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	<description>un barlume di fasto</description>
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		<title>Arte povera</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 16:49:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Arte povera più azioni povere 1968 MADRE &#8211; Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina &#8211; Napoli A cura di Germano Celant e Eduardo Cicelyn Sino al 20 febbraio 2012 Materassi, lampadine, fili metallici, candele, neon, tubi di gomma, basi di scope. Tutto può diventare arte. Duchamp lo ha insegnato tra i primi. L’arte povera lo ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.museomadre.it/mostre_show.cfm?id=109" target="_blank">Arte povera più azioni povere 1968</a></strong><br />
MADRE &#8211; Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina &#8211; Napoli<br />
A cura di Germano Celant e Eduardo Cicelyn<br />
Sino al 20 febbraio 2012</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/02/pistoletto_museo_madre.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9899" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="pistoletto_museo_madre" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/02/pistoletto_museo_madre-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>Materassi, lampadine, fili metallici, candele, neon, tubi di gomma, basi di scope. Tutto può diventare arte. Duchamp lo ha insegnato tra i primi. L’arte povera lo ha efficacemente mostrato. Arte raffinatissima, in realtà. Perché nell’arte è la disposizione spaziale che conta, sono le forme, i colori, le intenzioni. E questo vale per <em>tutta</em> l’arte, povera o solenne che sia. Quanti ripetuti soggetti dell’arte sacra -Madonne con bambino, ad esempio- si fondano su questa interiorità dello sguardo? Dove sta la differenza tra un qualsiasi santino raffigurante madonne-gesù-cristi-bambini e il medesimo soggetto in mano a Leonardo, Tiziano, Caravaggio (a caso citati)? Sta nel significato puramente astratto e insieme inscindibilmente fisico che un artista regala alla materia traendolo da essa. Ecco perché il magnifico <em>Monumento di stracci</em> di Michelangelo Pistoletto rappresenta una compiuta e ricca sintesi dell’arte povera. L’armonia tra la tomba trecentesca della splendida chiesa Donnaregina Vecchia -un gotico che vibra nella luce- e gli stracci che Pistoletto ha incuneato negli interstizi del monumento è un’armonia totale. Poiché è lo sguardo umano la fonte senza fine dell’arte. Il resto è molecola, è chimica.</p>
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		<title>L&#8217;Università che vogliamo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 16:49:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due docenti universitari hanno redatto un appello -rivolto al ministro Profumo e a Monti- che sta ricevendo adesioni molto numerose. L&#8217;ho sottoscritto anch’io poiché mi sembra che descriva con realismo la situazione in cui ci siamo cacciati e proponga delle vie d&#8217;uscita. Vi si stigmatizza, infatti, la progressiva burocratizzazione: «Si sta scatenando negli atenei la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Due docenti universitari hanno redatto un appello -rivolto al ministro Profumo e a Monti- che sta ricevendo adesioni molto numerose. L&#8217;ho sottoscritto anch’io poiché mi sembra che descriva con realismo la situazione in cui ci siamo cacciati e proponga delle vie d&#8217;uscita. Vi si stigmatizza, infatti, la <span style="color: #ff0000;"><strong>progressiva burocratizzazione</strong></span>: «Si sta scatenando negli atenei la definizione dei “criteri di valutazione”, al fine di misurare la “produttività” scientifica degli studiosi, come si misura una qualsivoglia quantità calcolabile. Anche per questo le Università europee sono sotto l&#8217;assedio quotidiano di un flusso continuo di disposizioni normative, che soffocano i docenti in pratiche quotidiane di interpretazioni e applicazioni quasi sempre di breve durata. Sempre minore è il tempo per gli studi e la ricerca, mentre la vita quotidiana di chi vive nelle Facoltà –docenti, studenti, personale amministrativo– è letteralmente soffocata da compiti organizzativi interni mutevoli, spesso di difficile comprensione, quasi sempre pleonastici». Un fenomeno che gli studenti dell’Ateneo dove insegno ben conoscono, dato che ogni anno vengono loro imposte modifiche anche radicali ai piani di studio, le quali creano una confusione enorme che sono i ragazzi a scontare, prima e assai più che i docenti.<br />
