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	<title>agb &#187; Brachilogie</title>
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	<description>un barlume di fasto</description>
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		<title>L&#8217;Università che vogliamo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 16:49:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Due docenti universitari hanno redatto un appello -rivolto al ministro Profumo e a Monti- che sta ricevendo adesioni molto numerose. L&#8217;ho sottoscritto anch’io poiché mi sembra che descriva con realismo la situazione in cui ci siamo cacciati e proponga delle vie d&#8217;uscita. Vi si stigmatizza, infatti, la progressiva burocratizzazione: «Si sta scatenando negli atenei la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Due docenti universitari hanno redatto un appello -rivolto al ministro Profumo e a Monti- che sta ricevendo adesioni molto numerose. L&#8217;ho sottoscritto anch’io poiché mi sembra che descriva con realismo la situazione in cui ci siamo cacciati e proponga delle vie d&#8217;uscita. Vi si stigmatizza, infatti, la <span style="color: #ff0000;"><strong>progressiva burocratizzazione</strong></span>: «Si sta scatenando negli atenei la definizione dei “criteri di valutazione”, al fine di misurare la “produttività” scientifica degli studiosi, come si misura una qualsivoglia quantità calcolabile. Anche per questo le Università europee sono sotto l&#8217;assedio quotidiano di un flusso continuo di disposizioni normative, che soffocano i docenti in pratiche quotidiane di interpretazioni e applicazioni quasi sempre di breve durata. Sempre minore è il tempo per gli studi e la ricerca, mentre la vita quotidiana di chi vive nelle Facoltà –docenti, studenti, personale amministrativo– è letteralmente soffocata da compiti organizzativi interni mutevoli, spesso di difficile comprensione, quasi sempre pleonastici». Un fenomeno che gli studenti dell’Ateneo dove insegno ben conoscono, dato che ogni anno vengono loro imposte modifiche anche radicali ai piani di studio, le quali creano una confusione enorme che sono i ragazzi a scontare, prima e assai più che i docenti.<br />
Si condanna il cosiddetto «<span style="color: #ff0000;"><strong>processo di Bologna</strong></span>», voluto nel 1999 dall’allora ministro <span style="color: #ff0000;"><strong>Luigi Berlinguer</strong> </span>(di infausta memoria) e sostenuto poi dai suoi successori. Tale modello ha infatti «rivelato il suo totale fallimento. Il numero dei laureati non è aumentato, le percentuali degli abbandoni nei primi anni sono rimaste pressoché identiche, diminuiscono le immatricolazioni, si fa sempre più ristretta l&#8217;autonomia universitaria, i saperi impartiti sono sempre più frammentati e tra di loro divisi, tecnicizzati, mai riconnessi a un progetto culturale, a un modello di società».<br />
Un fallimento che l’appello giustamente riconduce al <span style="color: #ff0000;"><strong>modello statunitense</strong></span>: «Ma a dispetto dell&#8217;immenso fiume di risorse e la finalizzazione spasmodica delle scienze alla produzione di brevetti e scoperte  strumentali, i risultati sono stati irrisori. La grande  ondata di nuovi posti di lavoro qualificati non si è verificata. Anzi, gli investimenti nel sapere hanno accompagnato un fenomeno dirompente: la distruzione della middle class. […] Inseguire gli USA su questa strada è aberrante. La crisi in cui versa il mondo rivela l&#8217;erroneità irrimediabile di una strategia da cui bisogna uscire al più presto».<br />
Per avviare la «fuoriuscita dal modello liberistico di un&#8217;Europa ormai sull&#8217;orlo del collasso» il testo formula proposte molto concrete e di buon senso, tra le quali:<br />
«<span style="color: #ff0000;"><strong>Abolire il fallimentare sistema del 3+2</strong></span> dall&#8217;organizzazione degli studi e ripristinare  i precedenti Corsi di Laurea, prevedendo lauree brevi per le Facoltà che vogliono organizzarli».<br />
«<span style="color: #ff0000;"><strong>Abolire i crediti (i famigerati CFU) come  criteri di valutazione degli esami</strong></span>».<br />
«Noi crediamo giusto che l&#8217;<span style="color: #ff0000;"><strong>Università resti pubblica</strong></span>, sostenuta da risorse pubbliche. […] L’organo di autogoverno degli Atenei sul piano didattico e della ricerca non può essere comunque il CdA, ma <span style="color: #ff0000;"><strong>il Senato Accademico, democraticamente eletto</strong></span>, in modo da rappresentare equamente tutte le discipline e tutte le figure di coloro che nell’Università lavorano e studiano».<br />
