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	<title>agb &#187; Cinema</title>
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	<description>un barlume di fasto</description>
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		<title>What a Shame</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Feb 2012 17:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Shame di Steve McQueen GB, 2011 Con: Michael Fassbender (Brandon), Carey Mulligan (Sissy), Nicole Beharie (Marianne), James Badge Dale (David), Lucy Walters (la ragazza del metro) Trailer del film Brandon. Un lavoro sicuro. Una casa organizzatissima e accogliente a New York. La metropolitana. Gli sguardi delle donne. I film porno. Le prostitute. I locali gay. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>Shame</strong></em><br />
di <strong>Steve McQueen</strong><br />
GB, 2011<br />
Con: Michael Fassbender (Brandon), Carey Mulligan (Sissy), Nicole Beharie (Marianne), James Badge Dale (David), Lucy Walters (la ragazza del metro)<br />
<a href=" http://www.mymovies.it/film/2011/shame/trailer/" target="_blank"> Trailer del film</a><a href="http://www.mymovies.it/film/2011/etmaintenantonvaou/trailer/"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/02/Shame-locandina-film.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9909" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="Shame-locandina-film" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/02/Shame-locandina-film-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Brandon. Un lavoro sicuro. Una casa organizzatissima e accogliente a New York. La metropolitana. Gli sguardi delle donne. I film porno. Le prostitute. I locali gay. La masturbazione a casa e in ufficio. Sua sorella gli chiede di ospitarla per qualche giorno e diventa un ostacolo alla pulsione di Brandon. Due solitudini, due disperazioni. Il sangue e il pianto. Nessun incontro, mai, con nessuno. Lo sguardo di Fassbender diventa maschera e figura della tristezza che pervade questo film. Un film contro il sesso, si direbbe, visto il disgusto che afferra di fronte a un piacere senza gioia, a un eros privo di qualunque sorriso, a una dipendenza infelice come tutte le dipendenze chimiche: dall’eroina all’innamoramento. Mai una molecola di sentimento. Non a caso molte scene riprendono gli attori da una parte del corpo poco comunicativa come la nuca, di spalle. Un film esistenzial-newyorchese girato con maestria tecnica ma anche con troppa furbizia di intenti. Le due scene più terribili e belle sono il primo finale con il pianto di Brandon nel porto sotto la pioggia e -precedentemente- il suo sguardo durante un orgasmo con due prostitute. Raramente ho visto la disperazione e il vuoto dipinti così bene su un volto umano. E proprio nell’istante assoluto nel quale il piacere dovrebbe essere pura gioia, o almeno soddisfazione. Nulla di tutto questo. Nulla.</p>
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		<title>La pace femminile</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 11:12:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E ora dove andiamo? di Nadine Labaki (Et maintenant on va où?) Francia, Libano, Egitto, Italia, 2011 Con: Nadine Labaki (Amale), Claude Msawbaa (Takla), Layla Hakim (Afaf), Antoinette El-Noufaily (Saydeh), Yvonne Maalouf (Yvonne) Trailer del film Un gruppo di donne vestite di nero avanza danzando e battendosi il petto con le fotografie dei propri morti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><em>E ora dove andiamo?</em></strong><br />
di<strong> Nadine Labaki</strong><br />
(<em>Et maintenant on va où?</em>)<br />
Francia, Libano, Egitto, Italia, 2011<br />
Con: Nadine Labaki (Amale), Claude Msawbaa (Takla), Layla Hakim (Afaf), Antoinette El-Noufaily (Saydeh), Yvonne Maalouf (Yvonne)<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2011/etmaintenantonvaou/trailer/" target="_blank"> Trailer del film </a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/Nabaki.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9814" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="Nabaki" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/Nabaki-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a>Un gruppo di donne vestite di nero avanza danzando e battendosi il petto con le fotografie dei propri morti. Vanno al cimitero, dove si divideranno tra le tombe cristiane e quelle musulmane. In un villaggio senza nome di un indeterminato Vicino Oriente l&#8217;imam e il prete cattolico tentano di mantenere un clima di pace tra le due comunità. Le tensioni però sono sempre pronte a emergere, sino a un evento che sembra spalancare le porte al reciproco massacro. Ma le donne -tutte, islamiche e cristiane- ricorrono a ogni stratagemma pur di evitare il conflitto: dalle presunte visioni della madonna all&#8217;ingaggio di alcune danzatrici ucraine per distrarre i maschi, dal seppellimento delle armi alla preparazione di dolci corretti all&#8217;hashish.</p>
