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	<title>agb &#187; dolore</title>
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	<description>un barlume di fasto</description>
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		<title>«La concubina di Titone antico&#8230;»</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 15:23:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È immenso l&#8217;oceano di dolore che involve di sé ogni creatura vivente e senziente. Predatori e prede si susseguono incessanti e lacerano le carni dei vivi. Lutti, malattie, passioni, guerre, massacri, angosce personali e collettive, dominano da sempre la specie umana, non risparmiando alcuno, neppure i cosiddetti potenti. Perché? Perché la struttura dell&#8217;essere vivente è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È immenso l&#8217;oceano di dolore che involve di sé ogni creatura vivente e senziente. Predatori e prede si susseguono incessanti e lacerano le carni dei vivi. Lutti, malattie, passioni, guerre, massacri, angosce personali e collettive, dominano da sempre la specie umana, non risparmiando alcuno, neppure i cosiddetti potenti. Perché? Perché la struttura dell&#8217;essere vivente è proprio questa e non un&#8217;altra?<br />
Al di là delle molte risposte che sono state tentate, credo che sia onestà teoretica riconoscere che un mondo così fatto è un errore, semplicemente. Il carico di sofferenze che la vita -tutte le vite- comporta è davvero eccessivo. Quando il lavoro della medicina è volto soltanto ad allungare l’esistenza degli umani -senza migliorare la sua qualità intrinseca- a me sembra che lo studio e i capitali impiegati a tale scopo odorino di grottesco. Ancora una volta i Greci lo seppero: quando Aurora chiese a Zeus per il suo amato Titone il dono dell&#8217;immortalità dimenticò di implorare per lui anche l&#8217;eterna giovinezza. L&#8217;estrema vecchiezza di Titone nei millenni divenne talmente insopportabile alla vista e a ogni senso, a se stesso e agli altri, da indurre Aurora a supplicare il padre degli dèi affinché revocasse quell&#8217;antico regalo. E così fu.<br />
In ogni caso, quella di tutti gli esseri senzienti è una condizione di <a href="http://www.biuso.eu/2011/12/24/stranieroestraneo/" target="_blank">estraneità</a>, di nostalgia, di dolore. Ma il dolore non ha alcun senso e se l&#8217;avesse sarebbe proprio tale senso a moltiplicare l&#8217;orrore. Un mondo, infatti, che per esistere ha bisogno del pianto dei suoi abitatori è una pura atrocità, un inferno. Non c&#8217;è stata caduta ma il limite fa da sempre parte dell&#8217;essere, non c&#8217;è colpa se non quella di esistere.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cassandra, la memoria</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 11:22:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cassandra Da Christa Wolf Teatro elfo puccini - Milano Trad. di Anita Raja Scene, costumi, video e regia di Francesco Frongia Con Ida Marinelli Produzione: teatridithalia Sino al 12 febbraio 2012 La memoria. Non la visione, non il futuro, non la profezia ma la memoria. È in essa che affonda la Cassandra di Christa Wolf. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>Cassandra</strong></em><br />
Da<strong> Christa Wolf</strong><br />
<a href=" http://www.elfo.org/stagioni/20112012/cassandra.html " target="_blank"> Teatro elfo puccini </a>- Milano<br />
Trad. di Anita Raja<br />
Scene, costumi, video e regia di <strong>Francesco Frongia</strong><br />
Con <strong>Ida Marinelli</strong><br />
Produzione: teatridithalia<br />
Sino al 12 febbraio 2012</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/cassandra-elfo.jpg"><br />
