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	<title>agb &#187; Capitalism: A Love Story</title>
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		<title>Capitalism: A Love Story</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 08:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[di Michael Moore USA, 2009 Trailer del film Inizia con lo spezzone di un vecchio documentario dedicato alle ragioni della caduta dell&#8217;Impero Romano, dal quale risulta evidente l&#8217;analogia con la situazione dell&#8217;Impero americano. Il secondo inizio è costituito da una serie di brevi filmati di rapine in banca, riprese da telecamere di sorveglianza. Finisce con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">di <strong>Michael Moore</strong><br />
USA, 2009<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2009/capitalismalovestory/trailer/" target="_blank">Trailer del film</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2009/11/moore_capitalism.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3722" title="moore_capitalism" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2009/11/moore_capitalism-210x300.jpg" alt="moore_capitalism" width="210" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Inizia con lo spezzone di un vecchio documentario dedicato alle ragioni della caduta dell&#8217;Impero Romano, dal quale risulta evidente l&#8217;analogia con la situazione dell&#8217;Impero americano. Il secondo inizio è costituito da una serie di brevi filmati di rapine in banca, riprese da telecamere di sorveglianza. Finisce con il regista che circonda l&#8217;edificio della Borsa a Wall Street con uno di quegli adesivi arancioni coi quali la polizia delimita la “scena del crimine”. E infatti ciò che Moore racconta è una rapina senza confronti, senza precedenti, senza misura, perpetrata dall&#8217;1% dei cittadini statunitensi contro tutti gli altri e verso l&#8217;intero pianeta. Mutui subprime, derivati e altre invenzioni della finanza criminale -ma del tutto legalizzata- vengono spiegati con chiarezza e senza un briciolo di noia; spiegati soprattutto nei loro effetti: famiglie intere private della loro casa e costrette a vivere in automobile; migliaia di operai lasciati senza lavoro da un giorno all&#8217;altro; “contadini morti” e cioè cifre assicurative milionarie intascate dalle aziende per la scomparsa dei loro impiegati, senza che le famiglie lo sappiano e mentre subiscono lutto e danno. In questo modo, un impiegato è molto più redditizio da defunto che da vivente. E poi gli intrecci strettissimi tra il Ministero del Tesoro USA e la Goldman Sachs e le altre banche, vere padrone e vero flagello dell&#8217;economia statunitense e mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto narrato con la consueta vivacità e ironia intessute alla tragedia. Da riso aperto le scene tratte dal <em>Gesù</em> di Zeffirelli, doppiate in modo da garantire beatitudine non ai poveri ma al capitalismo, visto che questo sistema viene presentato come del tutto conforme alla fede cristiana, nonostante alcuni preti e vescovi qui intervistati neghino la compatibilità tra il principio capitalista del profitto e l&#8217;etica cristiana del dono. Pur con delle lodi a volte eccessive a F.D.Roosevelt e a Obama, il film è imperniato sul conflitto tra capitalismo e democrazia e si conclude con l&#8217;affermazione che «il capitalismo è il male, e il male non si riforma: si abbatte». Più di questo non si può chiedere a un regista statunitense. Dopo il muro dell&#8217;89 andrebbe infatti abbattuto l&#8217;altro muro, assai più radicato e potente, quello che sta nel nome stesso di <em>Wall Street</em>. Il miglior film di Moore.</p>
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