi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3907" title="Sa'dawi" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2009/11/Sadawi.jpg" alt="Sa'dawi" width="170" height="148" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">(<strong>Sa&#8217; dawi</strong> - Tradizionale sefardita [Andalusia]<br />
Esecuzione del Thomas Wimmer &amp; Accentus Ensemble)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Trattato dei tre impostori</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 07:44:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libro del mese]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa papista]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[ebraismo]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia]]></category>
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		<category><![CDATA[Jan Vroesen]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura libertina]]></category>
		<category><![CDATA[monoteismo]]></category>
		<category><![CDATA[religione]]></category>
		<category><![CDATA[Settecento]]></category>
		<category><![CDATA[Silvia Berti]]></category>
		<category><![CDATA[Spinoza]]></category>
		<category><![CDATA[Trattato dei tre impostori]]></category>

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		<description><![CDATA[Anonimo TRATTATO DEI TRE IMPOSTORI. La vita e lo spirito del Signor Benedetto de Spinoza (Traité des Trois Imposteurs o Esprit de Spinoza) A cura di Silvia Berti Prefazione di Richard H. Popkin Einaudi 1994 Pagine LXXXIV-313 La vicenda di questo scritto è singolare. Sembra sia stato composto agli inizi del Settecento innestandosi sulla tradizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Anonimo<br />
<strong> TRATTATO DEI TRE IMPOSTORI. La vita e lo spirito del Signor Benedetto de Spinoza</strong><br />
(<em>Traité des Trois Imposteurs o Esprit de Spinoza</em>)<br />
A cura di <strong>Silvia Berti</strong><br />
Prefazione di Richard H. Popkin<br />
Einaudi 1994<br />
Pagine LXXXIV-313</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2009/03/tre_impostori.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1449" title="tre_impostori" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2009/03/tre_impostori.jpg" alt="tre_impostori" width="200" height="314" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La vicenda di questo scritto è singolare. Sembra sia stato composto agli inizi del Settecento innestandosi sulla tradizione averroistica del leggendario <em>De tribus impostoribus</em> ma in realtà rielaborando e incastrando fra di loro testi di Spinoza, Hobbes, Vanini, La Mothe Le Vayer, Charron, Naudé, Lamy. Condannato, bruciato, gelosamente conservato e appassionatamente letto, sembrava lontano da ogni chiarificazione filologica fino a quando, nel 1985, Silvia Berti scoprì a Los Angeles un esemplare dell’edizione Levier del 1719, del quale qui presenta l’<strong>edizione critica</strong>. La curatrice lo attribuisce, con buoni argomenti pur senza una prova definitiva, al diplomatico olandese <strong>Jan Vroesen</strong>. In ogni caso, si tratta di uno dei documenti più significativi della letteratura libertina.<span id="more-1448"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Rivive in esso il sarcasmo averroistico nei confronti della <em><strong>Lex Moys</strong></em><em><strong>i </strong></em>adatta a uomini in stato infantile e stupido; della <strong><em>Lex Christi</em></strong> contronatura e quindi impossibile da praticare allorché obbliga al disprezzo di sé, all’amore dei nemici, alla non resistenza verso il malvagio; della <em><strong>Lex Mahumeti</strong></em> nata da un popolo edonista e sfrenato, compiacente verso i propri vizi e abitudini. Ma su questa base l’Autore innesta fortemente il razionalismo di <strong>Spinoza</strong> e la filosofia politica di <strong>Hobbes</strong>, creando un testo dirompente nel suo tempo&#8230;e anche nel nostro. In esso si sottolinea come le religioni riducano il divino a una misura del tutto umana, abbassandolo in tal modo al nostro livello con l’attribuzione di sentimenti quali l’amore, la gelosia, la conquista. L’esempio più evidente di tale riduzione è la concezione finalistica di un Dio che crea la natura per l’utilizzo umano e gli uomini per adorare lui. Allo scopo di confutare il finalismo l’Autore