<br />
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		<title>«Sono a volte una persona felice»</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 16:55:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un grande privilegio di chi insegna consiste nel ricevere di tanto in tanto delle lettere scritte da allievi a distanza di anni, anche di molti anni. Ed è sempre una gioia. Ma quella che Francesca Arosio mi ha inviato qualche giorno fa è davvero particolare nella sua semplice radicalità. Autorizzato dall’autrice, la riporto qui per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un grande privilegio di chi insegna consiste nel ricevere di tanto in tanto delle lettere scritte da allievi a distanza di anni, anche di molti anni. Ed è sempre una gioia. Ma quella che Francesca Arosio mi ha inviato qualche giorno fa è davvero particolare nella sua semplice radicalità. Autorizzato dall’autrice, la riporto qui per intero.<br />
«Professore,<br />
ho deciso dopo tanti anni di scriverle per ringraziarla.<br />
Sono passati credo cinque anni dal mio ultimo giorno di scuola al Beccaria dove lei è stato il mio professore di filosofia per pochi mesi. Quei pochi mesi hanno determinato le mie scelte future.<br />
L’anno scorso mi sono laureata in filosofia con un tesi sul rovesciamento del platonismo nella Ricerca del tempo perduto, quest’anno ho avuto modo di lavorare con il professor Zecchi sul superamento del nichilismo nell’opera di Proust.<br />
Ricordo molto bene la sua ultima lezione al liceo, ha voluto parlarci di Proust. La ringrazio perché, in un certo senso, con le sue parole mi ha spinto ad amarlo. E ad amare la filosofia, come scelta di vita.<br />
Insomma la ringrazio perché anche grazie a lei ora sono a volte una persona felice.<br />
Francesca».<br />
È la conferma che ogni parola del docente può essere l’apertura di un mondo, che la nostra responsabilità è grande, che insegnare è un dono. Proust, Platone, il nichilismo. Temi che possono da soli riempire una vita dedicata alla ricerca e alla riflessione. Una vita autenticamente umana. Ma qui c’è assai di più. C’è il raggiungimento di uno dei due obiettivi ultimi di ogni insegnamento e apprendimento: essere «a volte una persona felice». La filosofia è infatti questo: una ragnatela che il corpomente getta sul mondo per catturare la gioia. L’altro obiettivo è svelare l’enigma di questa nostra vita. Un enigma che mentre intuisci e comprendi il senso della parte e dell’intero, dell’ora e del sempre, dell’identità e della differenza, con ciò stesso ti regala l’istante della pienezza, la costanza di una faticosa ma inesorabile serenità.<br />
Grazie a te, Francesca.</p>
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		<title>Per la politica, contro la televisione</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 20:11:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una delle dimostrazioni ai miei occhi più chiara dell&#8217;intelligenza politica di Beppe Grillo è la seguente dichiarazione (8.5.2012): ============ Se il MoVimento 5 Stelle avesse scelto la televisione per affermarsi, oggi sarebbe allo zero qualcosa per cento. Partecipare ai talk show fa perdere voti e credibilità non solo ai presenti, ma all&#8217;intero MoVimento. Nei talk [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una delle dimostrazioni ai miei occhi più chiara dell&#8217;intelligenza politica di Beppe Grillo è la seguente <a href="http://www.beppegrillo.it/2012/05/i_talk_show/index.html" target="_blank">dichiarazione</a> (8.5.2012):</p>
<p style="text-align: justify;">============<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>Se il MoVimento 5 Stelle avesse scelto la televisione per affermarsi, oggi sarebbe allo zero qualcosa per cento</strong></span>. Partecipare ai talk show fa perdere voti e credibilità non solo ai presenti, ma all&#8217;intero MoVimento. Nei talk show il dibattito avviene con conduttori di lungo corso e con le mummie solidificate dei partiti. C&#8217;è l&#8217;omologazione con il passato. Che senso ha confrontarsi con Veltroni o con Gasparri in prima serata? Più che spiegarlo e ribadirlo non posso fare. Comunque chi partecipa ai talk show deve sapere che d&#8217;ora in poi farà una scelta di campo.<br />
============</p>
<p style="text-align: justify;">e, <a href="http://www.beppegrillo.it/2012/04/la_rivoluzione_non_sara_televisiva.html" target="_blank">prima ancora</a>, (21.4.2012):</p>
<p style="text-align: justify;">============<br />
I talk show televisivi sono un&#8217;arma contro il MoVimento 5 Stelle. Sono spazi poco igienici dove <span style="color: #ff0000;"><strong>chi partecipa viene omologato alle scorie del Sistema</strong></span>. Infatti, se ti siedi accanto a Renzi o alla Santanchè sei omologato. Chi ascolta gli scarsi minuti che ti vengono accordati ti qualifica come un&#8217;espressione dei partiti. Chi si siede su quella poltroncina, su quella sedia, è alla mercé di conduttori schierati che hanno due obiettivi: <span style="color: #ff0000;"><strong>lo share e l&#8217;obbedienza al partito o allo schieramento di riferimento.<br />
</strong></span>[...] Siamo cresciuti in Rete, ci siamo sviluppati con l&#8217;esempio dei fatti nei Comuni, con il passaparola. La televisione è controllata in ogni sua piccola parte dai partiti. <strong><span style="color: #ff0000;">Uno &#8220;stupid box&#8221;</span></strong>. &#8220;Farsi vedere&#8221; dai cittadini &#8220;altrimenti non si cresce&#8221; è una solenne cazzata. O per alcuni una scusa per dare spazio al proprio ego.<br />
