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Alberto G. Biuso » Musica

Archivio della categoria Musica

L’ostinata passione

L’Olimpiade
di Antonio Vivaldi (1734)
Testo di Pietro Metastasio
Atto II, 15; Aria Gemo In un Punto e Fremo – Allegro
Rinaldo Alessandrini, Concerto Italiano & Sara Mingardo

«Gemo in un punto e fremo
fosco mi sembra il giorno
ho cento affanni intorno
ho mille furie in sen.
Con la sanguigna face
m’arde Megera il petto
m’empie ogni vena Aletto
del freddo suo velen»

L’amore, un’ossessione. Questo «infinito abbassato al livello dei barboncini» (Céline, Viaggio al termine della notte, Corbaccio 1992, p. 14), «questa troppo facile parola» pronta a farsi «la bugia più fonda / il regno del più umile dolore». L’amore, eppure, rimane una forza ostinata che l’ostinato musicale di Vivaldi trasforma in un andare nell’inquietudine, nella lotta, nel sangue.

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Acusmatici, elettronici, concreti

14 aprile 2012 –  Auditorium San Fedele – Milano
Acusmonium Sator
Affreschi elettronici  I

Musiche di: Radiohead, György Ligeti, Aphex Twin, John Cage, Pierre Henry, Amon Tobin, Frederic Kahn, Philippe Leguerinel, Pink Floyd, Brian Eno, DJ Spooky, Ryoji Ikeda.
Proiezione e spazializzazione acusmatica a cura di Giovanni Cospito
Mixing a cura di Antonio Pileggi

Acusmatici si dice fossero i discepoli di Pitagora, i quali ascoltavano il maestro che parlava nascosto dietro a un velo. Pierre Schaeffer riprese negli anni Quaranta del Novecento questo termine per applicarlo a un tipo di musica della quale non si riconosce la fonte sonora. Niente strumenti dunque e nessun esecutore ma diffusori, casse, altoparlanti e poi mezzi elettronici con i quali circondare l’ascoltatore di suoni anche concreti, l’immenso e continuo paesaggio sonoro che ci circonda. Abolita dunque la differenza fondamentale tra musica e rumore? No, naturalmente. Perché i suoni della musica concreta vengono in ogni caso scelti, selezionati, trasformati, ordinati, creati. Ora che possiamo portare con noi la musica ovunque lo desideriamo e trasformarla in un flusso continuo, la musica concreta sembra non soltanto rinascere ma di fatto vincere.
Ed è un’esperienza intensissima partecipare a un concerto dove l’Acusmonium -un’orchestra di altoparlanti sul palco, guidata da un musicista alla consolle elettronica- fa vibrare l’aria accanto, davanti, dietro di te. E nella musica ti immerge. Nel caso di questo concerto l’immersione parte dai Radiohead di Kid A -il loro album più innovativo ed elettronico-; transita per le sonorità totali delle Atmosphères di Ligeti; percorre le sonate per pianoforte preparato di Cage e le percussioni di Aphex Twin; torna alla concretezza classica di Henry; si immerge nella musica liquida di Kahn, Leguerinel, Pink Floyd, Eno; gioca con la varietà creativa di Tobin; trova sintesi in un lungo brano di DJ Spooky e si placa infine nel One Minute (alla lettera) di Ikeda.
Da questo potente affresco elettronico propongo l’ascolto di un brano di Amon Tobin -Switch, da Permutation (1998)-, un piacevolissimo omaggio al jazz di Duke Ellington, al quale questo artista brasiliano restituisce vita, novità, suono.

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E già

di Battisti-Velezia
da E già (1982)

 

Una delle canzoni più prospettivistiche ed ermeneutiche della storia della musica.

«E già che la verità
è solo un’immaginazione
che una certezza propria non ha,
ti puoi avvicinar e questo servirà
ma è sempre un’interpretazione
finché il contrario non accadrà»

Un testo certamente nietzscheano e quasi popperiano: «usando il metodo scientifico: osservazione-analisi-esperimento» si perviene a una verità che è tale solo sino a prova contraria.
Tutto questo su una base musicale synthpop che utilizza sintetizzatori elettronici capaci di creare un effetto di gaia scienza.