«Occorre immediatamente dar vita a un meccanismo di rapido reclutamento di nuovi ricercatori […] Ma è necessario al più presto <span style="color: #ff0000;"><strong>bandire concorsi per la docenza in tutte le Facoltà</strong></span>. I docenti (compresi i ricercatori) italiani sono i più vecchi d&#8217;Europa e i numerosi pensionamenti hanno sguarnito gravemente tante Facoltà», compresa quella in cui insegno, i cui studenti hanno visto la cancellazione da un giorno all’altro di materie da loro scelte al momento dell’iscrizione.<br />
«È infine necessario spendere le energie dei docenti per <span style="color: #ff0000;"><strong>riorganizzare i saperi, il loro studio e la loro trasmissione nelle Università</strong></span>», poiché il senso della docenza universitaria affonda nella ricerca e nello studio quotidiano (“da mattina a sera”), aggiornato e scientifico e non nella burocratizzazione e nella quantificazione espressa da un lessico non a caso mercantile (debiti e crediti).<br />
Consiglio di leggere con attenzione e per intero <span style="color: #ff0000;"><strong><a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/luniversita-che-vogliamo-un-appello-di-docenti-e-ricercatori-al-ministro-profumo-e-al-governo-monti/ " target="_blank">il Documento</a></strong></span>. La questione universitaria non riguarda i docenti e neppure soltanto gli studenti che frequentano per alcuni anni gli Atenei, ma è un ambito la cui struttura e il cui funzionamento ricadono sull’intero corpo sociale, su tutti.</p>
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		<title>Asor Usa</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 19:29:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Alberto Asor Rosa]]></category>
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		<description><![CDATA[Sul Manifesto di oggi è stato pubblicato un commento di Alberto Asor Rosa dal titolo I sette pilastri della saggezza. Un articolo sconcertante. Conoscevo Asor Rosa come un fine storico del presente, oltre che un italianista di valore. E invece decenni di militanza nella sinistra marxiana producono ora questo aborto di analisi, questo peana di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="text-align: justify;">Sul <em>Manifesto</em> di oggi è stato pubblicato un commento di <span style="color: #ff0000;"><strong>Alberto Asor Rosa</strong></span> dal titolo <span style="color: #ff0000;"><strong><a href="http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/6289/" target="_blank">I sette pilastri della saggezza</a></strong></span>. Un articolo sconcertante. Conoscevo Asor Rosa come un fine storico del presente, oltre che un italianista di valore. E invece decenni di militanza nella sinistra marxiana producono ora questo aborto di analisi, questo peana di un governo semplicemente feroce:</div>
<div style="text-align: justify;">========</div>
<div style="text-align: justify;">Insomma: un governo non più &#8220;di parte&#8221;, ma singolarmente &#8220;super partes&#8221;, e quindi autorevole ed efficace non a dispetto ma in considerazione esattamente della sua natura non rappresentativa.</div>
<div style="text-align: justify;">========</div>
<div style="text-align: justify;">Menzogna, menzogna ideologica pura. Il segnale lessicale più evidente della nullità di questo futile e insieme emblematico testo sta in una omissione. Mai una volta, infatti, si pronuncia il nome del vero padrone, di chi sta dietro e sopra Bruxelles, l&#8217;Unione Europea e tutta questa monnezza ultraliberista: gli Stati Uniti d&#8217;America. Non una sola esplicita critica alla <span style="color: #ff0000;"><strong>grande finanza senza patria</strong></span> ma che negli USA ha la propria terra promessa. Napolitano e Monti sono degli atlantisti di ferro, che stanno consegnando l&#8217;Italia mani e piedi alla colonizzazione nordamericana. E Asor Rosa li presenta come specchiati esempi di italianità!<br />
Che pena, veramente.</div></p>
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		<title>Estintori ed estinti</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 13:10:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa in una scuola di Milano uno studente ha colpito con violenza il professore utilizzando un estintore, dopo aver innescato lui stesso un principio di incendio. Risultato: «quattro denti rotti, un trauma facciale e una contusione al ginocchio. […] Al momento —da parte della scuola e dello stesso insegnante— non sarebbe stata sporta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Qualche giorno fa in una <span style="color: #ff0000;"><strong>scuola di Milano</strong></span> uno studente ha colpito con violenza il professore utilizzando un estintore, dopo aver innescato lui stesso un principio di incendio. Risultato: «quattro denti rotti, un trauma facciale e una contusione al ginocchio. […] Al momento —da parte della scuola e dello stesso insegnante— non sarebbe stata sporta nessuna denuncia alle forze dell’ordine. Solo una segnalazione al commissariato Lambrate da parte della preside, per un “episodio di intemperanza”. “È stata una bravata di un ragazzo che ha problemi di crescita e di esuberanza —spiega la preside, Clara Magistrelli, che ha in ogni caso sospeso l’alunno— si sentono piccoli geni incompresi, fanno scemenze in un’età molto difficile. E l’insegnante era solo intervenuto per placarlo, dimostrando senso civico e anche coraggio nell’affrontare con prontezza il problema. Quanto al ragazzo, dobbiamo tutelare chi è in difficoltà. Non abbiamo alcuna intenzione di allontanarlo dalla scuola o di prendere provvedimenti che possano danneggiarlo. Un atteggiamento inutilmente vendicativo non servirebbe a nessuno”».<br />
