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	<title>agb &#187; cristianesimo</title>
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		<title>I Greci, identità e differenza</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 21:39:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’opera intelligente e monumentale che Einaudi ha dedicato ai Greci -quattro volumi in sei tomi- è tutta costruita sotto il segno dell’identità e della differenza. Salvatore Settis afferma che uno dei suoi obiettivi consiste nell’«imparare a riconoscere la grecità come estranea e familiare al tempo stesso» (I Greci. Storia Cultura Arte Società, vol. III I [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/05/Greci_III.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10727" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="Greci_III" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/05/Greci_III.jpg" alt="" width="193" height="280" /></a>L’opera intelligente e monumentale che Einaudi ha dedicato ai <em>Greci</em> -quattro volumi in sei tomi- è tutta costruita sotto il segno dell’<em>identità </em>e della <em>differenza</em>.  Salvatore Settis afferma che uno dei suoi obiettivi  consiste nell’«imparare a riconoscere la grecità come <em>estranea</em> e <em>familiare </em>al tempo stesso» (<em>I Greci. Storia Cultura Arte Società</em>, vol. III <em>I Greci oltre la Grecia</em>, Einaudi 2001, pag. XXXV).<br />
I Greci ebbero rapporti variegati e profondi con Traci, Sciti, Anatolici, Iranici, Indiani, Ebrei, Arabi, Iberi, Celti, Fenici, Egizi. Con questi ultimi, in particolare, il legame fu stretto e testimoniato in modo esplicito da Platone, il cui dualismo conserva importanti legami anche con la cultura indiana e iranica. Più in generale, la concezione greca del Tempo deve molto a quel «doppio aspetto tipicamente egiziano di sterminata estensione e di eterno ritorno [che] appartiene ai tratti tipici degli dèi egizi Ra, Ammone, Ptah e Osiride, confluiti in Serapide» (Assmann, pag. 431).<br />
Profonde e complesse sono anche le relazioni fra la Grecità e il cristianesimo, l’Islam, Bisanzio. Roland Kany dimostra in modo convincente che «un cristianesimo senza grecità non è mai esistito» (569), non foss’altro perché i testi sacri di quella religione sono tutti scritti non nella lingua del profeta aramaico Gesù ma in quella del filosofo Aristotele. Non bisogna dimenticare che i roghi dei libri, pratica sconosciuta al mondo antico, cominciarono con l’imperatore Costantino, il quale fece bruciare i testi di Porfirio, avversario dei cristiani. La furia cristiana contro gli <em>Èllenes</em> costituì probabilmente la prosecuzione del giudaismo rabbinico che si opponeva con tutte le sue forze all’educazione “alla greca”, la quale  «sottrarrebbe tempo allo studio della Legge ebraica» (Zonta, 682).<br />
La <em>differenza</em> fra grecità e cristianesimo rimane così netta «che nel III secolo d.C. il termine <em>ellenismos</em> venne a designare presso gli autori cristiani il paganesimo nel suo insieme e non semplicemente o esclusivamente la cultura dei Greci» (Savalli-Lestrade, 41). L<em>’identità</em> ritorna in una delle eredità più tenaci che il mondo antico abbia trasmesso al cattolicesimo, mascherata ma non distrutta dai tre monoteismi vincitori, se si pensa che «i discendenti degli dèi antichi sono i nostri santi e non il dio unico delle speculazioni filosofiche» (Troiani, 224). Bisogna sempre stare attenti al rischio di «adeguare  i Greci al nostro senso comune […];  una strada rassicurante che pone al riparo dal dover pensare il diverso e, più inquietante ancora, il diverso che ci appartiene, il diverso dentro di noi» (Lanza, 1462).<br />
Per quanto studiati, amati, imitati, i Greci rimangono un&#8217;alterità radicale rispetto al mondo che li ha sostituiti. Se dovessimo adeguarci ai loro parametri antropologici, politici, religiosi, rimarremmo sconcertati da un radicale antiumanismo, da un&#8217;oggettività implacabile e lontanissima dal nostro sentimentalismo, dal loro disprezzo verso i tristi e i malriusciti. Ogni tentativo di accostarci a essi deve dunque partire dall&#8217;ammissione della loro radicale distanza. Ma senza questa differenza non ci sarebbe la nostra identità.</p>
