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Callas / Dioniso

La presentazione del volume Mille e una Callas nel Foyer del Teatro Bellini di Catania è stata un’occasione di confronto e di arricchimento al di là dei confini disciplinari.
Metto qui a disposizione la registrazione audio del mio intervento, che si può anche ascoltare e scaricare da Dropbox: Biuso_Callas_13.5.2017.
La durata è di 13 minuti circa.

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Louli su Anarchisme et Anthropologie

Sul numero del 12 aprile 2017 della rivista Lectures Jonathan Louli ha recensito Anarchisme et anthropologie.
Lo ha fatto in modo corretto, argomentato, problematico. Si tratta infatti di una riflessione competente, giustamente critica ma anche pronta a riconoscere il significato e l’originalità della prospettiva che il libro propone. Anarchismo tragico è una formula che ben sintetizza quanto il recensore ha colto ed espresso delle mie tesi.
Sono contento di essere letto in questo modo, in una corretta dialettica che esprime delle consistenti e legittime riserve ma prende molto seriamente il libro. Il modo in cui il testo si chiude mi sembra un riconoscimento metodologicamente corretto e politicamente efficace:
«Quoiqu’il en soit, malgré ces différents aspects polémiques, l’essai reste dense et riche, dans un style cinglant et concis. La critique de l’anthropocentrisme, peu courante, qui plus est à travers une approche proprement matérialiste, n’en est pas moins cohérente et intéressante à lire. Dans le livre, l’importance du regard « désenchanté » qui se forme alors au sujet de nous-mêmes produit un anarchisme individualiste et une anthropologie assez tragique. “L’homme est un loup pour l’homme”, disait Hobbes pour justifier l’État-Léviathan, source d’émancipation individuelle à travers les protections qu’il offre aux individus. “L’homme est un loup pour l’homme”, dit Biuso pour justifier la fin de l’État et du rapport destructeur à la nature, fin qui sera source d’émancipation individuelle à travers les protections qu’elle offrira aux individus. Une curieuse mais plutôt originale façon de penser l’anarchisme et l’anthropologie, mais après tout, il peut être constructif de dépasser les querelles de chapelles quand il est question de résister, chacun à son échelle, contre les principales formes de hiérarchie en place»

Link alla recensione 

Chiaro Monte

Una visita a Chiaramonte Gulfi

Su un’altura che domina la piana di Vittoria lo sguardo si estende verso il mare e le pinete. Il luogo dal quale si ammira tanto spazio è un paese antico, in provincia di Ragusa, dal bel nome di Chiaro Monte. Il labirinto urbano è ricco di chiese, di palazzi, di porte, di giardini, di musei. Questi ultimi sono davvero numerosi rispetto alla modestia demografica dell’abitato (8.000 abitanti circa) e sono in parte ospitati nel Palazzo Montesano, che sta proprio a ridosso del Duomo. Di tali Musei, due sono particolarmente originali per il tema al quale sono dedicati: uno raccoglie varie centinaia di strumenti musicali provenienti da tutto il mondo (una bella affermazione platonica sulla musica vi fa da epigrafe); l’altro è la ricostruzione assai accurata di un appartamento in stile Liberty.
La strada principale accoglie parte soltanto di una ricchezza architettonica che si diffonde in ogni angolo del borgo e che viene esaltata dall’azzurro del cielo, capace di fendere le nebbie dei boschi. È così che in Sicilia ogni ombra si scioglie e il tempo è fatto di Luce.

Intervista sulla tecnica

Il sito SoloTablet mi ha chiesto un’intervista sulle tecnologie della Rete, sui Social Network e, in generale, sulla tecnica. È stata pubblicata lo scorso 21 marzo con il titolo Il Grande Fratello non ci guarda, siamo noi che lo guardiamo e tuttavia ne veniamo dominati.

«Il Mi piace di Facebook è la carota che si accompagna al bastone dell’insignificanza della quale si viene minacciati se non ci si sottopone a tali riti, è l’inesistenza stessa, che dal piano di un’ontologia materica è passata a quello di un’ontologia digitale che sta a fondamento di un “impero virtuale”. Ciò che sta succedendo sembra confermare le intuizioni heideggeriane sulla natura non neutrale della tecnica, sul suo costituire l’espressione di una struttura ontologica che si incarna certamente in opere e manufatti ma non è a essi riducibile; vengono confermate le tesi sul pericolo che la tecnica rappresenta quando il suo sviluppo è lasciato a se stesso o, per meglio dire, agli interessi politici che lo muovono».

D’Ascola e Tempio su Anarchisme et Anthropologie

Cateno Tempio, recensione su Sitosophia
28 gennaio 2017
«È dunque così che possiamo intendere il materialismo a cui invita Biuso in questo libro breve e denso. Proprio sulla base della corporeità imprescindibile degli esseri umani riesce a scardinare alcuni presupposti fallaci di molti modelli politici almeno a partire dalla Rivoluzione Francese, imbevuta di dottrina rousseauiana»

Pasquale D’Ascola, Anarchisme et anthropologie-Un libro per tutti pria che sia di nessuno
16 febbraio 2017
«Oggi non è così, oggi il Biuso, medico dell’anarchismo indica http://dvakotla.com.ua/ non la possibilità di redenzione ma di cura dell’àntroprosopopàico, questione di sopravvivenza, non di nihilismo, di ribellione, di rivolta, ma di ribaltamento, eccola, del nihilismo che è scorciatoia, in fatica».