È bene ricordare che chiunque faccia parte del MoVimento 5 Stelle, oggi ci sono 200.000 iscritti, ha la stessa dignità. È un MoVimento di massa dove chiunque può prendere e dare il testimone. <strong><span style="color: #ff0000;">La rivoluzione non sarà televisiva. La televisione è in mano al potere costituito. O ti oscura o deforma il tuo messaggio. I movimenti degli Indignados o dei Pirati svedesi sono nati e si sviluppano in Rete, non in prima serata televisiva</span></strong>. Ogni volta che parlano Bersani e Casini c&#8217;è uno spostamento di voti verso il MoVimento 5 Stelle, ogni volta che un esponente del M5S si fa ingabbiare in un talk show questi voti ritornano ai partiti. La nostra voce è la Rete, senza non avremmo neppure lo 0,1%. Entrare in uno studio in cui tutti, ma proprio tutti sono contro di te e non hai neppure il diritto di parola, perché ti viene tolta al momento opportuno da conduttori prezzolati, è fare il gioco dei partiti. Per chi non lo sapesse ancora, le televisioni appartengono ai partiti insieme ai giornalisti. Senza alcuna eccezione.<br />
============</p>
<p style="text-align: justify;">Condivido pienamente. <strong><a href=" http://www.biuso.eu/2010/11/12/spegnere-le-catene-un-mondo-da-guadagnare/" target="_blank"><span style="color: #ff0000;">Da anni</span></a></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nietzsche</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 19:53:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Diventa necessario! Diventa limpido! Diventa bello! Diventa sano!» (Frammenti postumi 1882-1884. Parte I, 5[1/198]). Diventa necessario come una ruota che scende sul piano inclinato del tempo ma che proprio per questo –nel suo movimento scandito e inesorabile- si fa essa stessa temporalità consapevole, vivente e vissuta. Diventa limpido come una mente che ha fatto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">«Diventa necessario! Diventa limpido! Diventa bello! Diventa sano!» (<em>Frammenti postumi 1882-1884. Parte I</em>, 5[1/198]).<br />
Diventa <span style="color: #ff0000;"><strong>necessario</strong></span> come una ruota che scende sul piano inclinato del tempo ma che proprio per questo –nel suo movimento scandito e inesorabile- si fa essa stessa temporalità consapevole, vivente e vissuta.<br />
Diventa <span style="color: #ff0000;"><strong>limpido</strong></span> come una mente che ha fatto di sé il riflesso creativo del mondo abbandonando per sempre la pretesa di esserne padrona, di possedere senza tremore se stessa, i sentimenti, gli altri umani, la natura. L’alterità, infatti, è sempre in fuga, sempre pronta ad allontanarsi dalle nostre volontà di dominio e controllo sull’accadere, sulle altrui passioni, sui corpi e le cose che pure vorremmo continuamente con noi, che vorremmo diventassero<em> </em>noi.<br />
Diventa <span style="color: #ff0000;"><strong>bello</strong></span> come tutto ciò che ha vinto la dismisura, ha rinunciato allo squilibrio dell’inutile ferocia, della meschinità, dell’invidia, del ‘così fan tutti’; che sorride a se stesso perché è all’intero che sorride.<br />
Diventa <span style="color: #ff0000;"><strong>sano</strong></span><em> </em>perché guarito dalla contrapposizione tra <em>io </em>e <em>mondo</em>, tra soggetto e oggetto, tra umanità e natura.<br />
Un corpomente <em>necessario</em>, <em>limpido</em>, <em>bello</em>, <em>sano</em> si immerge nella vita senza più giudicarla, senza più negarla ma anche senza più volerla, come una goccia che scorre nel fiume del tempo che siamo.<br />
Questo, forse, significa una frase che è un magnifico vortice concettuale: «Io sono troppo pieno e così dimentico me stesso, tutte le cose sono dentro di me e non vi è null’altro che tutte le cose. Dove sono finito io?» (<em>Così parlò Zarathustra</em>, variante al § 4 della Prefazione). L’io è finito in quel mondo trasfigurato e in quei cieli esultanti nei quali Nietzsche colse infine la sua pienezza.<br />
Isabelle von Ungern-Sternberg disse di lui che era un «Creso del pensiero che aveva dei mondi da regalare». Da parte sua, quest&#8217;uomo sapeva di aver versato una «goccia di <em>balsamo</em> […] e questo non sarà dimenticato». No, non lo è stato.</p>
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		<title>Corpo/Cultura</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 22:06:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La corporeità umana è un insieme inseparabile di natura, cultura e tecnica. La dimensione naturale fa del corpo un organismo che si pone in continuità con la struttura atomica, molecolare, biologica della Terra, delle piante, degli altri animali. Come essi, il corpo è sottomesso alle leggi fisiche di gravitazione, impenetrabilità, unicità spaziale; è sottoposto alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La corporeità umana è un insieme inseparabile di <em>natura</em>, <em>cultura</em> e <em>tecnica</em>.<br />
La dimensione naturale fa del corpo un <span style="color: #ff0000;"><strong>organismo</strong></span> che si pone in continuità con la struttura atomica, molecolare, biologica della Terra, delle piante, degli altri animali. Come essi, il corpo è sottomesso alle leggi fisiche di gravitazione, impenetrabilità, unicità spaziale; è sottoposto alle leggi chimiche dello scambio energetico e termico, alla regola universale dell’entropia; è soggetto alle leggi biologiche del metabolismo, della crescita, maturazione e decadenza, è ostaggio sin dall’inizio della morte.<br />
