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Il villaggio di cartone

di Ermanno Olmi
Con: Michael Lonsdale (il vecchio prete), Rutger Hauer (il sacrestano), El Hadji Ibrahima Faye (il soccorritore), Irma Pino Viney (Magdha); Fatima Alì (Fatima), Alessandro Haber (il graduato), Massimo De Francovich (il medico)
Italia, 2011
Trailer del film

Una chiesa viene spogliata dei suoi arredi e chiusa, non si sa bene perché. Il vecchio prete che vi ha trascorso l’intera vita non si rassegna e continua a creare frammenti di culto nei suoi spazi. Una notte arrivano dei clandestini nordafricani, guidati da un ingegnere con permesso di soggiorno e da una prostituta. Fra di loro anche qualcuno che vorrebbe farsi saltare in aria per protesta contro l’ingiustizia perenne del mondo. Tra le panche e l’altare queste persone costruiscono i loro spazi provvisori di cartone. Il sacrestano chiama le forze dell’ordine. Mentre il prete sembra ormai alla fine, rimane un sospeso silenzio su tutto.

Arrivato agli ottant’anni, il cattolico Ermanno Olmi dice quello che pensa senza più mediazioni. E quello che pensa è assai duro contro la pretesa di rendere fuori legge intere popolazioni, di serrarsi nello sfacelo del presente come fosse un immutabile sempre. L’epigrafe conclusiva fa infatti riferimento alla necessità di intervenire sulla Storia affinché essa non appaia -come all’angelo di Klee e di Benjamin- soltanto quale paesaggio di rovine. Il film è del tutto simbolico in ogni suo personaggio, battuta, immagine. A volte i dialoghi sono un poco ingenui e retorici ma questo regista ha certo la capacità di trasformare luoghi e oggetti quotidiani in una figura del sacro.

Contro il dominio della finanza

Riporto qui per intero il testo di padre Alex Zanotelli, che è possibile sottoscrivere sul sito de Il dialogo.
Vi si dice dove prendere i soldi, invece che rubarli ai cittadini che pagano le tasse, ai lavoratori dipendenti, ai pensionati, a servizi essenziali come la sanità, la scuola, i trasporti, la ricerca. Sottrarli ai nababbi parlamentari e alla loro pervicace sfrontatezza -come quella mostrata da alcuni deputati siciliani-, distoglierli dalle opere faraoniche e assurde come il ponte di Messina o l’alta velocità in Piemonte, pretenderli dal patrimonio immobiliare e dalle attività commerciali della chiesa romana che non pagano un euro di ICI, farseli restituire dagli evasori milionari che sono stati “scudati” dall’ineffabile Tremonti, prelevarli dalla immensa ricchezza speculativa che ci sta distruggendo. Dietro l’emergenza invocata da un governo nello stesso tempo incapace e banditesco c’è in realtà il tentativo di portare a compimento la privatizzazione dell’economia, il trionfo del liberismo più feroce, delle diseguaglianze più radicali. Spegnere l’economia e la società a favore della speculazione finanziaria mondiale. Questo è il significato di ciò che sta accadendo.