</a><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/cassandra-elfo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9864" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="cassandra-elfo" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/cassandra-elfo-400x112.jpg" alt="" width="400" height="112" /></a>La memoria. Non la visione, non il futuro, non la profezia ma la memoria. È in essa che affonda la Cassandra di Christa Wolf. Affonda nel ricordo degli orrori vissuti, della dolcezza gustata con Enea, dell’abbandono, dell’irrisione, del massacro subìto da Troia, da lei, dai suoi fratelli e dalle sorelle. I Greci si condensano tutti nella figura di Achille «la bestia», colui che dopo aver sconfitto Pentesilea, regina delle Amazzoni, la uccide una seconda volta stuprandola pur morta. Elena, invece, non è causa di nulla. Elena non esiste. È l’infinito e molteplice fantasma per il quale gli umani combattono la loro guerra perduta. Il cavallo fatale con il quale gli Achei riescono infine ad aver ragione di Troia non è che l’ultimo atto di ciò che Cassandra seppe ma che non poté comunicare: «Quando Apollo ti sputa in bocca significa: tu hai il dono della veggenza, tuttavia nessuno ti crederà». Con queste parole comincia lo spettacolo, e con alcuni video nei quali Cassandra sembra annaspare e annegare nell’acqua sacra della follia e del sogno. Le parole conclusive, invece, si interrogano su «was bleibt», su che cosa rimane della vita vista, sofferta, pagata. Della vita feroce. Un teatro della crudeltà che il regista Francesco Frongia dispiega attraverso degli elementi scenici enigmatici e arcaici -carro, prigione e bara in un unico oggetto- e che Ida Marinelli interpreta attraverso un monologo di grande tecnica teatrale che tuttavia non afferra, che lascia un’impressione di gelo profondo. Forse lo stesso gelo che prese Cassandra a Micene quando la morte tante volte intravista diventava finalmente memoria.</p>
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		<title>Il cinema, l&#8217;essere</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 19:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Terrence Malick The Tree of  Life Con: Brad Pitt (il signor O’Brien), Sean Penn (Jack da adulto), Jessica Chastain (la signora O’Brien), Hunter McCracken (Jack da ragazzo) India-Gran Bretagna, 2011 Trailer del film &#160; Ha filmato la memoria, ha filmato il dolore. La memoria di un uomo adulto la cui mente trascorre dal lavoro a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Terrence Malick<br />
<strong>The Tree of  Life<br />
</strong>Con: Brad Pitt (il signor O’Brien), Sean Penn (Jack da adulto), Jessica Chastain (la signora O’Brien), Hunter McCracken (Jack da ragazzo)<br />
India-Gran Bretagna, 2011<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2011/thetreeoflife/trailer/" target="_blank">Trailer del film</a></p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Ha filmato la memoria, ha filmato il dolore.<br />
<a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/06/tree_life.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7949" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="tree_life" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/06/tree_life-190x300.jpg" alt="" width="190" height="300" /></a>La memoria di un uomo adulto la cui mente trascorre dal lavoro a Manhattan all’età in cui era ragazzo, una madre ingenua e affettuosa lo accudiva, un padre autoritario e incerto lo vessava, due fratelli più piccoli condividevano il tempo e le azioni. Jack desiderava la morte del padre, la chiedeva a Dio.<br />
Il dolore di una madre per un lutto senza fine, per il morire del figlio in guerra. Straziata, chiede conto al divino di questo evento, simile a milioni di altri. La risposta è la frase che fa da epigrafe al film: «Dov’eri tu quand’io ponevo le fondamenta della terra? Mentre gioivano in coro le stelle del mattino e plaudivano tutti i figli di Dio?». È la non riposta che Jahvè dà a Giobbe nel capitolo 38, un testo del quale questo film sembra la dettagliata epifania. Su tutto, infatti, domina l’elemento liquido e cosmico, ispirato a parole come queste:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Chi ha chiuso tra due porte il mare, quando erompeva uscendo dal seno materno? Da quando vivi, hai mai comandato al mattino e assegnato il posto all’aurora? Sei mai giunto alle sorgenti del mare e nel fondo dell’abisso hai tu passeggiato? Ti sono state indicate le porte della morte e hai visto le porte dell’ombra funerea? Per quale via si va dove abita la luce e dove hanno dimora le tenebre? Sei mai giunto ai serbatoi della neve? Per quali vie si espande la luce? Puoi tu annodare i legami delle Plèiadi o sciogliere i vincoli di Orione?