Come <span style="color: #ff0000;"><strong>cultura</strong></span>, il corpo è segnato dai simboli cosmici e politici, dai tatuaggi che riproducono le forze degli altri animali e degli dèi, dagli abiti che lo coprono, difendono, modellano e immergono nei gusti estetici e nei modi di fare quotidiani di un’epoca, un popolo, una società. Come cultura, il corpo è desiderato in sembianze anche estetiche e non solo sessuali e riproduttive; diventa modello per le forme nello spazio, per i colori sulle tele, per le narrazioni letterarie. Come cultura, il corpo è esibito nelle piccole e grandi occasioni sociali e nelle forme rituali collettive (la <em>hola </em>degli stadi, il ballo nelle discoteche, il corpo dell’attore nei teatri). Come cultura, il corpo è agglutinato nelle masse che manifestano, scioperano, scandiscono slogan a una voce che sembra sola ma che in realtà è il frutto del convergere di esclamazioni innumerevoli. Come cultura, il corpo è sacralizzato nei totem, nei crocifissi, nei corpi paramentati a festa dei sacerdoti. Come cultura, il corpo inventa le forme che percepisce nello spazio e le loro regolarità; elabora i colori -veri e propri significati virtuali del nostro cervello- e in generale le immagini che danno spessore e profondità alla nostra percezione. Come cultura, il corpo è guardato –e non solo percepito-, è ammirato, compianto, commentato, imitato, segnato dai giudizi degli altri corpi. Come cultura, il corpo <em>parla</em> e il suo dire, il suono fisico capace di esprimere il processo immateriale del pensare, incide a fondo, produce eventi, sconvolge luoghi, trasforma le esistenze, plasma la storia. Come cultura, persino i prodotti organici del corpo –saliva, lacrime, sudore- sono irriducibili alla dimensione soltanto biologica e indicano, invece, un intero mondo di emozioni e di significati.<br />
La corporeità è la nostra dimensione di enti finiti, la cui intelligenza consiste in gran parte nella comprensione del <span style="color: #ff0000;"><strong>bastione temporale</strong></span> oltre il quale al corpo –e quindi a noi- è impossibile andare.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>I sovversivi</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 14:56:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Guardate questa persona. Un tranquillo, anziano signore, vero? Un pensionato dalla faccia serena. Un nonno che immaginiamo circondato dai suoi bei nipotini. No. È la fotografia di uno degli umani più feroci del Novecento. È Jorge Rafael Videla, presidente dell’Argentina dal 1976 al 1981. In un’intervista concessa al giornalista Ceferino Reato Videla afferma che le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/04/videla.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10599" style="margin-top: 10px; margin-bottom: 10px; margin-left: 20px; margin-right: 20px;" title="L'ex diattatore argentino  Videla condannato all'ergastolo" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/04/videla-255x300.jpg" alt="" width="163" height="192" /></a>Guardate questa persona. Un tranquillo, anziano signore, vero? Un pensionato dalla faccia serena. Un nonno che immaginiamo circondato dai suoi bei nipotini. No. È la fotografia di uno degli umani più feroci del Novecento. È Jorge Rafael Videla, presidente dell’Argentina dal 1976 al 1981. In <a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20120415/manip2pg/04/manip2pz/321237/" target="_blank">un’intervista concessa al giornalista Ceferino Reato</a> Videla afferma che le 30.000 persone massacrate, torturate, uccise, gettate dagli aerei militari, fatte sparire sotto il suo regime e per suo comando furono il necessario «prezzo da pagare per vincere la guerra contro la sovversione […]. Bisognava eliminare un bel mucchio di persone che non si poteva portare davanti alla giustizia e neanche fucilare»; «Per non provocare proteste dentro e fuori il paese, si arrivò alla decisione che quella gente “desapareciera”, scomparisse». In ogni caso, continua Videla, «Dio sa quello che fa e perché lo fa. Io accetto la volontà di Dio e credo che Dio mi abbia sempre tenuto per mano». Non so se lo abbia guidato la mano di Dio ma certamente lo ha fatto quella della Chiesa argentina, quella degli Stati Uniti d’America -la “più grande democrazia del pianeta” per i fessi che ci credono-, i quali incoraggiarono, sostennero e protessero una delle dittature più efferate del Novecento. I militari assassini furono guidati anche dal gioco del calcio e dalla vittoria dell’Argentina ai mondiali del 1978, un successo che regalò loro il plauso delle folle. Il “calcio e lo sport fuori dalla politica”? Un’altra favola per gli sprovveduti.<br />
Sovversivi dell’ordine furono i generali e ammiragli Emilio Eduardo Massera, Roberto Eduardo Viola, Leopoldo Galtieri, Reynaldo Bignone, Orlando Ramón Agosti e il loro capo Videla.</p>
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		<title>Sterminio</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 17:23:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi chiedevo quando sarebbe arrivata una dichiarazione formale della finanza internazionale a proposito del fatto che bisogna sbrigarsi a morire per non gravare sui bilanci degli stati. Eccola. Viene dal Fondo Monetario Internazionale, una delle istituzioni alle quali gli attuali governi dell’Occidente -a partire da quello guidato da Mario Monti- obbediscono in ogni loro pensiero, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi chiedevo quando sarebbe arrivata una dichiarazione formale della finanza internazionale a proposito del fatto che bisogna sbrigarsi a morire per non gravare sui bilanci degli stati. Eccola. Viene dal <span style="color: #ff0000;"><strong>Fondo Monetario Internazionale</strong></span>, una delle istituzioni alle quali gli attuali governi dell’Occidente -a partire da quello guidato da <span style="color: #ff0000;"><strong>Mario Monti</strong></span>- obbediscono in ogni loro pensiero, opera, omissione.</p>
