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	<title>agb &#187; antropologia</title>
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	<description>un barlume di fasto</description>
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		<title>Auto da fé</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 13:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Die Blendung [1935] di Elias Canetti Trad. di Luciano e Bianca Zagara Adelphi, 1985 Pagine 521 Un masso isolato nello spazio del mondo e delle parole che tentano di descriverlo. Un mondo andato in pezzi e una scrittura icastica che ne restituisce la realtà frantumata. Un flusso di coscienza non soggettivo, non più interiore, come se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em>Die Blendung</em></strong> [1935]<br />
di <strong>Elias Canetti</strong><br />
Trad. di Luciano e Bianca Zagara<br />
Adelphi, 1985<br />
Pagine 521</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/auto_da_fé.jpg"><img class="size-full wp-image-9742 alignleft" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="auto_da_fé" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/auto_da_fé.jpg" alt="" width="190" height="295" /></a>Un masso isolato nello spazio del mondo e delle parole che tentano di descriverlo. Un mondo andato in pezzi e una scrittura icastica che ne restituisce la realtà frantumata. Un flusso di coscienza non soggettivo, non più interiore, come se la maligna assurdità delle cose avesse preso da sé voce e forma parossistiche e tuttavia geometriche. Un teorema espressionistico. Questo è <em>Die Blendung</em>, l’unico romanzo di Elias Canetti, premio Nobel per la letteratura nel 1981.<br />
Peter Kien è un sinologo universalmente ammirato. Ma è «<em>una testa senza mondo</em>» (titolo della prima parte). Vive solitario nella sua grande casa-biblioteca, fin quando la sua governante Therese -una donna che «non aveva niente di sacro, era un essere molto crudele» (p. 344)- non lo raggira e lo induce a sposarla. Comincia allora l’avventura di Kien in un «<em>mondo senza testa</em>» (titolo della seconda parte), nel quale «la vita quotidiana era un superficiale groviglio di menzogne» (20). È un mondo composto da individui ipocriti, violenti, volgari, miserabili. Il mondo degli umani. Therese lo butta fuori di casa impadronendosi dell’appartamento e di tutti i suoi libri; un nano gli sottrae con pazienza e metodo buona parte del patrimonio; un portinaio omicida lo rinchiude al buio in uno stanzino maleodorante. Per una fortunata e fortuita circostanza arriva il fratello Georges, celebre psichiatra, a liberarlo dalla moglie-mostro e da ogni fastidio. Ma, partito Georges, «<em>il mondo nella testa</em>» (titolo della terza parte) comincia il suo moto vorticoso, incontenibile, corrusco.<br />
Che cosa racconta questa storia?<br />
Racconta la follia.<br />
Racconta la scotomizzazione, che restringe la visuale dei personaggi fino a escludere dallo sguardo ciò da cui ciascuno si sente impaurito o infastidito.<br />
Racconta la paura che il tempo suscita tra gli umani, il loro desiderio di cancellare il presente e rifugiarsi nell’immobilità del passato oppure nel futuro che avrà reso passato il presente: «Il futuro, il futuro, come fare per rifugiarsi nel futuro? Una volta passato il presente, lui non avrà più nulla da temere da esso. Ah, se fosse possibile cancellare il presente! L’infelicità del mondo dipende dal fatto che noi si vive troppo poco nel futuro. […] La colpa di tutti i dolori è nel presente. Lui non vede l’ora che giunga il futuro perché allora nel mondo vi sarà più passato», questo pensa Kien (172).<br />
Racconta la massa, il provare «la felicità di volere tutti insieme la stessa cosa» (353). <a href=" http://www.biuso.eu/2009/01/25/massa-e-potere/" target="_blank">Massa</a> che per Canetti è la forma naturale dell’umanità, la quale «esisteva, come massa, già molto prima di venire inventata -e annacquata- in sede concettuale. Essa ribolle, animale mostruoso, selvaggio, ardente e turgido di umori, nelle profondità del nostro essere, più profonda delle Madri» (447).<br />