<a href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/01/13/news/il_prof_lo_rimprovera_l_alunno_lo_picchia_a_colpi_di_estintore-28014024/" target="_blank">I particolari della vicenda</a> non sembrano legittimare simili giustificazionismi socio-psicologici e ricordano piuttosto le parole con le quali <span style="color: #ff0000;"><strong>Pasolini</strong></span> mostrava ancora una volta la propria intelligenza del mondo: i ragazzi «sono regrediti -sotto l’aspetto esteriore di una maggiore educazione scolastica e di una migliorata condizione di vita- a una rozzezza primitiva [...] lanciando ogni tanto urli gutturali e interiezioni tutte di carattere osceno. Non sanno sorridere o ridere. Sanno solo ghignare o sghignazzare» (<em>Lettere luterane, </em>Einaudi<em> </em>1976, pp. 8-9). Lasciati a se stessi dalla vigliaccheria dei genitori e degli altri presunti educatori, troppi adolescenti sono diventati un settore della società fra i più violenti e conformisti, pervaso da una crudeltà gratuita e giocosa, da un’arroganza teppistica. Il nulla televisivo del quale si nutrono ossessivamente sin dalla loro nascita sembra ormai penetrato nel nulla dei loro cervelli.<br />
I <span style="color: #ff0000;"><strong>giustificazionismi d’accatto</strong></span> di fronte a un gravissimo episodio di violenza legittimano altri studenti a compiere azioni analoghe o ancora più gravi. In attesa che l’“intemperanza” arrivi sino all’omicidio, a essere estinta è in ogni caso la scuola.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Hic et nunc</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 09:46:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Come certi personaggi letterari sono costitutivamente esseri di fuga –basti pensare all’Albertine della Recherche-, così l’indagine filosofica sul tempo sembra mutuare dal suo oggetto il dileguarsi nel momento stesso in cui il tempo viene nominato. La difficoltà non è soltanto teoretica o logica o empirica. L’ostacolo è anche esistenziale. Il tempo, infatti, è per gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«Come certi personaggi letterari sono costitutivamente esseri di fuga –basti pensare all’Albertine della <em>Recherche</em>-, così l’indagine filosofica sul tempo sembra mutuare dal suo oggetto il dileguarsi nel momento stesso in cui il tempo viene nominato.<br />
La difficoltà non è soltanto teoretica o logica o empirica. L’ostacolo è anche esistenziale. Il tempo, infatti, è per gli umani l’altro nome della morte. E qui il nodo diventa talmente complesso da consentire a Platone di definire la filosofia come una preparazione al morire e a Spinoza di affermare che a nulla il saggio pensa meno che alla morte. E anche l’<em>esatta</em> prospettiva epicurea –per la quale il morire ci è precluso poiché si tratta di un incontro che il vivente non può che mancare, sin quando è vivente- nasconde e rivela una difficoltà quasi costitutiva da parte del pensiero di pensare la morte, poiché si pensa sempre qualcosa e mai il niente. Perfino il noumeno è soltanto<em> </em>un concetto-limite e quindi pensabile al confine tra il conoscibile e l’ignoto, ma la morte? E il tempo, che la sostanzia? Si tratta di due processi diversi o non è forse il medesimo divenire che mostra se stesso nell’esserci temporale delle cose e nel loro ultimo dissolversi e scomparire? Non è certo un caso se il filosofo che nel Novecento ha fatto del tempo e dell’essere il proprio oggetto privilegiato è anche colui che meglio di ogni altro ha tematizzato la morte. Finitudine e temporalità sono due categorie o due esistenziali o due processi che formano un vincolo concettuale ed esperienziale unico. Sono la vita nel suo esserci e nell’andare. Non possiamo comprendere il morire perché e finché siamo pensiero vivo in atto e vita pensata nel tempo. Ma dal non poter comprendere la morte scaturiscono numerose difficoltà, aporie, genericità nella riflessione sul tempo. Donando agli umani l’ignoranza sul quando della loro morte, Prometeo ha reso possibile le attività e il fervore della vita di ogni giorno ma ha anche posto un ostacolo alla comprensione della natura temporale dell’umano, della sua finitezza costitutiva e quindi precedente ogni morale, ogni religione, ogni pensiero della cosa. E dunque l’affermazione aristotelica secondo la quale l’uomo è l’essere vivente che possiede in sé la percezione del tempo (<em>De anima</em>, III, 433 b) significa in primo luogo che l’uomo è l’essere che conosce la propria finitudine e in essa abita, esattamente come il divino abita l’altrove. L’altrove che è il <em>sempre</em>».<br />