Si condanna il cosiddetto «<span style="color: #ff0000;"><strong>processo di Bologna</strong></span>», voluto nel 1999 dall’allora ministro <span style="color: #ff0000;"><strong>Luigi Berlinguer</strong> </span>(di infausta memoria) e sostenuto poi dai suoi successori. Tale modello ha infatti «rivelato il suo totale fallimento. Il numero dei laureati non è aumentato, le percentuali degli abbandoni nei primi anni sono rimaste pressoché identiche, diminuiscono le immatricolazioni, si fa sempre più ristretta l&#8217;autonomia universitaria, i saperi impartiti sono sempre più frammentati e tra di loro divisi, tecnicizzati, mai riconnessi a un progetto culturale, a un modello di società».<br />
Un fallimento che l’appello giustamente riconduce al <span style="color: #ff0000;"><strong>modello statunitense</strong></span>: «Ma a dispetto dell&#8217;immenso fiume di risorse e la finalizzazione spasmodica delle scienze alla produzione di brevetti e scoperte  strumentali, i risultati sono stati irrisori. La grande  ondata di nuovi posti di lavoro qualificati non si è verificata. Anzi, gli investimenti nel sapere hanno accompagnato un fenomeno dirompente: la distruzione della middle class. […] Inseguire gli USA su questa strada è aberrante. La crisi in cui versa il mondo rivela l&#8217;erroneità irrimediabile di una strategia da cui bisogna uscire al più presto».<br />
Per avviare la «fuoriuscita dal modello liberistico di un&#8217;Europa ormai sull&#8217;orlo del collasso» il testo formula proposte molto concrete e di buon senso, tra le quali:<br />
«<span style="color: #ff0000;"><strong>Abolire il fallimentare sistema del 3+2</strong></span> dall&#8217;organizzazione degli studi e ripristinare  i precedenti Corsi di Laurea, prevedendo lauree brevi per le Facoltà che vogliono organizzarli».<br />
«<span style="color: #ff0000;"><strong>Abolire i crediti (i famigerati CFU) come  criteri di valutazione degli esami</strong></span>».<br />
«Noi crediamo giusto che l&#8217;<span style="color: #ff0000;"><strong>Università resti pubblica</strong></span>, sostenuta da risorse pubbliche. […] L’organo di autogoverno degli Atenei sul piano didattico e della ricerca non può essere comunque il CdA, ma <span style="color: #ff0000;"><strong>il Senato Accademico, democraticamente eletto</strong></span>, in modo da rappresentare equamente tutte le discipline e tutte le figure di coloro che nell’Università lavorano e studiano».<br />
«Occorre immediatamente dar vita a un meccanismo di rapido reclutamento di nuovi ricercatori […] Ma è necessario al più presto <span style="color: #ff0000;"><strong>bandire concorsi per la docenza in tutte le Facoltà</strong></span>. I docenti (compresi i ricercatori) italiani sono i più vecchi d&#8217;Europa e i numerosi pensionamenti hanno sguarnito gravemente tante Facoltà», compresa quella in cui insegno, i cui studenti hanno visto la cancellazione da un giorno all’altro di materie da loro scelte al momento dell’iscrizione.<br />
«È infine necessario spendere le energie dei docenti per <span style="color: #ff0000;"><strong>riorganizzare i saperi, il loro studio e la loro trasmissione nelle Università</strong></span>», poiché il senso della docenza universitaria affonda nella ricerca e nello studio quotidiano (“da mattina a sera”), aggiornato e scientifico e non nella burocratizzazione e nella quantificazione espressa da un lessico non a caso mercantile (debiti e crediti).<br />
Consiglio di leggere con attenzione e per intero <span style="color: #ff0000;"><strong><a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/luniversita-che-vogliamo-un-appello-di-docenti-e-ricercatori-al-ministro-profumo-e-al-governo-monti/ " target="_blank">il Documento</a></strong></span>. La questione universitaria non riguarda i docenti e neppure soltanto gli studenti che frequentano per alcuni anni gli Atenei, ma è un ambito la cui struttura e il cui funzionamento ricadono sull’intero corpo sociale, su tutti.</p>
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		<title>Because the Night</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 17:13:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Because the Night]]></category>