Racconta i libri, invenzione perfetta che però non può essere utilizzata come una corazza con la quale difendersi dal coacervo della vita e del suo orrore. Bisogna infatti che testa e mondo si incontrino in una comprensione profonda, disincantata e rigorosa dell’esistere. È in tale convergere che la cultura diventa «il salvagente dell’individuo contro la massa che è in lui» (446).<br />
In ogni caso, «non c’è uomo che valga quanto i libri che possiede» (235) ed è vero che «diversi miliardi di uomini qualunque avevano vissuto assurdamente e altrettanto assurdamente erano morti. Mille uomini precisi, non più di mille, avevano edificato la scienza» (333).<br />
Questo libro terrificante e terapeutico, ironico e catartico, insegna che alle tre principali forme della relazionalità  umana -il gaudio inquieto, la prestazione e il possesso- bisogna aggiungerne una quarta: la ferocia.</p>
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		<title>I filosofi</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 22:29:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«La politica è una scienza, che si deve imparare, e non un modo per vivere senza lavorare (nel migliore dei casi) o per delinquere e arricchirsi impunemente (nel peggiore e molto diffuso). Spero che arrivino a capire che, come nessuno può diventare medico, ingegnere, magistrato (e tante altre cose) senza studi regolari, esami e correlativi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«La politica è una scienza, che si deve imparare, e non un modo per vivere senza lavorare (nel migliore dei casi) o per delinquere e arricchirsi impunemente (nel peggiore e molto diffuso). Spero che arrivino a capire che, come nessuno può diventare medico, ingegnere, magistrato (e tante altre cose) senza studi regolari, esami e correlativi diplomi, così nessuno dovrebbe esercitare la professione di “politico” (che vuol dire gestire lo Stato) solo per esperienza pratica, militanza nei partiti, tirocini da portaborse (di nuovo nel migliore dei casi) o per ricchezza, spregiudicatezza e legami criminali» ( <a href="[http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/25/la-politica-oltre-il-baratro/172981/" target="_blank">Bruno Tinti, <em>Il Fatto quotidiano</em>, 25.11.2011</a> ).<br />
«Non ci sarebbe tregua dei mali nelle Città, e forse neppure nel genere umano […] se prima i filosofi non raggiungessero il potere negli Stati, oppure se quelli che oggi si arrogano il titolo di re e di sovrani non si mettessero a filosofare seriamente, sì da far coincidere nella medesima persona l&#8217;una funzione e l&#8217;altra -ossia il potere politico e la filosofia- e da mettere fuori gioco quei molti che ora perseguono l&#8217;una cosa senza l&#8217;altra» (Platone, <em>Repubblica</em>, 473 d, trad. di R. Radice).<br />
Al filosofo, dunque, bisognerà affidare il potere, a chi si è dedicato con impegno, metodo e passione alla ricerca sugli enti e sull’umano. Il potere deve andare al filosofo poiché soltanto a lui appare «il legame originario di tutte queste cose» (Id., <em>Epinomide</em>, 992 a);<em> </em>costui non solo saprà governare in maniera disinteressata ma non potrà fare a meno di proiettare sulla materia politica il rigore, la necessità, la freddezza del cosmo.</p>
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		<title>Oltre</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 18:48:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Faust di Aleksandr Sokurov Con: Johannes Zeiler (Faust), Anton Adasinskiy (l’usuraio), Isolda Dychauk (Margherita), Georg Friedrich (Wagner), Hanna Schygulla (la moglie dell’usuraio) Russia, 2011 Trailer del film &#160; L’azione. Fame. Disordine. Sporcizia. Denaro. Conoscenza. Lo schifo. Acqua. Il desiderio. Incubi. Homunculus. La storia come illusione. Topi. Guerra. Sesso. Immagini distorte. Espressionismo. Odio. Chiese. Simulacri. Funerali. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Faust</strong><br />
di Aleksandr Sokurov<br />
Con: Johannes Zeiler (Faust), Anton Adasinskiy (l’usuraio), Isolda Dychauk (Margherita), Georg Friedrich (Wagner), Hanna Schygulla (la moglie dell’usuraio)<br />