<p style="text-align: justify;">Divertimento e dramma si mescolano in questa parabola che va oltre il particolare contesto libanese e mostra con intelligenza e lievità la natura irrazionale di ogni conflitto, di ogni cedimento alle pulsioni che comportano anche la fine del <em>sé</em> pur di raggiungere la distruzione dell&#8217;<em>altro</em>. La guerra è un enigma evoluzionistico, politico, metafisico che millenni di riflessione hanno illustrato in tutti i modi, non riuscendo in alcun modo a debellarne la furia. Lo sguardo e il tocco femminili di questo film si pongono totalmente dalla parte della donna, vista come madre e amante pronta a tutto pur di proteggere i propri nati e i propri uomini dalla loro stessa furia, in una costruzione corale che è l&#8217;elemento più riuscito dell&#8217;opera. Il significato del titolo viene svelato nella scena finale e nella battuta conclusiva, ancora una volta capaci di mescolare le differenze e farne una ragione di ricchezza invece che di odio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/e-ora-dove-andiamo.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-9825" title="e-ora-dove-andiamo" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/e-ora-dove-andiamo-400x161.jpg" alt="" width="400" height="161" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Hoover, il potere</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 14:28:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[J. Edgar di Clint Eastwood USA, 2011 Con: Leonardo DiCaprio (J. Edgard Hoover), Judi Dench (Madre di Hoover), Armie Hammer (Clyde Tolson), Naomi Watts (Helen Gandy) Trailer del film J.Edgar Hoover fu direttore dell’FBI dal 1924 al 1972, data della sua morte. Lo rimase con otto presidenti degli USA. Basterebbe questo dato cronologico-politico per comprendere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>J. Edgar<br />
</strong></em>di <strong>Clint Eastwood<br />
</strong>USA, 2011<br />
Con: Leonardo DiCaprio (J. Edgard Hoover), Judi Dench (Madre di Hoover), Armie Hammer (Clyde Tolson), Naomi Watts (Helen Gandy)<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2011/jedgar/trailer/" target="_blank">Trailer del film</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href=" http://it.wikipedia.org/wiki/J._Edgar_Hoover " target="_blank"></a><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/J.-Edgar-locandina-film.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9728" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="J.-Edgar-locandina-film" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/J.-Edgar-locandina-film-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a><a href=" http://it.wikipedia.org/wiki/J._Edgar_Hoover" target="_blank">J.Edgar Hoover</a> fu direttore dell’FBI dal 1924 al 1972, data della sua morte. Lo rimase con otto presidenti degli USA. Basterebbe questo dato cronologico-politico per comprendere che quest’uomo fu tra i più potenti del Novecento, capace di trasformare una struttura investigativa secondaria in una macchina il cui funzionamento si basava sullo spionaggio, sul ricatto universale, sull’intimidazione, sulla violenza, sulla menzogna sistematica. I fascicoli riservati, da lui raccolti nella sua infinita carriera, divennero leggendari e anche se poi scomparsi influenzarono decisamente e a fondo la politica statunitense, interna ed estera. Hoover nutriva un autentico odio nei confronti di chiunque si ispirasse anche lontanamente alle idee socialiste, ai diritti civili, a principi di equità sociale. Una delle sue prime vittime fu l’anarchica Emma Goldman, una delle ultime Martin Luther King.</p>