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		<description><![CDATA[di Patti Smith e Bruce Springsteen (1978) Uno dei capolavori della musica rock, intriso di forza e di malinconia, di poesia e di eros. La voce di Patti Smith è perfetta. «take my hand as the sun descends they can&#8217;t touch you now, can&#8217;t touch you now, can&#8217;t touch you now because the night belongs [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">di <strong>Patti Smith </strong>e <strong>Bruce Springsteen<br />
<strong><em> </em></strong></strong>(1978)<strong><strong><br />
</strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei capolavori della musica rock, intriso di forza e di malinconia, di poesia e di eros.<br />
La voce di Patti Smith è perfetta.</p>
<p>«take my hand as the sun descends<br />
they can&#8217;t touch you now,<br />
can&#8217;t touch you now, can&#8217;t touch you now<br />
because the night belongs to lovers &#8230;»</p>
<p><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/12/Prokofiev_Cello.jpg"></a><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/12/Ligeti_-Hamburg-Concerto-Double-Concerto-Requiem-Ramifications.jpg"></a><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/02/Land-1975-2002-Remastered.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9872" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="Land (1975-2002) [Remastered]" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/02/Land-1975-2002-Remastered-328x300.jpg" alt="" width="328" height="300" /></a> </p>
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		<title>Cassandra, la memoria</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 11:22:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cassandra Da Christa Wolf Teatro elfo puccini - Milano Trad. di Anita Raja Scene, costumi, video e regia di Francesco Frongia Con Ida Marinelli Produzione: teatridithalia Sino al 12 febbraio 2012 La memoria. Non la visione, non il futuro, non la profezia ma la memoria. È in essa che affonda la Cassandra di Christa Wolf. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>Cassandra</strong></em><br />
Da<strong> Christa Wolf</strong><br />
<a href=" http://www.elfo.org/stagioni/20112012/cassandra.html " target="_blank"> Teatro elfo puccini </a>- Milano<br />
Trad. di Anita Raja<br />
Scene, costumi, video e regia di <strong>Francesco Frongia</strong><br />
Con <strong>Ida Marinelli</strong><br />
Produzione: teatridithalia<br />
Sino al 12 febbraio 2012</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/cassandra-elfo.jpg"><br />
</a><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/cassandra-elfo.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9864" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="cassandra-elfo" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/cassandra-elfo-400x112.jpg" alt="" width="400" height="112" /></a>La memoria. Non la visione, non il futuro, non la profezia ma la memoria. È in essa che affonda la Cassandra di Christa Wolf. Affonda nel ricordo degli orrori vissuti, della dolcezza gustata con Enea, dell’abbandono, dell’irrisione, del massacro subìto da Troia, da lei, dai suoi fratelli e dalle sorelle. I Greci si condensano tutti nella figura di Achille «la bestia», colui che dopo aver sconfitto Pentesilea, regina delle Amazzoni, la uccide una seconda volta stuprandola pur morta. Elena, invece, non è causa di nulla. Elena non esiste. È l’infinito e molteplice fantasma per il quale gli umani combattono la loro guerra perduta. Il cavallo fatale con il quale gli Achei riescono infine ad aver ragione di Troia non è che l’ultimo atto di ciò che Cassandra seppe ma che non poté comunicare: «Quando Apollo ti sputa in bocca significa: tu hai il dono della veggenza, tuttavia nessuno ti crederà». Con queste parole comincia lo spettacolo, e con alcuni video nei quali Cassandra sembra annaspare e annegare nell’acqua sacra della follia e del sogno. Le parole conclusive, invece, si interrogano su «was bleibt», su che cosa rimane della vita vista, sofferta, pagata. Della vita feroce. Un teatro della crudeltà che il regista Francesco Frongia dispiega attraverso degli elementi scenici enigmatici e arcaici -carro, prigione e bara in un unico oggetto- e che Ida Marinelli interpreta attraverso un monologo di grande tecnica teatrale che tuttavia non afferra, che lascia un’impressione di gelo profondo. Forse lo stesso gelo che prese Cassandra a Micene quando la morte tante volte intravista diventava finalmente memoria.</p>