Russia, 2011<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2010/faust/trailer/" target="_blank"> Trailer del film</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/11/faust.jpg"><img class="size-medium wp-image-9389 alignright" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="faust" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/11/faust-210x300.jpg" alt="" width="147" height="210" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">L’azione. Fame. Disordine. Sporcizia. Denaro. Conoscenza. Lo schifo. Acqua. Il desiderio. Incubi. Homunculus. La storia come illusione. Topi. Guerra. Sesso. Immagini distorte. Espressionismo. Odio. Chiese. Simulacri. Funerali. Ghiacci. Artificio. Corpi. Rancore. Il potere. Medicina. Escrementi. Verità. Alchimia. Dettagli. Cadaveri. Vino. Fango. Grottesco. Simboli. Primissimi piani. Disperazione. Rabbia. Il sogno della ragione. Notte. Puro cinema, che splende d’intelligenza. La luce. Morte. La materia. Il male. Oltre, sempre oltre.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Carneficina</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 15:04:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Carnage di Roman Polanski Con: Jodie Foster (Penelope Longstreet), Kate Winslet (Nancy Cowen), Christoph Waltz (Alan Cowell), John C. Reilly (Michael Longstreet) Francia, Polonia, Germania, Spagna, 2011 Dal testo teatrale Il dio del massacro, di Yasmina Reza Trailer del film Un appartamento a New York. Penelope e Michael Longstreet si comportano come una coppia progressista, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em>Carnage</em><br />
di <strong>Roman Polanski</strong><br />
Con: Jodie Foster (Penelope Longstreet), Kate Winslet (Nancy Cowen), Christoph Waltz (Alan Cowell), John C. Reilly (Michael Longstreet)<br />
Francia, Polonia, Germania, Spagna, 2011<br />
Dal testo teatrale <em>Il dio del massacro</em>, di Yasmina Reza<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2011/godofcarnage/trailer/" target="_blank">Trailer del film</a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/09/carnage.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-8784" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="carnage" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/09/carnage-215x300.jpg" alt="" width="215" height="300" /></a>Un appartamento a New York. Penelope e Michael Longstreet si comportano come una coppia progressista, civile, tollerante che sta discutendo con Nancy e Alan Cowell -due seri professionisti pure loro- al fine di risolvere pacificamente e velocemente i problemi nati dallo scontro fisico tra i loro due figli adolescenti. Il figlio dei Cowell ha infatti colpito con un bastone quello dei Longstreet, causandogli danni alla bocca. Tutto procede in modo ineccepibile e nelle dovute forme. La coppia ospite è sempre in procinto di andarsene ma qualcosa la trattiene. Emergono così a poco a poco e implacabilmente i conflitti profondi che intramano non soltanto le relazioni fra persone che sino a qualche ora prima non si conoscevano ma anche i rapporti tra le due coppie al loro interno. Il risultato è una carneficina (<em>Carnage</em>) dialettica, psicologica, esistenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima inquadratura, quella nella quale si vedono sul campo medio gli adolescenti litigare, è incorniciata da due alberi che formano una sorta di luogo chiuso. Sulla stessa scena il film si chiude dopo essersi svolto tutto nello spazio di un appartamento. E tuttavia si tratta di un’opera estremamente dinamica. Per il modo in cui si alternano gli attori in primo piano e quelli sullo sfondo; per il continuo movimento della cinepresa, che non indugia mai sullo stesso personaggio o situazione più di qualche secondo; per la recitazione magistrale dei quattro attori (soprattutto Jodie Foster); per lo spazio che sembra pulsare, ampliarsi, restringersi, diventare il quinto personaggio del film. Film estremamente divertente. L’ironia, infatti, non sta soltanto nelle battute, nei dialoghi che oscillano tra il banale e il profondo, in alcune particolari situazioni (il vomitare di Nancy, la disperazione di Penelope per la conseguente rovina di un catalogo di Kokoschka, lo sguardo e i modi sperduti di Alan quando viene privato del suo infestante cellulare) ma l’ironia sta nella vita stessa così come emerge dalla miriade di microinterazioni che costituiscono l’opera.<br />