<p style="text-align: justify;">«Si, mamma», è questa una delle chiavi interpretative del film. Hoover non si sposò mai e sembra avesse tendenze omosessuali. La venerazione verso la madre, l’ubbidienza al suo intransigente moralismo religioso, vengono visti come la fonte primaria dei comportamenti di Hoover. Nel descrivere un simile personaggio, Eastwood si muove sul crinale tra i dati storici che ne rivelano sempre più il carattere perverso e la scelta di far prevalere il punto di vista del protagonista. La struttura del film è infatti a incastro, con Hoover anziano che detta le sue memorie e quindi racconta le azioni compiute e gli eventi vissuti. Li racconta, naturalmente, dalla sua visuale. Il tutto immerso in una tonalità cromatica e narrativa piuttosto fredda, che si ravviva in due scene: la violenta e appassionata dichiarazione d’amore tra lui e il suo principale collaboratore Clyde Tolson; la dettatura alla sua decennale segretaria e amica Helen Gandy di una lettera calunniosa scritta allo scopo di indurre Martin Luther King a rifiutare il premio Nobel per la pace. A intervalli regolari e implacabili emerge la figura della madre, un’autentica Erinni possessiva e adorante il figlio.<br />
Qualcosa di funereo intride tutto il film.</p>
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		<title>Le idi di marzo</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 13:18:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(The Ides of March) di George Clooney Con Ryan Gosling (Stephen Meyers), George Clooney (Mike Morris), Philip Seymour Hoffman (Paul Zara), Paul Giamatti (Tom Duffy), Evan Rachel Wood (Molly Stearns), Marisa Tomei (Ida Horowicz) USA, 2011 Trailer del film Elezioni primarie per stabilire chi debba essere il candidato democratico alla presidenza degli USA. Il governatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">(<em>The Ides of March</em>)<br />
di <strong>George Clooney</strong><br />
Con Ryan Gosling (Stephen Meyers), George Clooney (Mike Morris), Philip Seymour Hoffman (Paul Zara), Paul Giamatti (Tom Duffy), Evan Rachel Wood (Molly Stearns), Marisa Tomei (Ida Horowicz)<br />
USA, 2011<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2011/theidesofmarch/trailer/" target="_blank">Trailer del film </a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/idi_marzo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9710" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="idi_marzo" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/01/idi_marzo-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a>Elezioni primarie per stabilire chi debba essere il candidato democratico alla presidenza degli USA. Il governatore Mike Morris ha ottime probabilità e un ufficio stampa di grande qualità, in cui emerge il giovane e intelligentissimo Stephen Meyers. Lo staff del candidato avversario deve fare qualcosa per neutralizzare questo idealista della causa. Il doppio gioco, l’inganno, la minaccia, il ricatto diventano le armi di un vero e proprio <em>bellum omnium contra omnes</em>. Alla fine, Stephen impara come si fa.</p>
<p style="text-align: justify;">«Etica, nulla è più importante dell’etica» è la frase che conclude la campagna di Morris, tipico democratico di sinistra (<em>liberal</em> li chiamano negli USA). Dietro di lui e dentro di lui le cose vanno ben diversamente dalle «ruffianate per gli elettori» (definizione del responsabile del suo ufficio stampa). Clooney indaga nei meandri privati e mediatici del sistema statunitense ma si tiene lontano da ciò che pesa davvero: la potenza di condizionamento totale dei fabbricanti d’armi, dei petrolieri, della finanza speculativa. In ogni caso, si tratta di un film dall’impianto classico, piacevole da seguire e che fa nascere anche nei più ingenui spettatori qualche dubbio sulla “più grande democrazia del pianeta”.</p>
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		<title>Una muta nostalgia</title>
		<link>http://www.biuso.eu/2011/12/26/una-muta-nostalgia/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 21:27:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[cinema muto]]></category>
		<category><![CDATA[Michel Hazanavicius]]></category>
		<category><![CDATA[The Artist]]></category>

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		<description><![CDATA[The Artist Di Michel Hazanavicius Con Jean Dujardin (George Valentin), Bérénice Bejo (Peppy Miller), John Goodman (Al Zimmer), James Cromwell (Clifton), Penelope Ann Miller (Doris), Uggy (il cane) Francia, 2011 Trailer del film Hollywood, anni Venti del Novecento. George Valentin è un divo del cinema muto. Bello, osannato e ricco, incontra per caso Peppy Miller, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>The Artist</strong></em><br />
Di <strong>Michel Hazanavicius</strong><br />
Con Jean Dujardin (George Valentin), Bérénice Bejo (Peppy Miller), John Goodman (Al Zimmer), James Cromwell (Clifton), Penelope Ann Miller (Doris), Uggy (il cane)<br />
Francia, 2011<br />
