Archivio della categoria Musica

Because the Night

di Patti Smith e Bruce Springsteen
(1978)

Uno dei capolavori della musica rock, intriso di forza e di malinconia, di poesia e di eros.
La voce di Patti Smith è perfetta.

«take my hand as the sun descends
they can’t touch you now,
can’t touch you now, can’t touch you now
because the night belongs to lovers …»

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Boogie

di Paolo Conte
(1981)

L’ironica sensualità di questa canzone avvolge e spalanca sino a far vedere i personaggi che ballano e a far sentire i loro profumi. Magnifico il finale del testo: «Era un mondo adulto, / si sbagliava da professionisti…»

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Dal cosmo

György Ligeti
Requiem II. Kyrie. molto espressivo
(1963-1965)
Asko Ensemble, Caroline Stein, Heinz Holliger, London Voices, Schoenberg Ensemble & Terry Edwards

Masse sonore senza differenze, voci che si sollevano senza fine, vibrazioni della materia. In Ligeti, il più profondo compositore del Novecento, l’«armonia delle sfere» non è una metafora ma -alla lettera- il suono del cosmo.

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Panni, Casella, Petrassi, Puccini

1 dicembre 2011 –  Teatro Dal Verme – Milano
Musiche di
Marcello PanniShort
Alfredo CasellaConcerto per violoncello e orchestra, op. 58
Goffredo PetrassiRitratto di Don Chisciotte
Giacomo Puccini / Marcello Panni – Inno a Diana / Inno a Roma
Orchestra «I Pomeriggi Musicali di Milano»
Direttore: Marcello Panni
Violoncello: Umberto Clerici
Tenore: Luca Di Gioia

Interessante il primo brano, tratto da una suite cinematografica consacrata dall’autore/direttore alla sua squadra del cuore, la Lazio. Il Concerto di Casella coniuga il futurismo con un’impostazione vivaldiana. Un poco mesta la suite per balletto che Petrassi dedica a Don Chisciotte. Notissimo -soprattutto durante il Ventennio- l’Inno a Roma, una marcia decisamente nazionalista che la musica di Puccini sa rendere però in qualche modo autentica. Nel complesso un concerto un po’ sottotono, ravvivato dal bis concesso da Umberto Clerici: la Marcia per violoncello solo (Op. 65) di Sergej Prokof’ev, che qui propongo all’ascolto nell’esecuzione -splendida- di Erling Blöndal Bengtsson.

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Bartali

di Paolo Conte
nell’esecuzione di Enzo Jannacci

 

Una canzone profondamente italiana. Metaforica e allegra, popolare e raffinata.
È stata interpretata da tanti ma la versione di Jannacci le regala un ritmo, un divertimento, uno swing straordinari. Un ritmo epico. Ballate, amici miei, ché la vita è breve e la gioia è un dovere.

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Ferita d’amore

22 ottobre 2011 –  Teatro Arsenale – Milano
Ferita d’amore.
Musiche in habito tiorbesco di Bellerofonte Castaldi
Evangelina Mascardi – tiorba
Marco Beasley – tenore

La tiorba è lo strumento principe di Bellerofonte Castaldi, compositore e poeta vissuto tra il 1580 e il 1649. Uno strumento che ai suoni del liuto aggiunge la possibilità di un basso continuo prodotto da un numero variabile di corde. Evangelina Mascardi è tra le più importanti tiorbiste contemporanee, il cui tocco è capace di restituire sia i suoni più delicati che quelli persino orchestrali dello strumento. In questa serata è stata accompagnata dal tenore Marco Beasley, la cui voce non è stata comunque un esempio di potenza del canto. Molto interessante il contrasto fra i testi di Castaldi -colmi di passione, di desiderio e di dolore- e la sua musica, sempre rasserenante.
Non possiedo brani eseguiti da Mascardi e propongo quindi l’ascolto di “Saetta pur saetta” da Battaglia d’amore eseguita dall’ensemble «Il Furioso». Il testo, tra l’altro, recita: “Sempre ti voglio servir, / se ben a languir / crudo Amor mi destina: / ma la mia fede nel dolor s’affina. / Di stelle ignudo il cielo / e sarà privo del suo lume il giorno / pria ch’io non ami ’l tuo bel viso adorno”.