Il vero limite sta nel doppiaggio, poco sensato sempre ma assolutamente dannoso in un’opera teatrale e parlata. Soltanto in Italia subiamo questa pratica così provinciale, mentre altrove è del tutto normale seguire i film in lingua originale e sottotitolati. Peccato non aver potuto gustare le voci, le inflessioni, le tonalità vere dei quattro attori. E peccato, naturalmente, che <em>Carnage</em> non abbia vinto nulla alla Mostra del cinema di Venezia. Peccato per Venezia, che ha perso l’occasione di premiare un film assai bello. Dalla visione si esce come purificati. Perché consapevoli che questo sono in gran parte le relazioni sociali: un massacro. Ma consapevoli anche che si può comprenderle e riderci sopra.</p>
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		<title>Un&#8217;antica sentenza</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 14:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione a: Meglio non essere nati. La condizione umana tra Eschilo e Nietzsche, di Umberto Curi in Diorama letterario – numero 305 – settembre/ottobre 2011 pagina 36]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Recensione a:<br />
<em><strong>Meglio non essere nati. La condizione umana tra Eschilo e Nietzsche</strong></em>, di Umberto Curi</p>
<p style="text-align: center;">in <a href="http://www.diorama.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=213&amp;Itemid=1" target="_blank"><em>Diorama letterario</em> – numero 305</a> – settembre/ottobre 2011</p>
<p style="text-align: center;">pagina 36</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/06/DL_301.jpg"></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/09/DL_305.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-8816" title="DL_305" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/09/DL_305-220x300.jpg" alt="" width="220" height="300" /></a></p>
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		<title>Le masse viziate</title>
		<link>http://www.biuso.eu/2011/09/04/le-masse-viziate/</link>
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		<pubDate>Sun, 04 Sep 2011 12:24:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La ribellione delle masse di José Ortega y Gasset (La rebelión de las masas, 1930) Trad. di Salvatore Battaglia Il Mulino, 1984 Pagine 211 &#160; Il pensiero di Ortega y Gasset (1883-1955) oscilla tra due poli complementari: la fenomenologia dell’esistenza quotidiana e lo scavo nel profondo delle strutture storico-culturali. Con questi strumenti ermeneutici Ortega elabora analisi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>La ribellione delle masse</strong></em><br />
di <strong>José Ortega y Gasset</strong><br />
(<em>La rebelión de las masas</em>, 1930)<br />
Trad. di Salvatore Battaglia<br />
Il Mulino, 1984<br />
Pagine 211</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/09/ortega.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-8559" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="ortega" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/09/ortega.jpg" alt="" width="70" height="112" /></a>Il pensiero di Ortega y Gasset (1883-1955) oscilla tra due poli complementari: la <strong>fenomenologia dell’esistenza quotidiana</strong> e lo scavo nel profondo delle <strong>strutture storico-culturali</strong>. Con questi strumenti ermeneutici Ortega elabora analisi originali e suggestive sulle radici in cui gli eventi affondano e riesce ad anticipare gli sviluppi successivi di tendenze culturali e movimenti sociali.<br />