<a href=" http://www.mymovies.it/film/2011/theartist/trailer/" target="_blank"> Trailer del film</a><a href="http://www.mymovies.it/film/2011/lehavre/trailer/"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/12/The_artist.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9665" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="The_artist" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/12/The_artist-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Hollywood, anni Venti del Novecento. George Valentin è un divo del cinema muto. Bello, osannato e ricco, incontra per caso Peppy Miller, un’ammiratrice che fa anche da comparsa in alcuni dei suoi film. Quando la casa produttrice decide di passare al sonoro, George rifiuta la svolta e realizza a proprie spese l’ennesimo film muto che però -ormai fuori tempo- lo porterà alla rovina finanziaria ed esistenziale. Peppy Miller, invece, fa carriera e diventa a sua volta una diva. Segretamente innamorata di George, cerca di aiutarlo con discrezione sino a quando l’uomo se ne accorge, per orgoglio rifiuta il sostegno di Peppy e pensa al suicidio. L’eroina riesce appena in tempo a salvarlo e a riportarlo sulle scene.</p>
<p style="text-align: justify;">Raccontato così, è un polpettone sentimentale. E di questo in effetti si tratta. La particolarità è che il film è girato in bianco e nero, a una velocità leggermente superiore rispetto a quelli attuali e tipica invece delle opere degli anni Venti, e soprattutto è (quasi) completamente muto. Ci voleva un po’ di coraggio, è vero, per compiere una scelta simile ma è un coraggio piuttosto furbo nel compiacere buoni sentimenti e passioni cinefile. Il risultato è tecnicamente interessante ma anche assai noioso e del tutto prevedibile. Si salva, non a caso, la scena dell’incubo sonoro del protagonista. Per il resto, la nostalgia è una cattiva consigliera, anche al cinema.</p>
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		<title>Una favola politica</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 19:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Aki Kaurismäki]]></category>
		<category><![CDATA[fiaba]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Le Havre]]></category>
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		<description><![CDATA[Miracolo a Le Havre (Le Havre) Di Aki Kaurismäki Con André Wilms (Marcel Marx), Kati Outinen (Arletty), Jean-Pierre Darroussin (Monet), Blondin Miguel (Idrissa), Elina Salo (Claire), Evelyne Didi (Yvette), Jean-Pierre Léaud (L’informatore), Laika (la cagnetta). Finlandia, Francia, Germania 2011 Trailer del film Marcel Marx fa il lustrascarpe tra la stazione e il porto di Le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Miracolo a Le Havre</strong><br />
(<em>Le Havre</em>)<br />
Di Aki Kaurismäki<br />
Con André Wilms (Marcel Marx), Kati Outinen (Arletty), Jean-Pierre Darroussin (Monet), Blondin Miguel (Idrissa), Elina Salo (Claire), Evelyne Didi (Yvette), Jean-Pierre Léaud (L’informatore), Laika (la cagnetta).<br />
Finlandia, Francia, Germania 2011<br />
<a href=" http://www.mymovies.it/film/2011/lehavre/trailer/" target="_blank"> Trailer del film</a><a href="http://www.mymovies.it/film/2011/lehavre/trailer/"></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/12/Le_Havre.jpg"><img class="size-medium wp-image-9552 alignleft" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="Le_Havre" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/12/Le_Havre-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Marcel Marx fa il lustrascarpe tra la stazione e il porto di Le Havre. Ama molto la moglie, con la quale conduce una vita assai modesta ma dignitosa, sino a quando lei si ammala gravemente ed è costretta a rimanere in ospedale. La polizia della città arresta dei clandestini provenienti dal Gabon. Uno di loro, il piccolo Idrissa, riesce a fuggire. Marcel lo accoglie e lo protegge, insieme con tutto il quartiere, spendendo per lui il proprio denaro e riuscendo così a farlo partire di nascosto per l’Inghilterra dove si trova la madre del ragazzo. Intanto Arletty, la moglie, al medico il quale le dice che «a volte i miracoli accadono» risponde: «Non nel mio quartiere». Ma non è detto.</p>
<p style="text-align: justify;">Come sempre in Kaurismäki il film è sobrio, poetico, ironico e straniante. Il tema dell’immigrazione percorre ormai in modi diversi la cinematografia europea ma forse nessuno come il regista finlandese è in grado di cogliere la profondità di questa tragedia, data la sua lunga consuetudine con personaggi da sempre ai margini della città umana. Una tragedia che qui diventa anche paradossale, nella  quale il personaggio forse più bello è un commissario di polizia dall’aspetto truce ma che agisce in difesa degli ultimi. <em>Le Havre</em> è un film che dimostra come si possano creare delle favole molto lontane dai modi e dai canoni del tutto falsi e apologetici del cinema disneyano-hollywoodiano che da più di mezzo secolo ammorba l’educazione e le credenze degli europei, bambini o adulti che siano.</p>