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Sein zum Tode

Passacaglia – Allegro Moderato, dalla Sinfonia N. 3
di Krzysztof Penderecki
(1995)

Ecco un brano che descrive in modo cronologico ed esatto l’esistenza umana. È costruito su un ostinato che è una delle migliori rappresentazioni del Wille zum Leben, di questa volontà cieca, pervasiva e senza senso che si genera nel buio di un incontro, esplode nella giovinezza potente, altera e lontana da ogni pensiero della morte. Declina poi nella malinconia di un’appresa finitudine. Precipita infine in quel gorgo della suprema pace nel quale ogni precedente evento -felice o angosciante, banale o coinvolgente che sia stato- si acquieta nella totalità del silenzio.

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Because the Night

di Patti Smith e Bruce Springsteen
(1978)

Uno dei capolavori della musica rock, intriso di forza e di malinconia, di poesia e di eros.
La voce di Patti Smith è perfetta.

«take my hand as the sun descends
they can’t touch you now,
can’t touch you now, can’t touch you now
because the night belongs to lovers …»

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Boogie

di Paolo Conte
(1981)

L’ironica sensualità di questa canzone avvolge e spalanca sino a far vedere i personaggi che ballano e a far sentire i loro profumi. Magnifico il finale del testo: «Era un mondo adulto, / si sbagliava da professionisti…»

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Dal cosmo

György Ligeti
Requiem II. Kyrie. molto espressivo
(1963-1965)
Asko Ensemble, Caroline Stein, Heinz Holliger, London Voices, Schoenberg Ensemble & Terry Edwards

Masse sonore senza differenze, voci che si sollevano senza fine, vibrazioni della materia. In Ligeti, il più profondo compositore del Novecento, l’«armonia delle sfere» non è una metafora ma -alla lettera- il suono del cosmo.

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Panni, Casella, Petrassi, Puccini

1 dicembre 2011 –  Teatro Dal Verme – Milano
Musiche di
Marcello PanniShort
Alfredo CasellaConcerto per violoncello e orchestra, op. 58
Goffredo PetrassiRitratto di Don Chisciotte
Giacomo Puccini / Marcello Panni – Inno a Diana / Inno a Roma
Orchestra «I Pomeriggi Musicali di Milano»
Direttore: Marcello Panni
Violoncello: Umberto Clerici
Tenore: Luca Di Gioia

Interessante il primo brano, tratto da una suite cinematografica consacrata dall’autore/direttore alla sua squadra del cuore, la Lazio. Il Concerto di Casella coniuga il futurismo con un’impostazione vivaldiana. Un poco mesta la suite per balletto che Petrassi dedica a Don Chisciotte. Notissimo -soprattutto durante il Ventennio- l’Inno a Roma, una marcia decisamente nazionalista che la musica di Puccini sa rendere però in qualche modo autentica. Nel complesso un concerto un po’ sottotono, ravvivato dal bis concesso da Umberto Clerici: la Marcia per violoncello solo (Op. 65) di Sergej Prokof’ev, che qui propongo all’ascolto nell’esecuzione -splendida- di Erling Blöndal Bengtsson.

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Bartali

di Paolo Conte
nell’esecuzione di Enzo Jannacci

 

Una canzone profondamente italiana. Metaforica e allegra, popolare e raffinata.
È stata interpretata da tanti ma la versione di Jannacci le regala un ritmo, un divertimento, uno swing straordinari. Un ritmo epico. Ballate, amici miei, ché la vita è breve e la gioia è un dovere.

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Ferita d’amore

22 ottobre 2011 –  Teatro Arsenale – Milano
Ferita d’amore.
Musiche in habito tiorbesco di Bellerofonte Castaldi
Evangelina Mascardi – tiorba
Marco Beasley – tenore