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In tutta la discussione nazionale in atto sulla manovra finanziaria, che ci costerà 20 miliardi di euro nel 2012 e 25 miliardi nel 2013, quello che più mi lascia esterrefatto è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. E’ mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Sono dati ufficiali questi, rilasciati lo scorso maggio dall’autorevole Istituto Internazionale con sede a Stoccolma (SIPRI). Se avessimo un orologio tarato su questi dati, vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all’ora e 76 milioni al giorno. Ma neanche se fossimo invasi dagli UFO, spenderemmo tanti soldi a difenderci!!
E’ mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare queste assurde spese militari per ottenere i fondi necessari per la manovra invece di farli pagare ai cittadini? Ma ai 27 miliardi del Bilancio Difesa 2010, dobbiamo aggiungere la decisione del governo, approvata dal Parlamento, di spendere nei prossimi anni, altri 17 miliardi di euro per acquistare i 131 cacciabombardieri F 35. Se sommiamo questi soldi, vediamo che corrispondono alla manovra del 2012 e 2013. Potremmo recuperare buona parte dei soldi per la manovra, semplicemente tagliando le spese militari. A questo dovrebbe spingerci la nostra Costituzione che afferma :”L’Italia ripudia la guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali…”(art.11). Ed invece siamo coinvolti in ben due guerre di aggressione, in Afghanistan e in Libia. La guerra in Iraq (con la partecipazione anche dell’Italia),  le guerre in Afghanistan e in Libia fanno parte delle cosiddette “ guerre al terrorismo”, costate solo agli USA oltre 4.000 miliardi di dollari (dati dell’Istituto di Studi Internazionali della Brown University di New York). Questi soldi sono stati presi in buona parte in prestito da banche o da organismi internazionali. Il governo USA ha dovuto sborsare 200 miliardi di dollari in dieci anni per pagare gli interessi di quel prestito. Non potrebbe essere, forse, anche questo alla base del crollo delle borse? La corsa alle armi è insostenibile, oltre che essere un investimento in morte: le armi uccidono soprattutto civili.
Per questo mi meraviglia molto il silenzio dei nostri vescovi, delle nostre comunità cristiane, dei nostri cristiani impegnati in politica. Il Vangelo di Gesù è la buona novella della pace: è Gesù che ha inventato la via della nonviolenza attiva. Oggi nessuna guerra è giusta, né in Iraq, né in Afghanistan, né in Libia. E le folle somme spese in armi sono pane tolto ai poveri, amava dire Paolo VI. E da cristiani come possiamo accettare che il governo italiano spenda 27 miliardi di euro in armi, mentre taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali?
Ma perché i nostri pastori non alzano la voce e non gridano che questa è la strada verso la morte?
E come cittadini in questo momento di crisi, perché non gridiamo che non possiamo accettare una guerra in Afghanistan che ci costa 2 milioni di euro al giorno? Perché non ci facciamo vivi con i nostri parlamentari perché votino contro queste missioni? La guerra in Libia ci è costata 700 milioni di euro!
Come cittadini vogliamo sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari sul Parlamento per ottenere commesse di armi e di sistemi d’armi. Noi vogliamo sapere quanto lucrano su queste guerre aziende come la Fin-Meccanica, l’Iveco-Fiat, la Oto-Melara, l’Alenia Aeronautica. Ma anche quanto lucrano la banche in tutto questo.
E come cittadini chiediamo di sapere quanto va in tangenti ai partiti, al governo sulla vendita di armi all’estero (Ricordiamo che nel 2009 abbiamo esportato armi per un valore di quasi 5 miliardi di euro).
E’ un autunno drammatico questo, carico di gravi domande. Il 25 settembre abbiamo la 50° Marcia Perugia-Assisi iniziata da Aldo Capitini per promuovere la nonviolenza attiva. Come la celebreremo? Deve essere una marcia che contesta un’Italia che spende 27 miliardi di euro per la Difesa.
E il 27 ottobre sempre ad Assisi , la città di S. Francesco, uomo di pace, si ritroveranno insieme al Papa, i leader delle grandi religioni del mondo. Ci aspettiamo un grido forte di condanna di tutte le guerre e un invito al disarmo.
Mettiamo da parte le nostre divisioni, ricompattiamoci, scendiamo per strada per urlare il nostro no alle spese militari, agli enormi investimenti in armi, in morte
Che vinca la Vita!