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		<title>Mente &amp; cervello 85 &#8211; Gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 11:27:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le leggi fondamentali del design sono semplici. La mente umana sembra preferire infatti oggetti grandi, arrotondati, simmetrici e complessi. Le ragioni sono intuibili e sono di carattere anche evolutivo. Evolutiva è pure la ragione della visione cromatica, che la selezione ha fatto emergere nella nostra specie «perché è utile a individuare efficacemente la frutta nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/MC_85.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-9850" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="M&amp;C_85" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/MC_85.jpg" alt="" width="200" height="259" /></a>Le leggi fondamentali del <strong>design</strong> sono semplici. La mente umana sembra preferire infatti oggetti grandi, arrotondati, simmetrici e complessi. Le ragioni sono intuibili e sono di carattere anche evolutivo. Evolutiva è pure la ragione della <strong>visione cromatica</strong>, che la selezione ha fatto emergere nella nostra specie «perché è utile a individuare efficacemente la frutta nel folto della foresta» (F.Sgorbissa, p. 61). Non solo: i colori  costituiscono una delle più efficaci espressioni del potere della mente e di una delle sue decisive articolazioni, il linguaggio. Nel dibattito serrato tra culturalisti e biologisti, infatti, alcuni ritengono che «la struttura del linguaggio modifica il modo in cui concettualizziamo gli oggetti del mondo», tanto che persino «i nomi che diamo ai colori alterano il modo in cui li vediamo» (Id., 58). Agli undici (o forse dodici) colori focali di base di molte lingue europee si contrappongono linguaggi nei quali i colori di base sono di numero minore e assumono caratteristiche diverse. Ma credo che anche in questo caso una contrapposizione rigida tra natura e cultura impedisca di comprendere la continuità senza separazione dell’umano e della sua coscienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla <strong>coscienza</strong> è dedicato il dossier di <a href="http://www.lescienze.it/mente-e-cervello/2011/12/27/news/mente_cervello-751263/" target="_blank">questo numero di <em>Mente &amp; cervello</em>.</a> La coscienza è un’esperienza <strong>percettiva</strong> -forme, colori (appunto), odori-, <strong>cognitiva</strong> -pensieri, nozioni, informazioni-, <strong>fenomenica</strong> -che cosa si prova a essere e a fare qualcosa-, <strong>corporea</strong> -«le competenze cognitive, e anche le capacità coscienti, sono il risultato dell’interazione del nostro corpo con l’ambiente, più che di astratte manipolazioni simboliche di rappresentazioni mentali. […] È dunque dal corpo, anche robotico, che dobbiamo iniziare a cercare gli elementi di base della coscienza» (S.Gozzano, 41). Il fondamento cerebrale della coscienza è indubbio ma esso non è sufficiente a spiegarne la ricchezza: «Studiare la coscienza soltanto sulla base di ciò che si accende o non si accende in un cervello è limitativo: se una teoria della coscienza senza una conferma sperimentale è zoppa, gli esperimenti senza una teoria sottostante sono ciechi» (D.Ovadia, 28).</p>
<p style="text-align: justify;">Fra gli altri temi, di particolare interesse è l’intervista di Ranieri Salvadorini allo psichiatra Corrado De Rosa, autore di un libro sui <em>Medici della camorra</em>. Chiamati come periti di parte, questi psichiatri fanno di tutto per ingannare la magistratura, ottenere ricoveri in ospedale e da lì facilitare la fuga dei camorristi. Si tratta di «un sistema dove quotidianamente si combinano impreparazione clinica, superficialità, mancanza di etica professionale, malafede e paura, con il risultato di favorire le commistioni tra psichiatria e mafie. […] I clan, poi, pagano molto bene. Il loro tariffario prevede anche 10.000 euro per una sola perizia. Lo Stato per quella stessa perizia paga meno di 400 euro lordi» (73-74).