Archivio della categoria Cinema

Frontier Blues

di Babak Jalali
Con Mahmoud Kalthe, Adolfazi Karimi, Hosseins Shams

Iran/Gran Bretagna/Italia, 2009

L’Iran contemporaneo. Una sua regione al confine col Turkmenistan. Quattro uomini, le loro esistenze lente, la memoria, i sogni. Girato al modo di Ciprì e Maresco -inquadrature fisse di personaggi e situazioni bizzarre- il film non brilla certo per ritmo ma il risultato è una sorta di struggente e malinconica ironia. Protagonista è un’assenza, quella delle donne -Hassan abbandonato dalla madre; suo zio col manichino femminile del negozio di abbigliamento quasi sempre vuoto; un cantante turkmeno al quale un pastore ha portato via la moglie; il difficile progetto di matrimonio di Alam con Ana-, come se senza di loro il tempo si dovesse fermare e la vita rimanere soltanto spazio.

Poesia che mi guardi

di Marina Spada
Con: Elena Ghiaurov, Carlo Bassetti, Enrica Chiurazzi, Marco Colombo Bolla
Italia, 2009
Trailer del film

La figura e i versi di Antonia Pozzi (1912-1938) rivissuti nella Milano contemporanea, tra le sue strade, a Chiaravalle (dove la poetessa morì), nel Liceo e nell’Ateneo da lei frequentati, con i filmati di famiglia, le foto, l’enigma, la disperazione, i sorrisi. Lo sguardo di Marina Spada su questa donna e su Milano è partecipe ma non acritico, è lieve ma non sentimentale, tenta di restituire la passione gettata e insieme la misura formale dei versi e della vita di Antonia.

Insieme al lungometraggio di Spada, la cineteca Oberdan ha proiettato Et mondana ordinare e Il cinema senza cinema. Nel primo vengono interpretati i lasciti testamentari di tre donne vissute a Bergamo fra Due e Trecento. Anexia lascia i propri beni a due uomini, Adeleita alle ragazze povere, la badessa Grazia al proprio convento. Recitazione dei testi, immagini degli affreschi, canti sacri e profani si alternano a restituire la volontà di salvarsi l’anima e di «mondana ordinare», affinché tutto sia e rimanga nell’ordine ciclico del cristianesimo medioevale. Il secondo breve filmato documenta l’attività della Scuola Cine Video Dreamers e in particolare il talento di un giovane suo componente nel recitare lunghe scene di celebri film, il “cinema senza cinema” appunto.

Soul Kitchen

di Fatih Akin
Germania, 2009
Con: Adam Bousdoukos
 (Zinos), Moritz Bleibtreu
 (Illias), Pheline Roggan
 (Nadine), Birol Unel
(Cuoco) Wotan Wilke Mohring
 (Neumann), Demir Gökgöl (
Sokrates)
Trailer del film

Amburgo. Zinos e Illias sono due fratelli di origine greca. Il primo gestisce un ristorante dove serve surgelati, il secondo sta in carcere ma gode di permessi di uscita. Sul locale mette gli occhi un infido amico di Zinos, il quale deve anche guardarsi dal fisco, dall’ufficio di igiene, dalla ricca fidanzata rampante e da un’ernia al disco che rischia di paralizzarlo. Lo aiutano comunque uno chef creativo sino alla follia e un vecchio marinaio barbone.
Commedia molto soul -appunto- e funky, con numerosi spunti divertenti e capace anche di descrivere l’avidità immobiliare e universale che affligge le città d’Europa. Il risultato complessivo è però piuttosto superficiale e un po’ troppo ammiccante. La cucina dell’anima abita altrove.

Lourdes

di Jessica Hausner
Con Sylvie Testud (Christine), Léa Seydoux (Maria), Bruno Todeschini (Kuno), Elina Loewensohn (Cécile)
Austria-Francia-Germania, 2009
Trailer del film

Christine è completamente immobile, tranne la testa. Si reca in pellegrinaggio a Lourdes come visita Roma o altre città, «per uscire di casa». Insieme al suo gruppo compie tutte le azioni rituali -grotta, piscina, benedizione, preghiera…- e una mattina si alza guarita. I medici sono molto prudenti perché nella sclerosi multipla accade che si verifichino dei temporanei miglioramenti, anche se non di quella portata. Gli altri pellegrini si felicitano ma sono anche invidiosi e scettici, tanto più che Christine non si mostra particolarmente devota. Quando sembra che la ragazza abbia ancora bisogno della sedia a rotelle, per gli altri è quasi una liberazione…

Nella prima parte il film descrive in modo dettagliato la vita quotidiana a Lourdes, compresi i terrificanti negozi di souvenir e le malinconiche foto ricordo. Mano a mano che scorre, diventa sempre più profondo, disvelatore nella sostanza benché sempre molto rispettoso nella forma. Magnifico, triste e grottesco il finale, con la festa di premiazione del “miglior Pellegrino dell’anno” (riconoscimento che esiste davvero) in cui si balla al ritmo della canzonetta italiana “Felicità” mentre dentro Christine cresce l’inquietudine. Personaggio interessante è l’anziana compagna di stanza della ragazza, vera artefice -con la sua fede- del miracolo e presenza silenziosa e probabilmente angelica lungo tutto il film. Lourdes non spiega. Smaschera.