(<em>La mente temporale</em>, pp. 205-206)</p>
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		<title>Speculare alla speculazione</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 11:48:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il numero 15 (dicembre 2011) di Alfabeta2 pubblica un ampio dossier dal titolo «Debito Crisi Potere» che spiega con chiarezza e lucidità le dinamiche politico-economiche che stiamo subendo e le cui vere modalità nulla hanno a che vedere con quanto stampa, televisione e governo vanno enunciando. Andrea Fumagalli così descrive il meccanismo della speculazione: Alcune [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il numero <a href="http://www.alfabeta2.it/2011/12/06/sommario-del-n°-15-dicembre-2011/" target="_blank">15 (dicembre 2011) di <em>Alfabeta2</em></a> pubblica un ampio dossier dal titolo «<span style="color: #ff0000;"><strong>Debito Crisi Potere</strong></span>» che spiega con chiarezza e lucidità le dinamiche politico-economiche che stiamo subendo e le cui vere modalità nulla hanno a che vedere con quanto stampa, televisione e governo vanno enunciando. Andrea Fumagalli così descrive il meccanismo della speculazione:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Alcune grandi società iniziano a vendere i titoli di Stato dei paesi che, a loro giudizio (d’accordo con le società di rating), corrono il rischio di avere difficoltà di finanziamento. Ne consegue il deprezzamento del valore dei titoli, inducendo aspettative negative sul loro valore atteso nel futuro. I tassi d’interesse relativi all’emissione dei nuovi titoli iniziano a crescere, ampliando il differenziale (<em>spread</em>) con l’interesse sui titoli di Stato considerati più sicuri (come quelli tedeschi). Tale tendenza si autoalimenta sino a creare un’emergenza […] che obbliga la Banca Centrale a intervenire comprando i titoli di Stato in cambio di nuova liquidità monetaria e, allo stesso tempo, chiedendo e imponendo misure economiche drastiche volte fittiziamente a ridurre il deficit pubblico. È il segnale che la speculazione ha vinto. Tutto ciò è abbastanza noto. Ciò che è meno noto è che, in contemporanea, il valore dei titoli derivati che assicurano i titoli di Stato (<em>Credit Default Swaps</em>, Cds) cresce enormemente, in modo proporzionale all’ampliarsi dello <em>spread</em> sui tassi di interesse. Ciò consente ai possessori dei Cds di poter lucrare elevate plusvalenze.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Chi sono tali “possessori”? Sono cinque grandi banche, tra le quali la <span style="color: #ff0000;"><strong>Deutsche Bank</strong></span>, che nei primi mesi del 2011 «inizia a vendere circa 7 miliardi di titoli di Stato italiani (Btp)». C’è di peggio: «È noto che Mario Monti, stimato economista, è, oltre che presidente europeo della Trilateral, anche <em>International Advisor</em> di Goldman Sachs, una delle società finanziarie che controllano, come Deutsche Bank, il mercato dei Cds». Che cosa significa? Significa che <span style="color: #ff0000;"><strong>a curare la malattia italiana è stato chiamato uno degli agenti patogeni che l’ha prodotta</strong></span>. Per quanto capillare e massiccia, la propaganda non può quindi nascondere che «le linee di politica economica che vengono imposte all’Italia (come alla Grecia) non hanno come obiettivo il risanamento dei conti pubblici, ma lo scopo di sancire esplicitamente il primato del potere economico-finanziario su quello politico (dal controllo sociale politico-mediatico al controllo disciplinare della finanza)». Fumagalli ne deduce un «diritto al <em>default</em>» da parte degli stati, anche perché «solo un terzo del debito pubblico italiano ha a che fare con l’attività di risparmio. Il resto è pura speculazione, nella maggior parte dei casi, internazionale» (<em>Aspetti della dittatura finanziaria</em>, p. 8).<br />
Francesco Indovina conferma che «non pagare il debito è una scelta politica che un governo alternativo a quello attuale dovrebbe prendere» poiché «i provvedimenti presi e allo studio sono finalizzati a salvare la speculazione e le banche che a quella tengono il sacco» (<em>Niente è come prima</em>, p. 9). La verità è che «oggi, l’esplosione del debito pubblico in Europa è dovuta principalmente ai piani di salvataggio del mondo bancario e finanziario dopo la crisi del 2008» (Stefano Lucarelli, <em>Il debito pubblico come tragedia culturale</em>, p. 10).<br />