</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le recensioni ce n’è una dedicata a <em>Filosofia dell’umorismo</em> di John Morreall<em>. </em>Vi si ricordano le parole pronunciate da <strong>Oscar Wilde</strong> sul letto di morte: «Questa carta da parati è atroce: uno di noi due se ne deve andare» (105). Questa sì che è coscienza della nostra finitudine.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Artemisia, la carne</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 20:46:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Artemisia Gentileschi. Storia di una passione Palazzo Reale &#8211; Milano Sino al 29 gennaio 2012 Muse e ninfe maliziose e seducenti; monache orgogliose e temibili; dame altere e potenti; antiche regine -Cleopatra- e peccatrici -Maddalena-; allegorie della pittura, della musica, della pace, della retorica, della fama; Betsabee al bagno; guerriere bibliche, tra le quali domina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.mostrartemisia.it/" target="_blank">Artemisia Gentileschi. Storia di una passione</a></strong><br />
<strong> </strong>Palazzo Reale &#8211; Milano<br />
Sino al 29 gennaio 2012</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/Artemisia_Giuditta_Oloferne_Napoli.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9836" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="Artemisia_Giuditta_Oloferne_Napoli" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/Artemisia_Giuditta_Oloferne_Napoli-242x300.jpg" alt="" width="242" height="300" /></a>Muse e ninfe maliziose e seducenti; monache orgogliose e temibili; dame altere e potenti; antiche regine -Cleopatra- e peccatrici -Maddalena-; allegorie della pittura, della musica, della pace, della retorica, della fama; Betsabee al bagno; guerriere bibliche, tra le quali domina Giuditta che con meticolosa calma trancia la testa a Oloferne, alla quale si aggiungono Giaele che conficca con un martello un chiodo nella tempia di Sisara e Dalila che toglie ogni forza a Sansone. La più straordinaria tra queste donne è forse una samaritana dalla posa e dallo sguardo assolutamente scettici che discute con un Gesù chiaramente in difficoltà. Ma sono tutti i maschi a subire inganno e vendetta nei dipinti di Artemisia Gentileschi.<br />
Che cosa rovina questi uomini? L’eros? L’intelligenza? La menzogna? Certamente la corporeità, che dalle opere di Artemisia tracima col suo splendore e con la sua potenza. L’<em>Allegoria della pittura</em> è una coscia femminile che riempie il quadro e che si allarga a un corpo adagiato, lucido, sognante.<br />
L’allestimento di Emma Dante regala ulteriore fascino a questa “pittora” ammirata nelle corti di tutta Italia e che a Napoli trovò forse il luogo più congeniale alla sua passione, oltre che la morte. Tra fulgenti lapislazzuli, fiotti di sangue e caravaggesche lame di luce, è la carne che trionfa in Artemisia.</p>
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		<title>La pace femminile</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 11:12:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E ora dove andiamo? di Nadine Labaki (Et maintenant on va où?) Francia, Libano, Egitto, Italia, 2011 Con: Nadine Labaki (Amale), Claude Msawbaa (Takla), Layla Hakim (Afaf), Antoinette El-Noufaily (Saydeh), Yvonne Maalouf (Yvonne) Trailer del film Un gruppo di donne vestite di nero avanza danzando e battendosi il petto con le fotografie dei propri morti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em>E ora dove andiamo?</em></strong><br />
di<strong> Nadine Labaki</strong><br />
(<em>Et maintenant on va où?</em>)<br />
Francia, Libano, Egitto, Italia, 2011<br />
Con: Nadine Labaki (Amale), Claude Msawbaa (Takla), Layla Hakim (Afaf), Antoinette El-Noufaily (Saydeh), Yvonne Maalouf (Yvonne)<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2011/etmaintenantonvaou/trailer/" target="_blank"> Trailer del film </a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/Nabaki.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9814" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="Nabaki" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/Nabaki-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a>Un gruppo di donne vestite di nero avanza danzando e battendosi il petto con le fotografie dei propri morti. Vanno al cimitero, dove si divideranno tra le tombe cristiane e quelle musulmane. In un villaggio senza nome di un indeterminato Vicino Oriente l&#8217;imam e il prete cattolico tentano di mantenere un clima di pace tra le due comunità. Le tensioni però sono sempre pronte a emergere, sino a un evento che sembra spalancare le porte al reciproco massacro. Ma le donne -tutte, islamiche e cristiane- ricorrono a ogni stratagemma pur di evitare il conflitto: dalle presunte visioni della madonna all&#8217;ingaggio di alcune danzatrici ucraine per distrarre i maschi, dal seppellimento delle armi alla preparazione di dolci corretti all&#8217;hashish.</p>