A Single Man

di Tom Ford
USA, 2009
Con: Colin Firth (George), Julianne Moore (Charlotte), Nicholas Hoult (Kenny), Matthew Goode (Jim), Jon Kortajarena (Carlos)
Trailer del film

Los Angeles, 1962. George Falconer, professore di letteratura, si schianta contro il dolore alla notizia che il compagno col quale vive da sedici anni è morto in un incidente stradale. Dopo alcuni mesi e un sogno nel quale, vestito impeccabilmente, bacia ancora una volta Jim appena morto, decide che quello sarà il suo ultimo giorno. Va a lezione, passa da un negozio, prepara tutto per il dopo -comprese delle indicazioni su come dovrà essere annodata la cravatta del proprio abito funebre-, cena con una sua antica amica e amante, va al bar per le sigarette. E lì incontra un suo allievo che lo riporta alla vita. Ma la vita è implacabile.

Il film è tratto dal romanzo di Christopher Isherwood. Tom Ford è uno stilista alla sua prima opera. Opera elegantissima e raffinata, nella quale i temi di fondo della nostra esistenza -passioni, morte, solitudine- vibrano con singolare verità d’accenti e senza mai scadere nel banale o nel sentimentalismo. Piuttosto, è il contrasto tra la bellezza della forma e la tragedia del tessuto a lasciare un’eco profonda, come di una inesorabile e insensata casualità, che è lo stesso nome del Fato.

Complices

di Frédéric Mermoud
Con Cyril Descours (Vincent), Nina Meurisse (Rebecca), Gilbert Melki (Cagan), Emmanuelle Devos (Mangin), Joanna Preis.
Francia-Svizzera, 2009
Trailer del film

Vincent e Rebecca, poco più che adolescenti, si incontrano, si amano, superano anche la rivelazione del prostituirsi di lui, del suo vivere in un gorgo dalle conseguenze drammatiche.
Cominciando dalla fine della vicenda, il montaggio alterna il sentimento dei due ragazzi e l’inchiesta della polizia, condotta da un commissario poco ligio alla procedura e molto attento all’umanità delle persone che incontra. Un noir interiore e con protagonista la sempre bella Parigi, anche quando è tenebrosa. Ma soprattutto un film sulla solitudine profonda degli umani, di qualunque età, e sul paradossale dualismo che permette di vendere il proprio corpo illudendosi di rimanere liberi, come se il corpo fosse l’Altro quando invece è il più intimo .

A religiosa portuguesa

di Eugène Green
Con Léonor Baldaque, Ana Moreira, AdrienMichaux, Beatriz Batarda, Eugène Green, Aldina Duarte
Portogallo/Francia, 2009


Una troupe francese gira un film a Lisbona. Julie interpreta il ruolo di una monaca combattuta tra misticismo e carnalità. A poco a poco la città la seduce, gli incontri la trasformano, la rendono felice.
Il film è recitato in maniera volutamente enfatica e solenne -proprio al modo del teatro secentesco, secolo in cui è ambientata la storia della religiosa portoghese- con gli attori che spesso guardano direttamente in macchina nell’alternarsi dei primi piani. I dialoghi sono intessuti di riferimenti colti e di autoironia, come questo scambio iniziale tra il portiere dell’albergo e l’attrice: «-Non conosco i film francesi, sono per intellettuali -Ma a Lisbona i nostri film sono popolari -A Lisbona ci sono molti intellettuali; la grande città ha i suoi inconvenienti». Vera protagonista è la meravigliosa capitale lusitana, vista negli angoli suoi più intimi e nell’imponente paesaggio del Tago.

Welcome

di Philippe Lioret
Francia, 2009
Con: Vincent Lindon (Simon), Firat Ayverdi (Bilal), Audrey Dana (Marion), Derya Ayverdi (Mina)
Trailer del film

Bilal è riuscito ad arrivare a Calais dall’Iraq curdo. A piedi, con ogni mezzo disponibile, subendo per una settimana le sevizie dell’esercito turco. Ora ha solo da attraversare la Manica per giungere a Londra dalla sua Mina, che però il padre ha destinato a un matrimonio combinato. Fallito un tentativo coi camion dei trafficanti, Bilal vuole imparare a nuotare perfettamente, in modo da raggiungere da solo l’Inghilterra. Chiede l’aiuto di Simon, un ex campione e ora istruttore in una piscina. Simon è solo, sta per divorziare senza neppure essere stato capace «di attraversare la strada per fermarla, mentre Bilal vuole attraversare il mare». Tra il ragazzo e Simon nasce un legame forte e insieme tenero, sobrio e profondo, che induce l’uomo a rischiare il carcere per l’amico venuto da lontano. A ottocento metri dal sogno, il sogno si infrange.