Senza un’alternativa che deve essere in primo luogo culturale e poi di conseguenza politica -ma che governo, parlamento e stampa sembrano ignorare del tutto- «il ruolo del nostro paese, di questa Italia impoverita e depressa, all’interno dell’Europa sarà probabilmente quello di fornire una riserva di forza lavoro dequalificata e sottopagata; di fungere da discarica per i rifiuti dei paesi economicamente più forti, e da fornitrice di servizi finanziari occulti tramite le nostre mafie. Questa profonda involuzione renderà il nostro paese in sostanza un paese del Terzo Mondo» (Marino Badiale e Fabrizio Tringali, <em>L’euro non è un dogma</em>, p. 11).<br />
Chi sono i veri “patrioti”? Coloro che svendono la Nazione alla speculazione delle grandi banche senza patria o quanti si sforzano di comprendere e che quindi non cadono nella <span style="color: #ff0000;"><strong>favola dei “decreti salva-Italia”</strong></span>? Decreti che attuano in realtà «una prassi alla Robin Hood rovesciata: prendere al povero per dare al ricco. La prassi abituale del finanzcapitalismo, che drena reddito dai lavoratori dipendenti a favore di una cosca ristretta di azionisti, <em>banksters</em> e speculatori» (Augusto Illuminati, <em>Bauci e Filemone</em>, p. 13).</p>
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		<title>Facci ridere</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 17:19:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su La Sicilia Andrea Lodato dà un’interpretazione del trionfo televisivo dei comici che mi trova del tutto concorde. Vi si contesta, tra l’altro, il fatto «che questo Paese, appena uscito dalla palude della cultura (?) berlusconista, oggi abbia tutto questo bisogno di riderci su. Non solo, per lo meno. Invece è una sganasciata generale, anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Su <em>La Sicilia</em> <span style="color: #ff0000;"><strong>Andrea Lodato</strong></span> dà un’interpretazione del <a href="http://www.lasiciliaweb.it/index.php?template=spettacolo " target="_blank"><span style="color: #ff0000;">trionfo televisivo dei comici</span></a> che mi trova del tutto concorde. Vi si contesta, tra l’altro, il fatto «che questo Paese, appena uscito dalla palude della cultura (?) berlusconista, oggi abbia tutto questo bisogno di riderci su. Non solo, per lo meno. Invece è una sganasciata generale, anche alla radio, aggiungo. Non c’è network, non c’è canale Rai (terzo escluso, ma quella è un’oasi), che non abbiano trasmissioni dove ogni trenta secondi i conduttori si scompisciano di risate, senza senso». In effetti, sembra che il pubblico televisivo e cinematografico non aspetti altro che dei barzellettieri travestivi da attori per finalmente conciliarsi con la realtà.<br />
Leggendo l’articolo di Lodato ho pensato subito a una delle molte affermazioni demistificatrici della <span style="color: #ff0000;"><strong>Scuola di Francoforte</strong></span>: «Non appena aggiunge una parola di spiegazione, l’ironia si distrugge. Essa presuppone quindi l’idea di ciò che è di per sé evidente e -in origine- della risonanza sociale. Solo dove si ammette un consenso stringente dei soggetti, è superflua la riflessione soggettiva, l’esecuzione dell’atto concettuale. Chi ha con sé il pubblico che ride, non ha bisogno di fornire dimostrazioni. […] L’ironia è passata, ad intervalli, dalla parte degli oppressi, specialmente quando, in realtà, essi non erano già più tali. Ma, prigioniera della propria forma, non si è mai del tutto liberata dall’eredità autoritaria, dalla malignità che non ammette obiezioni. […] Contro la sanguinosa serietà della società totale, che ha assorbito la sua controistanza -l’obiezione impotente che era, un tempo, il precipitato dell’ironia- non c’è più che la sanguinosa serietà, la verità compresa» (Theodor W. Adorno, <em>Minima moralia. Meditazioni della vita offesa </em>[1951], Einaudi 1994,  § 134, pp. 253-256).<br />
Non ridono con la levità degli uomini liberi ma con l’intimo tratto servile di chi proietta nel buffone la propria impotenza.</p>
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		<title>I pessimi</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 19:19:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«In considerazione della esigenza di rilanciare lo sviluppo economico del Paese e fornire un aiuto alla crescita&#8230;». Così inizia il testo della cosiddetta ennesima “Manovra” finanziaria. Che cosa è “il Paese”? È la terra, i fiumi, il paesaggio, le abitazioni. È la storia lunga, travagliata e tenace di una popolazione. Il Paese sono soprattutto le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«In considerazione della esigenza di rilanciare lo sviluppo economico del Paese e fornire un aiuto alla crescita&#8230;». Così inizia il <a href="http://download.repubblica.it/pdf/2011/unico_bollinato.pdf" target="_blank">testo</a> della cosiddetta ennesima “Manovra” finanziaria. Che cosa è “il Paese”? È la terra, i fiumi, il paesaggio, le abitazioni. È la storia lunga, travagliata e tenace di una popolazione. Il Paese sono soprattutto le persone, gli esseri umani, la loro condizione economica, fisica, esistenziale. Il Paese che il governo Monti dichiara di voler salvare è invece altro. Sono gli speculatori finanziari, sono i grandi appalti criminogeni, sono le società di assicurazione, sono soprattutto le <a href="http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/11/30/giorgio-cremaschi-la-carta-di-credito-di-monti-e-gia-in-default/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">banche</span></a> e i loro investimenti più a rischio e più lontani dall’economia reale, le loro scommesse sui fallimenti delle imprese, ad esempio sull’impossibilità da parte dei cittadini di pagare i loro mutui e i propri debiti (li chiamano “derivati”).<br />