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		<title>La pace femminile</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 11:12:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E ora dove andiamo? di Nadine Labaki (Et maintenant on va où?) Francia, Libano, Egitto, Italia, 2011 Con: Nadine Labaki (Amale), Claude Msawbaa (Takla), Layla Hakim (Afaf), Antoinette El-Noufaily (Saydeh), Yvonne Maalouf (Yvonne) Trailer del film Un gruppo di donne vestite di nero avanza danzando e battendosi il petto con le fotografie dei propri morti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em>E ora dove andiamo?</em></strong><br />
di<strong> Nadine Labaki</strong><br />
(<em>Et maintenant on va où?</em>)<br />
Francia, Libano, Egitto, Italia, 2011<br />
Con: Nadine Labaki (Amale), Claude Msawbaa (Takla), Layla Hakim (Afaf), Antoinette El-Noufaily (Saydeh), Yvonne Maalouf (Yvonne)<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2011/etmaintenantonvaou/trailer/" target="_blank"> Trailer del film </a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/Nabaki.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9814" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="Nabaki" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/Nabaki-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a>Un gruppo di donne vestite di nero avanza danzando e battendosi il petto con le fotografie dei propri morti. Vanno al cimitero, dove si divideranno tra le tombe cristiane e quelle musulmane. In un villaggio senza nome di un indeterminato Vicino Oriente l&#8217;imam e il prete cattolico tentano di mantenere un clima di pace tra le due comunità. Le tensioni però sono sempre pronte a emergere, sino a un evento che sembra spalancare le porte al reciproco massacro. Ma le donne -tutte, islamiche e cristiane- ricorrono a ogni stratagemma pur di evitare il conflitto: dalle presunte visioni della madonna all&#8217;ingaggio di alcune danzatrici ucraine per distrarre i maschi, dal seppellimento delle armi alla preparazione di dolci corretti all&#8217;hashish.</p>
<p style="text-align: justify;">Divertimento e dramma si mescolano in questa parabola che va oltre il particolare contesto libanese e mostra con intelligenza e lievità la natura irrazionale di ogni conflitto, di ogni cedimento alle pulsioni che comportano anche la fine del <em>sé</em> pur di raggiungere la distruzione dell&#8217;<em>altro</em>. La guerra è un enigma evoluzionistico, politico, metafisico che millenni di riflessione hanno illustrato in tutti i modi, non riuscendo in alcun modo a debellarne la furia. Lo sguardo e il tocco femminili di questo film si pongono totalmente dalla parte della donna, vista come madre e amante pronta a tutto pur di proteggere i propri nati e i propri uomini dalla loro stessa furia, in una costruzione corale che è l&#8217;elemento più riuscito dell&#8217;opera. Il significato del titolo viene svelato nella scena finale e nella battuta conclusiva, ancora una volta capaci di mescolare le differenze e farne una ragione di ricchezza invece che di odio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/e-ora-dove-andiamo.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9825" title="e-ora-dove-andiamo" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/e-ora-dove-andiamo-400x161.jpg" alt="" width="400" height="161" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Il villaggio di cartone</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 13:32:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Ermanno Olmi Con: Michael Lonsdale (il vecchio prete), Rutger Hauer (il sacrestano), El Hadji Ibrahima Faye (il soccorritore), Irma Pino Viney (Magdha); Fatima Alì (Fatima), Alessandro Haber (il graduato), Massimo De Francovich (il medico) Italia, 2011 Trailer del film Una chiesa viene spogliata dei suoi arredi e chiusa, non si sa bene perché. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">di <strong>Ermanno Olmi</strong><br />
Con: Michael Lonsdale (il vecchio prete), Rutger Hauer (il sacrestano), El Hadji Ibrahima Faye (il soccorritore), Irma Pino Viney (Magdha); Fatima Alì (Fatima), Alessandro Haber (il graduato), Massimo De Francovich (il medico)<br />
Italia, 2011<br />