<p style="text-align: justify;">===========<br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>FMI: LONGEVITÀ</strong></span><br />
11/04/2012 17:34</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;allungamento della vita potrebbe avere ripercussioni sul sistema finanziario mondiale. È l&#8217;allarme del Fondo monetario internazionale contenuto nel <em>Global Financial Report</em> che sarà presentato tra 7 giorni a Washington. «Se la durata della vita media entro il 2050 dovesse aumentare di 3 anni, il costo già vasto dell&#8217;invecchiamento crescerebbe del 50%», si legge nel Rapporto.<br />
Di conseguenza, si alzerebbe il rapporto debito/Pil, con rischio per la solvibilità degli istituti finanziari e dei fondi pensione. Per il Fmi occorre intervenire con l&#8217;innalzamento dell&#8217;età pensionabile, maggiori contributi e una riduzione dei benefici da erogare.<br />
===========</p>
<p style="text-align: justify;">Fonte è <a href="http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/pagina.jsp?p=131&amp;s=0&amp;r=Nazionale&amp;idmenumain=2&amp;pagetocall=pagina.jsp " target="_blank">Televideo</a> ma la preoccupata dichiarazione dei vertici del capitalismo mondiale si trova in quasi tutti i giornali. Sul <em><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/11/vita-media-2050-allunghera-anni-addio-welfare/203744/" target="_blank">Fatto quotidiano</a></em>, ad esempio, si legge che «secondo quanto pubblicato nel ‘<a href="http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2012/01/index.htm" target="_blank">Rapporto sulla stabilità finanziaria globale</a>’, l’allungamento della vita media rischia di far saltare i conti del welfare, ma l’Fmi ha già pronta la ricetta: allungamento dell’età pensionabile, contributi più elevati e riduzione degli assegni erogati».<br />
In realtà si potrebbe intervenire pure in altri modi: per esempio, riducendo o anche cancellando i fondi per le ricerche mediche tese a debellare le <span style="color: #ff0000;"><strong>malattie croniche</strong></span>; chiudendo i reparti di <strong><span style="color: #ff0000;">geriatria</span></strong>; estendendo la morte per <span style="color: #ff0000;"><strong>fame</strong></span>; istituendo un <span style="color: #ff0000;"><strong>termine di fine vita</strong></span> -diciamo 82 anni?- dopo il quale si verrebbe accompagnati alla fine.<br />
In questo modo il capitale e la finanza sarebbero finalmente sinceri nella loro volontà di sterminio.</p>
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		<title>Capitalismo e capitalisti</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Apr 2012 16:03:40 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>4.782.400 euro</strong></span> di stipendio annuo, più di 13.102 euro al giorno. Ai quali aggiungere benefit e premi di varia natura e quantità. Questa è la retribuzione di <span style="color: #ff0000;"><strong>Sergio Marchionne</strong></span>, Amministratore Delegato della Fiat. Il quale è il primo a denunciare il crollo di vendite di automobili in Italia, in particolare di quelle prodotte dalla sua azienda. Mi chiedo come un manager che sta portando la sua azienda al disastro possa guadagnare cifre enormi, invece che essere licenziato. Più in generale, come pensa la Fiat -e ogni altra grande azienda e pure <span style="color: #ff0000;"><strong>Monti (un robot fuori dalla realtà sociale e ben dentro l&#8217;illusione delle banche)</strong></span>- di continuare a vendere i propri prodotti favorendo il licenziamento di coloro che dovrebbero comprarli, diminuendo stipendi e salari, portando le fabbriche all&#8217;estero, chiudendo le aziende italiane? Chi dovrebbe acquistare auto e altre merci se si toglie lavoro agli italiani?<br />
A questa domanda <strong>Dario Sammartino</strong> -ottimo conoscitore, tra l’altro, del mercato automobilistico- mi ha così risposto: «Marchionne non è licenziato perché forse sta ottenendo risultati finanziari utili ai padroni della Fiat. Infatti ormai la Fiat è anche Chrysler, e questa va benone. La Fiat va male in Europa perché non offre prodotti all&#8217;altezza dei concorrenti, neanche se fossero costruiti da schiavi senza retribuzione. E non offre prodotti perché non sta investendo: forse Marchionne sta conservando i soldi per completare l&#8217;acquisto della Chrysler o per qualche altro intrigo finanziario internazionale: di certo l&#8217;Italia non interessa più. In generale, poi, questi grandi manager prendono retribuzioni fuori da qualsiasi legame con i loro risultati, anche se negativi: basti pensare agli amministratori delegati dell&#8217;Alitalia o delle Ferrovie»<br />