La tiorba è lo strumento principe di Bellerofonte Castaldi, compositore e poeta vissuto tra il 1580 e il 1649. Uno strumento che ai suoni del liuto aggiunge la possibilità di un basso continuo prodotto da un numero variabile di corde. Evangelina Mascardi è tra le più importanti tiorbiste contemporanee, il cui tocco è capace di restituire sia i suoni più delicati che quelli persino orchestrali dello strumento. In questa serata è stata accompagnata dal tenore Marco Beasley, la cui voce non è stata comunque un esempio di potenza del canto. Molto interessante il contrasto fra i testi di Castaldi -colmi di passione, di desiderio e di dolore- e la sua musica, sempre rasserenante.
Non possiedo brani eseguiti da Mascardi e propongo quindi l’ascolto di “Saetta pur saetta” da Battaglia d’amore eseguita dall’ensemble «Il Furioso». Il testo, tra l’altro, recita: “Sempre ti voglio servir, / se ben a languir / crudo Amor mi destina: / ma la mia fede nel dolor s’affina. / Di stelle ignudo il cielo / e sarà privo del suo lume il giorno / pria ch’io non ami ’l tuo bel viso adorno”.

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Barocco

Stagione 2011-2012 dell’Associazione Musicale Etnea
7 ottobre 2011 –  Palazzo Biscari – Catania
Balli italiani
Variazioni a tre nell’Italia barocca
Musiche di Merula, Marini, Pesenti, Vivaldi, Falconiero,Vitali, Corelli, Reali
Sonatori de la Gioiosa Marca

Gioiosa è davvero la musica quando chi la esegue si diverte e si fa una sola cosa con quei suoni che ci ricordano come l’esistenza sia un intrico di geometria e di scarto dal prevedibile, dal già fissato. E allora gli attimi possono danzare, come si faceva al ritmo delle ciaccone, delle passacaglie, delle follie, dei capricci, del passo e mezzo, che rendono il Barocco una festa permanente, malinconica, aritmetica.
I sonatori della marca trevigiana hanno interpretato tale repertorio con la lievità e il rigore da cui queste musiche sono scaturite. E come regalo ulteriore ci hanno offerto due brani di Marco Uccellini (1603 ca. – 1680), uno dei quali è l’Aria sopra la Bergamasca che propongo all’ascolto e che invito a ballare  :-D

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MI-TO 2011

MI-TO SettembreMusica
5 settembre 2011 –  Teatro Dal Verme – Milano
Prime esecuzioni assolute per i festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia

Musiche di
Fabio Vacchi – Notte italiana per ensemble
Louis Andriessen – La Girò per violino e ensemble
Matteo Franceschini – Archeology per ensemble
Harrison Birtwistle – Broken images

London Sinfonietta
Direttore: David Atherton
Violino: Monica Germino

La Notte italiana di Vacchi comincia con un pianissimo che a poco a poco si trasforma in tensione e si fa domanda, senza mai abbandonare però la dolcezza notturna, la sua inquietudine stridente. Poi arrivano la forza sonora e le parole da Andriessen dedicate ad Anna Girò, la cantante preferita da Vivaldi, che qui assume i gesti e la voce della violinista Monica Germino, la quale tocca il suo strumento con decisione e canta/recita con coinvolgente densità una partitura che dà spazio anche all’arpa, al cymbalon e alle percussioni. Percussioni che diventano ossessive e onomatopeiche nel magnifico Archeology di Franceschini, un’opera che restituisce i suoni che si levano dall’archeologia industriale e per definire i quali il compositore scrive che «una fabbrica dismessa, un cantiere abbandonato, un macchinario obsoleto, arrugginito, ossidato, assumono un valore simbolico e memoriale pari a un grande affresco o a un’imponente cattedrale» (Programma di sala, p. 13). Le Broken Images di Birtwistle, infine, si addensano in masse sonore caratterizzate da ciò che Pietro Mussino chiama «principio della famiglia timbrica» (Ivi, p. 15), una sorta di sinestesia capace di visualizzare i suoni nello spazio dell’orchestra.
Orchestra -la London Sinfonietta- nata nel 1968 per far gustare la musica contemporanea nella varietà dei suoi modi e delle sue invenzioni e qui ottimamente diretta da David Atherton. La presenza in sala dei quattro compositori in occasione di queste esecuzioni delle loro opere ha reso ulteriormente viva la loro musica, “il nostro tempo appreso con le note”.