Con molto sentimento ma nessuna retorica, in modo sobrio e coinvolgente, con degli attori straordinari -a partire da Vincent Lindon-, il film descrive una realtà di dolore che attraversa il nostro continente in ogni sua parte. La polizia francese distrugge persino i contenitori dei volontari che vogliono offrire un pasto ai clandestini. La legislazione italiana ordina di lasciare i clandestini alle loro malattie e alla morte. Con i nostri eserciti portiamo guerra, fuoco e distruzione tra popoli lontani migliaia di chilometri, che nulla ci hanno fatto e che vorrebbero solo essere lasciati in pace, alle loro culture. E al frutto di queste guerre, ai profughi che cercano salvezza e fortuna, rispondiamo coi mastini. Che cosa è mai diventata l’Europa cristiana, l’Europa dei Lumi, l’Europa cosmopolita? Un fortino che pensa di salvarsi mostrandosi spietato coi deboli e servile con i padroni del mondo.

Accident

di Spi Cheang
(Yi ngoy)
Hong Kong / Cina 2009
Con: Louis Koo, Richie Jen, Feng Tsui Fan, Michelle Ye

Le strade di Hong Kong sono sempre trafficatissime e gli scontri automobilistici risultano inevitabili. Trasformare dunque degli omicidi in incidenti significa compiere il delitto perfetto. È questa l’attività di un killer e dei suoi collaboratori, coi quali organizza incidenti apparentemente del tutto casuali ma progettati sino al centimetro e realizzati con la precisione dei secondi. Fino a quando lui stesso rischia di essere vittima di un bus impazzito, proprio nel giorno in cui dei ladri gli entrano in casa. «Non può essere un incidente». L’uomo si sente tradito, braccato, e organizza una vendetta. Ma il caso è l’altro nome della necessità.
Pensato forse anche come omaggio a Cronenberg, il film è elegante e geometrico. Nel finale intesse in una sola congiuntura il tempo climatico e quello degli orologi, forme dello spazio e della temporalità. Freddo e implacabile al modo delle antiche tragedie.

The Two Horses of Genghis Khan

di Byambasuren Davaa
(Chingisiyn Hoyor Zagal)
Con Urna Chahar-Tugchi, Hicheengui Sambuu, Chimed Dolgor
Germania/Mongolia, 2009
Trailer del film

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Urna è una cantante che desidera realizzare il sogno della nonna morente: restaurare il violino che era andato quasi distrutto perché su di esso erano scritti i versi di una vecchia canzone, segno di un’identità che il fanatismo modernizzante della Rivoluzione culturale in Mongolia intendeva cancellare. L’incontro con musicisti, liutai, sciamani, nomadi condurrà a ricostruire i versi dell’antico canto dedicato a Genghis Khan e ai suoi cavalli.

Varie opere della recente filmografia dedicata alla Mongolia hanno l’obiettivo di ricordare la storia di questo antico Paese e di recuperarne la memoria. Pur non raggiungendo il livello dello splendido Khadak (2006), The Two Horses of Genghis Khan descrive gli stessi spazi, canta la stessa vicenda, difende la tenacia di un popolo nomade, del suo sconfinato orizzonte.

Napoli Napoli Napoli

di Abel Ferrara
Con: Luca Lionello, Salvatore Ruocco, Benedetto Sicca, Salvatore Striano
Italia/USA, 2009

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Affascinato dalla bellezza e dalla violenza di Napoli, Abel Ferrara ascolta le storie di chi la abita nei quartieri spagnoli, nei bassi, nelle orribili “vele” di Scampia; di giornalisti, magistrati, organizzatori dei centri sociali. Va nelle carceri a vedere e a cercare di capire, intervistando soprattutto delle detenute, quasi tutte in galera per spaccio di stupefacenti. Intreccia poi questi racconti a delle ricostruzioni di episodi di malavita.

Il cuore nero e pulsante della città partenopea emerge in tutta la sua tenacia irredimibile. Nessun compiacimento e nessun alibi. Ma le storie di queste donne dicono molto non solo della violenza da loro esercitata e sinceramente ammessa ma anche degli apparati e delle istituzioni che dovrebbero reprimerla. Una ragazza senza più il padre e con la madre gravemente malata chiede in commissariato di incontrare il fratello più giovane arrestato da poco. Quando lo vede pestato si ribella e per questo viene condannata a due anni di carcere, per direttissima. Fior di banditi della Banca d’Italia, dei ministeri, delle imprese, grandi ladri che rubano milioni di euro rimangono ricchi e liberi -quando non stanno al potere- e una giovane donna viene buttata in carcere per aver spinto dei poliziotti. La violenza dello stato, anch’essa irredimibile.