<p style="text-align: justify;">Divertimento e dramma si mescolano in questa parabola che va oltre il particolare contesto libanese e mostra con intelligenza e lievità la natura irrazionale di ogni conflitto, di ogni cedimento alle pulsioni che comportano anche la fine del <em>sé</em> pur di raggiungere la distruzione dell&#8217;<em>altro</em>. La guerra è un enigma evoluzionistico, politico, metafisico che millenni di riflessione hanno illustrato in tutti i modi, non riuscendo in alcun modo a debellarne la furia. Lo sguardo e il tocco femminili di questo film si pongono totalmente dalla parte della donna, vista come madre e amante pronta a tutto pur di proteggere i propri nati e i propri uomini dalla loro stessa furia, in una costruzione corale che è l&#8217;elemento più riuscito dell&#8217;opera. Il significato del titolo viene svelato nella scena finale e nella battuta conclusiva, ancora una volta capaci di mescolare le differenze e farne una ragione di ricchezza invece che di odio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/e-ora-dove-andiamo.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9825" title="e-ora-dove-andiamo" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/e-ora-dove-andiamo-400x161.jpg" alt="" width="400" height="161" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Asor Usa</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 19:29:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brachilogie]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Asor Rosa]]></category>
		<category><![CDATA[finanza]]></category>
		<category><![CDATA[I sette pilastri della saggezza]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Monti]]></category>
		<category><![CDATA[Napolitano]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sul Manifesto di oggi è stato pubblicato un commento di Alberto Asor Rosa dal titolo I sette pilastri della saggezza. Un articolo sconcertante. Conoscevo Asor Rosa come un fine storico del presente, oltre che un italianista di valore. E invece decenni di militanza nella sinistra marxiana producono ora questo aborto di analisi, questo peana di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Sul <em>Manifesto</em> di oggi è stato pubblicato un commento di <span style="color: #ff0000;"><strong>Alberto Asor Rosa</strong></span> dal titolo <span style="color: #ff0000;"><strong><a href="http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/6289/" target="_blank">I sette pilastri della saggezza</a></strong></span>. Un articolo sconcertante. Conoscevo Asor Rosa come un fine storico del presente, oltre che un italianista di valore. E invece decenni di militanza nella sinistra marxiana producono ora questo aborto di analisi, questo peana di un governo semplicemente feroce:</div>
<div style="text-align: justify;">========</div>
<div style="text-align: justify;">Insomma: un governo non più &#8220;di parte&#8221;, ma singolarmente &#8220;super partes&#8221;, e quindi autorevole ed efficace non a dispetto ma in considerazione esattamente della sua natura non rappresentativa.</div>
<div style="text-align: justify;">========</div>
<div style="text-align: justify;">Menzogna, menzogna ideologica pura. Il segnale lessicale più evidente della nullità di questo futile e insieme emblematico testo sta in una omissione. Mai una volta, infatti, si pronuncia il nome del vero padrone, di chi sta dietro e sopra Bruxelles, l&#8217;Unione Europea e tutta questa monnezza ultraliberista: gli Stati Uniti d&#8217;America. Non una sola esplicita critica alla <span style="color: #ff0000;"><strong>grande finanza senza patria</strong></span> ma che negli USA ha la propria terra promessa. Napolitano e Monti sono degli atlantisti di ferro, che stanno consegnando l&#8217;Italia mani e piedi alla colonizzazione nordamericana. E Asor Rosa li presenta come specchiati esempi di italianità!<br />
