Aforismi e autori

Anassimandro
Charles Baudelaire
Jorge Luis Borges
Elias Canetti
Louis-Ferdinand Céline
Émile Cioran
Joseph Conrad
Stefano D’Arrigo
Philip K. Dick
Roger-Pol Droit
Empedocle
Epicuro
Carlo Emilio Gadda
Paul Hazard
Martin Heidegger
Edmund Husserl
Jeshu-ha-Notzri
Leonardo da Vinci
Giacomo Leopardi
Eugenio Mazzarella
Friedrich W. Nietzsche
Francesco Petrarca
Platone
Plotino
Marcel Proust
D.A.F. de Sade
Arthur Schopenhauer
Carl Schmitt
Ridley Scott
Richard Sennet
Baruch Spinoza
Giuseppe Ungaretti
Ludwig Wittgenstein


Principio degli esseri è l’apeiron, la polvere della terra e del tempo…Da dove gli esseri hanno origine, là hanno anche la distruzione in modo necessario: le cose che sono tutte transeunti, infatti, subiscono l’una dall’altra punizione e vendetta per la loro ingiustizia secondo il decreto del Tempo… — Anassimandro, DK, B 1


Un tempo fui bimbo, e poi ancora fanciulla, e fui arbusto e uccello, e muto pesce che nel mare guizza. — Empedocle, DK, 68 B 17


Friedrich Nietzsche
(1844-1900)

Vivere con immensa e superba imperturbabilità; sempre al di là. — Friedrich Nietzsche, Al di là del bene e del male, aforisma 284

Io vi dico: bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante.
(Ich sage euch: man muss noch Chaos in sich haben, um einen tanzenden Stern gebären zu können)
— Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, prefazione 5

Pagani sono tutti coloro che dicono sì alla vita, coloro per i quali “Dio” è la parola per il grande sì a tutte le cose. — Friedrich Nietzsche, L’Anticristo, Adelphi, p. 245

Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è -morire presto. — Friedrich Nietzsche, La nascita della tragedia Adelphi, p. 31

…una felicità che finora l’uomo non ha mai conosciuto: la felicità di un dio colmo di potenza e d’amore, di lacrime e di riso, una felicità che, come il sole alla sera, non si stanca di effondere doni della sua ricchezza inestinguibile e li sparge nel mare, e come il sole, soltanto allora si sente assolutamente ricca, quando anche il più povero pescatore rema con un remo d’oro! Questo sentimento divino si chiamerebbe, allora -umanità! — Friedrich Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 337

No. La vita non mi ha disilluso. Di anno in anno la trovo invece più ricca, più desiderabile e più misteriosa -da quel giorno in cui venne a me il grande liberatore, quel pensiero cioè che la vita potrebbe essere un esperimento di chi è volto alla conoscenza -e non un dovere, non una fatalità, non una frode. E la conoscenza stessa: può anche essere per altri qualcosa di diverso, per esempio un giaciglio di riposo o la via ad un giaciglio di riposo; oppure uno svago o un ozio; ma per me essa è un mondo di pericoli e di vittorie, in cui anche i sentimenti eroici hanno le loro arene per la danza e per la lotta. “La vita come mezzo della conoscenza” -con questo principio nel cuore si può non soltanto valorosamente, ma perfino gioiosamente vivere e gioiosamente ridere. — Friedrich Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 324

Due cose vuole l’uomo autentico: pericolo e gioco. Perciò egli vuole la donna come il giocattolo più pericoloso. (…) Anche la donna più dolce è amara. — Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, “Delle femmine vecchie e giovani”