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Barocco

Stagione 2011-2012 dell’Associazione Musicale Etnea
7 ottobre 2011 –  Palazzo Biscari – Catania
Balli italiani
Variazioni a tre nell’Italia barocca
Musiche di Merula, Marini, Pesenti, Vivaldi, Falconiero,Vitali, Corelli, Reali
Sonatori de la Gioiosa Marca

Gioiosa è davvero la musica quando chi la esegue si diverte e si fa una sola cosa con quei suoni che ci ricordano come l’esistenza sia un intrico di geometria e di scarto dal prevedibile, dal già fissato. E allora gli attimi possono danzare, come si faceva al ritmo delle ciaccone, delle passacaglie, delle follie, dei capricci, del passo e mezzo, che rendono il Barocco una festa permanente, malinconica, aritmetica.
I sonatori della marca trevigiana hanno interpretato tale repertorio con la lievità e il rigore da cui queste musiche sono scaturite. E come regalo ulteriore ci hanno offerto due brani di Marco Uccellini (1603 ca. – 1680), uno dei quali è l’Aria sopra la Bergamasca che propongo all’ascolto e che invito a ballare  :-D

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MI-TO 2011

MI-TO SettembreMusica
5 settembre 2011 –  Teatro Dal Verme – Milano
Prime esecuzioni assolute per i festeggiamenti dei 150 anni dell’Unità d’Italia

Musiche di
Fabio Vacchi – Notte italiana per ensemble
Louis Andriessen – La Girò per violino e ensemble
Matteo Franceschini – Archeology per ensemble
Harrison Birtwistle – Broken images

London Sinfonietta
Direttore: David Atherton
Violino: Monica Germino

La Notte italiana di Vacchi comincia con un pianissimo che a poco a poco si trasforma in tensione e si fa domanda, senza mai abbandonare però la dolcezza notturna, la sua inquietudine stridente. Poi arrivano la forza sonora e le parole da Andriessen dedicate ad Anna Girò, la cantante preferita da Vivaldi, che qui assume i gesti e la voce della violinista Monica Germino, la quale tocca il suo strumento con decisione e canta/recita con coinvolgente densità una partitura che dà spazio anche all’arpa, al cymbalon e alle percussioni. Percussioni che diventano ossessive e onomatopeiche nel magnifico Archeology di Franceschini, un’opera che restituisce i suoni che si levano dall’archeologia industriale e per definire i quali il compositore scrive che «una fabbrica dismessa, un cantiere abbandonato, un macchinario obsoleto, arrugginito, ossidato, assumono un valore simbolico e memoriale pari a un grande affresco o a un’imponente cattedrale» (Programma di sala, p. 13). Le Broken Images di Birtwistle, infine, si addensano in masse sonore caratterizzate da ciò che Pietro Mussino chiama «principio della famiglia timbrica» (Ivi, p. 15), una sorta di sinestesia capace di visualizzare i suoni nello spazio dell’orchestra.
Orchestra -la London Sinfonietta- nata nel 1968 per far gustare la musica contemporanea nella varietà dei suoi modi e delle sue invenzioni e qui ottimamente diretta da David Atherton. La presenza in sala dei quattro compositori in occasione di queste esecuzioni delle loro opere ha reso ulteriormente viva la loro musica, “il nostro tempo appreso con le note”.

Dato che si è trattato di prime esecuzioni assolute non dispongo delle registrazioni dei brani. Avevo pensato a un’ampia partitura di Andriessen, ispirata alla Repubblica di Platone (De Staat, for 2 sopranos, 2 mezzo-sopranos, & chamber ensemble, 1972-1974) ma -probabilmente perché è troppo lunga- non riesco a inserirla sul sito. Propongo quindi un brano di Arvo Pärt, compositore estone anch’egli presente al Festival di quest’anno. Il titolo è An den Wassern zu Babel saßen wir und weinten (1976-1984). Di solito le opere di altri musicisti sono più ostiche all’ascolto ma questo brano molto suggestivo può essere in ogni caso utile per farsi un’idea della musica contemporanea, ricordando che si dovrebbe comunque parlare al plurale: “musiche contemporanee”.

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8 settembre 2011 –  Auditorium San Fedele – Milano
Musiche di Arnold Schönberg

Lieder nn. 3, 4, 6 e 8 da “8 Lieder” op. 6
Lied n. 1 dai Vier Lieder op. 2: Erwartung
Quartetto per archi n.1 in re minore op. 7
Drei Klavierstücke op. 11
Quartetto per archi n. 2 op. 107

Lorna Windsor, soprano
Alfonso Alberti, pianoforte
Quartetto di Cremona

Introduzione di Luigi Pestalozza

Il 2 gennaio 1911 a Monaco di Baviera si tenne un concerto di musiche schönberghiane che suscitò apprezzamenti e perplessità da parte degli ascoltatori e l’entusiasmo di Kandinskij, che sentì in Schönberg quella «via rigorosamente antigeometrica, antilogica» che lui stesso cercava di percorrere nella pittura. Il programma di quella sera  del 1911 è stato ripreso integralmente ed eseguito ottimamente da interpreti che con il Maestro austriaco hanno una lunga familiarità. Dopo un secolo questa musica -tutta comunque precedente la svolta dodecafonica- è ormai diventata “classica” in ogni senso. Oggi non si tratta più di tonalità/atonalità ma di un modo completamente diverso di comporre, dove i suoni non dipendono da regole codificate o dalla loro rottura rivoluzionaria ma da ciò che vibra sia nell’interiorità della coscienza sia nel divenire delle cose.