Questa risposta conferma che la Fiat dopo aver spremuto l&#8217;Italia con i soldi elargiti dai governi e sottratti agli italiani, dopo aver contribuito a ricondurre le relazioni industriali a livelli ottocenteschi, dopo aver mentito sulle sue intenzioni, è decisa a lasciare il Paese. Una volta si diceva &#8220;privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite&#8221;, ora siamo alla <span style="color: #ff0000;"><strong>distruzione del lavoro e all&#8217;incameramento del bottino</strong></span>. In questo tipo di azioni la Fiat, i suoi padroni e i suoi amministratori delegati sono sempre stati bravissimi. Forse per questo Marchionne merita tutti i soldi che la Fiat gli dà.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là di uno specifico capitalista -l’uno infatti vale l’altro, essendo essi non tanto degli umani quanto delle macchine atte a generare e a incassare profitti- le peculiarità del capitalismo contemporaneo sono ben descritte in un articolo di <strong>Maurizio Lazzarato</strong> pubblicato sul <a href="http://www.alfabeta2.it/2012/04/04/sommario-del-n-18-aprile-2012/" target="_blank">numero 18 (aprile 2012, pp. 3-4) di <em>alfabeta2</em></a>:</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><span id="more-10499"></span><strong>il capitalismo «dal 2007 è vivo grazie alle trasfusioni di somme astronomiche di denaro pubblico</strong></span>. Eppure continua a girare a vuoto. Nel migliore dei casi riesce a riprodursi, ma dando un colpo di grazia, con rabbia, a ciò che resta delle conquiste sociali degli ultimi due secoli. […] Le <span style="color: #ff0000;"><strong>agenzie di rating</strong></span>, dopo aver dato un giudizio di triplice A a titoli che oggi non valgono più niente, hanno la pretesa, contro qualunque buon senso, di detenere il giusto giudizio e la buona misura economica. Gli esperti (professori di economia, consulenti, banchieri, funzionari  di Stato ecc.) -la cui cecità sui disastri che la presunta autoregolazione dei mercati e della concorrenza ha prodotto sulla società e sul pianeta è direttamente proporzionale alla loro servitù intellettuale- sono stati catapultati dentro governi “tecnici”, che ricordano irresistibilmente i “comitati d’affari della borghesia”. […] Ma al colmo del ridicolo stanno probabilmente<span style="color: #ff0000;"> <strong>i media</strong></span>. […] In una recente intervista, il presidente della Bce [Mario Draghi] propone, con un cinismo alquanto tatcheriano, rimedi che non solo sono all’origine della crisi, ma che non faranno altro che aggravarla: <span style="color: #ff0000;"><strong>diminuzione dell’imposizione per arricchire i ricchi e riduzione delle spese sociali per impoverire i poveri</strong></span>. […] Fare della povertà e della precarizzazione una variabile strategica della flessibilità del mercato del lavoro è quanto, dietro il ricatto del debito, sta avvenendo in Italia, Portogallo, Grecia, Spagna, Inghilterra e Irlanda. […] È con le tecnologie di governo dei poveri che <span style="color: #ff0000;"><strong>si testano dispositivi di potere e di controllo che in un secondo tempo verranno estesi all’insieme della società</strong></span>, cosa che non sembra interessare né la sinistra né i sindacati». A proposito della Grecia, sullo stesso numero di <em>alfabeta2 </em>si può leggere una struggente ma non rassegnata lettera aperta di <strong>Mikis Théodorakis</strong> -dal titolo <strong><span style="color: #ff0000;">La verità sulla Grecia</span></strong>- dalla quale emergono con chiarezza   le modalità con le quali la speculazione internazionale e le complicità interne hanno progettato a tavolino la distruzione dell’economia ellenica «con lo scopo di far passare la Grecia sotto la tutela dell’Fmi [Fondo monetario internazionale]».</p>
<p style="text-align: justify;">L’irrazionale patologia alla quale il capitalismo è approdato viene ben descritta da <strong>Anselm Jappe</strong> (sempre su <em>alfabeta2</em>, p. 18) in un articolo dedicato all’obsolescenza del denaro. «In quale momento il crack delle borse non sarà più una notizia appresa dai media, ma un evento di cui ci si accorgerà uscendo per strada? Risposta: quando il denaro perderà la sua funzione abituale. Sia rarefacendosi (deflazione), sia circolando in quantità enormi ma svalutate (inflazione). […] Ci saranno magazzini pieni, ma senza clienti; fabbriche in grado di funzionare perfettamente, ma senza nessuno che ci lavori; scuole in cui i professori non si presenteranno più, perché privi di salario da mesi. Allora ci si renderà conto di una verità che era talmente evidente da non essere più vista: <span style="color: #ff0000;"><strong>non esiste alcuna crisi nella stessa produzione. La produttività aumenta continuamente in tutti i settori</strong></span>. Le superfici coltivabili della terra potrebbero nutrire tutta la popolazione del globo e allo stesso modo le officine e le fabbriche producono molto più di quanto sia necessario, desiderabile e sostenibile. Le miserie del mondo non sono dovute, come durante il Medioevo, a catastrofi naturali, ma a una specie di incantesimo che separa gli uomini dai loro prodotti. Quello che non funziona più è l’ “interfaccia” che si pone tra gli uomini e ciò che producono: il denaro».</p>
<p style="text-align: justify;">E così torniamo alla Fiat, che produce automobili in grande quantità ma che poi non le vende: «Allora, come il Tantalo del mito greco ci troviamo di fronte a ricchezze che si ritraggono proprio quando ci vogliamo mettere sopra le mani: perché non possiamo pagarle. Questa rinuncia forzata è sempre stata la sorte del povero. Ma ora, situazione inedita, questa sorte potrebbe toccare all’intera società, o quasi. <span style="color: #ff0000;"><strong>L’ultima parola del mercato è allora di lasciarci morire di fame in mezzo ad alimenti stipati ovunque e che marciscono, ma che nessuno deve toccare</strong></span>» (Jappe). Questo è il risultato della lotta di classe che il capitalismo ha vinto, come spiega <strong>Luciano Gallino</strong> in un suo <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-nuova-lotta-di-classe-dei-ricchi-contro-i-poveri-intervista-a-luciano-gallino/" target="_blank">testo recente</a>.<br />