Per salvare il Paese reale si sarebbero potute prendere molte decisioni: cancellare <span style="color: #ff0000;"><strong>TAV</strong></span> e <span style="color: #ff0000;"><strong>Ponte</strong></span> sullo stretto; non acquistare <span style="color: #ff0000;"><strong>131 cacciabombardieri F35</strong> <strong>dal costo di 18 miliardi</strong></span> di euro (chi dobbiamo andare a bombardare?) e ritirarsi dalle infami guerre nelle quali buttiamo altro denaro; stabilire misure efficaci contro l’<span style="color: #ff0000;"><strong>evasione fiscale</strong></span> (rendendo ad esempio detraibili tutte le spese documentabili); far pagare le <span style="color: #ff0000;"><strong>frequenze televisive</strong></span> alla RAI e a Mediaset, invece che regalargliele; imporre l’<span style="color: #ff0000;"><strong>ICI</strong></span> sugli immobili di proprietà del <span style="color: #ff0000;"><strong>Vaticano</strong></span>. A una domanda su quest’ultima possibile entrata Monti ha risposto: «<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/07/santa-ici-basta-chiedere/175738/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">È una questione che non ci siamo posti</span></a>». Appunto. Come non se l’era posta neppure Berlusconi, il cui sostegno al governo rimane ovviamente fondamentale  -visto che il suo partito ha la maggioranza in Senato- e che può ben riconoscersi in una serie di provvedimenti che colpiscono i lavoratori che pagano già le tasse, non toccando invece i grandi patrimoni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha ragione <a href="http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/6008/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Guido Viale</span></a> : «Monti e Marchionne sono esempi lampanti di banalità, ferocia contro i deboli, complicità con i forti, inconcludenza». Sono un esempio degli errori economici gravissimi ai quali conduce la dottrina liberista, oltre che della sua intrinseca disumanità, dell’essere il <span style="color: #ff0000;"><strong>liberismo</strong></span> un’espressione di Mammona. Gli eventi della storia umana sono anche geometrici, posta una causa l’effetto segue: con il trionfo ottenuto nella Guerra fredda il liberismo ha dispiegato e dispiega ogni suo dogma fin negli interstizi più riposti delle vite umane. Uccidendole.  Pessimo governo perché pessimo è il Capitale.</p>
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		<title>I filosofi</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 22:29:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«La politica è una scienza, che si deve imparare, e non un modo per vivere senza lavorare (nel migliore dei casi) o per delinquere e arricchirsi impunemente (nel peggiore e molto diffuso). Spero che arrivino a capire che, come nessuno può diventare medico, ingegnere, magistrato (e tante altre cose) senza studi regolari, esami e correlativi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«La politica è una scienza, che si deve imparare, e non un modo per vivere senza lavorare (nel migliore dei casi) o per delinquere e arricchirsi impunemente (nel peggiore e molto diffuso). Spero che arrivino a capire che, come nessuno può diventare medico, ingegnere, magistrato (e tante altre cose) senza studi regolari, esami e correlativi diplomi, così nessuno dovrebbe esercitare la professione di “politico” (che vuol dire gestire lo Stato) solo per esperienza pratica, militanza nei partiti, tirocini da portaborse (di nuovo nel migliore dei casi) o per ricchezza, spregiudicatezza e legami criminali» ( <a href="[http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/25/la-politica-oltre-il-baratro/172981/" target="_blank">Bruno Tinti, <em>Il Fatto quotidiano</em>, 25.11.2011</a> ).<br />
«Non ci sarebbe tregua dei mali nelle Città, e forse neppure nel genere umano […] se prima i filosofi non raggiungessero il potere negli Stati, oppure se quelli che oggi si arrogano il titolo di re e di sovrani non si mettessero a filosofare seriamente, sì da far coincidere nella medesima persona l&#8217;una funzione e l&#8217;altra -ossia il potere politico e la filosofia- e da mettere fuori gioco quei molti che ora perseguono l&#8217;una cosa senza l&#8217;altra» (Platone, <em>Repubblica</em>, 473 d, trad. di R. Radice).<br />