Dato che si è trattato di prime esecuzioni assolute non dispongo delle registrazioni dei brani. Avevo pensato a un’ampia partitura di Andriessen, ispirata alla Repubblica di Platone (De Staat, for 2 sopranos, 2 mezzo-sopranos, & chamber ensemble, 1972-1974) ma -probabilmente perché è troppo lunga- non riesco a inserirla sul sito. Propongo quindi un brano di Arvo Pärt, compositore estone anch’egli presente al Festival di quest’anno. Il titolo è An den Wassern zu Babel saßen wir und weinten (1976-1984). Di solito le opere di altri musicisti sono più ostiche all’ascolto ma questo brano molto suggestivo può essere in ogni caso utile per farsi un’idea della musica contemporanea, ricordando che si dovrebbe comunque parlare al plurale: “musiche contemporanee”.

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8 settembre 2011 –  Auditorium San Fedele – Milano
Musiche di Arnold Schönberg

Lieder nn. 3, 4, 6 e 8 da “8 Lieder” op. 6
Lied n. 1 dai Vier Lieder op. 2: Erwartung
Quartetto per archi n.1 in re minore op. 7
Drei Klavierstücke op. 11
Quartetto per archi n. 2 op. 107

Lorna Windsor, soprano
Alfonso Alberti, pianoforte
Quartetto di Cremona

Introduzione di Luigi Pestalozza

Il 2 gennaio 1911 a Monaco di Baviera si tenne un concerto di musiche schönberghiane che suscitò apprezzamenti e perplessità da parte degli ascoltatori e l’entusiasmo di Kandinskij, che sentì in Schönberg quella «via rigorosamente antigeometrica, antilogica» che lui stesso cercava di percorrere nella pittura. Il programma di quella sera  del 1911 è stato ripreso integralmente ed eseguito ottimamente da interpreti che con il Maestro austriaco hanno una lunga familiarità. Dopo un secolo questa musica -tutta comunque precedente la svolta dodecafonica- è ormai diventata “classica” in ogni senso. Oggi non si tratta più di tonalità/atonalità ma di un modo completamente diverso di comporre, dove i suoni non dipendono da regole codificate o dalla loro rottura rivoluzionaria ma da ciò che vibra sia nell’interiorità della coscienza sia nel divenire delle cose.

Un giudice

di Fabrizio De André
nell’arrangiamento (magnifico) della Premiata Forneria Marconi
(1979)

La prima versione di questa canzone è del 1971 e fa parte dell’album Non al denaro, non all’amore né al cielo, ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgard Lee Masters. Il giudice è Selah Lively, preso in giro da tutti -gli umani son feroci- per la sua altezza e trasformatosi poi in arbitro della vita e della morte altrui.
Il pubblico moralismo condanna la vendetta come sentimento e pratica poco consona alla gente per bene. E in effetti molta vendetta non è altro che semplice risentimento, che lascia il vendicatore in balia dei suoi nemici. Ma vendetta è anche l’oggettiva presa di distanza dall’alterità che ci ha fatto del male, il lasciare l’altro alla sua nullità. Il giudice di De André mi sembra esprima tale oggettività, che non teme le morali ed è libera da ogni senso di colpa.

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Sultans of Swing

Dire Straits
(1978)

Una chitarra immortale, quella di Mark Knopfler.
Una canzone sul piacere di suonare, sulla musica come scopo.

You check out Guitar George
he knows all the chords
Mind he’s strictly rhythm he
doesn’t want to make it cry or sing
And an old guitar is all he can afford
When he gets up under the lights to play his thing
And Harry doesn’t mind if
he doesn’t make the scene
He’s got a daytime job he’s doing alright
He can play the honky tonk just like anything
Saving it up for Friday night
With the Sultans with the Sultans of Swing.

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Napoli vive!

Canta appress’a nuie
di Edoardo Bennato
Da È Goal! (Live, 1984)


Uno dei luoghi arcaici, ctoni, tenebrosi e sempre nuovi. Questo è Napoli, città meravigliosa e come nessun’altra in Europa uccisa dal male. La sua parlata è una lingua  capace di andare al cuore stesso della materia, dei corpi e delle passioni. La monnezza che la camorra impone è specchio della camorra stessa, del suo tanfo entropico, e non dell’intero popolo che abita Napoli. Il canto al quale invita Edoardo Bennato è segno della gioia che trascina questo luogo, della vita dolente ed entusiasta di cui è impastato. Auguro a Partenope di diventare ciò che è, di tornare bella.



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