Alex Zanotelli
Napoli, 24 agosto 2011

Cresime sociologiche

Alice Rohrwacher
Corpo celeste
Con:  Yle Vianello (Marta), Pasqualina Scuncia (Santa), Salvatore Cantalupo (Don Mario), Anita Caprioli (Rita), Renato Carpentieri (Don Lorenzo)
Italia, 2011
Trailer del film

 

La tredicenne Marta è tornata a Reggio Calabria dopo dieci anni vissuti in Svizzera. Perlopiù tace e guarda il mondo dall’alto di un piano non finito della casa dove abita, dall’alto dei ponti, dall’alto della profonda estraneità che sente nei confronti di un ambiente che lei non giudica ma che forse non comprende. Marta deve prepararsi alla cresima sotto la guida di Santa, una catechista devota, entusiasta e limitata, che per spingere i ragazzi a una maggiore convinzione li esorta a essere soldati di Cristo imitando Rambo. Sono uno spettacolo, infatti, questo catechismo e questa cresima, scanditi dai ritmi di una canzonetta che dice: «Mi sintonizzo con Dio / è la frequenza giusta / mi sintonizzo proprio io / e lo faccio apposta / voglio scegliere Gesù / voglio scegliere Gesù». Marta fugge da quella cresima e va verso il mare, in un finale straniante, triste, sospeso.

Una sottile ferocia e un grande vuoto cadenzano questo film di formazione, nel quale la ragazzina si taglia da sola i bei capelli in un gesto di ribellione silenziosa, vive il suo menarca nello squallore dei bagni di un ristorante, sorride e piange con la medesima tenace dignità, accarezza un antico crocifisso come fosse un suo coetaneo. C’è in tutto questo un bisogno di religiosità quasi mistico che viene ottusamente e banalmente distrutto dai riti di un cattolicesimo tutto sociologico e televisivo, squallido e decadente.
Alice Rohrwacher racconta una storia delicata e crudele ispirandosi ai canoni formali del gruppo danese Dogma -macchina a mano in movimento intorno agli attori, addosso ai loro corpi; luoghi reali; nessun effetto speciale-, disvelando con pacato disprezzo e con partecipe ironia la menzogna dei sacramenti svenduti, di una fede fasulla. Ogni scena è intrisa di un simbolismo profondo, come se si trattasse di palinsesti da decifrare. Dietro la superficie di una modernità volgare traluce un antico bisogno di grazia, di un corpo celeste.

[Una recensione più ampia è stata pubblicata sul numero di giugno 2011 di Vita pensata]

 

 

Ipnosi

«Là dove il mondo reale si cambia in semplici immagini, le semplici immagini divengono degli esseri reali, e le motivazioni efficienti di un comportamento ipnotico» (Guy Debord, La società dello spettacolo, § 18). Una droga infinita sparge ormai la propria potenza tra le menti, dentro gli occhi. Diventa gridolino estasiato da parte di miserabili giornalisti gossippari che per ore -seguiti da miliardi di telespettatori- commentano il matrimonio di due ragazzotti inglesi. Diventa acritica e rivoltante adorazione verso il papa più televisivo della storia, distruttore della libertà teologica, protettore di sacerdoti pedofili, accanito sostenitore della morale sessuale repressiva, amico di dittatori di ogni risma. Diventa suprema propaganda dell’Impero, sventolio di bandiere a stelle e strisce che esultano per una vendetta da stadio, una vera e propria esecuzione. L’ipnosi televisiva è diventata in questi giorni un planetario trionfo della morte. Nella dolciastra favoletta degli eredi di una delle monarchie più ingessate del mondo, nella macabra festa del cadavere romano, nella scenografica finzione dell’assassinio di un antico amico della CIA, è l’intelligenza che muore.

Habemus Moretti

Habemus Papam
di Nanni Moretti
Con: Michel Piccoli (il papa),  Jerzy Stuhr (il portavoce), Renato Scarpa (il cardinale Gregori), Franco Graziosi (il cardinale Bollati), Nanni Moretti (lo psichiatra), Margherita Buy (la psichiatra)
Italia-Francia, 2011
Trailer del film

Il collegio cardinalizio, il club più esclusivo del mondo, è composto da un centinaio di vegliardi che vivono il proprio momento di gloria a ogni morte di papa, quando questo gruppo di persone è chiamato a eleggere il nuovo pontefice. L’intero pianeta politico e mediatico si mobilita in tale occasione. L’antico rito delle schede bruciate dopo ogni tornata di voto -fumata nera, fumata bianca- si ripete e viene registrato dalle televisioni di tutto il mondo. Ma che cosa accade? Accade che allorché il cardinal Bollati annuncia l’Habemus Papam il neoeletto ancora non apparso ai fedeli comincia a urlare, fugge, si sente incapace di reggere tanto peso. Leggi il seguito »

Il trucco

Squallido trucco, quello che un giornalista che è stato ed è tra i peggiori figuri della corte craxiana prima e berlusconiana ora va spargendo nella convinzione che la gente sia idiota e beva la tesi secondo la quale al suo padrone verrebbero imputate colpe morali, “peccati”. Qui -conviene ribadire l’ovvio- la morale non c’entra nulla; a chiedere a s.b. di andarsene non sono dei sessuofobici ma tutto al contrario sono uomini e donne per i quali il sesso è così bello da preferire scambiarselo invece che comprarlo. La questione è completamente diversa e consiste in tre punti:
- l’immensa disponibilità finanziaria del capo del governo, che gli consente un’azione sistematica di corruzione dei singoli, della stampa, delle istituzioni;
- il controllo quasi totale delle televisioni, con l’annesso e antidemocratico conflitto di interessi;
- il carisma che il personaggio possiede e che affascina milioni di persone.
Si tratta di tre condizioni chiaramente pericolosissime per l’equilibrio dei poteri che è la vera sostanza di un regime democratico, il quale consiste esattamente in tale equilibrio/separazione e non in una delega senza condizioni a chi, come Berlusconi, è stato eletto tramite una legge-truffa col 35% dei consensi degli italiani e che per questo pretende di porsi al di sopra di ogni norma, diritto, decenza. L’indecenza non sta “nelle mutande” ma nel potere carismatico in mano a un ricchissimo padrone dei media ormai psichicamente fuori controllo.
(Il giornalista che organizza raduni contro inesistenti “puritani” e a favore delle orge con minorenni si dichiara anche un devoto della Chiesa cattolica. Chissà che cosa ne pensano i cattolici).

I papisti e il potere

L’amico Augusto Cavadi ha pubblicato su Centonove e sul proprio blog un articolo che riferisce della censura immotivata e anticostituzionale esercitata dagli organi di polizia in occasione della visita di Benedetto XVI a Palermo, censura che lo ha toccato anche personalmente. Ho dato ad Augusto questa risposta:

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Io penso e spero che la chiusa del tuo articolo sia ironica.
 Sai meglio di me come da sempre -diciamo almeno da Costantino e Teodosio ma anche prima- l’essenza della chiesa papista sia il potere. Il potere sempre e comunque, il potere esercitato direttamente o attraverso dei prestanome (imperatori, re, deputati dei parlamenti oligarchici e di quelli democratici), il potere todo modo. Il potere anche dei buoni sentimenti che convincono tanti che in fondo preti e suore del bene lo fanno, andando per esempio ad aiutare i bimbi africani. E ignorando invece che l’Africa era un continente tribale dagli equilibri stabili fino a che non ebbe la disgrazia di ricevere la visita della triade mercante-soldato-missionario cristiano.

Senza il potere la chiesa papista crollerebbe in una decina d’anni. I suoi capi -pontefici, cardinali, vescovi- lo sanno benissimo e per questo non accetteranno mai una chiesa come tu e altri la immaginate e chiedete. E hanno ragione loro. Perché senza il potere si dissolverebbe la sua struttura politica ed essa sarebbe fagocitata da altre autorità, come si vede infatti nelle chiese protestanti.
 Oppure si potrebbe pensare -sogno mirabolante, surreale come tutti i sogni ma forse possibile- che a capo di questa chiesa fosse eletto un Marcinkus o uno peggiore, che stringesse legami ancora più forti con le massonerie (a parole condannate dai papisti, ma solo a parole), con le banche mondiali, con le mafie di ogni territorio. A quel punto, infatti, l’essenza malvagia della chiesa romana apparirebbe ancora più chiara. E chiara sarebbe la stoltezza dei suoi fedeli, soprattutto di quelli “progressisti” e quindi illusi complici del male.