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		<title>Pina</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 21:16:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[Pina di Wim Wenders Germania, 2011 Trailer del film «Ich würde nur an einen Gott glauben, der zu tanzen verstünde» (“Potrei credere solo a un Dio che sapesse danzare”, Così parlò Zarathustra, Libro primo, “Del leggere e dello scrivere”). Facile citazione, quando ci si riferisce a Pina Bausch (1940-2009). Ma citazione necessaria. La sua opera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><strong>Pina</strong></em><br />
di <strong>Wim Wenders</strong><br />
Germania, 2011<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2011/pina/trailer/" target="_blank">Trailer del film</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/11/pina.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9439" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="pina" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/11/pina-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>«Ich würde nur an einen Gott glauben, der zu tanzen verstünde» (“Potrei credere solo a un Dio che sapesse danzare”, <em>Così parlò Zarathustra</em>, Libro primo, “Del leggere e dello scrivere”). Facile citazione, quando ci si riferisce a Pina Bausch (1940-2009). Ma citazione necessaria. La sua opera è il sacro che diventa movimento, è la grande malinconia della vita che si fa danza. È una bellezza pura, silenziosa, ma nella quale il corpo disegna parole, si fa linguaggio. C’è molta solitudine nella coreografia di Pina Bausch. Il corpo prende se stesso, afferra i propri arti e li sposta di qua e di là, si accarezza, si stringe. E poi cerca, disperatamente, un contatto con gli altri corpi. L’incontro avviene in una stupefacente leggerezza, come se l’aria abbracciasse se stessa. E sedie, prati, luoghi partecipano a questa danza che il corpomente scolpisce nello spazio, come un arabesco della memoria e dell’attesa.<br />
A questo movimento Wim Wenders ha offerto la propria meditazione cinematografica, facendo parlare gli artisti che hanno interpretato i lavori di Pina, che l’hanno amata e perduta. E facendo parlare soprattutto i loro magnifici corpi d’aria e di canto. Un sorriso compare alla fine. Sorriso dionisiaco e calmo.</p>
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		<title>Oltre</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 18:48:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Faust di Aleksandr Sokurov Con: Johannes Zeiler (Faust), Anton Adasinskiy (l’usuraio), Isolda Dychauk (Margherita), Georg Friedrich (Wagner), Hanna Schygulla (la moglie dell’usuraio) Russia, 2011 Trailer del film &#160; L’azione. Fame. Disordine. Sporcizia. Denaro. Conoscenza. Lo schifo. Acqua. Il desiderio. Incubi. Homunculus. La storia come illusione. Topi. Guerra. Sesso. Immagini distorte. Espressionismo. Odio. Chiese. Simulacri. Funerali. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Faust</strong><br />
di Aleksandr Sokurov<br />
Con: Johannes Zeiler (Faust), Anton Adasinskiy (l’usuraio), Isolda Dychauk (Margherita), Georg Friedrich (Wagner), Hanna Schygulla (la moglie dell’usuraio)<br />
Russia, 2011<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2010/faust/trailer/" target="_blank"> Trailer del film</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/11/faust.jpg"><img class="size-medium wp-image-9389 alignright" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="faust" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/11/faust-210x300.jpg" alt="" width="147" height="210" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">L’azione. Fame. Disordine. Sporcizia. Denaro. Conoscenza. Lo schifo. Acqua. Il desiderio. Incubi. Homunculus. La storia come illusione. Topi. Guerra. Sesso. Immagini distorte. Espressionismo. Odio. Chiese. Simulacri. Funerali. Ghiacci. Artificio. Corpi. Rancore. Il potere. Medicina. Escrementi. Verità. Alchimia. Dettagli. Cadaveri. Vino. Fango. Grottesco. Simboli. Primissimi piani. Disperazione. Rabbia. Il sogno della ragione. Notte. Puro cinema, che splende d’intelligenza. La luce. Morte. La materia. Il male. Oltre, sempre oltre.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Melancholia</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 16:44:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Lars Von Trier Con: Kirsten Dunst (Justine), Charlotte Gainsbourg (Claire), Kiefer Sutherland (John), Charlotte Rampling (Gaby), Alexander Skarsgård (Michael), Stellan Skarsgård (Jack), John Hurt (Dexter) Danimarca, Svezia, Francia, Germania 2011 Trailer del film La Melencolia I di Albrecht Dürer è una figura circondata dagli strumenti e dai segni della conoscenza e tuttavia intensamente perduta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">di <strong>Lars Von Trier</strong><br />