Quel che noi oggi, con una indicibile coercizione di noi stessi -giacché abbiamo ancora tutti in qualche modo nella carne i cattivi istinti, quelli cristiani -ci siamo riconquistati, il libero sguardo di fronte alla realtà, la cautela della mano, la pazienza e il rigore nelle più piccole cose, l’intera onestà della conoscenza -esisteva già! già più di due millenni or sono! Si aggiunga poi la finezza di discernimento e di gusto! Non come addestramento di cervelli! Non come educazione «tedesca», con maniere da zotici! Bensì come complessione fisica, come gesto, come istinto -in una parola come realtà…Tutto inutile! Nello spazio di una notte, nient’altro che un ricordo! Greci! Romani! La nobiltà dell’istinto, il gusto, l’indagine metodica, il genio dell’organizzazione e dell’amministrazione, la fede, la volontà dell’avvenire umano, il grande sì a tutte le cose divenuto visibile come imperium romanum, visibile a tutti i sensi, il grande stile divenuto non più semplicemente arte, ma realtà, verità, vita…-E non già incenerito, tutto questo, da un evento naturale nello spazio di una notte! Non calpestato da Germani o da altri tardigradi! Bensì fatto oggetto di scempio da scaltri, occulti, invisibili, esangui vampiri! Non vinto -soltanto dissanguato!…La nascosta sete di vendetta, la piccola invidia diventa padrona! Ecco di colpo in alto tutto quanto è miserabile, sofferente di se stesso, funestato da cattivi sentimenti, l’intero mondo-da-ghetto dell’anima!…Ci si ingannerebbe completamente se si supponesse un qualsiasi difetto d’intelligenza nelle guide del movimento cristiano -oh, se essi sono accorti, accorti fino alla santità, questi signori padri della Chiesa! — Friedrich Nietzsche, L’Anticristo, Adelphi, pp. 254-256

Pagano è il dir di sì a ciò che è naturale, il senso d’innocenza in ciò che è naturale, la “naturalezza”. Cristiano è il dir di no a ciò che è naturale, il senso di indegnità in ciò che è naturale, l’essere contro natura. — Friedrich Nietzsche, Frammenti postumi 1887-1888, 10[193]

Pagani sono tutti coloro che dicono sì alla vita, coloro per i quali “Dio” è la parola per il grande sì a tutte le cose. — Friedrich Nietzsche, L’Anticristo, Adelphi, p. 245

Questo pensatore, il più abnorme e solitario che sia esistito, è appunto il più vicino a me in queste cinque argomentazioni: egli nega la libertà del volere-; i fini-; l’ordine morale del mondo-; l’altruismo-; il male. — Friedrich Nietzsche, Lettera a Franz Overbeck a proposito di Spinoza, 30 luglio 1881; Epistolario, volume IV, Adelphi

Che io sia un uomo è un pregiudizio. Ma io ho già vissuto spesso tra gli uomini e conosco tutto ciò che gli uomini possono provare, dalle cose più basse fino a quelle più alte. Sono stato Buddha fra gli indiani e Dioniso in Grecia, Alessandro e Cesare sono mie incarnazioni, come pure Lord Bacon, il poeta di Shakespeare. Da ultimo sono stato Voltaire e Napoleone, forse anche Richard Wagner…Ma questa volta vengo come il vittorioso Dioniso, che farà della terra un giorno di festa…Non avrei molto tempo…I cieli si rallegrano che io sia qui…Sono stato anche appeso alla croce… — Friedrich Nietzsche, A Cosima Wagner

Ora lei è -tu sei- il nostro grande, sublime maestro: giacché io, insieme con Arianna, ho da essere soltanto l’aureo equilibrio di tutte le cose. Su ogni ramo c’è qualcuno al di sopra di noi. — Friedrich Nietzsche, A Jacob Burckhardt, 4 gennaio 1889

Cantami un nuovo inno: il mondo è trasfigurato e tutti i cieli esultano. Il Crocifisso — Friedrich Nietzsche, A Peter Gast, 4 gennaio 1889

Al di là del Nord, dei ghiacci, della morte – la nostra vita, la nostra felicità, noi abbiamo scoperto la felicità, noi conosciamo la via, noi trovammo l’uscita da interi millenni di labirinto. — Friedrich Nietzsche, L’Anticristo, Adelphi, p. 168

HyperNietzsche

Nietzsche News Center

Associazione Internazionale di Studi e Ricerche Federico Nietzsche

Nietzsche su Internet

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Friedrich Nietzsche Society

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Epicuro
(341-270)

Chi dice che l’età per filosofare non è ancora giunta o è già trascorsa, è come se dicesse che non è ancora giunta o è già trascorsa l’età per essere felici. — Epicuro, Lettera a Meneceo, § 122

Epicuro
(scheda biografica e testi del filosofo)


Elias Canetti
(1905-1994)

La morte come desiderio si trova davvero ovunque, e non è necessario scavare molto nell’uomo per trarla alla luce. — Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi, p. 87

La vita e le opere

Una breve cronologia

Il Premio Nobel

Elenco di siti


Marcel Proust
(1871-1922)

Le due massime cause d’errore nei nostri rapporti con un’altra persona sono di aver buon cuore, oppure, quell’altra persona, amarla. — Marcel Proust, La fuggitiva, Einaudi, p. 121