Che pena, veramente.</div></p>
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		<title>La modestia</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 18:47:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Eptalogia]]></category>
		<category><![CDATA[Hieronymus Bosch]]></category>
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		<description><![CDATA[di Rafael Spregelburd Regia di Luca Ronconi Piccolo Teatro / Teatro Grassi &#8211; Milano Trad. di Manuela Cherubini Scene di Marco Rossi Con Francesca Ciocchetti (Ángeles / Anja Terezovna), Maria Paiato (María Fernanda / Leandra), Paolo Pierobon (Arturo / Smederovo), Fausto Russo Alessi (San Javier / Terzov) Produzione: Piccolo Teatro di Milano &#8211; Festival dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">di <strong>Rafael Spregelburd</strong><br />
Regia di <strong>Luca Ronconi</strong><br />
<a href="http://www.piccoloteatro.org/i/it/spettacoli/2011-2012/la-modestia/la-modestia.html" target="_blank">Piccolo Teatro / Teatro Grassi &#8211; Milano</a><br />
Trad. di Manuela Cherubini<br />
Scene di Marco Rossi<br />
Con Francesca Ciocchetti (Ángeles / Anja Terezovna), Maria Paiato (María Fernanda / Leandra), Paolo Pierobon (Arturo / Smederovo), Fausto Russo Alessi (San Javier / Terzov)<br />
Produzione: Piccolo Teatro di Milano &#8211; Festival dei Due Mondi di Spoleto &#8211; Mittelfest di Cividale del Friuli<br />
Sino al 5 febbraio 2012</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/modestia_2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9788" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="modestia_2" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/modestia_2-400x266.jpg" alt="" width="400" height="266" /></a>Un uomo in un appartamento di Buenos Aires. È entrato con le chiavi dategli dal proprietario, la cui moglie -non conoscendolo- è lì a minacciarlo con una pistola. Parlano di una confusa storia di videocassette.<br />
Terzov è uno scrittore russo, gravemente malato di tubercolosi. La moglie induce un medico a curarlo gratuitamente, in cambio dei diritti su un romanzo che però non è stato il marito a scrivere ma il padre di lei.<br />
Ritorniamo alla prima scena: ora i due personaggi visti all’inizio si trovano nella casa dell’amante della donna con la pistola e di sua moglie. I due uomini sono degli avvocati.<br />
Terzov si è trasferito nella casa del medico Smederovo, che cerca di convincerlo a consegnargli tutto ciò che ha già scritto.<br />
Nella scena successiva si torna a Buenos Aires…<br />
È evidente che di quest’opera non si può stilare una sinossi. La trama è in fondo semplice ma riguarda due vicende dislocate in luoghi e tempi diversi. Il passaggio dall’una all’altra è immediato. Lo spettatore deve essere molto attivo e attento per cercare di capire. È un po’ quello che è costretto a fare anche il visitatore del Prado quando guarda il dipinto di Hieronymus Bosch dal titolo <em>La ruota dei Sette Peccati capitali</em>. Il quadro non è appeso alla parete ma è esposto su un tavolo, intorno al quale l’osservatore si deve muovere per cogliere i particolari delle singole e differenti scene.<br />
Il drammaturgo argentino Rafael Spregelburd si è ispirato a quest’opera di Bosch per scrivere la sua <em>Eptalogia</em>, sette drammi di diversa durata nei quali i peccati hanno preso altri nomi: <em>L’inappetenza, La stravaganza, La stupidità, Il panico, La paranoia, La cocciutaggine </em>e -appunto- <em>La modestia.</em><br />
Attraverso una scrittura oggettiva e insieme labirintica, patetica e divertente, filosofica e banale, il mondo comincia a ruotare in tutta la sua inafferrabile complessità, facendo emergere la «natura menzognera di quella che chiamiamo realtà» (Spregelbund<em>, Programma di sala</em>, p. 30). Le leggi della percezione -la dinamica tra Figura e Sfondo, la Chiusura dell’immagine- si dissolvono senza speranza. E soprattutto svanisce l’illusione di un’identità stabile nel tempo e nello spazio.<br />