Con: Kirsten Dunst (Justine), Charlotte Gainsbourg (Claire), Kiefer Sutherland (John), Charlotte Rampling (Gaby), Alexander Skarsgård (Michael), Stellan Skarsgård (Jack), John Hurt (Dexter)<br />
Danimarca, Svezia, Francia, Germania 2011<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2011/melancholia/trailer/" target="_blank"> Trailer del film</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/11/melancholia_bianco.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-9288" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="melancholia_bianco" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/11/melancholia_bianco-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>La <em>Melencolia I</em> di Albrecht Dürer è una figura circondata dagli strumenti e dai segni della conoscenza e tuttavia intensamente perduta nella contemplazione di un doloroso pensiero. «C&#8217;è falsità nel nostro sapere, e l&#8217;oscurità è così saldamente radicata in noi che perfino il nostro cercare a tentoni fallisce» scrisse Dürer<a href="#1"><sup>1</sup></a><span style="font-size: small;"> </span>nella lucida e disincantata consapevolezza che la nostra ignoranza delle cose rimane, per quanto si estenda la nostra conoscenza, inoltrepassabile. Ignoranza del senso delle cose e anche, con più modestia, del destino del nostro pianeta. Al quale sempre più si sta avvicinando un corpo celeste molto più grande, il suo nome è Melancholia, pronto ad assorbire dentro la propria energia tutto ciò che la Terra è stata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il preludio dal <em>Tristano e Isotta </em>di Richard Wagner è la malinconia fatta musica. Possiede tutta la forza paradossale e struggente di questo sentimento. Le sue note intessono il <strong>Prologo</strong> del film. Una sequenza onirica nella quale una sposa emerge dalla terra e non riesce a liberarsi dal suo viluppo, i pianeti danzano l‘uno intorno all’altro, dal cielo piovono grandine e uccelli, una madre con il figlio in braccio affonda in prati troppo morbidi, dalle dita di una donna si espandono lampi.<br />
E poi <strong>Justine</strong>, la sposa. Che insieme al marito arriva in ritardo alla festa preparata per loro dalla sorella Claire e dal cognato John nel bellissimo castello in riva al mare che è la loro dimora. Eleganza, misura, fasto e sorrisi si sbriciolano poco a poco di fronte alla profonda ferocia sociale che riposa dietro i riti e le convenzioni, pronta a svegliarsi, a sbranare, a distruggere. La madre di Justine e Claire esprime con pubblico sarcasmo il proprio disprezzo verso la farsa che tutti in quel momento vede protagonisti, verso la finzione collettiva. La sposa si allontana lungamente lasciando nell’imbarazzo gli invitati. Con l’inevitabilità di un piano inclinato, è la catastrofe.<br />
Infine <strong>Claire</strong>, che ospita di nuovo la sorella, la sua malattia -tristezza la chiamavano gli antichi, depressione è il suo nome attuale-, la sua distanza da ogni evento, emozione, paura. Invece Claire è terrorizzata da Melancholia, che sempre più si avvicina inesorabile a noi. Il marito cerca di tranquillizzarla, prepara l’emergenza, scruta continuamente il cielo. Ma infine non reggerà. Le due sorelle e il bambino di Claire costruiscono una capanna trasparente nel prato. E attendono. Dopo l’ultima scena è il silenzio. Non più una parola né un’immagine. E neppure una nota.</p>
<p style="text-align: justify;">Risuona invece in chi ha guardato questo film qualcosa di antico che si chiama catarsi. Lars von Trier è riuscito a trasformare in immagini ciò che probabilmente prova chi sta sentendo avvicinarsi la fine. Quel pianeta è infatti come il monolito di <em>2001. Odissea nello spazio</em>. È figura di <strong>Ananke</strong>, della Necessità che ci supera infinitamente e tutto avvolge. È figura della morte e della vita intrecciate e dominatrici del cosmo. Anche tra i minerali, tra i pianeti, tra le stelle. Anch’essi nascono, durano e si dissolvono. Ma nel volgersi della materia e della sua energia, «la vita è qualcosa di negativo» -questo sostiene von Trier-, una breve parentesi di sofferenza destinata a tornare nel grande fuoco.<br />