Un risultato di tale metodo è la descrizione lucida ed essenziale dell’improvvisa comparsa dell’<strong>uomo-massa</strong>, il quale è un nuovo tipo antropologico privo di ciò che caratterizza da sempre le minoranze che hanno guidato lo sviluppo culturale e sociale dell’Europa: intelligenza innata e coltivata, ordine esistenziale, progetto sul futuro. L’uomo-massa, invece, vive nella e della uniformità più assoluta, è avverso a ogni slancio, idea, forma d’azione che non sia quella di una conformistica volgarità elevata a valore. Per il filosofo spagnolo bisogna partire dal fatto evidente che «la società umana “è” aristocratica sempre, voglia o non voglia, per la sua stessa essenza. […]  Ben inteso che parlo della società e non dello Stato» (p. 40). Aristocrazia intesa come vita coraggiosa che sopporta con fermezza il dramma dell’esistenza, posta sempre a oltrepassare se stessa -come voleva anche Nietzsche-, sostenuta dalla coscienza delle radici culturali e dalla loro incarnazione nel presente, volta a edificare la possibilità di sviluppi futuri. Questo è per Ortega l’uomo civile nei cui confronti l’uomo-massa, generato da un abnorme e velocissimo accrescimento demografico, «è un primitivo, un <em>Naturmensch</em> emerso in mezzo ad un mondo civilizzato» (100).<span id="more-8555"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La ribellione delle masse, e cioè la loro presa diretta del potere, ha una valenza doppia e divergente: essa può «costituire un transito a una nuova e singolare organizzazione della Umanità; però può anche diventare una catastrofe nel destino degli uomini» (97). Una consapevolezza, questa, della complessità dei fenomeni sociali che evita a Ortega di rimanere in un ambito puramente reattivo e conservatore. Non è infatti la modernità in quanto tale a costituire il pericolo ma la modernità totalitaria che si andava affermando (il libro è del 1930) nei più tipici movimenti di uomini-massa, il <strong>fascismo</strong> e il <strong>bolscevismo</strong>, i quali vengono definiti come «due pseudo-aurore; non portano il mattino di domani, ma quello di un giorno antico, già sorto più di una volta; sono primitivismo» (116).<br />
Rispetto a essi, il filosofo prende risolutamente e con troppa fiducia le parti del <strong>liberalismo</strong>, auspicando una rivitalizzazione di ciò che definisce come «il più nobile appello che abbia risuonato nel mondo» (96). Le motivazioni di un giudizio tanto elogiativo sono significative di una posizione che rimane comunque assai lontana dal culto della soggettività finanziaria e sprezzante verso l’interesse comune, alla quale fanno riferimento molti sedicenti liberali contemporanei. Infatti per Ortega «il liberalismo è il principio di diritto pubblico secondo il quale il potere pubblico, nonostante che sia onnipotente, limita se stesso e procura, anche se a proprie spese, di lasciar posto nello Stato ch’esso dirige perché vi possano vivere coloro che non pensano né sentono come lui, cioè come i più forti, come la maggioranza» (Ivi). Si vede bene come l’individuo che qui viene difeso non sia il caimano della finanza e della politica ma colui che non segue i dettami della moltitudine soltanto perché è la moltitudine a dettarli. Colui che cerca <strong>di pensare e di essere da sé</strong>, insomma, e non come la potenza della struttura sociale vorrebbe che pensasse e che fosse. Ne consegue un’esplicita e severa critica alle pretese dello <strong>Stato etico</strong> di porsi come fonte di ogni principio e possibilità umana: «Lo “statismo” è la forma superiore che assumono la violenza e l’azione diretta costituite a norma. Attraverso e per mezzo dello Stato, macchina anonima, le masse agiscono da se stesse» (144).<br />
Questa difesa dell’individuo dal potere della massa viene articolata nell’analisi di fenomeni anche diversi tra di loro ma accomunati da miopia intellettuale, interesse puramente economico, rozzezza esistenziale: la scienza ridotta a <strong>iperspecialismo</strong> e dominio della <strong>tecnologia</strong>; la politica intesa come prevaricazione della <strong>violenza</strong> volgare e della più smaccata <strong>menzogna</strong>; l’affermarsi di una psicologia collettiva da <strong>bambini viziati</strong>, da «signorino soddisfatto» (119).