</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Eventi su eventi. Dal tempo cosmico che plasma gli astri, le sfere, i colori, all’apparire della luce tra gli alberi; dal pianeta dei dinosauri alle strade del Texas negli anni Cinquanta; dall’emergere di un bimbo nel mondo ai suoi giochi violenti con i coetanei.<br />
Diventato adulto, questo bambino si muove tra grattacieli, deserti, rive di oceani. Ricordando parole ascoltate, parole dette, parole incarnate. Un film anche di iniziazione che si conclude con quella che i cristiani chiamano «la comunione dei santi», l’incontro di tutti finalmente al di là del dolore.<br />
Terrence Malick ha insegnato filosofia ed è un maestro della tecnica cinematografica. Come il monolite di <em>2001</em>, in questo suo film appare con regolarità una pura forma dinamica e dal cangiante colore, sulla quale l’opera si chiude. Ha filmato il sacro.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sadica-Mente</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 15:47:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono il padre. So che gli esseri umani soffrono ogni giorno per le ragioni più diverse. So che crudeltà, malattia e abbandono scandiscono la vita di tutti coloro che nascono. Sono anche onnipotente. Potrei trovare non una ma innumerevoli soluzioni che pongano immediatamente fine al fiume di dolore che avvolge le creature viventi. Ma invece di provvedere con un gesto autenticamente divino a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono il padre. So che gli esseri umani soffrono ogni giorno per le ragioni più diverse. So che crudeltà, malattia e abbandono scandiscono la vita di tutti coloro che nascono. Sono anche onnipotente. Potrei trovare non una ma innumerevoli soluzioni che pongano immediatamente fine al fiume di dolore che avvolge le creature viventi. Ma invece di provvedere con un gesto autenticamente divino a cancellare il dolore dal cosmo, mando il mio figlio prediletto a patire, a essere seviziato, a morire asfissiato e sanguinante in una delle più atroci torture. Dopo lo faccio risorgere, ma l&#8217;universale sofferenza continua come se niente fosse accaduto.</p>
<p style="text-align: justify;">È incredibile come questa orribile storia che ha per protagonista una delle più cupe divinità mai concepite -l&#8217;ebraico Jahweh- venga associata a parole quali “amore” e “misericordia”. Un padre che agisce in questa maniera se è davvero onnipotente è anche sadico; se non riesce a porre rimedio in altro modo, allora è uno di coloro che l&#8217;antica gnosi chiama “arconti”, divinità inferiori, demiurghi incapaci. Un amore onnipotente genera la gioia, non moltiplica sofferenze e crocifissi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gli strumenti umani</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Nov 2010 15:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Vittorio Sereni Con un saggio di Pier Vincenzo Mengaldo Einaudi, 1980 (I ed. 1965) Pagine 120 Di che cosa parla la poesia se non d&#8217;amore? Di questo primo, ultimo, inveterato errore tra gli umani? Del «credere che d&#8217;altro non vi fosse d&#8217;acquisto che d&#8217;amore» (p. 33) in questo mondo spento alla ventura, in questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">di <strong>Vittorio Sereni<br />
</strong>Con un saggio di Pier Vincenzo Mengaldo<br />
Einaudi, 1980 (I ed. 1965)<br />