Del resto, le amanti che più ho amate non hanno mai coinciso con il mio amore per loro (…) Quando le vedevo, quando le udivo, non trovavo nulla in loro che somigliasse al mio amore e potesse spiegarlo. Eppure, la mia sola gioia era di vederle, la mia sola ansia di aspettarle (…) Sono incline a credere che in questi amori (lascio in disparte il piacere fisico che d’altronde s’unisce abitualmente a essi ma non basta a costituirli), sotto l’apparenza della donna, ci rivolgiamo in realtà alle forze invisibili accessoriamente unite a lei, come a oscure divinità. È la loro benevolenza a esserci necessaria, è il loro contatto quello che cerchiamo, senza trovarvi nessun piacere vero. — Marcel Proust, Sodoma e Gomorra, Einaudi, pp. 560-561

Con le donne che più non si amano, e che si incontrano dopo tanti anni, non c’è forse la morte fra loro e noi, come se non fossero più di questo mondo, perché il fatto che il nostro amore non esiste più trasforma quel che esse allora erano, o coloro che noi eravamo, in altrettanti morti? — Marcel Proust, Il tempo ritrovato, Einaudi, p. 7

Ma, quando niente sussiste d’un passato antico, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più tenui ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore, lungo tempo ancora perdurano, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sopra la rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile, senza vacillare, l’immenso edificio del ricordo. — Marcel Proust, La strada di Swann, Einaudi, p. 52

[L'amore è un] sentimento, qualunque ne sia la causa, sempre erroneo. — Marcel Proust, Sodoma e Gomorra, Einaudi, p. 214

Marcel Proust
L’ ipertesto curato da Gabriella Alù è appassionato e colto, aggiornato con continuità, completo. Il miglior sito in italiano -e non solo- dedicato a Proust


Plotino
(205-270)

L’insegnamento giunge solo a indicare la via e il viaggio ma la visione sarà di colui che avrà voluto vedere. — Plotino, Enneadi, VI, 9, 4

Colui che si rammarica della natura del mondo non sa dunque che cosa fa, e fino a dove giunga la sua audacia. È che ignora il seguito regolare delle cose dalle prime alle seconde, poi alle terze, e così di seguito fino alle ultime: non bisogna perciò insultare degli esseri poiché sono inferiori ai primi; bisogna accettare con serenità la natura di tutti gli esseri. — Plotino, Enneadi, II, 9, 13

Enneads of Plotinus


L’uomo che ha gustato una volta i frutti della filosofia, che ha imparato a conoscere i suoi sistemi, e che allora, immancabilmente, li ha ammirati come i beni più alti della cultura, non può più rinunciare alla filosofia e al filosofare. — Edmund Husserl, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, Il Saggiatore 1975, p.535

Il tempo che per essenza inerisce al vissuto come tale, con i suoi modi di datità dell’adesso, del prima, del dopo, con la «simultaneità» e la «successione» modalmente determinati dai precedenti, ecc., non può essere misurato da nessuna posizione del Sole, da nessun orologio, da nessun mezzo fisico: in generale, non può essere affatto misurato. — Edmund Husserl, Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica, vol. I, Einaudi 2002, § 81, p.202

La coscienza desta, la vita desta, è un vivere andando incontro, un vivere che dall’ “ora”, va incontro al nuovo “ora” (…) Il tempo è la forma ineliminabile delle realtà individuali. — Edmund Husserl, Lezioni per la fenomenologia della coscienza interna del tempo, FrancoAngeli, pp.131 e 279

Biblioteca husserliana
Testi on line su Husserl e la fenomenologia


Ludwig Wittgenstein
(1889-1951)

Vive eterno colui che vive nel presente. — Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, proposizione 6.4311

La vita di conoscenza è la vita che è felice nonostante la miseria del mondo. — Ludwig Wittgenstein, Quaderni 1914-1916, nota del 13.8.1916, Einaudi, p. 182

Anche se il risultato della filosofia è semplice, non può esserlo il metodo per arrivarci. La complessità della filosofia non è quella della sua materia, ma del nostro intelletto annodato. — Ludwig Wittgenstein, Osservazioni filosofiche, Einaudi, p. 5

Ciò che vedo è un significato. — Ludwig Wittgenstein, Osservazioni sulla filosofia della psicologia, I, § 869, Adelphi 1990, p. 246

The Wittgenstein Archives


Arthur Schopenhauer
(1788-1860)

Solo la luce che uno accende a se stesso, risplende in seguito anche per gli altri. — Arthur Schopenhauer, Parerga e Paralipomena, volume I, Adelphi, p. 216