Al filosofo, dunque, bisognerà affidare il potere, a chi si è dedicato con impegno, metodo e passione alla ricerca sugli enti e sull’umano. Il potere deve andare al filosofo poiché soltanto a lui appare «il legame originario di tutte queste cose» (Id., <em>Epinomide</em>, 992 a);<em> </em>costui non solo saprà governare in maniera disinteressata ma non potrà fare a meno di proiettare sulla materia politica il rigore, la necessità, la freddezza del cosmo.</p>
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		<title>Le armi e i sacrifici</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 15:28:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Finalmente anche parte della grande stampa si occupa del vero, immenso scandalo che colpisce economia e società. E che consiste in questo: si chiedono sacrifici ai cittadini, soprattutto a quanti non possono evadere le tasse perché dipendenti pubblici o privati, e si stanziano enormi somme di pubblico denaro per continuare ad acquistare delle armi. Ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Finalmente anche parte della grande stampa si occupa del vero, <span style="color: #ff0000;"><strong>immenso scandalo</strong></span> che colpisce economia e società. E che consiste in questo: si chiedono sacrifici ai cittadini, soprattutto a quanti non possono evadere le tasse perché dipendenti pubblici o privati, e si stanziano enormi somme di pubblico denaro per continuare ad acquistare delle armi. Ne parla <em>Il Fatto quotidiano</em> a proposito di <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/23/blindati-carri-armati-shopping-list-della-difesa-costa-milioni/172552/" target="_blank">ulteriori spese sulle quali il Parlamento è chiamato in questi giorni a pronunciarsi</a>. Si dice, tra l’altro, che «sono soldi che l’Italia spenderà entro fine anno in armamenti e che si potrebbero destinare ad altro subito, oggi stesso. […] Si torna a parlare di manovre “lacrime e sangue”  per recuperare 30 miliardi in due anni. Ma il settore delle spese militari è cresciuto nel 2010 dell’8,4%, con una spesa addizionale di 3,4 miliardi di euro. Il conto generale sale a quota 20.556,9 milioni di euro, corrispondente all’1,283% del Pil e che colloca l’Italia all’ottavo posto al mondo per spese militari. […] Manna dal cielo per chi produce mezzi di questo tipo, cioè tutta la grande industria italiana che va a braccetto con la politica per ottenere commesse sicure in un business sussidiato con soldi pubblici per centinaia di milioni. […] Buona parte delle commesse sono proprio per quella Finmeccanica Spa finita nella bufera per tangenti, finanziamenti illeciti ai partiti e commesse “politiche”». L’articolo ricorda anche <a href=" http://www.ildialogo.org/appelli/indice_1314206334.htm" target="_blank">l&#8217;appello di <span style="color: #ff0000;"><strong>Alex Zanotelli</strong></span></a>, che invito di nuovo a sottoscrivere.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi gli amministratori della cosa pubblica mentono, mentono spudoratamente: <span style="color: #ff0000;"><strong>i soldi ci sono</strong></span>. È che li si vuole utilizzare per la guerra e non per la pace, non per la salute, non per la ricerca, non per la scuola, non per la sicurezza ambientale. Ma <span style="color: #ff0000;"><strong>per uccidere</strong></span>, ancora. Un dossier apparso sul numero di novembre 2011 di <em>Alfabeta2</em> è dedicato alla guerra. Tra gli articoli, ne segnalo <a href="http://www.alfabeta2.it/2011/11/18/lo-sterminio-della-memoria/" target="_blank">uno del tutto condivisibile di <span style="color: #ff0000;"><strong>Alberto Burgio</strong></span></a>, il quale analizza con lucidità una gravissima trasformazione intervenuta nella società civile: «Grazie all’imponente apparato ideologico e mediatico mobilitato per giustificare le nuove guerre, la guerra ha finito col riconquistarsi un posto al sole nel nostro immaginario. Chi l’avrebbe detto anche solo vent’anni fa? Nei decenni della Guerra fredda la memoria della Seconda guerra mondiale faceva sì che la guerra rappresentasse, agli occhi dei popoli, un male assoluto. La speranza era che grandi conflitti bellici non si verificassero più. La corsa agli armamenti delle due grandi potenze appariva una follia dettata dall’incapacità di trovare terreni altrettanto efficaci su cui misurare le rispettive forze. E le guerre regionali, soprattutto nel Sud-Est asiatico, erano guardate con autentico orrore, considerate intollerabili insulti alla conclamata volontà di pace dell’umanità. […] Oggi, nel grosso della popolazione, prevale il cinico e rassegnato realismo di chi volentieri si risparmia battaglie perse in partenza. La guerra è tornata al centro dello scenario politico, si è normalizzata: perché denunciarne ancora lo scandalo? A chi interessa oggi la causa pacifista? Risulta molto più comodo fingere di credere alle retoriche istituzionali sui diritti umani e l’esportazione della democrazia. […] La caduta della memoria pubblica degli orrori della guerra è un fatto di enorme portata, e stupisce che non se ne parli mai. Stupisce e sgomenta».<br />
