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Dittatura e democrazia

Le origini sociali della dittatura e della democrazia
Proprietari e contadini nella formazione del mondo moderno

di Barrington Moore jr

(Social Origins of Dictatorship and Democracy. Lord and Pesant in the Making of the Modern World, Bacon Press, Boston 1966)
A cura di Domenico Settembrini
Presentazione di Luciano Gallino
Einaudi, Torino 1979 (1969)
Pagine XXIV-612

Il sottotitolo di questo libro ne indica con esattezza l’argomento. Contadini e proprietari terrieri hanno fornito un contributo decisivo alla formazione delle strutture sociali contemporanee ma con esiti ben differenti e anche paradossali. Leggi il seguito »

Zhang Huan. Ashman

Milano – Padiglione d’Arte Contemporanea
Sino al 12 settembre 2010

Ashman è il nome col quale Zhang Huan sintetizza la propria visione eroica dell’esistere.
Dei video mostrano il silenzio del protagonista mentre compie i suoi pellegrinaggi dentro le città, tra la cenere, il ghiaccio, offrendo il proprio corpo agli elementi. Alcune fotografie lo ritraggono mentre gioca con la propria pelle o coi monumenti romani. Quadri di grandi dimensioni compongono una celebrazione gloriosa e funerea della Cina comunista, della Cina contemporanea. Altri dipinti rappresentano insetti, operai, soldati. Imponenti Buddha fatti di materiali diversi segnano l’immobilità della storia, del dolore, del niente. Uno di essi è composto di cenere che a poco a poco si disfa trasformando in vuoto lo spazio prima occupato dal Buddha.
Dominano dunque in questa mostra il grigio, la cenere, i teschi, la disgregazione. Su tutto una silenziosa ed elegante disperazione, insieme materica e interiore.

Chengdu, I love You

di Fruit Chan, Cui Jian
Con Tan Weiei, Huang Xuan, Guo Tao, Wu Anya
Cina, 2009
Trailer del film

Due registi raccontano due storie diverse ma accomunate dall’ambientazione nella città di Chengdu e dalla centralità di alcune tradizioni. La prima vicenda si svolge nel 2029 e ha come protagonista una donna che cerca un ragazzo il quale -entrambi bambini- le salvò la vita dopo un terremoto; cerca anche l’uomo che ha ferito suo cugino. Ovviamente saranno la stessa persona e questo la porrà di fronte alla scelta tra gratitudine e vendetta. Il secondo episodio è ambientato nel 1976, al culmine nel maoismo, e narra di un maestro del tè creduto pazzo e reazionario, che cerca di trasmettere la sua arte di servire la bevanda danzando.

Piuttosto inutile la prima parte, la seconda acquista spessore nel descrivere la società cinese prima della transizione al “comunismo privatistico” che ora la caratterizza. In ogni caso, che siano le antiche arti marziali o le complesse cerimonie del tè, i riti non si dissolvono così facilmente come i fanatici del futuro tendono a credere.

She, a Chinese

di Xiaolu Guo
Con Huang Lu, Wei Yi Bo, Geoffrey Hutchings, Chris Ryman
Gran Bretagna, Germania, Francia – 2009

sheachinese

Li Mei non si è mai allontanata dal suo villaggio nella Cina profonda. Fa piccoli lavori ed è oggetto di attenzione da parte dei ragazzi del paese. Il trasferimento in una delle rinnovate città cinesi dove crescono ovunque palazzi e grattacieli significa prostituzione ma anche il legame con un killer che morendo le lascia danaro sufficiente per coronare il sogno dell’Europa. A Londra, però, tutto sembra ricominciare con la stessa indolenza, con la stessa solitudine, con lo stesso spreco delle occasioni che pur le si presentano.

“Pardo d’oro” al Festival del cinema di Locarno 2009, il film descrive in modo realistico e privo di propaganda -positiva o negativa- la vita dei cinesi, in patria e fuori. Al centro vi sono il corpo della ragazza e soprattutto la fame. Non a caso Li Mei ripete di continuo «ho fame» e il cibo, l’atto del mangiare, è il costante filo rosso che coniuga lo squallore del minuscolo luogo d’origine, la tranquilla agiatezza di una casa londinese, l’incontro-scontro con la cultura pakistana e islamica. Senza dirlo esplicitamente, She, a Chinese è un vero film sulla globalizzazione, dei desideri prima che dell’economia.