<a href=" http://www.mymovies.it/film/2011/ilvillaggiodicartone/trailer/" target="_blank"> Trailer del film</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/10/villaggio_cartone.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9176" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="villaggio_cartone" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/10/villaggio_cartone-178x300.jpg" alt="" width="178" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Una chiesa viene spogliata dei suoi arredi e chiusa, non si sa bene perché. Il vecchio prete che vi ha trascorso l’intera vita non si rassegna e continua a creare frammenti di culto nei suoi spazi. Una notte arrivano dei clandestini nordafricani, guidati da un ingegnere con permesso di soggiorno e da una prostituta. Fra di loro anche qualcuno che vorrebbe farsi saltare in aria per protesta contro l’ingiustizia perenne del mondo. Tra le panche e l’altare queste persone costruiscono i loro spazi provvisori di cartone. Il sacrestano chiama le forze dell’ordine. Mentre il prete sembra ormai alla fine, rimane un sospeso silenzio su tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivato agli ottant’anni, il cattolico Ermanno Olmi dice quello che pensa senza più mediazioni. E quello che pensa è assai duro contro la pretesa di rendere fuori legge intere popolazioni, di serrarsi nello sfacelo del presente come fosse un immutabile sempre. L’epigrafe conclusiva fa infatti riferimento alla necessità di intervenire sulla Storia affinché essa non appaia -come all’angelo di Klee e di Benjamin- soltanto quale paesaggio di rovine. Il film è del tutto simbolico in ogni suo personaggio, battuta, immagine. A volte i dialoghi sono un poco ingenui e retorici ma questo regista ha certo la capacità di trasformare luoghi e oggetti quotidiani in una figura del sacro.</p>
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		<title>Mente &amp; cervello 82 – Ottobre 2011</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 15:01:08 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/10/MC_82.jpg"><img class="size-medium wp-image-9157 alignright" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="M&amp;C_82" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/10/MC_82-228x300.jpg" alt="" width="228" height="300" /></a>Hans-Georg Gadamer, 102. Bertrand Russell, 98. Ernst Jünger, 103. Karl Popper, 92. Sono gli anni di vita di alcuni filosofi del Novecento. Una bella età, vero? È soltanto una piccola conferma empirica di quanto l’<strong>epidemiologia cognitiva</strong> va scoprendo con «risultati inequivocabili: più bassa è l’intelligenza di una persona, misurata secondo i test, e maggiore è il rischio che questa corre di avere una vita breve, di andare incontro a disturbi sia fisici che mentali in tarda età e di morire a causa di malattie cardiovascolari, suicidio o incidente» (I.J.Deary, A.Weiss, G.D.Batty, p. 28). Certo, si potrebbero fare altrettanti nomi di personaggi intelligentissimi morti piuttosto giovani. E dunque «forse non è essere intelligenti il fattore chiave per vivere a lungo; l’aspetto cruciale potrebbe essere agire e prendere decisioni da persona intelligente» (Id., 33), come -ad esempio- non fumare, evitare di dare troppa importanza a quanto ci succede, guardarsi dalle passioni distruttive.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-9155"></span>Dell’intelligenza umana è parte assolutamente centrale la parola. Il linguaggio è davvero l’acquario nel quale noi, pesci parlanti, nuotiamo per l’intera esistenza. «Il mondo del felice è un altro che quello dell’infelice» (L. Wittgenstein, <em>Tractatus logico-philosophicus</em>, trad. di A.G. Conte, Einaudi 1980, prop. 6.43, p. 80). Perché? Una ragione sta nel fatto che tutto ciò che si vive, compreso il dolore e la gioia, lo si vive in maniera linguistica, lo si pensa in termini che hanno un significato. «<em>I limiti del mio linguaggio</em> significano i limiti del mio mondo» (Ivi, prop. 5.6, p. 63) e dunque gli eventi assumono la loro valenza più profonda in relazione non soltanto a come accadono ma anche a come li penso e li dico. Perché «tutto si risolve in un cervello che cerca senso nelle cose, anche dove non esiste» (P. Garzia, recensione a <em>La bella e la bestia: arte e neuroscienze</em>, p. 105). Alla <strong>linguisticità del mondo</strong> <a href="http://lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/Ottobre_2011/1349509" target="_blank">questo numero di <em>M&amp;C</em></a> dedica vari articoli, tutti di carattere empirico e che offrono dunque ampie conferme alla tesi di Wittgenstein, condivisa -in modi diversi- da Heidegger e da Gadamer: «Le persone di lingua madre diversa vivono davvero in mondi concettualmente diversi?». Sì, perché «la madrelingua influenza il nostro modo di pensare» e «quando impariamo una nuova lingua, di fatto ci impadroniamo di un modo nuovo di pensare» (K. Wilhelm, pp. 36, 39 e 40). È assai interessante il fatto che tutto questo sia legato anche alla percezione e rappresentazione spaziotemporale. Mentre infatti chi  -come gli europei- scrive da sinistra a destra si raffigura lo scorrere temporale in modo orizzontale, «i cinesi che parlano la lingua mandarina raffigurano lo scorrere del tempo come un movimento verticale» e se si costringono europei e cinesi a modificare la direzione spaziale «la cosa stravolge anche la loro percezione del tempo» (Id., p. 40).</p>
<p style="text-align: justify;">Si susseguono sempre più le evidenze sperimentali che ampliano l’intelligenza agli <strong>animali non umani</strong>. Al di là del caso mediatico-sportivo del polpo Paul che “indovinò” tutti i pronostici dei mondiali di calcio sudafricani, i cefalopodi mostrano di possedere «capacità di apprendimento, orientamento, comunicazione», che sinora sono stati attribuiti soltanto ai vertebrati (N. Nosengo, p. 60) e persino «le api possono sperimentare qualcosa di simile all’umore» (J. Castro, p. 102).</p>
<p style="text-align: justify;">È o no parte dell’intelligenza il «“pregiudizio illuminista”, cioè l’idea che l’uomo sia un essere razionale e quindi nella sua forma più colta ed evoluta, tenda a rigettare il pensiero metafisico» (D. Ovadia, p. 55)? In realtà si tratta di una tesi metafisica tipica di Comte, giustificata dall’arroganza delle chiese e di molti gruppi religiosi i quali «affermano di voler governare tutti, quindi anche i non credenti, secondo principi ispirati da qualche credo» (Id., p. 56), mentre dove le religioni sanno stare al loro posto -come nei Paesi del Nord Europa- l’ateismo dichiarato e militante è assai meno diffuso. Dichiarato e militante è invece il <strong>fondamentalismo cristiano</strong> in nazioni come l’Italia -dove assume un aspetto istituzionale tramite la chiesa papista- e negli Stati Uniti, Paese nel quale «recentemente la Corte Costituzionale ha persino ribadito l’obbligo di prestare giuramento su un testo sacro di qualsiasi natura quando si partecipa a un processo. Persino sulle nostre banconote c’è scritto “crediamo in Dio”» (<em>Ibidem</em>).<br />
Tra i gruppi cristiani più singolari che operano negli USA ci sono gli anabattisti <strong>Amish</strong>, ai quali l’antropologo Andrea Borella ha dedicato una ricerca sin troppo simpatetica. Intervistato da P.E. Cicerone, Borella cerca infatti di spiegare e difendere le scelte di queste comunità, quali l’indifferenza verso qualsiasi conoscenza scientifica -che nelle loro scuole non viene studiata in alcuna forma-, «il rifiuto degli strumenti musicali, mentre il canto è ammesso […] quella che non è ammessa è l’arte fine a se stessa» (p. 79) e -elemento più noto- la volontà di non utilizzare quasi alcuno strumento tecnologico inventato dopo il Seicento.</p>
<p style="text-align: justify;">Un interessante articolo è, infine, dedicato al <strong>disturbo ossessivo-compulsivo</strong>, che «sembra nascere da un impulso a rivisitare gli stessi pensieri e compiere certe azioni, ancora e ancora» (M. Wenner Moyer, p. 67); l’impulso distruttivo ad “annullare il tempo”, come ha mostrato assai bene Elvio Fachinelli nel suo <em>La freccia ferma</em>.</p>
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		<title>Identità e differenza</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 21:30:15 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ora che con estrema lentezza ma anche con inevitabile parabola il più volgare politico italiano dell’età moderna va dissolvendosi, non bisogna dimenticare che parte dei suoi crimini sono stati e continuano a essere le guerre coloniali in Afghanistan, in Iraq e in Libia. La tragedia dentro la tragedia è che tali crimini sono stati e continuano a essere perpetrati con la complicità convinta del Partito Democratico e del centrosinistra in genere. E  persino con il sostegno di settori della sinistra radicale, come quella che parla in <em><a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/libia-le-ragioni-della-guerra-e-della-pace-le-opinioni-di-paolo-flores-darcais-e-massimo-fini/" target="_blank">Micromega</a></em> e nel <em><a href="http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2011/06/il-manifesto-o-il-popolo-ditalia.html" target="_blank">Manifesto</a></em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.pbmstoria.it/unita/04474n-01cs2/percorsi/txt/1014.php " target="_blank">Il fardello dell’uomo bianco</a></em> si espresse una volta sotto il sole trascendente del cristianesimo, poi nella freddezza dello scientismo positivista (del quale l’imperialismo sovietico è stato una potente variante), ora trionfa tramite la menzognera formula della “democrazia” e dei “diritti umani”. Ma si tratta sempre della stessa ossessiva volontà di uniformare il molteplice all’uno, si tratta della stessa mortale presunzione di rappresentare il valore e la verità unica del mondo. Io sono orgoglioso di essere europeo ma lo sono perché l’Europa è stata ed è la terra del tramonto della verità e non il luogo di un’identità dogmatica, che essa sia religiosa, scientifica o politica. Perché la pace sta nelle differenze.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/10/Libia-2011.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-9041" title="Libia 2011" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/10/Libia-2011-1024x754.jpg" alt="" width="459" height="338" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Contro il monoteismo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 18:04:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ossessione di ricondurre a una monocorde identità la magnifica selva delle differenze è un crimine. Di tale ossessione i monoteismi fanatici si nutrono ogni giorno. La sofferenza e il male che ebraismo, cristianesimo e islam diffondono da millenni nel mondo sono una delle prove schiaccianti della ferocia di cui la nostra specie è capace. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;ossessione di ricondurre a una monocorde identità la magnifica selva delle differenze è un crimine. Di tale ossessione i monoteismi fanatici si nutrono ogni giorno. La sofferenza e il male che ebraismo, cristianesimo e islam diffondono da millenni nel mondo sono una delle prove schiaccianti della ferocia di cui la nostra specie è capace. Un brano evangelico ne riassume perfettamente la logica abnorme e patologica, che vuole ridurre il molteplice, il politeistico, il vario, il difforme, all&#8217;uniformità più assoluta, quella di un solo principio, di un unico dio: «Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. [...] Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch&#8217;essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato. E la gloria che tu hai dato a me, io l&#8217;ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola. Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell&#8217;unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me».<br />
(<em>Vangelo di Giovanni</em>, 17, 11-23)<br />
A questa logica che pretende e vuole fare del diverso «una sola cosa» si oppongono le parole lucide e pacate di un grande maestro: «Infatti l’intolleranza è intrinseca soltanto alla natura del monoteismo: un dio unico è, per sua natura, un dio geloso, che non tollera nessun altro dio accanto a sé. Invece gli dèi politeistici, per loro natura, sono tolleranti, essi vivono e lasciano vivere. In primo luogo, tollerano volentieri i loro colleghi, gli dèi della stessa religione, e poi questa stessa tolleranza si estende anche agli dèi stranieri, che perciò vengono accolti con ospitalità, e col tempo ottengono perfino il diritto di cittadinanza, come dimostra anzitutto l’esempio dei romani, i quali accolsero volentieri gli dèi della Frigia, dell’Egitto e altri dèi stranieri. Perciò sono soltanto le religioni monoteistiche a offrirci lo spettacolo delle guerre e delle persecuzioni religiose, nonché dei processi agli eretici e della distruzione delle immagini degli dèi stranieri, della distruzione dei templi indiani e dei colossi egiziani, che per tre millenni avevano guardato il sole».<br />
(Arthur Schopenhauer, <em>Parerga e Paralipomena</em>, Adelphi 1978, vol. II, pp. 470-471)</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/07/Rodi_Apollo3_12_03.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-8307" title="Rodi_Apollo3_12_03" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/07/Rodi_Apollo3_12_03.jpg" alt="" width="384" height="288" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Bodoni SvtyTwo ITC TT Book', sans-serif; font-size: x-small;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il cinema, l&#8217;essere</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 19:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Terrence Malick The Tree of  Life Con: Brad Pitt (il signor O’Brien), Sean Penn (Jack da adulto), Jessica Chastain (la signora O’Brien), Hunter McCracken (Jack da ragazzo) India-Gran Bretagna, 2011 Trailer del film &#160; Ha filmato la memoria, ha filmato il dolore. La memoria di un uomo adulto la cui mente trascorre dal lavoro a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Terrence Malick<br />
<strong>The Tree of  Life<br />
</strong>Con: Brad Pitt (il signor O’Brien), Sean Penn (Jack da adulto), Jessica Chastain (la signora O’Brien), Hunter McCracken (Jack da ragazzo)<br />
India-Gran Bretagna, 2011<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2011/thetreeoflife/trailer/" target="_blank">Trailer del film</a></p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Ha filmato la memoria, ha filmato il dolore.<br />
<a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/06/tree_life.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7949" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="tree_life" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/06/tree_life-190x300.jpg" alt="" width="190" height="300" /></a>La memoria di un uomo adulto la cui mente trascorre dal lavoro a Manhattan all’età in cui era ragazzo, una madre ingenua e affettuosa lo accudiva, un padre autoritario e incerto lo vessava, due fratelli più piccoli condividevano il tempo e le azioni. Jack desiderava la morte del padre, la chiedeva a Dio.<br />
Il dolore di una madre per un lutto senza fine, per il morire del figlio in guerra. Straziata, chiede conto al divino di questo evento, simile a milioni di altri. La risposta è la frase che fa da epigrafe al film: «Dov’eri tu quand’io ponevo le fondamenta della terra? Mentre gioivano in coro le stelle del mattino e plaudivano tutti i figli di Dio?». È la non riposta che Jahvè dà a Giobbe nel capitolo 38, un testo del quale questo film sembra la dettagliata epifania. Su tutto, infatti, domina l’elemento liquido e cosmico, ispirato a parole come queste:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Chi ha chiuso tra due porte il mare, quando erompeva uscendo dal seno materno? Da quando vivi, hai mai comandato al mattino e assegnato il posto all’aurora? Sei mai giunto alle sorgenti del mare e nel fondo dell’abisso hai tu passeggiato? Ti sono state indicate le porte della morte e hai visto le porte dell’ombra funerea? Per quale via si va dove abita la luce e dove hanno dimora le tenebre? Sei mai giunto ai serbatoi della neve? Per quali vie si espande la luce? Puoi tu annodare i legami delle Plèiadi o sciogliere i vincoli di Orione?</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Eventi su eventi. Dal tempo cosmico che plasma gli astri, le sfere, i colori, all’apparire della luce tra gli alberi; dal pianeta dei dinosauri alle strade del Texas negli anni Cinquanta; dall’emergere di un bimbo nel mondo ai suoi giochi violenti con i coetanei.<br />
Diventato adulto, questo bambino si muove tra grattacieli, deserti, rive di oceani. Ricordando parole ascoltate, parole dette, parole incarnate. Un film anche di iniziazione che si conclude con quella che i cristiani chiamano «la comunione dei santi», l’incontro di tutti finalmente al di là del dolore.<br />