Una possibile alternativa a questo trionfo dell’irrazionalità è forse la <span style="color: #ff0000;"><strong>decrescita</strong></span> che -chiarisce assai bene <strong>Marino Badiale</strong> in <a href="http://www.alfabeta2.it/2012/03/01/la-recessione-non-e-decrescita/" target="_blank">un breve articolo che consiglio di leggere integralmente</a>- non ha nulla a che fare con la recessione o con il pauperismo ma «è un progetto politico ed economico di demercificazione della società».</p>
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		<title>Sic transit gloria mundi</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 19:02:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[«Uno stillicidio di tragicomici maneggiamenti degni della peggior commedia all&#8217;italiana, con il figlio tonto -e la famiglia tutta-  a gozzovigliare in Porsche o ristrutturare case sgraffignando assegni sotto il naso di tutti i politici leghisti, che in questi anni hanno solo pazientato facendo finta di non vedere. Quanto alla base, frignerà pure ma le toccherà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/04/Lega_ladrona1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10462" title="Lega_ladrona" src="http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2012/04/Lega_ladrona1.jpg" alt="" width="570" height="280" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">«Uno stillicidio di tragicomici maneggiamenti degni della peggior commedia all&#8217;italiana, con il figlio tonto -e la famiglia tutta-  a gozzovigliare in Porsche o ristrutturare case sgraffignando assegni sotto il naso di tutti i politici leghisti, che in questi anni hanno solo pazientato facendo finta di non vedere. Quanto alla base, frignerà pure ma le toccherà rifondare pure il linguaggio, &#8220;Roma ladrona&#8221; è già slogan del passato, roba primitiva. Tutti sanno che il figlio Renzo è una barzelletta vivente e che sulla famiglia &amp; friends (il cosiddetto cerchio magico) da anni se ne dicevano di ogni colore» (Luca Fazio, <a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20120406/manip2pg/05/manip2pz/320752/" target="_blank"><em>il Manifesto</em>, 6.4.2012</a>, p. 5).<br />
Un&#8217;ottima sintesi dell&#8217;identità leghista, di questi similumani che si sono fatti <a href="http://stille.blogautore.repubblica.it/2012/04/07/il-volto-di-bossi/?ref=HREA-1" target="_blank">ingannare per decenni</a> da uno che è stato lasciato dalla prima moglie quando costei si accorse che la laurea in medicina era una pura menzogna e che il marito ogni mattina usciva con la valigetta sanitaria per andare non all&#8217;ospedale ma al bar. Neppure Lino Banfi e Alvaro Vitali messi insieme raggiungono l&#8217;intelligenza populistica della Lega Nord.</p>
<p style="text-align: justify;">[7.4.12. Questa commedia italica e terrona diventa sempre più grottesca e triste. Dalle dichiarazioni -messe a verbale- delle segretarie amministrative della Lega Nord viene fuori che la senatrice <strong>Rosy Mauro</strong> ha preso una laurea in Svizzera spendendo 130 mila euro e che <strong>Renzo Bossi</strong> ne sta prendendo un'altra per la medesima cifra in un'università privata di Londra. Che questi due soggetti non abbiano neppure tentato di laurearsi negli atenei pubblici italiani è <strong>motivo di onore per il nostro sistema universitario</strong>].</p>
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		<title>L&#8217;Università (s)valutata</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 21:20:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[3+2, CFU (Crediti Formativi Universitari pari a 25 ore ciascuno), debiti formativi, GEV (Gruppi Esperti Valutazione), VQR (Valutazione della qualità della ricerca). Le parole sono tutto. E quelle che ho indicato sono alcune delle espressioni dominanti nel linguaggio accademico contemporaneo. Una vera e propria neolingua imposta alle università italiane ed europee da una penosa scimmiottatura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
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<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>3+2</strong></span>, <strong><span style="color: #ff0000;">CFU</span></strong> (Crediti Formativi Universitari pari a 25 ore ciascuno), debiti formativi, <span style="color: #ff0000;"><strong>GEV</strong></span> (Gruppi Esperti Valutazione), <span style="color: #ff0000;"><strong>VQR</strong></span> (Valutazione della qualità della ricerca). Le parole sono tutto. E quelle che ho indicato sono alcune delle espressioni dominanti nel linguaggio accademico contemporaneo. Una vera e propria neolingua imposta alle università italiane ed europee da una penosa scimmiottatura delle modalità e delle tradizioni degli Stati Uniti d’America. Paese, è bene ricordarlo, dove a pochi e costosissimi centri di eccellenza si contrappongono migliaia di università che valgono assai meno di un buon liceo italiano.<br />
Un <span style="color: #ff0000;"><strong>linguaggio contabile, bancario, aziendalistico</strong></span> che si pone l’esplicito obiettivo di formare non dei cittadini pensanti ma degli impiegati e dei funzionari del pensiero unico mercantile e capitalistico; una realtà che ha danneggiato prima di tutto gli studenti, costretti ad accumulare “crediti formativi” come fossero punti del supermercato, studenti sempre più trafelati nello studio e dunque inevitabilmente superficiali nella preparazione.<br />