L’intolleranza è intrinseca soltanto alla natura del monoteismo: un dio unico è, per sua natura, un dio geloso, che non tollera nessun altro dio accanto a sé. Invece gli dèi politeistici, per loro natura, sono tolleranti, essi vivono e lasciano vivere. In primo luogo, tollerano volentieri i loro colleghi, gli dèi della stessa religione, e poi questa stessa tolleranza si estende anche agli dèi stranieri, che perciò vengono accolti con ospitalità, e col tempo ottengono perfino il diritto di cittadinanza, come dimostra anzitutto l’esempio dei romani, i quali accolsero volentieri gli dèi della Frigia, dell’Egitto e altri dèi stranieri. Perciò sono soltanto le religioni monoteistiche a offrirci lo spettacolo delle guerre e delle persecuzioni religiose, nonché dei processi agli eretici e della distruzione delle immagini degli dèi stranieri, della distruzione dei templi indiani e dei colossi egiziani, che per tre millenni avevano guardato il sole. — Arthur Schopenhauer, Parerga e Paralipomena, volume II, Adelphi, pp. 470-471

Operari sequitur esse, ergo unde esse inde operari. — Arthur Schopenhauer, La libertà del volere umano, Laterza, p. 118


Carl Schmitt
(1888-1985)

Wer Menschheit sagt, will betrügen (chi dice ‘umanità’ cerca di ingannarti) (…) L’umanità è uno strumento particolarmente idoneo alle espansioni imperialistiche ed è, nella sua forma etico-umanitaria, un veicolo specifico dell’imperialismo economico. — Carl Schmitt, Le categorie del “politico”, Il Mulino, p. 139

Carl Schmitt: biografia

Carl Schmitt

Prefazione di Danilo Zolo a Il concetto discriminatorio di guerra, Laterza 2008


Francesco Petrarca
(1304-1374)

Altro diletto che imparar non provo. — Francesco Petrarca, Trionfo d’amore, I, 22

Tutto vince e ritoglie il Tempo avaro;

chiamasi Fama, et è morir secondo,

né più che contra ‘l primo è alcun riparo.

Così ‘l Tempo trionfa i nomi e ‘l mondo.
— Francesco Petrarca, Trionfo del Tempo, 142-145

Canzoniere
[Versione integrale in Rete]


Émil Cioran
(1911-1995)

Piante e bestie recano i segni della salvezza come l’uomo quelli della perdizione. Questo è vero per ciascuno di noi, per l’intera specie, accecata e vinta dall’esplosione dell’Incurabile. — Émil Cioran, Squartamento, Adelphi. p. 75

[un neonato]…questo cranio nudo, questa calvizie originaria, questa scimmia infima che ha soggiornato per mesi in una latrina e che fra poco dimenticando le sue origini, sputerà sulle galassie… — Émil Cioran, Squartamento, Adelphi. p. 106

la dolcezza di prima della nascita, la luce della pura anteriorità — Émil Cioran, Il funesto demiurgo, Adelphi. p. 114

Émil Cioran
Biografia e aforismi

Cioran
L’Encyclopédie de L’Agora

Rassegna stampa italiana su Cioran


Baruch Spinoza
(1632-1677)

Tutte le cose eccellenti sono tanto difficili quanto rare. — Baruch Spinoza, Etica, conclusione

La mente umana è la stessa idea o conoscenza del corpo umano, la quale è in Dio. — Baruch Spinoza, Etica, parte II, prop. 19

Foglio Spinozi@no

Studia Spinoziana

Baruch Spinoza


Paul Hazard

Spinoza non era soltanto inondato di una gioia segreta e profonda; la gioia era, per lui, l’attuazione di una qualità superiore dell’essere e la tristezza il sentimento di una diminuzione dell’essere; ma attribuiva, altresì, gran pregio e quasi un valore filosofico alla gaiezza (hilaritas) — Paul Hazard, La crisi della coscienza europea, Il Saggiatore, p. 375


Roger-Pol Droit

Les vrais lecteurs de Spinoza forment continûment comme une confrérie secrète. Ils n’écrivent pas nécessairement de commentaires sur ses livres et se contentent de l’aimer vraiment. On ne les reconnaît donc à aucun signe convenu. Ils trouvent simplement rassurant que cet homme ait existé, qu’il ait su résister, avec tant de joie calme, à l’adversité. Ils lui sont reconnaissants d’avoir pu formuler, avec tant d’exactitude, une si puissant pensée. