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	<title>agb &#187; Cechov</title>
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		<title>Habemus Moretti</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2011 10:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[cardinali]]></category>
		<category><![CDATA[Cechov]]></category>
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		<description><![CDATA[Habemus Papam di Nanni Moretti Con: Michel Piccoli (il papa),  Jerzy Stuhr (il portavoce), Renato Scarpa (il cardinale Gregori), Franco Graziosi (il cardinale Bollati), Nanni Moretti (lo psichiatra), Margherita Buy (la psichiatra) Italia-Francia, 2011 Trailer del film Il collegio cardinalizio, il club più esclusivo del mondo, è composto da un centinaio di vegliardi che vivono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em>Habemus Papam</em></strong><br />
di <strong>Nanni Moretti</strong><br />
Con: Michel Piccoli (il papa),  Jerzy Stuhr (il portavoce), Renato Scarpa (il cardinale Gregori), Franco Graziosi (il cardinale Bollati), Nanni Moretti (lo psichiatra), Margherita Buy (la psichiatra)<br />
Italia-Francia, 2011<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2011/habemuspapam/trailer/" target="_blank">Trailer del film</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/04/habemus_papam.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7456" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="habemus_papam" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/04/habemus_papam-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Il collegio cardinalizio, il club più esclusivo del mondo, è composto da un centinaio di vegliardi che vivono il proprio momento di gloria a ogni morte di papa, quando questo gruppo di persone è chiamato a eleggere il nuovo pontefice. L’intero pianeta politico e mediatico si mobilita in tale occasione. L’antico rito delle schede bruciate dopo ogni tornata di voto -fumata nera, fumata bianca- si ripete e viene registrato dalle televisioni di tutto il mondo. Ma che cosa accade? Accade che allorché il cardinal Bollati annuncia l’<em>Habemus Papam</em> il neoeletto ancora non apparso ai fedeli comincia a urlare, fugge, si sente incapace di reggere tanto peso. <span id="more-7453"></span><br />
Sconcertati, i suoi colleghi si rivolgono a un medico che attesta lo stato di ottima salute del papa. Chiamano allora uno psicoanalista -il più bravo- per comprendere che cosa si muove nell’anima, e non nell’inconscio, dell’ex cardinale Melville. La cosa migliore di quest’opera molto particolare non è l’argomento, il modo di trattarlo o la sua contraddittoria inclassificabilità ideologica. Infatti, il collegio cardinalizio vi appare come composto da soggetti innocui, simpatici, per bene e un poco infantili. Tanto che il film sembra a volte una vera apologia del Vaticano. L’ironia, che arriva sino al grottesco, tempera questa sensazione ma si tratta della comprensione e dell’indulgenza che i romani hanno sempre verso il loro papato. E Moretti è romano.<br />
<em>Habemus Papam</em> è singolare e profondo non per queste o analoghe ragioni ma perché è un film onirico, è un sogno del suo regista, il quale vi ha condensato l’unicità del luogo in cui vive, la propria passione per lo sport, la simpatia e la rabbia che nutre verso le persone, il delirio di onnipotenza sempre destinato allo scacco, immagini e situazioni infantili. E dunque una sottile ma evidente linea di assurdità lo percorre, un’autentica costruzione fantasmatica e non politica, una seduta psicoanalitica il cui paziente non è un improbabile papa (interpretato magnificamente da Michel Piccoli) ma è il regista. Un regista che qui fa recitare Cechov a <em>due</em> attori folli, che ambienta il primo finale in un teatro nel quale si sta mettendo in scena <em>Il gabbiano </em>e<em> </em>che del drammaturgo russo assume lo stile verboso e insieme essenziale, sobrio e tuttavia disperato.<br />
Questo è forse il film più autobiografico di Moretti. Un’opera tecnicamente di grande livello, piacevolezza cromatica -vi domina naturalmente il colore rosso-, con alcune soluzioni registiche davvero splendide. Solo la scena conclusiva torna alla realtà collettiva e storica, dove delle parole meditate -e non soltanto il flusso inarrestabile della psiche individuale- diventano la chiave per cogliere, attraverso gli sguardi degli altri e il silenzio che piomba, il senso di questo sogno.</p>
<p style="text-align: justify;">[Una <a href="http://www.vitapensata.eu/2011/05/09/habemus-papam/" target="_blank">recensione più ampia</a> è apparsa sul  numero 11 (maggio 2011) di <em><a href="http://www.vitapensata.eu" target="_blank">Vita pensata</a></em>]</p>
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		<title>Il Gabbiano</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 12:20:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Cechov]]></category>
		<category><![CDATA[Il Gabbiano]]></category>
		<category><![CDATA[Martin Crimp]]></category>
		<category><![CDATA[Ottocento]]></category>
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		<category><![CDATA[Sandro Mabellini]]></category>
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		<description><![CDATA[di Anton Cechov Versione di Martin Crimp Traduzione di Leslie Csuth Con Donatella Bartoli, Elisabetta Ferrari, Mariano Nieddu, Alberto Onofrietti, Roberta Rovelli, Paolo Summaria Regia di Sandro Mabellini Teatro Litta &#8211; Milano Sino al 10 maggio 2009 Il Gabbiano ritorna su una scena del tutto spoglia, dove tre coppie danzano il disperato gioco dell&#8217;amore non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">di <strong>Anton Cechov</strong><br />
Versione di <strong>Martin Crimp</strong><br />
Traduzione di Leslie Csuth<br />
Con Donatella Bartoli, Elisabetta Ferrari, Mariano Nieddu, Alberto Onofrietti, Roberta Rovelli, Paolo Summaria<br />
Regia di <strong>Sandro Mabellini</strong><br />
<a href="http://www.teatrolitta.it/" target="_blank">Teatro Litta</a> &#8211; Milano<br />
Sino al 10 maggio 2009</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2009/05/litta_gabbiano.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2124" title="litta_gabbiano" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2009/05/litta_gabbiano-200x300.jpg" alt="litta_gabbiano" width="200" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il Gabbiano</em> ritorna su una scena del tutto spoglia, dove tre coppie danzano il disperato gioco dell&#8217;amore non corrisposto, degli incroci che non si colgono, delle aspirazioni ridimensionate, della vita-teatro. Sul palcoscenico solo un paio di microfoni, parlando nei quali e dando le spalle  alla sala gli attori diventano anche gli altri personaggi. Quando, invece, sono Konstantin e Nina, Arkadina e Trigorin, Medvedenko e Maša, gli attori si rivolgono al pubblico, che è dunque attivamente coinvolto nella rappresentazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Cechov non è mai semplice da recitare e da vedere. La regia di Sandro Mabellini -basata sulla asciutta versione di Martin Crimp- ne condensa senso e gesti traendo dal testo tutta la possibile  contemporaneità, che vuol dire sempre la classicità di un&#8217;opera. Gli inserti musicali vanno da Mozart al rock e sono sempre rispettosi del contesto. La recitazione si fa spesso danza. La metafora del gabbiano viene esplicitata e diventa il corpo di un&#8217;attrice. La prima parte dello spettacolo rimane tuttavia povera e solo nel finale acquista la densità di un dramma esplicitamente shakespeariano, così come Cechov lo aveva voluto.</p>
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