A Serious Man

di Joel ed Ethan Coen
USA, 2009
Con: Michael Stuhlbarg (
Larry Gopnik), Richard Kind (zio Arthur), Fred Melamed (Sy Ableman), Sari Lennick (Judith Gopnik), Aaron Wolff (Danny Gopnik), Jessica McManus (Sarah Gopnik)
Trailer del film

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Su un professore di fisica si abbatte la maledizione prefigurata nel prologo del film, che racconta (in yiddish) di un presunto dybbuk, lo spirito di un defunto senza pace. E quindi a Larry Gopnik accade di essere lasciato dalla moglie, che lo caccia via di casa preferendogli un vecchio amico, di venir derubato dal figlio e dalla figlia, di essere cercato dalla polizia per le intemperanze del fratello pazzo, di subire tentativi di corruzione da parte di uno studente coreano impreparato, di avere un vicino prepotente…Avvocati e rabbini si mostrano ridicolmente inutili ad aiutarlo. Sino a che si avvicina minacciosa, su di lui e sull’intero mondo, una furiosa tempesta.

Questo film dei Coen è intriso di una simbologia e tragicità che la tonalità grottesca nasconde a stento. Si tratta di un’opera tutta interna alla cultura ebraica e quindi difficile da capire per un “gentile” nella stratificazione e intreccio di simboli che la caratterizza. La narrazione in parte discontinua e onirica non aiuta a sciogliere il senso di ciò che accade. Interessante è la critica alle icone del potere e della tradizione ma rimane qualcosa di terribile e di triste in questa figura di “uomo serio” al confine tra Giobbe e Fantozzi.

L’uomo che fissa le capre

(The Men Who Stare at Goats)
di Grant Heslov
USA, 2009
Con: George Clooney (Lyn Cassady), Ewan McGregor (Bob Wilton), Jeff Bridges (Bill Django), Kevin Spacey (Larry Hooper)
Trailer del film

l_uomo_che_fissa_le_capre

Un giornalista con problemi coniugali cerca di entrare in Iraq per dimostrare alla moglie ciò di cui è capace. Incontra un militare che dichiara di essere un guerriero Jedi, membro di un reparto speciale che utilizza poteri paranormali ed è convinto che la guerra psicologica sia la migliore possibile. Ai due ne capitano di tutti i colori, sino all’inevitabile lieto fine.
Una troupe di attori di valore -e che comunque cercano di dare il meglio- per un filmetto da nulla, che sicuramente fa ridere e che esprime anche una certa critica alla inconcludente ferocia dell’esercito statunitense. Una sorta di imitazione dei fratelli Coen ma il risultato complessivo è una banale farsa.

Ragazze – La vita trema

di Paola Sangiovanni
Italia, 2009
Trailer del film

ragazze la vita trema

Quattro donne, che negli anni Sessanta erano adolescenti e ragazze, raccontano le loro famiglie, l’educazione, l’affrancamento, la scelta femminista, la politica, le grandi manifestazioni, la svolta autoritaria e la fine. Il film alterna le interviste contemporanee alle immagini di repertorio pubbliche e private. Nonostante l’iperfemminismo e una tonalità a volte -e forse inevitabilmente- da amarcord, ne scaturisce un documento pieno di tenerezza, molto interessante per comprendere le ragioni e soprattutto la Stimmung dell’epoca.


Nemico pubblico

(Public Enemies)
di Michael Mann
USA, 2009
Con: Jonny Depp (John Dillinger), Christian Bale (Melvin Parvis), Marion Cotilard (Billie Frechette)
Trailer del film

nemico_pubblico

Gli USA della Grande Depressione e la Chicago dei grandi criminali (Public Enemies, appunto, al plurale e non al singolare come recita invece il titolo italiano…). Tra questi John Dillinger, leggendario rapinatore senza macchia e senza paura di quelle stesse banche che rapinano i cittadini. Ricercato, inseguito, incarcerato, liberato, tradito e infine ucciso. Ma le ultime sue parole sono per una donna: «Bye Bye, blackbird».

Per Michael Mann il cinema è pura e spettacolare tecnica, dove non importa il che cosa ma il come. E qui il come è fatto di movimenti ora velocissimi ora rallentati, di soggettive, di primissimi piani, di improvviso irrompere di luci, di armi che riversano sullo spettatore il proprio fuoco. E al centro di ogni contenuto e forma c’è lui, il Dillinger/Depp sicuro di sé, innamorato di lei, consapevole del Fato sino a trasformare ogni istante in una malinconica eppur vincente attesa della morte.