Pagine 120</p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2010/11/sereni.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6001" title="sereni" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2010/11/sereni.jpg" alt="" width="172" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">Di che cosa parla la poesia se non d&#8217;amore? Di questo primo, ultimo, inveterato errore tra gli umani? Del «credere che d&#8217;altro non vi fosse d&#8217;acquisto che d&#8217;amore» (p. 33) in questo mondo spento alla ventura, in questo mare nel quale «presto delusi dalla preda / gli squali che laggiù solcano il golfo / presto tra loro si faranno a brani» (17).<span id="more-5999"></span> La vita è memoria di ferite che si intrecciano all&#8217;oceano di speranze vane eppur indispensabili al respiro che ogni giorno ricomincia, a quell&#8217;esistere che si immerge nel con-essere perché è così che la macchina funziona, perché l&#8217;essere nel mondo è questo, «i minimi atti, i poveri / strumenti umani avvinti alla catena / della necessità» (15). Nel barbaglìo di incontri, spazi, luoghi, così pronti a diventare il già stato mai stato della morte «&#8230;Pensare / cosa può essere –voi che fate / lamenti dal cuore delle città / sulle città senza cuore- / cosa può essere un uomo in un paese, / sotto il pennino dello scriba una pagina frusciante / e dopo / dentro una polvere di archivi / nulla nessuno in nessun luogo mai» (67). E invece gustare e percorrere «i corsi l&#8217;uno dopo l&#8217;altro desti / di Milano dentro tutto quel vento» (21).</p>
<p style="text-align: justify;">Il nucleo delle poesie di Sereni pulsa tra la dimensione collettiva e lo scavo fondo nell&#8217;umana melanconia. Una volontà di dire il dolore che lascia però spesso irrompere la gioia nei suoi versi e li trasfigura. È vero, certo, che «conta più della speranza l&#8217;ira / e più dell&#8217;ira la chiarezza, / fila per noi proverbi di pazienza / dell&#8217;occhiuta pazienza di addentrarsi / a fondo, sempre più a fondo / sin quando il nodo spezzerà di squallore e rigurgito / un grido troppo tempo in noi represso / dal fondo di questi asettici inferni» (28). E tuttavia <em>Gli strumenti umani</em> si chiudono sulla permanenza immortale di ciò che ci fa vivere: il ricordo, l&#8217;esser stati, il tempo, l&#8217;aver amato. «I morti non è quel che di giorno / in giorno va sprecato, ma quelle / toppe d&#8217;inesistenza, calce o cenere / pronte a farsi movimento e luce. / Non / dubitare, -m&#8217;investe della sua forza il mare- parleranno» (86).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Mente &amp; cervello 62 – Febbraio 2010</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 16:24:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La catastrofe dell&#8217;Italia contemporanea non è soltanto culturale, etica, antropologica. È anche economica. La disoccupazione è arrivata all&#8217;8,3 per cento, anche se il pifferaio che ci porta verso il baratro riesce coi suoi strumenti -televisione, stampa- a nascondere pure tale dato statistico. Le conseguenze sulla psiche di una condizione senza lavoro sono devastanti e coinvolgono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/edicola_mese/Mente&amp;Cervello/1341845" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-4343" title="M&amp;C_62_febbraio_10" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2010/01/MC_62_febbraio_10.jpg" alt="" width="80" height="100" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La catastrofe dell&#8217;Italia contemporanea non è soltanto culturale, etica, antropologica. È anche economica. La <strong>disoccupazione</strong> è arrivata all&#8217;8,3 per cento, anche se il pifferaio che ci porta verso il baratro riesce coi suoi strumenti -televisione, stampa- a nascondere pure tale dato statistico. Le conseguenze sulla psiche di una condizione senza lavoro sono devastanti e coinvolgono l&#8217;<strong>identità</strong> profonda di una persona, il suo presente, le attese, le memorie.