Una drammaturgia ideale, questa, per un regista come Luca Ronconi, il cui obiettivo è stato sempre la creazione di «uno spettacolo infinito in un teatro di fuga» (ivi, p. 10). Assecondato da quattro attori straordinari per la loro capacità di transitare senza scosse e senza artifici tra le diverse identità, Ronconi ha messo in scena un’opera che -come dichiara il suo autore- vorrebbe mostrare «duplicità di trame, opacità di significati, collusione di universi linguistici, labirinti etici» (ivi, p. 25). Ma tutto questo nei modi più quotidiani e persino melodrammatici, dunque apparentemente tradizionali.<br />
Di che cosa parla questo spettacolo? E chi lo sa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/bosch_sette_peccati.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9791" title="bosch_sette_peccati" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/bosch_sette_peccati-352x300.jpg" alt="" width="352" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Estintori ed estinti</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 13:10:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Brachilogie]]></category>
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		<category><![CDATA[Istituto professionale Caterina da Siena]]></category>
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		<category><![CDATA[violenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa in una scuola di Milano uno studente ha colpito con violenza il professore utilizzando un estintore, dopo aver innescato lui stesso un principio di incendio. Risultato: «quattro denti rotti, un trauma facciale e una contusione al ginocchio. […] Al momento —da parte della scuola e dello stesso insegnante— non sarebbe stata sporta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa in una <span style="color: #ff0000;"><strong>scuola di Milano</strong></span> uno studente ha colpito con violenza il professore utilizzando un estintore, dopo aver innescato lui stesso un principio di incendio. Risultato: «quattro denti rotti, un trauma facciale e una contusione al ginocchio. […] Al momento —da parte della scuola e dello stesso insegnante— non sarebbe stata sporta nessuna denuncia alle forze dell’ordine. Solo una segnalazione al commissariato Lambrate da parte della preside, per un “episodio di intemperanza”. “È stata una bravata di un ragazzo che ha problemi di crescita e di esuberanza —spiega la preside, Clara Magistrelli, che ha in ogni caso sospeso l’alunno— si sentono piccoli geni incompresi, fanno scemenze in un’età molto difficile. E l’insegnante era solo intervenuto per placarlo, dimostrando senso civico e anche coraggio nell’affrontare con prontezza il problema. Quanto al ragazzo, dobbiamo tutelare chi è in difficoltà. Non abbiamo alcuna intenzione di allontanarlo dalla scuola o di prendere provvedimenti che possano danneggiarlo. Un atteggiamento inutilmente vendicativo non servirebbe a nessuno”».<br />
<a href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/01/13/news/il_prof_lo_rimprovera_l_alunno_lo_picchia_a_colpi_di_estintore-28014024/" target="_blank">I particolari della vicenda</a> non sembrano legittimare simili giustificazionismi socio-psicologici e ricordano piuttosto le parole con le quali <span style="color: #ff0000;"><strong>Pasolini</strong></span> mostrava ancora una volta la propria intelligenza del mondo: i ragazzi «sono regrediti -sotto l’aspetto esteriore di una maggiore educazione scolastica e di una migliorata condizione di vita- a una rozzezza primitiva [...] lanciando ogni tanto urli gutturali e interiezioni tutte di carattere osceno. Non sanno sorridere o ridere. Sanno solo ghignare o sghignazzare» (<em>Lettere luterane, </em>Einaudi<em> </em>1976, pp. 8-9). Lasciati a se stessi dalla vigliaccheria dei genitori e degli altri presunti educatori, troppi adolescenti sono diventati un settore della società fra i più violenti e conformisti, pervaso da una crudeltà gratuita e giocosa, da un’arroganza teppistica. Il nulla televisivo del quale si nutrono ossessivamente sin dalla loro nascita sembra ormai penetrato nel nulla dei loro cervelli.<br />
I <span style="color: #ff0000;"><strong>giustificazionismi d’accatto</strong></span> di fronte a un gravissimo episodio di violenza legittimano altri studenti a compiere azioni analoghe o ancora più gravi. In attesa che l’“intemperanza” arrivi sino all’omicidio, a essere estinta è in ogni caso la scuola.</p>
<p>&nbsp;</p>
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