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma in che cosa consiste, davvero, la ribellione delle masse? Non è stato sempre anche il numero a contare nei fatti e sui destini dei popoli? Qual è il significato di questa critica a ciò che molto più semplicemente si può chiamare “<strong>democrazia</strong>”? Le risposte di Ortega sono pacate e plausibili. Non si tratta prima di tutto di optare per l’una o l’altra forma di governo ma di limitare quanto più è possibile il <strong>potere</strong>. E il potere più grande e pericoloso è per lui oggi -nel 1930 ma l’analisi può in parte valere per il presente- quello delle <strong>masse eterodirette da individui tracotanti</strong> per fini autoritari travestiti da progresso. Il concetto orteghiano di massa non è in primo luogo sociologico o storico ma esistenziale: «anche per una sola persona possiamo sapere se è massa o no. Massa è tutto ciò che non valuta se stesso -né in bene né in male- mediante ragioni speciali, ma che si sente “come tutto il mondo”, e tuttavia non se ne angustia, anzi si sente a suo agio nel riconoscersi identico agli altri» (34). Anche da qui prenderà avvio il grande libro che Elias Canetti dedica alle masse (<em><a href="http://www.biuso.eu/2009/01/25/massa-e-potere/" target="_blank">Massa e potere</a></em>, 1960), del tutto diverso rispetto a quello di Ortega ma consonante almeno in questo, nel riconoscimento della uniformità come elemento fondante della massa, che disprezza d’istinto la <strong>differenza</strong> a favore di una passiva <strong>identità</strong>.<br />
L’affermazione più radicale ma anche più realistica che il libro formula è forse questa: «Il fatto caratteristico del momento è che l’anima volgare, riconoscendosi volgare, ha l’audacia di affermare il diritto alla volgarità e la impone dovunque» (37). Credo che qui Ortega y Gasset abbia visto il nostro presente.</p>
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		<title>Zooantropologia</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 20:12:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recensione a: Manuale di zooantropologia, di Roberto Marchesini e Sabrina Tonutti in Diorama letterario – numero 301– gennaio/febbraio 2011 (uscito nel maggio 2011) pagine 37-39 *************** Libertà di pensiero o libertà di (tele)visione? in La Cittadella – anno II, numero 1 – giugno 2011 pagine 11-12 &#160; &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Recensione a: <em><strong>Manuale di zooantropologia</strong></em>, di Roberto Marchesini e Sabrina Tonutti</p>
<p style="text-align: center;">in <em><a href="http://www.diorama.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=205&amp;Itemid=48" target="_blank">Diorama letterario</a></em><a href="http://www.diorama.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=205&amp;Itemid=48" target="_blank"> – numero 301</a>– gennaio/febbraio 2011 (uscito nel maggio 2011)</p>
<p style="text-align: center;">pagine 37-39</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/06/DL_301.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7887" title="DL_301" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/06/DL_301-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;">***************</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Libertà di pensiero o libertà di (tele)visione?</strong></p>
<p style="text-align: center;">in <em>La Cittadella</em> – anno II, numero 1 – giugno 2011</p>
<p style="text-align: center;">pagine 11-12</p>
<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il legno storto</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 20:51:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il legno storto dell’umanità. Capitoli di storia delle idee (The Crooked Timber of Humanity. Chapters in the History of Ideas, 1990) di Isaiah Berlin A cura di Henry Hardy Trad. di G. Ferrara degli Uberti e G. Forti Adelphi, 1994 Pagine 379 Questo libro percorre un lungo e tortuoso itinerario che comincia nella luce delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>Il legno storto dell’umanità.</strong></em><br />
<em> <strong> Capitoli di storia delle idee</strong></em><br />
(<em>The Crooked Timber of Humanity. Chapters in the History of Ideas</em>, 1990)<br />
di <strong>Isaiah Berlin</strong><br />
A cura di Henry Hardy<br />
Trad. di G. Ferrara degli Uberti e G. Forti<br />
Adelphi, 1994<br />