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-4341"></span>Drammi sociali e drammi individuali. Come quello di soggetti colpiti nei lobi frontali e che per questo cambiano identità, modi di essere e di fare. Un caso celebre è quello, ristudiato di recente da Antonio Damasio, dell&#8217;operaio Phineas Gage che dopo un pauroso incidente sul lavoro rimase illeso ma “non era più lui”. La <strong>demenza frontotemporale</strong> produce gli stessi effetti di quell&#8217;incidente, rendendo i soggetti che ne vengono colpiti del tutto indifferenti al significato e alle conseguenze dei propri gesti. La <strong>moralità</strong> umana, quella <em>virtù</em> di cui tanto andiamo fieri, abita dunque anche in settori ben specifici del nostro cervello.</p>
<p style="text-align: justify;">Un disturbo assai più raro e davvero particolare è la <strong>CIP</strong> (<em>congenital insensivity to pain</em>), una sindrome che impedisce di provare dolore. Sembrerebbe una benedizione e invece è una catastrofe. Il <strong>dolore</strong>, infatti, è un segnale potentissimo -anche se certo non piacevole- che ci avvisa di che cosa non funziona nel corpo che siamo e dei pericoli che possiamo correre. Tanto che «spesso i bambini che non provano dolore sono deformi e invalidi per le automutilazioni o le fratture di cui non si accorgono, e perché si rifiutano di stare fermi» (I.Wickelgren, p. 86). In generale, «malgrado l&#8217;inaccettabilità del dolore e la ricerca di analgesici sempre più potenti, l&#8217;umanità non può permettersi di cancellare il dolore, come invece potrebbe fare con il cancro o una cardiopatia. “Con una battuta, potremmo dire che non vorremmo più provare dolore, ma sarebbe una cosa terribile”, conclude Clark» (95). La soglia del dolore è, poi, molto diversa nei differenti individui poiché, prima di essere uno stato fisico, esso costituisce una condizione mentale, che la mente può dunque modulare in forme assai variabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Se la sofferenza è un portato inestirpabile dell&#8217;esistenza, gli umani fanno comunque di tutto per moltiplicarla. Un articolo molto bello e istruttivo di Massimo Barberi illustra come nel campo della <strong>sessualità</strong> i monoteisimi rappresentino un&#8217;autentica infamia, un gravissimo incitamento a praticare dei comportamenti <strong>contronatura</strong>. Si comincia dalla masturbazione infantile, che è un modo necessario che il bambino ha per conoscere se stesso, il corpo che è. L&#8217;imbarazzo dei genitori, quando non un esplicito e più o meno duro divieto, inculca nei bimbi un senso di colpa riguardo al piacere che costituisce la radice del senso del peccato, «è come se il bisogno di consenso parentale del piccolo gettasse le basi del senso di colpa, caricando quel comportamento, pur piacevole, di una valenza negativa» (24).</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>Chiesa papista</strong> -ma in misura ridotta anche le altre- pone sempre più al centro dei propri discorsi l&#8217;ossessione del sesso, mettendo decisamente in secondo piano altri “peccati capitali”. Per quale ragione? Perché, come pensava Wilhelm Reich, «il sesso ha un potente valore rivoluzionario» (27) e ogni orgasmo «è senza dubbio anche un assaggio di paradiso» (26). Paolo di Tarso, il vero fondatore del cristianesimo, riteneva che «è cosa buona per l&#8217;uomo non toccare donna; tuttavia, per il pericolo dell&#8217;incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito. (&#8230;) Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro. Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere» (<em>I lettera ai Corinzi</em>, cap. 7, 1-8). L&#8217;<strong>ebraismo</strong> pratica la circoncisione col presupposto -peraltro infondato- che essa provochi eiaculazione precoce e quindi renda il maschio «meno soggiogato dal potere delle donne» e incapace di «soddisfare appieno la propria partner» (28). L&#8217;<strong>Islam</strong>, infine, è la religione più contronatura tra quelle monoteistiche, punendo con la morte ogni tipo di piacere sessuale che non sia riconducibile al solo rapporto tra coniugi. Sulla facciata dei <strong>templi induisti di Khajuraho</strong>, invece, si possono osservare delle scene sfrenatamente erotiche.