«Bibbia il libro più letto del mondo…più porco, più razzista, più sadico che venti secoli di arene, Bisanzio e Petiot mescolati!…di quei razzismi, fricassee, genocidi, macellerie dei vinti che le nostre più peggio granguignolate vengono pallide e rosa sporco in confronto».
Così Céline in Rigodon (Einaudi, 2007, p. 14). Concordo con lui e lascio volentieri a ebrei e cristiani, agli idolatri del “Libro”, il culto verso una divinità inetta come Jahvé. Non gli uomini soltanto, infatti, sono imperfetti ma lo è l’universo stesso poiché frutto dell’imperfezione del demiurgo che ha preteso di essere Dio. È questa evidenza ad aver convinto Marcione a rifiutare il dio biblico (accogliendo, invece, quello evangelico) in quanto, appunto, divinità incapace e funesta. Non c’è stata caduta ma il limite fa da sempre parte dell’essere, non esiste colpa se non quella di esistere, non ci sono peccati al di fuori dell’ignoranza. La conoscenza, invece, è un’esperienza disincantata, sofferta e integrale dello stare al mondo.
Un autentico processo di liberazione sa distinguere in modo netto il danno rispetto alla colpa. Il danno è un dato empirico, è un fatto. La colpa è una costruzione culturale, è un veleno per la vita, la cui pervasività si deve in gran parte all’ebraismo, al cristianesimo e all’islam. Il senso di colpa è completamente inutile e dannoso. Sentirsi in colpa verso qualcuno significa infatti quasi sempre odiarlo, proprio a causa del senso di colpa che produce in noi. «Non rimorso! Bensì compensare il mal fatto con una buona azione!» (F.Nietzsche, Frammenti postumi 1881-1882, [Opere, vol. V/2], fr. 11 [345] ).
gennaio 2010

La catastrofe dell’Italia contemporanea non è soltanto culturale, etica, antropologica. È anche economica. La disoccupazione è arrivata all’8,3 per cento, anche se il pifferaio che ci porta verso il baratro riesce coi suoi strumenti -televisione, stampa- a nascondere pure tale dato statistico. Le conseguenze sulla psiche di una condizione senza lavoro sono devastanti e coinvolgono l’identità profonda di una persona, il suo presente, le attese, le memorie.
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Pubblicato giorno
30 gennaio 2010
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di Joel ed Ethan Coen
USA, 2009
Con: Michael Stuhlbarg (
Larry Gopnik), Richard Kind (zio Arthur), Fred Melamed (Sy Ableman), Sari Lennick (Judith Gopnik), Aaron Wolff (Danny Gopnik), Jessica McManus (Sarah Gopnik)
Trailer del film

Su un professore di fisica si abbatte la maledizione prefigurata nel prologo del film, che racconta (in yiddish) di un presunto dybbuk, lo spirito di un defunto senza pace. E quindi a Larry Gopnik accade di essere lasciato dalla moglie, che lo caccia via di casa preferendogli un vecchio amico, di venir derubato dal figlio e dalla figlia, di essere cercato dalla polizia per le intemperanze del fratello pazzo, di subire tentativi di corruzione da parte di uno studente coreano impreparato, di avere un vicino prepotente…Avvocati e rabbini si mostrano ridicolmente inutili ad aiutarlo. Sino a che si avvicina minacciosa, su di lui e sull’intero mondo, una furiosa tempesta.
Questo film dei Coen è intriso di una simbologia e tragicità che la tonalità grottesca nasconde a stento. Si tratta di un’opera tutta interna alla cultura ebraica e quindi difficile da capire per un “gentile” nella stratificazione e intreccio di simboli che la caratterizza. La narrazione in parte discontinua e onirica non aiuta a sciogliere il senso di ciò che accade. Interessante è la critica alle icone del potere e della tradizione ma rimane qualcosa di terribile e di triste in questa figura di “uomo serio” al confine tra Giobbe e Fantozzi.
Ensemble ANTONIO IL VERSO
L’eredità della tradizione araba nella musica cristiana e sefardita
Palazzo Biscari – Catania – 25 Novembre 2009
Associazione Musicale Etnea
Picci Ferrari voce
Fabio Midolo voce
Silvio Natoli oud, viella
Perla Manfrè arpa gotica, arpa doppia
Fabrizio Francoforte percussioni
Conversos, marrani, moriscos. La Spagna del XV e XVI secolo è intrisa di un rapporto profondo e conflittuale tra la dominanza cattolica e le comunità ebraica e islamica. Le radici di questo incontro sono profonde e la musica lo testimonia. Brani in onore della “Madre di Nostro Signore” si alternano al pianto e all’ironia delle minoranze, ai loro ritmi mediterranei e orientali. Il concerto dell’eccellente Ensemble Antonio Il Verso ha alternato musiche cristiane, sefardite e arabe in un intreccio armonico e concettuale che ha nello oud -strumento a corda dal timbro duro e sensuale- uno dei suoi emblemi. Molto bravi tutti gli interpreti, il cui suono e la cui voce immergono nel canto di altri tempi, altre terre.

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(Sa’ dawi - Tradizionale sefardita [Andalusia]
Esecuzione del Thomas Wimmer & Accentus Ensemble)
aprile 2009
Anonimo
TRATTATO DEI TRE IMPOSTORI. La vita e lo spirito del Signor Benedetto de Spinoza
(Traité des Trois Imposteurs o Esprit de Spinoza)
A cura di Silvia Berti
Prefazione di Richard H. Popkin
Einaudi 1994
Pagine LXXXIV-313

La vicenda di questo scritto è singolare. Sembra sia stato composto agli inizi del Settecento innestandosi sulla tradizione averroistica del leggendario De tribus impostoribus ma in realtà rielaborando e incastrando fra di loro testi di Spinoza, Hobbes, Vanini, La Mothe Le Vayer, Charron, Naudé, Lamy. Condannato, bruciato, gelosamente conservato e appassionatamente letto, sembrava lontano da ogni chiarificazione filologica fino a quando, nel 1985, Silvia Berti scoprì a Los Angeles un esemplare dell’edizione Levier del 1719, del quale qui presenta l’edizione critica. La curatrice lo attribuisce, con buoni argomenti pur senza una prova definitiva, al diplomatico olandese Jan Vroesen. In ogni caso, si tratta di uno dei documenti più significativi della letteratura libertina. Leggi il seguito »
Pubblicato giorno
14 aprile 2009
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