Come vedi, quanto accaduto a Palermo non solo è comprensibile ma è anche paradigmatico e necessario poiché del tutto coerente con duemila anni di legame totale con i poteri di ogni risma, con le guerre, con l’oppressione, con l’ingiustizia. Il Regno dei Cieli apparirà anche quando i capi di questa congrega saranno condotti davanti a qualche tribunale per rispondere di crimini contro l’umanità. Quali crimini? Basta sfogliare un qualsiasi manuale di storia per trovare molte risposte.
 L’ultima, ma solo in ordine di tempo, è il sostegno esplicito, costante e convinto a un personaggio come s.b., il quale poi ricambia con la censura totalitaria di cui parla il tuo articolo (oltre che con tante altre regalie finanziarie e sociali).

Rassègnati, caro amico, contro la chiesa papista “non praevalebunt”. Perché dovrebbero essere “le porte degli inferi” a ribellarsi contro se stesse.

Anno $anto

Le cronache di ormai familiare e quotidiana corruzione ci raccontano che il costruttore Anemone -quello che ha regalato una casa con vista sul Colosseo all’ex ministro Scajola senza che quest’ultimo ne sapesse nulla (ma guarda che fortuna hanno certe persone!)- è in ottimi rapporti d’affari con Angelo Balducci, un altro costruttore (ora in carcere) ben introdotto nello Stato della Chiesa (quella papista), amico di tanti prelati, ai quali presta cifre consistenti, e fornitore d’opera per Congregazioni e Ministeri vaticani. Proprio a partire dal Giubileo del 2000 Anemone e Balducci sono diventati i padroni delle grandi opere pubbliche in Italia. La tradizione ecclesiastica è giustamente rispettata: da Bonifacio VIII (1300) a Giovanni Paolo II gli anni sono davvero $anti.

Narcisismo

I cristiani furono una setta aggressiva che minò l’Impero ma ne ereditò gli aspetti peggiori, come il gigantismo, la volontà di conquista, la tracotanza. Di tale dismisura è forma suprema l’idea che un Dio si sia fatto uomo e sia addirittura morto per la “salvezza” di questa specie insignificante posta su un pianeta qualsiasi dell’universo immenso. Con tali idee tanto balzane quanto arroganti ci siamo illusi di possedere uno status privilegiato rispetto a ogni altro essente. L’uomo, al contrario, non è altro che «una piccola specie animale ipertesa che -fortunatamente- ha fatto il suo tempo»; in generale, la vita sulla terra oltre che una malattia è una escrescenza dell’essere, un temporaneo incidente nelle cose, una insignificante eccezione priva di conseguenze: «la terra stessa è, come ogni astro, uno iato fra due nulla» (Nietzsche, Frammenti postumi 1888-1889, 16[25]).

L’antichità pagana aveva invece ben presente l’insormontabilità del limite. E da tale consapevolezza nascono l’arte, la letteratura, la riflessione in Grecia e a Roma. Esemplare di questa differenza è la condanna che il cristianesimo pronuncia contro il suicidio mentre Plinio arriva persino a compiangere la divinità per il fatto che essa non può uccidersi. L’antropocentrismo cristiano -in qualunque forma venga declinato, che sia il lusso planetario urbi et orbi dei papisti romani o il perenne venerdì santo dei tristi riformati tedeschi- ha trasformato la casualità della specie in una necessità cosmica, ha preso così a cuore le vicende umane da costringere persino un Dio a morire per esse. Festeggiare la resurrezione del rabbi Jeshu-ha-Notzri è un atto di supremo e patetico narcisismo da parte dei mortali.

Il male

Nel 2006 concludevo un articolo dal titolo L’amore debole di Benedetto XVI accennando alla sodomizzazione ecclesiastica dei bambini. Le notizie che ormai provengono da tutto il mondo confermano le responsabilità di Joseph Ratzinger sull’infamia dello stupro di bambini e ragazzi da parte di preti costretti a vivere contro natura.