Un giudice

di Fabrizio De André
nell’arrangiamento (magnifico) della Premiata Forneria Marconi
(1979)

La prima versione di questa canzone è del 1971 e fa parte dell’album Non al denaro, non all’amore né al cielo, ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgard Lee Masters. Il giudice è Selah Lively, preso in giro da tutti -gli umani son feroci- per la sua altezza e trasformatosi poi in arbitro della vita e della morte altrui.
Il pubblico moralismo condanna la vendetta come sentimento e pratica poco consona alla gente per bene. E in effetti molta vendetta non è altro che semplice risentimento, che lascia il vendicatore in balia dei suoi nemici. Ma vendetta è anche l’oggettiva presa di distanza dall’alterità che ci ha fatto del male, il lasciare l’altro alla sua nullità. Il giudice di De André mi sembra esprima tale oggettività, che non teme le morali ed è libera da ogni senso di colpa.

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Sultans of Swing

Dire Straits
(1978)

Una chitarra immortale, quella di Mark Knopfler.
Una canzone sul piacere di suonare, sulla musica come scopo.

You check out Guitar George
he knows all the chords
Mind he’s strictly rhythm he
doesn’t want to make it cry or sing
And an old guitar is all he can afford
When he gets up under the lights to play his thing
And Harry doesn’t mind if
he doesn’t make the scene
He’s got a daytime job he’s doing alright
He can play the honky tonk just like anything
Saving it up for Friday night
With the Sultans with the Sultans of Swing.

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Napoli vive!

Canta appress’a nuie
di Edoardo Bennato
Da È Goal! (Live, 1984)


Uno dei luoghi arcaici, ctoni, tenebrosi e sempre nuovi. Questo è Napoli, città meravigliosa e come nessun’altra in Europa uccisa dal male. La sua parlata è una lingua  capace di andare al cuore stesso della materia, dei corpi e delle passioni. La monnezza che la camorra impone è specchio della camorra stessa, del suo tanfo entropico, e non dell’intero popolo che abita Napoli. Il canto al quale invita Edoardo Bennato è segno della gioia che trascina questo luogo, della vita dolente ed entusiasta di cui è impastato. Auguro a Partenope di diventare ciò che è, di tornare bella.



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Bach – Barry Lindon

Concerto in Do minore per 2 clavicembali -  BWV 1060: II. Adagio
di Johann Sebastian Bach
(eseguito dalla Wurttemberg Chamber Orchestra)
Dalla colonna sonora di Barry Lindon (Stanley Kubrick, 1975)


Barry Lindon è un’opera di stupefacente bellezza e di profonda crudeltà. Rivedendola appare sempre diversa. È un trattato sulla pittura del Settecento -ogni inquadratura è una citazione- ma la sua luce è funebre. L’ossessione e la morte, di cui il cinema di Kubrick è fatto, l’attraversano dal primo all’ultimo fotogramma. Lo scavo nell’umano si fa appassionante e gelido. È l’opera formalmente più splendida del regista e insieme la più feroce.
Come sempre in Kubrick, la musica diventa la sostanza stessa dell’immagine. L’Adagio dal Concerto BWV 1060 scandisce la calma discesa nel dolore, la fredda gloria di un enigma disvelato.


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Una vita viva

di Battisti-Mogol
da Una giornata uggiosa (1980)

«Se è il caso lottare, più spesso lasciare.
Saper aspettare chi viene e chi va.
E non affondare se si può in nessuna passione
cercando di ripartire, qualcosa accadrà.
[...]
Non temere la notte, non temere la notte,
però amando più il giorno
e partir senza mai pensare a un sicuro ritorno.
[...]
E inventare la vita, una vita viva, una vita viva»

Un programma di vita stoico-spinoziano, questo di Battisti-Mogol, che condivido pienamente: «Nec ridere, neque lugere, neque detestari, sed intelligere» (Ethica, prefazione alla terza parte; Trattato politico, cap. I, § IV).
E in questa comprensione inventare la vita.

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Rosa napoletana

Bocca di Rosa
di Fabrizio De André
nella versione di Peppe Barra, dall’album In concerto (2009)

Al primo ascolto, questa versione di una delle più celebri canzoni di De André potrà forse sconcertare. Credo, tuttavia, che Peppe Barra abbia saputo cogliere e far vibrare la pietà profonda, l’ironia e la forza liberatrice del canto.

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Fandango

Quintetto IV In Re Maggiore G. 448 – “Fandango”: IV. Fandango
di Luigi Boccherini
Complesso “Europa Galante”  diretto da Fabio Biondi

Boccherini (1743-1805) nacque a Lucca e morì a Madrid; spagnolo è Francisco Goya (1746-1828).
Nelle note del primo e nelle immagini del secondo vive il lato dionisiaco del Settecento, che nel magnifico quarto movimento del Quintetto G. 448 diventa un ritmo frenetico, inquietante e ironico. Anche la musica cosiddetta “classica” può essere a volte ballata.

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