Pagine 379</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/06/Berlin.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-7841" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="Berlin" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/06/Berlin.jpg" alt="" width="190" height="298" /></a>Questo libro percorre un lungo e tortuoso itinerario che comincia nella luce delle geometrie politiche illuministiche, attraversa la densità dello <em>Sturm und Drang</em> romantico e perviene alla conclusione che una società <em>decente</em> non è certo il vertice delle aspirazioni umane e tuttavia rappresenta in ogni caso il meglio che si può cercare di trarre da quel <em>krummen Holze</em>, quel legno storto che è l’uomo. Cercare di costruire invece una pianta del tutto diritta significa uccidere alle radici l’identità stessa -<em>finita</em>- di questo ente.<br />
Berlin individua i tre presupposti generali del pensiero utopistico nella dogmaticità delle risposte corrette che è possibile dare a una domanda, nella convinzione che esista un metodo sicuro per la scoperta di queste risposte, nella reciproca compatibilità che ciascuna di esse deve intrattenere con le altre. Convinzioni di tal genere provocherebbero delle prassi disumane poiché immobilizzano in una mortale staticità il fluire inarrestabile degli eventi e dei progetti. Pur di conseguire una volta per sempre il traguardo di «un’umanità giusta, felice, creativa e armoniosa», tali progetti ammettono qualunque sacrificio, proprio e altrui: «se questa è l’omelette, non c’è limite al numero di uova che si devono rompere -era questa la fede di Lenin, di Trockij, di Mao e di Pol Pot» (pag. 37). Per un ente complesso, contraddittorio e limitato qual è l’uomo e i prodotti che egli crea, aspirare alla perfezione significa spargere molto sangue in nome di un’idea, essere disposti ad accettare e far sopportare qualunque sofferenza pur di ricostituire l’unità infranta dell’età d’oro, l’armonia senza incrinature di ogni paradiso terrestre.</p>
<p><span id="more-7835"></span>All’assoluto astorico di tutte le utopie metafisiche o politiche, Berlin oppone la misura di un pensiero come quello di Giambattista Vico, «vero padre del pluralismo culturale» (96), capace di cogliere il valore del diverso, il significato positivo della differenza. Pluralismo che per Berlin non significa relativismo poiché esso si limita a rilevare l’incompatibilità strutturale di progetti e sistemi comunque oggettivi e pieni di significato nel contesto storico nel quale nascono e al quale servono.<br />
Una figura decisamente opposta a quella di Vico, e sulla quale l’Autore si sofferma a lungo nel più denso e originale dei saggi che compongono il libro, è quella di Joseph de Maistre. Berlin rileva tutta la inquietante modernità di questo pensatore politico, comunemente ritenuto invece l’ultimo apologeta di un mondo scomparso. De Maistre individua nel permanere di valori immutabili lo scopo di ogni società politica; contro l’ottimismo antropologico, ritiene che il cuore dell’uomo sia malvagio e che soltanto l’autorità possa tenerne a freno gli eccessi ma, come gli utopisti, anch’egli ritiene necessaria, auspicabile, possibile una società totalmente chiusa, nella quale ogni conflitto e dissonanza siano state eliminate per sempre. Lo scrittore savoiardo -come l’Inquisizione romana, la Germania di Hitler, l’Unione Sovietica di Zdanov o il futuro di <em>Fahrenheit 451</em>- diffida dei libri e ne brucerebbe volentieri un buon numero. Anche per questo, Berlin fa di de Maistre uno dei profeti del totalitarismo fascista: «quell’ordine in cui de Maistre vedeva l’unico rimedio contro la dissoluzione del tessuto sociale è diventato realtà nel nostro tempo, e nella sua forma più orribile» (243).<br />