Contravvenendo a tutte le norme (la cosiddetta e grottesca par condicio), il malnato imperversa in televisione invitando a votare per i suoi complici. Aveva ragione Solone a pensare che le leggi sono come tele del ragno: catturano i piccoli insetti mentre i grossi le rompono. Anche per questo l’anarchismo ha ragione.

A proposito di anarchici, puntualissimi sono arrivati degli “attentati” commissionati assai probabilmente da esponenti dell’attuale governo e attribuiti per l’ennesima volta ai libertari. Vecchissima strategia -il cui trionfo si ebbe con l’incendio del Reichstag nel 1933- messa in atto per racimolare altri voti da parte del Pdl, Partito dei Ladri, alle elezioni di domani. Si spera che funzioni sempre il bau bau contro gli anarchici.

A Catania stamattina ho visto l’automobilista davanti a me gettare a più riprese fuori dal finestrino delle carte e altri rifiuti. Chi utilizza lo spazio pubblico come una pattumiera sottoscrive in tal modo il proprio essere spazzatura. Questo sono moltissimi catanesi, siciliani, italiani: dei rifiuti.

«Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: “Sterminerò dalla terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d’averli fatti”». (Genesi, 6, 5-7). È uno dei pochi brani accettabili di un libro immorale. Certo che doveva pentirsi, visto ciò che aveva combinato questo funesto demiurgo. Peccato che poi ci abbia ripensato.

La matematica del silenzio

di Federico Bertozzi
Spazio Teatro 89 – Milano
con Debora Migliavacca Bossi
Musiche originali di Stefano Scarani
Sino al 23 ottobre 2009

La matematica del silenzio

Quanto è grande Domrémy, il paese dove nacque Giovanna d’Arco? Oggi ha 167 abitanti; quanti erano nel 1412, anno di nascita della ragazza? Il silenzio avvolgeva i faggi, i boschi, i luoghi. In quel silenzio Jehanne Darc sentiva le voci delle sante e dell’arcangelo Michele che la esortavano, costringevano, alla guerra. Tali voci si intrecciarono alle ambizioni della famiglia, all’influenza di monache potenti e dell’ordine francescano, al ricordo di profezie riguardanti una vergine che avrebbe salvato la Chiesa e la Francia. E importante strumento delle vittorie di Giovanna fu Gilles de Rais, uno degli uomini più crudeli di ogni tempo, uno stupratore e massacratore di bambini. Mentre viene processata, la ragazza si addolora delle «tre frecce» che la uccidono: l’odio degli inglesi, l’ambigua debolezza del Delfino ma soprattutto il tradimento della Chiesa.

L’«ipotesi inconsueta sul trionfo e sull’ombra di Giovanna d’Arco» -questo il sottotitolo dello spettacolo- è dunque che parola e silenzio, luce e ombra, esaltato misticismo e indicibile ferocia, esattezza ed entropia, si coniughino in una delle vicende più singolari e insieme più emblematiche della storia dell’Europa cristiana. Ai due personaggi -Jehanne e Gilles- dà voce e corpo Debora Migliavacca Bossi, capace di accordare gesti, suoni, tensione nella dolce durezza di questa storia estrema.

Trattato dei tre impostori

Anonimo
TRATTATO DEI TRE IMPOSTORI. La vita e lo spirito del Signor Benedetto de Spinoza
(Traité des Trois Imposteurs o Esprit de Spinoza)
A cura di Silvia Berti
Prefazione di Richard H. Popkin
Einaudi 1994
Pagine LXXXIV-313

tre_impostori

La vicenda di questo scritto è singolare. Sembra sia stato composto agli inizi del Settecento innestandosi sulla tradizione averroistica del leggendario De tribus impostoribus ma in realtà rielaborando e incastrando fra di loro testi di Spinoza, Hobbes, Vanini, La Mothe Le Vayer, Charron, Naudé, Lamy. Condannato, bruciato, gelosamente conservato e appassionatamente letto, sembrava lontano da ogni chiarificazione filologica fino a quando, nel 1985, Silvia Berti scoprì a Los Angeles un esemplare dell’edizione Levier del 1719, del quale qui presenta l’edizione critica. La curatrice lo attribuisce, con buoni argomenti pur senza una prova definitiva, al diplomatico olandese Jan Vroesen. In ogni caso, si tratta di uno dei documenti più significativi della letteratura libertina. Leggi il seguito »