Lezione sull’amore

Come promesso agli amici che me lo hanno chiesto, pubblico di tanto in tanto le registrazioni audio di alcune mie lezioni. In questo caso si tratta di una lettura dei Frammenti di un discorso amoroso di Barthes svolta nel maggio del 2013 per il corso di Filosofia della mente: Lezione 6.5.2013.
Lo studente che registrò la lezione non spense il dispositivo durante l’intervallo. E così a metà circa del file si sentono dei silenzi ma anche dei dialoghi informali con qualcuno dei presenti. Può servire a farsi un’idea dell’interazione con gli allievi.

Il file audio si può anche scaricare e (comodamente) ascoltare come mp3 dalla piattaforma Dropbox. La durata non è breve -1.42 minuti- ma è un argomento che ci coinvolge tutti 🙂

Unict, il pane

Pubblico un documento del CUDA che condivido per intero. Il mio auspicio di docente dell’Ateneo e di cittadino di Catania è che la sconfitta delle forze e degli interessi più oscuri che hanno agito contro l’Università costituisca una ragione in più per operare, con rinnovata energia, a favore del sapere e dei nostri studenti.

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Non siamo tornati indietro. Ora bisogna andare avanti…

L’elezione del professore Francesco Basile a Rettore di Unict rappresenta un momento di continuità e insieme di rottura nella vicenda dell’Ateneo e della città.

Si è affermata infatti la continuità con l’azione di Giacomo Pignataro, come è stato evidente sin dal programma e dalle intenzioni espresse in favore di legalità, trasparenza e autonomia dell’Ateneo da influenze indebite e malaffare (non sfugge a nessuno infatti che la serenità del presente si misura anche dalla chiarezza sul passato); una continuità che ieri sera è stata segnata dal lungo, sincero e caldo applauso che ha accolto Pignataro nell’Aula Magna del Rettorato, a dimostrazione che la sua azione a favore di una gestione trasparente e lineare del nostro Ateneo è stata compresa e apprezzata, e che non sarà certo dimenticata ma piuttosto valorizzata. Pare significativo inoltre che tale applauso si sia ripetuto al saluto e al ringraziamento che il nuovo Rettore ha voluto rivolgere al suo predecessore; e in questo quadro non si può che apprezzare la cortesia istituzionale e lo stile (mancati purtroppo nella precedente elezione) per i quali il Rettore uscente dà il suo benvenuto al collega che gli subentra…

L’elezione di Basile è invece un deciso momento di rottura rispetto al tentativo di restaurazione delle modalità e dello stile che hanno caratterizzato l’amministrazione di Antonino Recca. 1022 voti a favore di Basile e 374 a favore di Enrico Foti (che non ha davvero raccolto, spiace dirlo, né il voto di opinione né molto voto di protesta) rappresentano con la forza dei numeri un chiaro segnale di rifiuto di ogni tentativo di far tornare indietro l’Ateneo rispetto ai risultati conseguiti negli ultimi quattro anni, pur in presenza di una situazione ambientale non certo favorevole e di attacchi debiti e indebiti. Un voto chiaro che respinge tra l’altro, in modo che speriamo definitivo, i soliti claudicanti (e ormai scontati) giochetti di endorsement e disendorsement, e il consueto balletto di segnali obliqui e inquinamenti del clima di vita e lavoro dell’Ateneo.

Quanto accaduto ieri è quindi un punto di arrivo ma soprattutto un punto di partenza, come Pignataro e Basile hanno subito affermato. I docenti, il personale tecnico-amministrativo, gli studenti che si sono espressi con tale chiarezza non hanno però rilasciato deleghe in bianco a nessuno. Sia le grandi scelte che attendono l’Ateneo sia l’azione quotidiana di governo dovranno essere fattivamente improntate:
– al rispetto per le persone, condizione prima e diremmo naturale di ogni comunità scientifica rivolta all’insegnamento;
– alla scelta dei collaboratori e delle cariche in base a delle qualità non generiche ma specifiche rispetto agli scopi e soprattutto alla volontà dei soggetti incaricati di lavorare duramente e quotidianamente al raggiungimento degli obiettivi;
– alla consapevolezza che un Ateneo come quello di Catania è una struttura stratificata e complessa che può essere gestita positivamente soltanto anteponendo gli interessi collettivi a quelli individuali;
– al ribadire che «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento», anche rispetto a ogni tentativo burocratico di svuotare questo principio costituzionale;
– al coinvolgimento dell’intera comunità accademica, che coinvolta vuole essere, come è risultato chiaro anche dalla partecipazione massiccia, democratica e consapevole che ha caratterizzato l’elezione del nuovo Rettore.

Come docenti e membri di questo Ateneo, augurando buon lavoro al nuovo Rettore, vigileremo propositivamente e daremo il nostro contributo dialettico al raggiungimento di tali scopi, affinché le parole si trasformino in atti e le intenzioni espresse in queste settimane diventino il tessuto quotidiano della nostra comunità. Lo dobbiamo a noi stessi, ai nostri studenti, a una città che di ricerca e di pensiero ha bisogno come il pane.

2 febbraio 2017

Il CUDA (Coordinamento Unico di ricercatori, docenti, Pta e studenti di UNICT)

Una promessa

Strati su strati, che dal mare salgono verso le colline. Così è fatta Napoli. In una delle alture si slarga la grande Certosa di San Martino. Chiostri abitati anche da teschi; stanze ricoperte di quadri; magnifici presepi dove pullula la vita di un intero popolo; barche -le ‘lance’- ben restaurate, grandi modelli di piroscafi e velieri; carrozze; chiese affrescate in ogni angolo e pavimentate d’arte.
E poi giardini panoramici posti su diversi livelli, dai quali splende la città con i suoi quartieri di Mergellina e Posillipo. Un raggio fende il meriggio e fa della città d’inverno una promessa di luce.

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