Tanto più si staglia, di fronte a tali inquietanti convergenze, il valore di una critica alla modernità come quella condotta da Nietzsche. Una critica non meno aspra ma assolutamente non reazionaria o utopistica, lontana da ogni stasi e immobilità. Anche da un confronto con Nietzsche emergono alcune delle molteplici contraddizioni che pervadono il libro di Berlin. Infatti, da un lato sembra che la più antica radice dell’uniformità totalitaria sia rappresentata dal <em>monismo</em> platonico, dalla nostalgia metafisica dell’Uno. Dall’altra parte, però, anche il pluralismo antilluministico della <em>frammentazione</em> e della incompatibilità dei valori -difeso dal nazionalismo romantico- condurrebbe per via tortuosa ma spedita al fascismo. Il Romanticismo è stato antitotalitario perché ha difeso sino in fondo la differenza, ma la sacralizzazione di queste differenze ha condotto agli egoismi e alle nette chiusure di ogni gretto nazionalismo. Al fondo di queste contraddizioni rimane l’assunto di una perfetta felicità, incapace di capire, con Kant, che «aus so krummen Holze, als Woraus der Mensch gewacht ist, kann nichts ganz Gerades gezimmert Werden»<sup>1</sup>; “da un legno storto, come quello di cui l’umano è fatto, nulla si può trarre di perfettamente dritto”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nota</strong><br />
I. Kant, <em>Ideen zu einer allgemeinen Geschichte in weltbürgerlicher Absicht</em> (1784), in «Gesammelte Schriften», Berlin 1910, vol. VIII, p. 23</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;"><br />
</span></span></p>
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		<title>Vita pensata 10 – Aprile 2011</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Apr 2011 15:57:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È uscito il numero 10 di Vita pensata, Rivista mensile di filosofia Indice del numero 10 &#8211; Aprile 2011 [Miei contributi] Editoriale: Antropologia/Mafia (con Giusy Randazzo), p. 4 La mente mafiosa, pp. 5-7 Irenäus Eibl-Eibesfeldt (II parte), pp. 25-30 Tempo genetico e memoria, pp. 49-50]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È uscito il numero 10 di <a href="http://www.vitapensata.eu/" target="_blank">Vita pensata</a>, Rivista mensile di filosofia</p>
<p><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/04/Indice-Aprile-2011.pdf" target="_blank">Indice del numero 10 &#8211; Aprile 2011</a></p>
<p><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/04/Indice-Aprile-2011.pdf" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-7404" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="Rivista di aprilecop" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/04/Rivista-di-aprilecop-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a></p>
<p>[Miei contributi]</p>
<p><a href="http://www.vitapensata.eu/2011/04/09/n-10-aprile-2011-–-antropologiamafia/" target="_blank">Editoriale: Antropologia/Mafia</a> (con Giusy Randazzo), p. 4</p>
<p><a href="http://www.vitapensata.eu/2011/04/09/la-mente-mafiosa/" target="_blank">La mente mafiosa</a>, pp. 5-7</p>
<p><a title="Irenäus Eibl-Eibesfeldt (II parte)" href="http://www.vitapensata.eu/2011/04/09/irenaus-eibl-eibesfeldt-ii-parte-2/" target="_blank">Irenäus Eibl-Eibesfeldt (II parte)</a>, pp. 25-30</p>
<p><a href="http://www.vitapensata.eu/2011/04/09/tempo-genetico-e-memoria/" target="_blank">Tempo genetico e memoria</a>, pp. 49-50</p>
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		<title>Una saggezza antica e profonda</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 14:36:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Erodoto, <em>Storie</em>, 5,4 &#8211; Sui <em>Trausoi</em></p>
<p style="text-align: justify;">«I Trausi dal canto loro, mentre per tutto il resto seguono i costumi degli altri Traci, riguardo a chi nasce e a chi muore si comportano così: seduti intorno al neonato i parenti piangono (<em>olophurontai</em>), deplorando tutti i mali che egli, essendo nato, dovrà sopportare ed enumerando tutte le sofferenze (<em>pathea</em>) umane; invece il morto lo seppelliscono scherzando e in piena allegria (<em>paizontes kai hedomenoi</em>), aggiungendo come spiegazione che, liberato da tanti mali, egli è ormai in una condizione di piena felicità (<em>en pase eudaimonie</em>)»</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/03/Bosch.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7284" title="Bosch" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/03/Bosch-378x300.jpg" alt="" width="227" height="180" /></a></p>
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