Adesso tocca ai docenti. Entro il 25 di questo mese di marzo 2012, infatti, ciascun professore e ricercatore dovrà indicare da uno a tre fra i lavori pubblicati dal 2004 al 2010, i quali saranno sottoposti ai GEV, dalla cui valutazione dipenderanno i<strong><span style="color: #ff0000;"> futuri <strong>finanziamenti </strong>di ogni Ateneo</span></strong>. Fuori dall’Università si sa poco o nulla di tali pratiche; ecco perché ne scrivo anche qui.<br />
Non è forse tutto questo un principio di giustizia e di riconoscimento del merito di chi ha ben studiato, scritto, fatto ricerca? Lo sarebbe, certo, se i criteri fossero trasparenti, rispettosi della specificità delle diverse aree del sapere, miranti a incoraggiare gli studi più rigorosi, innovativi, non conformisti. E invece la realtà è esattamente l’opposto. L’obiettivo è discriminare le Università in relazione all&#8217;<span style="color: #ff0000;"><strong>acquiescenza dei loro membri al potere accademico, politico, editoriale</strong></span>.<br />
Lo si può comprendere leggendo alcuni documenti di diversa fonte, dai quali riporto dei brani invitando a una lettura integrale tramite i link. Ripeto quanto scrissi <a href="http://www.biuso.eu/2012/02/03/luniversita-che-vogliamo/" target="_blank">qualche tempo fa</a>: non è questione di studenti, professori, accademie. È questione del futuro e del presente di un pensiero libero, che non riduca il sapere e la ricerca a servi del sistema economico-politico dominante.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-10271"></span>«Che cosa sta succedendo in questi giorni nell&#8217;Università italiana? In base alla “riforma” Gelmini (assunta in toto dal governo Monti) si è aperto, nel sacro nome del Merito, il capitolo della Valutazione, pomposamente denominato Vqr (“Valutazione sulla qualità della ricerca”). […]<br />
Aree e linee di studio, in taluni casi intere discipline, saranno discriminate, con gravi limitazioni, di fatto, della libertà e del pluralismo. Non solo. Siccome la Valutazione si muove sulla base di sistemi a numero chiuso (per esempio, si stabilisce in partenza il rapporto percentuale tra le riviste di fascia A e quelle collocate nelle fasce inferiori), si produrrà un esito di frustrazione, non di stimolo: poiché è materialmente (e &#8220;politicamente&#8221;) impossibile che tutti pubblichino su riviste A, agli altri (spesso esclusi perché estranei al <em>mainstream</em> o per ragioni di non-appartenenza a forti cordate accademiche) si trasmetterà un messaggio molto chiaro: “non vale la pena che vi affatichiate, tanto…”. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di puro autolesionismo, cioè di stupidità: alle università e al governo dovrebbe interessare stimolare l&#8217;attività, non già deprimerla. Ma sarebbe &#8211; temiamo &#8211; un&#8217;obiezione ingenua. Come dicevamo, la Valutazione è un&#8217;arma; il proposito è (anche) quello di neutralizzare voci scomode (o soltanto periferiche), concentrando risorse e poteri nelle mani di ristrette cerchie di “ricercatori eccellenti”. Da questo punto di vista, svalutare (e scoraggiare) è utile quanto premiare. Tanto più che l&#8217;Università pubblica è costosa e deve &#8220;dimagrire&#8221; &#8211; sappiamo a vantaggio di chi. […]<br />
Aggiungiamo qualche osservazione in merito alle conseguenze micidiali (e di dubbia legittimità) che questo sistema genererà a danno della piccola e media editoria. Far valere (di diritto o di fatto: come dicevamo, una caratteristica di tutta questa faccenda è la <em>scarsissima trasparenza</em> proprio in merito ai criteri di giudizio) una graduatoria tra le case editrici significa, in sostanza, impoverire il panorama culturale dell&#8217;intero Paese e renderne agevole la colonizzazione da parte di poche imprese private (e dei potentati accademici). […]<br />
In sostanza, alcuni rispettabili imprenditori privati potrebbero presto diventare i Signori della ricerca scientifica italiana, poiché dalle loro insindacabili decisioni dipenderà la sanzione della qualità delle pubblicazioni, con tutte le conseguenze che da ciò discendono. E se a loro la Valutazione conferirà il tocco di Creso (qualsiasi schifezza avranno deciso di pubblicare potrà miracolosamente trasformarsi in una pietra miliare del progresso scientifico), una pietra tombale verrà invece posta sugli “sfigati” editori piccoli e medi, ridotti al rango di diffusori di merce di scarto.<br />
Questi sono, ci pare, alcuni prevedibili &#8211; e già, in parte, attuali &#8211; effetti perversi della Valutazione. Su di essi (nonché sui gravi conflitti d&#8217;interesse inerenti a giudizi formulati da soggetti inclusi nella platea valutata) varrebbe la pena di confrontarsi prima che un sistema varato con il pretesto della meritocrazia sancisca definitivamente l&#8217;emarginazione di posizioni eterodosse e lo strapotere di grandi editori e <em>lobbies</em> accademiche».<br />
(<span style="color: #ff0000;">Alberto Burgio &#8211; Maria Rosaria Marella, <em><a href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20120321/manip2pg/15/manip2pz/319937/" target="_blank">Università, la Valutazione sbagliata</a></em></span>, <em>il manifesto</em>, 21.3.2012 )</p>