«Perittoì mén eisi pántes oi melacholikoí ou dià nóson, allà dià physin; i “melanconici” sono persone eccezionali non per malattia ma per natura» è l’affermazione conclusiva dell’aristotelico <em>Problemata 30,1</em><sup><a href="#2">2</a></sup>. Il genio malinconico e gnostico di questo regista ha costruito un capolavoro che offre all’arte cinematografica l’estrema tensione della totalità e della verità ultima delle cose -la verità del mondo è la <strong>morte</strong>- e a chi guarda dona lo stupore di aver visto millenni di pensiero sull’umano e sul cosmo diventare una sola immagine.</p>
<p style="text-align: justify;"><a name="1"></a>1. Cit. in R. Klibansky, E. Panofsky, F. Saxl, <em>Saturno e la melanconia</em>, Einaudi 1983, p. 341<br />
<a name="2"></a>2. Trad. di C. Angelino e E. Salvaneschi, il melangolo 1981, p. 27</p>
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		<title>La malinconia delle labbra</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 18:48:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Paolo Sorrentino]]></category>
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		<description><![CDATA[This Must Be the Place di Paolo Sorrentino Con: Sean Penn (Cheyenne), Frances McDormand (Jane), Eve Hewson (Mary), Kerry Condon (Rachel), Harry Dean Stanton (Robert Plath), Olwen Fouere (la madre di Mary), Joyce Van Patten (Dorothy Shore), Judd Hirsch (Mordecai Midler), Heinz Lieven (Alois Lange), David Byrne (Se stesso) Italia, Francia, Irlanda 2011 Trailer del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>This Must Be the Place</strong><br />
di Paolo Sorrentino<br />
Con: Sean Penn (Cheyenne), Frances McDormand (Jane), Eve Hewson (Mary), Kerry Condon (Rachel), Harry Dean Stanton (Robert Plath), Olwen Fouere (la madre di Mary), Joyce Van Patten (Dorothy Shore), Judd Hirsch (Mordecai Midler), Heinz Lieven (Alois Lange), David Byrne (Se stesso)<br />
Italia, Francia, Irlanda 2011<br />
<a href="http://www.mymovies.it/film/2011/thismustbetheplace/trailer/">Trailer del film </a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/11/this_must_be_the_place.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-9243" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="this_must_be_the_place" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2011/11/this_must_be_the_place-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Cheyenne è un cinquantenne che vive in un magnifico palazzo irlandese. Lo ha acquistato con i proventi della sua attività di rockstar. Attività che ha abbandonato da vent’anni ma che lo induce ancora a vestirsi e a truccarsi come faceva una volta. La sua vita procede tranquilla, annoiata, gravata da pesi e fantasmi che lo accompagnano discreti. Il padre, un vecchio ebreo di New York, sta molto male. Cheyenne parte con la nave  -teme infatti il volo- e arriva troppo tardi. Dai documenti lasciati dal padre scopre che questi ha cercato per tutta la vita un ufficiale nazionalsocialista che lo aveva umiliato ad Auschwitz. Comincia dunque a percorrere gli States per proseguire l’opera del genitore e la conduce a compimento. Può tornare in Irlanda ormai cresciuto, senza trucco e -per la prima volta- sorridendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là della vicenda narrata, il film è molto bello per la capacità di Sorrentino di saper coniugare ancora una volta malinconia e grottesco. Cifra che era già esplicita ne <em><a href="http://www.girodivite.it/Il-divo.html" target="_blank">Il divo</a></em> e che qui si incarna perfettamente in un Sean Penn semplicemente straordinario, che non disegna un personaggio ma costruisce una vera scultura fatta di psiche, soma, sguardi, movenze, labbra, silenzi, voce (ho avuto la fortuna di <em>sentire</em> il film in lingua originale). Cheyenne era sempre rimasto un bambino ma attraversa in pochi giorni la vita e diventa un adulto finalmente liberato dal dover portare sempre con sé un trolley per la spesa o per il viaggio, chiaro simbolo di memorie irrisolte. Anche gli altri personaggi, situazioni, dialoghi sono simbolici, compreso l’incontro con il vecchio ufficiale delle SS e il contrappasso. Nonostante il pregiudizio freudiano (Edipo) al quale troppo si ispira, il film risulta miracolosamente lieve, puro cinema, intatto sogno.</p>
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