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2010/01/khajuraho7.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-4345" title="khajuraho7" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2010/01/khajuraho7-400x299.jpg" alt="" width="400" height="299" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">«I vantaggi della lussuria», come li definisce l&#8217;articolo, sono numerosi e diversi. Una sana, serena e libera attività sessuale «riduce il rischio di malattie cardiovascolari (&#8230;) inoltre aiuta a buttare giù i chili di troppo, grazie al consumo intenso di calorie -circa 200- che implica ogni rapporto (&#8230;) favorisce il rilascio di endorfine, e quindi rappresenta uno scudo nei confronti della depressione e può alleviare diversi tipi di dolore, dall&#8217;artrite al mal di testa. Le endorfine, poi, migliorano l&#8217;umore, favoriscono il riposo notturno e attenuano gli stati d&#8217;ansia. Per non parlare dei vantaggi di chi soffre di tensioni muscolari (&#8230;) Fare l&#8217;amore migliora anche l&#8217;elasticità della pelle (&#8230;), riduce la probabilità di andare incontro a dermatiti, purifica i pori e rende la pelle luminosa. (&#8230;) Fare sesso prima di tenere un discorso pubblico è il modo migliore per sconfiggere l&#8217;ansia, acquistare sicurezza in se stessi e mantenere la giusta concentrazione di fronte a una platea» (26).<br />
Tutti effetti che vengono ulteriormente esaltati se si tratta di una sessualità congiunta a un grande affetto reciproco, all&#8217;<strong>amore</strong> e all&#8217;innamoramento. Questi stati mentali, infatti, mettono in moto «un tipo di elaborazione complessiva che a sua volta stimola il pensiero creativo, interferendo con quello analitico (&#8230;) Forse l&#8217;amore è un modo particolarmente potente per indurre in noi un senso di trascendenza: essere “qui e ora” e al tempo stesso contemplare un futuro distante e, chissà, forse persino l&#8217;eternità» (N.Liberman e O.Shapira, 106-107). Naturalmente, queste sono descrizioni dell&#8217;amore che non spiegano perché mai essere innamorati scateni endorfine e creatività. Al di là degli effetti neurobiologici, l&#8217;amore rimane ineffabile ed è qui che abita davvero il sacro, nei corpi, nella loro tensione, nei loro piaceri.</p>
<p style="text-align: justify;">I monoteismi sessuofobici, con la loro povertà concettuale rispetto alla molteplicità splendente delle forme, con il senso di colpa che li intesse e che avvelena la vità già grama degli umani, con la miseria dei loro risultati storici, tali monoteismi -Ebraismo, Cristianesimo e Islam- costituiscono il veleno con il quale l&#8217;umanità si è da se stessa ammorbata. Non a caso, invece, la cosiddetta <strong><em>M</em></strong><strong><em>i</em><em>ndfulness</em></strong> rappresenta una pratica mentale che si ispira al buddhismo e ad altre forme meno abominevoli di religiosità. Mindfulness significa consapevolezza piena delle proprie sensazioni corporee, è una traduzione dell&#8217;indiano <em>Sati</em> e consiste in cinque elementi principali: «non reattività, auto-osservazione, concentrazione, descrizione, atteggiamento non giudicante», ai quali si aggiungono «curiosità, apertura, accettazione e amore» (F.Cro, 99). Appunto.</p>
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		<title>Accoppiamenti giudiziosi</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jun 2009 08:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Carlo Emilio Gadda Presentazione di Gianfranco Contini Nota di Raffaella Rodondi Garzanti, Milano 2001 (1963) Pagine 343 In questi racconti variamente pensati, composti e pubblicati, Gadda smaschera ancora una volta la banalità, l&#8217;ipocrisia e l&#8217;orrore. La guerra è l&#8217;insensata disperazione con la quale gli umani e la storia si puniscono del fatto d&#8217;esserci. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">di <strong>Carlo Emilio Gadda</strong><br />