Terrence Malick ha insegnato filosofia ed è un maestro della tecnica cinematografica. Come il monolite di <em>2001</em>, in questo suo film appare con regolarità una pura forma dinamica e dal cangiante colore, sulla quale l’opera si chiude. Ha filmato il sacro.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cresime sociologiche</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 16:50:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alice Rohrwacher Corpo celeste Con:  Yle Vianello (Marta), Pasqualina Scuncia (Santa), Salvatore Cantalupo (Don Mario), Anita Caprioli (Rita), Renato Carpentieri (Don Lorenzo) Italia, 2011 Trailer del film &#160; La tredicenne Marta è tornata a Reggio Calabria dopo dieci anni vissuti in Svizzera. Perlopiù tace e guarda il mondo dall’alto di un piano non finito della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Alice Rohrwacher<br />
<strong>Corpo celeste<br />
</strong>Con:  Yle Vianello (Marta), Pasqualina Scuncia (Santa), Salvatore Cantalupo (Don Mario), Anita Caprioli (Rita), Renato Carpentieri (Don Lorenzo)<br />
Italia, 2011<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2011/corpoceleste/trailer/" target="_blank"> Trailer del film</a></p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">La tredicenne Marta è tornata a Reggio Calabria dopo dieci anni vissuti in Svizzera. Perlopiù tace e guarda il mondo dall’alto di un piano non finito della casa dove abita,<a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/06/corpo_celeste.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7861" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="corpo_celeste" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/06/corpo_celeste-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a> dall’alto dei ponti, dall’alto della profonda estraneità che sente nei confronti di un ambiente che lei non giudica ma che forse non comprende. Marta deve prepararsi alla cresima sotto la guida di Santa, una catechista devota, entusiasta e limitata, che per spingere i ragazzi a una maggiore convinzione li esorta a essere soldati di Cristo imitando Rambo. Sono uno spettacolo, infatti, questo catechismo e questa cresima, scanditi dai ritmi di una canzonetta che dice: «<em>Mi sintonizzo con Dio / è la frequenza giusta / mi sintonizzo proprio io / e lo faccio apposta / voglio scegliere Gesù / voglio scegliere Gesù</em>». Marta fugge da quella cresima e va verso il mare, in un finale straniante, triste, sospeso.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sottile ferocia e un grande vuoto cadenzano questo film di formazione, nel quale la ragazzina si taglia da sola i bei capelli in un gesto di ribellione silenziosa, vive il suo menarca nello squallore dei bagni di un ristorante, sorride e piange con la medesima tenace dignità, accarezza un antico crocifisso come fosse un suo coetaneo. C’è in tutto questo un bisogno di religiosità quasi mistico che viene ottusamente e banalmente distrutto dai riti di un cattolicesimo tutto sociologico e televisivo, squallido e decadente.<br />
Alice Rohrwacher racconta una storia delicata e crudele ispirandosi ai canoni formali del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dogma_95" target="_blank">gruppo danese </a><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dogma_95" target="_blank">Dogma</a></em> -macchina a mano in movimento intorno agli attori, addosso ai loro corpi; luoghi reali; nessun effetto speciale-, disvelando con pacato disprezzo e con partecipe ironia la menzogna dei sacramenti svenduti, di una fede fasulla. Ogni scena è intrisa di un simbolismo profondo, come se si trattasse di palinsesti da decifrare. Dietro la superficie di una modernità volgare traluce un antico bisogno di grazia, di un corpo celeste.</p>
<p>[Una recensione più ampia è stata pubblicata sul <a href="http://www.vitapensata.eu/2011/06/12/corpo-celeste/" target="_blank">numero di giugno 2011</a> di <em><a href="http://www.vitapensata.eu" target="_blank">Vita pensata</a></em>]</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
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		<title>Sadica-Mente</title>