Il precedente governo italiano era composto da idioti e da criminali. Che cosa ha da dire e da decidere, invece, su queste assurde spese il nuovo esecutivo? Che cosa le forze politiche che lo sostengono?</p>
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		<title>I banchieri</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 20:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avevo auspicato che l’Europa ci liberasse da un governo infame. E così sembra. Liberarci dalle macerie dalla sconcertante volgarità, dal malaffare, dall’incapacità amministrativa sarà assai più difficile. Gli ultimi anni del berlusconismo ci hanno condotto alla soglia della catastrofe economica. A evitarla sono stati chiamati i banchieri, nella persona di Mario Monti. Costui è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Avevo auspicato che l’<strong><span style="color: #ff0000;">Europa</span></strong> ci <a href="http://www.biuso.eu/2011/09/02/il-cadavere-e-leuropa/" target="_blank">liberasse da un governo infame</a>. E così sembra.<br />
Liberarci dalle <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/11/13/news/merlo_13_novembre-24929333/?ref=HREA-1" target="_blank">macerie</a> dalla sconcertante volgarità, dal malaffare, dall’incapacità amministrativa sarà assai più difficile. Gli ultimi anni del berlusconismo ci hanno condotto alla soglia della catastrofe economica. A evitarla sono stati chiamati i banchieri, nella persona di <strong><span style="color: #ff0000;">Mario Monti</span></strong>. Costui è stato un importante membro della<strong> </strong><strong><span style="color: #ff0000;">Goldman Sachs</span></strong>, la più grande banca d’affari del mondo e tra le prime <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/litalia-commissariata-da-goldman-sachs/" target="_blank">responsabili dell’attacco speculativo contro l’Italia</a>. Le premesse sono quindi pessime, perché affondano nel dominio della finanza mondiale e dei suoi istituti volti all’arricchimento di gruppi ristretti e alla subordinazione di interi Paesi ed economie <a href="http://www.rivistapaginauno.it/Europa-Trilateral-Bilderberg.php" target="_blank">alle loro volontà</a>.<br />
Come ha scritto Marco Tarchi in una sua mail, «dall’era dei pagliacci passiamo a quella dei banchieri». Il passo avanti è il ritorno alla politica dopo una lunga fase psichiatrica e criminale. Ma non nutro alcuna illusione sulla volontà della finanza ultraliberista di risolvere i problemi da essa stessa generati. La <strong><span style="color: #ff0000;">Banca Centrale Europea</span></strong> è un istituto di diritto privato, che fa gli interessi di se stessa e della finanza, non della società e dei cittadini. Altre sarebbero le vie da percorrere per un <a href="http://it.groups.yahoo.com/group/didaweb/message/15832" target="_blank">reale risanamento delle economie</a>. In Italia, ad esempio, si otterrebbe un enorme risparmio di pubblico danaro mediante la cancellazione di opere insensate come il TAV e il ponte sullo stretto di Messina; il ritiro dalle guerre della Nato; la rinuncia all’acquisto di cacciabombardieri il cui costo supera quello delle spese per la ricerca e l’istruzione. Tutto questo sarebbe praticabile immediatamente e a costo zero.<br />
Condivido dunque il pensiero di <strong><span style="color: #ff0000;">Dario Generali</span></strong>, secondo il quale «Monti risanerà sicuramente il bilancio, ma come l’ha risanato Prina con la tassa sul macinato, cioè finendo l&#8217;operazione in atto da anni di riportare i lavoratori nelle condizioni di servi. È probabile che agisca anche sui ceti più abbienti, mettendo in pratica le misure di risanamento proposte sia dalla destra che dalla sinistra, in modo da dare l&#8217;impressione di un’illusoria equità nei sacrifici. Un conto però sarà far pagare una patrimoniale a ricchi che si stracceranno per questo le vesti, ma non saranno minimamente toccati da questa misura nel loro tenore di vita e un altro sarà eliminare l’art. 18 per i lavoratori, che perderanno così ogni tutela, o far lavorare tutti, indipendentemente dagli anni di contribuzione, sino a 67 anni, o rendere licenziabili gli statali, ecc.<br />
La vere misure di equità da prendere in Italia sarebbero quelle di eliminare i privilegi dei politici e dei loro clienti e di combattere veramente l&#8217;evasione fiscale. Non credo che sarebbe necessario altro, visto che ora la quasi totalità dei lavoratori autonomi evade il fisco in misure significative e talvolta enormi. Di buono ci sarà però almeno un esecutivo dignitoso che non sarà indecente come lo è stato quello berlusconiano».</p>
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