Presentazione di Gianfranco Contini<br />
Nota di Raffaella Rodondi<br />
Garzanti, Milano 2001 (1963)<br />
Pagine 343</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2009/06/gadda_accoppiamenti.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2468" title="gadda_accoppiamenti" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2009/06/gadda_accoppiamenti.jpg" alt="gadda_accoppiamenti" width="200" height="327" /></a></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">In questi racconti variamente pensati, composti e pubblicati, Gadda smaschera ancora una volta la banalità, l&#8217;ipocrisia e l&#8217;orrore. La <strong>guerra</strong> è l&#8217;insensata disperazione con la quale gli umani e la storia si puniscono del fatto d&#8217;esserci. La <strong>morale</strong> -la sua stessa possibilità- è una finzione. L&#8217;idolatria verso l&#8217;<strong>infanzia</strong> è strumentale bisogno di non morire. Il <strong>tempo</strong> è «lieve suasore d&#8217;ogni rinuncia» (pag. 162). Il tempo. Un lampo proustiano sembra insinuarsi e splendere in queste pagine così materiche, dolorose e raffinate: «Terra vestita d&#8217;agosto, v&#8217;erano sparsi i nomi, i paesi» (141). Proustiano è anche l&#8217;erotismo alto e profondo di alcuni racconti, come <em>Cugino barbiere</em>, <em>La sposa di campagna</em> e il molto amato dall&#8217;Autore <em>San Giorgio in casa Brocchi</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2466"></span><br />
L&#8217;<strong>ironia</strong> colta e quotidiana fa da costante contrappunto -armonioso e dissonante insieme- al tentativo di dire l&#8217;indicibile, il <strong>male</strong>: &#8230;«come d’una stele infranta si disperdono smemorate sillabe, e già furono luce della conoscenza, e adesso l’orrore della notte» (166). Due dei racconti più intensi sono quelli da cui ho citato sinora -<em>Una visita medica, La mamma</em>- entrambi tratti da <em>La cognizione del dolore</em>, vero motore e sorgiva del narrare di Gadda, teso a descrivere «nella vacuità degli spazi senza senso l&#8217;ellisse del nostro disperato dolore» (156) sino a racchiudere in una terribile icasi l&#8217;enigma: «Non vide più nulla. Tutto fu orrore, odio» (Ivi, 158).</p>
<p style="text-align: justify;">La versione divertita di tale orrore è il racconto che da solo è capolavoro, quell<strong>&#8216;</strong><em><strong>Incendio di via Keplero</strong></em> tutto movimento, velocità, fiamme davvero. «Se ne raccontavano di cotte e di crude sul fuoco del numero 14. Ma la verità è che neppur Sua Eccellenza Filippo Tommaso Marinetti avrebbe potuto simultanare quel che accadde, in tre minuti, dentro la ululante topaia, come subito invece gli riuscì fatto al fuoco: che ne disprigionò fuori a un tratto tutte le donne che ci abitavano seminude nel ferragosto e la lor prole globale&#8230;» (109).<br />
Senza pietà, senza pietà -e dunque con verità- a descrivere l&#8217;orrore dell&#8217;umano, della «miseranda gallinazza (&#8230;) senz&#8217;uomo a fianco e senza farmaco a lato» (203) alla quale «i medici più costosi della città le avevano detto ch&#8217;era schizofrenica: altri, non medici, ch&#8217;era un&#8217;oca» (243). Tutti: commendatori, filosofi, ragazze, pappagalli, poeti, ingegneri, bottegai, nobildonne, domestiche, soldati, bambini, operai, studenti, tutti destinati dall&#8217;esser nati a «chiuder gli occhi nel sonno della morte men duro, se pur duro, dacché più o meno duro ma pur duro e durissimo ce l&#8217;hanno tutti, il sonno, allorché si tratti di quella bella pennichella dentro l&#8217;urna» (326), come con veemenza antifoscoliana Gadda ironicamente canta.</p>
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