		<link>http://www.biuso.eu/2011/04/24/teologia-sadica/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 15:47:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono il padre. So che gli esseri umani soffrono ogni giorno per le ragioni più diverse. So che crudeltà, malattia e abbandono scandiscono la vita di tutti coloro che nascono. Sono anche onnipotente. Potrei trovare non una ma innumerevoli soluzioni che pongano immediatamente fine al fiume di dolore che avvolge le creature viventi. Ma invece di provvedere con un gesto autenticamente divino a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono il padre. So che gli esseri umani soffrono ogni giorno per le ragioni più diverse. So che crudeltà, malattia e abbandono scandiscono la vita di tutti coloro che nascono. Sono anche onnipotente. Potrei trovare non una ma innumerevoli soluzioni che pongano immediatamente fine al fiume di dolore che avvolge le creature viventi. Ma invece di provvedere con un gesto autenticamente divino a cancellare il dolore dal cosmo, mando il mio figlio prediletto a patire, a essere seviziato, a morire asfissiato e sanguinante in una delle più atroci torture. Dopo lo faccio risorgere, ma l&#8217;universale sofferenza continua come se niente fosse accaduto.</p>
<p style="text-align: justify;">È incredibile come questa orribile storia che ha per protagonista una delle più cupe divinità mai concepite -l&#8217;ebraico Jahweh- venga associata a parole quali “amore” e “misericordia”. Un padre che agisce in questa maniera se è davvero onnipotente è anche sadico; se non riesce a porre rimedio in altro modo, allora è uno di coloro che l&#8217;antica gnosi chiama “arconti”, divinità inferiori, demiurghi incapaci. Un amore onnipotente genera la gioia, non moltiplica sofferenze e crocifissi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Uomini di Dio</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 17:27:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Xavier Beauvois (Des hommes et des dieux) Francia, 2010 Con Lambert Wilson (Christian), Michael Nosdale (Luc), Olivier Rebourdin (Christophe), Philippe Laudenbach (Célestine), Jacques Herlin (Amédée) Trailer del film In Algeria nel 1996 una comunità di monaci cistercensi francesi, perfettamente integrata con la locale comunità islamica, venne rapita e i sette monaci furono tutti uccisi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">di <strong>Xavier Beauvois</strong><br />
(<em>Des hommes et des dieux</em>)<br />
Francia, 2010<br />
Con Lambert Wilson (Christian), Michael Nosdale (Luc), Olivier Rebourdin (Christophe), Philippe Laudenbach (Célestine), Jacques  Herlin (Amédée)<br />
<a href=" http://www.mymovies.it/film/2010/uominididio/trailer/" target="_blank">Trailer del film</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2010/10/uomini_di_dio.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-5961" title="uomini_di_dio" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2010/10/uomini_di_dio-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In Algeria nel 1996 una comunità di monaci cistercensi francesi, perfettamente integrata con la locale comunità islamica, venne rapita e i sette monaci furono tutti uccisi. I maggiori indiziati furono dei gruppi estremisti musulmani ma le circostanze del massacro non vennero mai chiarite.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questo atroce episodio, Xavier Beauvois costruisce un&#8217;opera meditativa come il luogo in cui si svolge ma anche piena di tensione per la consapevolezza dei protagonisti di essere destinati a una morte imminente. Così, le scene di preghiera, lavoro, studio, si alternano a quelle del duro confronto non soltanto con i guerriglieri islamici ma anche con l&#8217;esercito algerino, probabilmente coinvolto -secondo recenti documenti- nella tragica conclusione della vicenda. Il film rimane quasi sempre in equilibrio tra agiografia e distacco. Permette di entrare in una comunità cristiana, nelle sue pieghe, aspirazioni, limiti. E soprattutto dà ragione a una citazione da Pascal che padre Luc (un medico più illuminista che mistico) pronuncia: «Nessuna violenza è compiuta con maggior convinzione di quella che si giustifica con motivi religiosi». Perché “uomini di Dio” non sono soltanto i monaci, lo sono anche i loro assassini. Il titolo originale è comunque diverso e accenna agli uomini e agli dèi, citando a inizio del film il <em>Salmo</em> 82 (81): «Io ho detto: “Voi siete dèi, / siete tutti figli dell&#8217;Altissimo” / Eppure morirete come ogni uomo, / cadrete come tutti i potenti».</p>
<p style="text-align: justify;">
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