dell’<em>Esprit</em> traduce in francese gran parte dell’Appendice alla prima parte dell’<em>Ethica</em>. Da Spinoza deriva anche la dura critica al valore veritativo della Bibbia, ridotta a un insieme di «Fables impertinentes &amp; ridicules» (cap. III, righe 61-62), frutto delle tradizioni e delle mistificazioni di un popolo ignorante. L’intellettualismo spinoziano permea la fiducia del <em>Traité</em> nel sapere che illumina e affranca dall’ignoranza, la quale «a produit la Crédulité, la Crédulité le Mensonge, d’où toutes les Erreurs qui régnent aujord’hui sont sorties» (I, 199-201). Va comunque rilevato che spesso l’<em>Esprit</em> mescola i testi utilizzati e li forza verso conclusioni incompatibili con quelle dei loro autori. La metafisica spinoziana, in particolare, è piegata ad esiti materialistici assai più consoni agli <em><strong>Idéologues</strong></em> che all’<em>Ethica</em>. L’identificazione della Sostanza con l’attributo dell’estensione, e quindi della materia, è attuata anche per dimostrare che l’anima «étant de même nature dans tous les Animaux, se dissipe dans la mort de l’Homme, ainsi que dans celle des Bêtes» (XX, 22-24).</p>
<p style="text-align: justify;">La lezione di Hobbes è anch’essa evidente nella discussione sul significato e sull’uso politico delle religioni. Esse nascono dalla paura e dal timore intrecciati ma poi vengono stabilite, codificate, diffuse da chi se ne serve come strumento indispensabile ed efficacissimo di dominio, una vera e propria «<em>Drogue</em>, pour entretenir le Credit &amp; la Reputation de leur Théatre» (XVII, 267-268). Senonché le religioni diventano subito occasione di conflitto e di disordine fra gli stati e all’interno di essi. Basti osservare come le varie confessioni in cui il cristianesimo si è diviso abbiano reso questi credenti dei «<em>meurtriers</em>, <em>perfides</em>, <em>traistres</em>» pronti a infierire «les uns contre les autres par toutes espéces d’inhumanité» (XIV, 62-63). Cosa tanto più assurda e inaccettabile in quanto «la Nation, le Pays, le Lieu, donne la<em> Religion</em>», che mediante tale relativismo viene ulteriormente abbassata nella sua pretesa di verità (XIII, 137). Com’è quindi possibile che i monoteismi dominino culture e vite? Ciò è il frutto negativo di una molteplicità di circostanze: l’ambizione sfrenata dei loro fondatori, l’utilizzo politico, l’ignoranza delle masse. Su quest’ultimo punto il <em>Traité</em> è durissimo: «Le Peuple (j’entens par ce mot le Vulgaire ramassé, la tourbe &amp; lie populaire, Gens, sous quelque couvert que ce soit de basse, servile &amp; mechanique condition) est une Bête à plusieurs tête, vagabonde, errante, folle, étourdie, sans conduite, sans esprit, ni jugement» (XV, 47-51). Il popolo non può che cadere quindi in braccio ai più abili, ai grandi impostori. Questo e nient’altro sarebbero Mosé, Gesù Cristo, Maometto.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui l’<em>Esprit</em> attinge il suo livello più radicale di demistificazione del grande mito dell’Europa cristiana, quello che anche i più accaniti avversari delle Chiese esitano a coinvolgere, che persino Spinoza pose al riparo dalla propria critica: la<em> persona</em> di Gesù. Per l&#8217;Autore del <em>Trattato</em> Jeshu-ha-Notzri fu figlio dell’adulterio di una donna ebrea con un soldato romano, fece tesoro dell’esperienza di Mosè e dei Profeti; colse l’attesa messianica del suo popolo ed enunciò l’assurda pretesa che nessun altro impostore aveva mai osato: di essere Dio egli stesso. L’enormità e l’irrazionalità di tale assunto spiegano, per l’Autore dell’<em>Esprit</em>, la condanna cristiana della sapienza e della ragione. È davvero necessario che nel suo regno Gesù «n’admet que les <em>Pauvres d’esprit</em>, les <em>Simples</em> &amp; <em>les Imbéciles</em>» (VIII, 123-124). Sono qui evidenti l’eredità polemica e il radicalismo di <strong>Giulio Cesare Vanini</strong>, arso vivo dall’Inquisizione nel 1619.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante quindi le ingenuità del testo, le sue forzature interpretative, il tono sarcastico e poco teoretico, la sua natura di mosaico di molti autori, questo libro è di grande importanza anche come manifesto del nascente Illuminismo, soprattutto delle sue correnti più radicali.</p>
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