<p style="text-align: justify;">«Contro l’ERIH e la “valutazione dei tecnocrati” che secondo alcuni esso incarna, si assiste in questi giorni al capitolo forse più qualificato della continua, esasperata e <em>taciuta</em> serie di contestazioni che serpeggia da anni in Europa nella ricerca e nella formazione superiore. Dopo l’“onda” italiana e le rivolte sociali in Grecia, di cui l’università è stata ancora una volta epicentro, ecco in Gran Bretagna l’“Independent” del 22 gennaio dedicare una pagina indignata ad accusare i meccanismi bibliometrici del RAE di favorire tra l’altro “miopia intellettuale […], guasta convenzionalità […], e disonestà generalizzata”. Negli stessi giorni l’ERIH è stato costretto a ritirare la sua classificazione delle riviste, dopo che i direttori di 61 riviste internazionali di storia della scienza e di filosofia hanno dichiarato che avrebbero aperto il prossimo numero con un editoriale contenente la richiesta di non indicizzarle: “Non vogliamo avere parte in quest’attività pericolosa e sbagliata” (in “un universo in cui tutto” è destinato a “dar luogo a […] <em>hit-parades</em>”, come si legge nell’editoriale dell’ultimo fascicolo della “Revue philosophique”). Ancora, è di questi giorni in Francia una rivolta profonda –di cui qui non giunge notizia– contro le nuove leggi Sarkozy sull’università, incentrate sulla valutazione. Il “Nouvel Observateur” del 14 febbraio intitola: <em>Une période de glaciation intellectuelle commence</em>»<br />
(<span style="color: #ff0000;">Valeria Pinto, </span><span style="color: #ff0000;"><em><a href="http://www.filosofia.unina.it/materiali/atti/atti-2009-01/valeria-pinto.pdf" target="_blank">Sulla valutazione</a></em></span>, dagli Atti di un Convegno svoltosi a Napoli nel 2009)</p>
<p style="text-align: justify;">«Quanto tale immagine sia “realistica” lo si può constatare osservando le liste prodotte per Filosofia teoretica (ricavabili dalle attribuzioni tra parentesi nella lista unificata), che confermano tutte le precedenti riserve espresse dalla SIFIT [Società italiana di filosofia teoretica] sulla possibilità di produrre ranking sensati nei termini imposti alle Società. Si tratta di una selezione ampiamente arbitraria, dove si segnalano presenze incongrue e nella quale, viceversa, non sono neppure presenti riviste che ospitano una ampia percentuale della produzione dei docenti del settore. Il risultato, oggettivo, è l&#8217;assenza di rispetto per le pratiche riconosciute in una comunità scientifica. […]<br />
Di fronte a questo stato di cose, la SIFIT non riconosce validità, anche solo orientativa, a quanto indicato nel documento GEV e respinge come una grave distorsione l’uso degli strumenti proposti, del tutto inidonei a favorire una valutazione fondata».<br />
(<em><span style="color: #ff0000;"><a href="http://www.teoretica.it/wp-content/uploads/2012/03/doc_2012-02-29.pdf" target="_blank">Comunicato della SIFIT sui “Criteri” del GEV area 11</a></span></em>, 29.2.2012)</p>
</div>
</div>
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		<title>Più morti degli altri</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 10:02:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>agbiuso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da Televideo di oggi ============= 11/03/2012 10:06 Afghanistan: militare Usa spara a civili È di almeno 10 morti e 5 feriti il bilancio della strage provocata da un militare americano in due località della provincia di Kandahar, in Afghanistan. Lo scrive il Washington Post online citando Javed Faisal, il direttore del media center del governo provinciale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da <strong>Televideo</strong> di oggi</p>
<p style="text-align: justify;">=============<br />
11/03/2012 10:06</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Afghanistan: militare Usa spara a civili</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">È di almeno 10 morti e 5 feriti il bilancio della strage provocata da un militare americano in due località della provincia di Kandahar, in Afghanistan. Lo scrive il Washington Post online citando Javed Faisal, il direttore del media center del governo provinciale, contattato per telefono. Un comunicato militare Isaf esprime “rammarico per l&#8217;incidente”. Tuttavia, secondo il governatore di Kandahar, Weesad, i morti sarebbero almeno 16.<br />
=============</p>
<p style="text-align: justify;">Questi morti non valgono nulla. Le loro età, condizione, speranze, vite, distrutte e spezzate dallo «spiacevole incidente» sono e saranno una fuggevole notizia sui telegiornali e sui quotidiani. Il “rispetto per la vita umana” è una delle più grottesche menzogne che i potenti di ogni colore -soprattutto i più democratici e i più cristiani- sbandierano per gli allocchi che ci credono.<br />
Di un solo italiano ucciso in Nigeria si parla da giorni; i due marinai italiani assassini in India stanno diventando quasi degli eroi; questi afghani vittime della follia statunitense meriteranno soltanto un trafiletto. Eh sì, «<a href="http://www.biuso.eu/2009/09/20/i-nostri-morti-e-i-loro/" target="_blank">tutti i morti sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri</a>».<br />
Dato che -diversamente dai cristiani occidentali portatori di civiltà- non credo al valore intangibile della vita umana, auguro agli statunitensi e ai loro servi di rimanere pure loro vittima di qualche «<a href="http://www.repubblica.it/esteri/2012/03/11/news/militare_usa_fa_strage_di_civili-31340363/?ref=HREA-1" target="_blank">incidente particolarmente spiacevole</a>».</p>
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