Scherza coi santi e lascia stare Nietzsche

nietzsche

«Nietzsche ha dileggiato l’umiltà e l’obbedienza come virtù servili, mediante le quali gli uomini sarebbero stati repressi. Ha messo al loro posto la fierezza e la libertà assoluta dell’uomo. Orbene, esistono caricature di un’umiltà sbagliata e di una sottomissione sbagliata, che non vogliamo imitare. Ma esiste anche la superbia distruttiva e la presunzione, che disgrègano ogni comunità e finiscono nella violenza». Così Benedetto XVI nella omelia tenuta il 9 aprile scorso.
Nietzsche avrebbe sorriso di un simile giudizio, avrebbe trovato in esso la conferma della disonestà del prete. Ma qui non si tratta di menzogna bensì, più modestamente, di ignoranza. L’omelia dalla quale è tratto il brano -e che invito a leggere per intero- non solo è davvero noiosissima e banale ma dimostra anche che il suo autore ha una conoscenza parziale del significato che Nietzsche dà allo Übermensch, all’oltreuomo. Lungi, infatti, dal sostenere una filosofia iperumanistica e antropocentrica, Nietzsche ritiene che «“l’uomo è qualcosa che deve essere superato” -qui è importante il tempo: i greci degni di ammirazione: senza fretta. I miei predecessori: Eraclito, Empedocle, Spinoza, Goethe» (Frammenti postumi 1884,  25[454]), pensa che ci sia «qualcosa di fondamentalmente erroneo nell’uomo -egli deve essere superato. Tenta!» (Frammenti postumi 1882-1884 parte II, 11[8]». Nietzsche arriva a dire che l’oltreuomo è un «Cesare romano con l’anima di Cristo» (Frammenti postumi 1884, 27 [60]).
L’antropologia nietzscheana si caratterizza non per la presunzione dogmatica e la violenza apostolica delle quali i papisti sono stati nella storia maestri ma per le qualità del pensare, dell’inventar forme, della misura, della complessità, della severità, della riservatezza, dell’appagamento di sé e del distacco. Si tratta di categorie etiche ed esistenziali che il teologo Ratzinger non è in grado di cogliere e tanto meno apprezzare. Non era dunque affatto necessario citare il nome di Nietzsche. Il Papa parli di ciò che vuole ma lasci stare i filosofi. Unicuique suum, come recita la testata dell’Osservatore Romano.

Il dubbio

di John Patrick Shanley
(Doubt)
USA, 2009
Con: Meryl Streep (Suor Aloysious Beauvier), Philip Seymour Hoffman (Padre Brendan Flynn), Amy Adams (III) (Suor James), Viola Davis (I) (Mrs. Miller)

dubbio

 

New York, 1964. Una scuola cattolica è gestita con regole ferree da Suor Aloysious, per la quale un Papa vale l’altro purché venga salvata la virtù. A gestire con lei l’istituto viene nominato Padre Flynn, il quale invece pensa che «uno degli obiettivi delle persone crudeli è cercare di distruggere la gentilezza in nome della virtù». Tra i due la guerra diventa aperta quando la Madre Superiora si convince che la gentilezza di Padre Flynn verso l’unico studente nero della scuola nasconda intenzioni pedofile.

Il regista è l’autore del testo teatrale dal quale ha tratto un film che nella prima mezz’ora rimane lasco per prendere invece ritmo dal momento dello scontro tra i due religiosi. Tutto si regge sulla interpretazione dei protagonisti, sulla forza psicologica che riescono a dare ai loro personaggi. Più delle parole, infatti, sono le sfumature dello sguardo e dei gesti a rivelare il peso di un inquieto passato. Uno dei meriti è la costante ambiguità nella quale rimangono i fatti, a favore del primato delle interpretazioni. Da qui l’inevitabile dubbio.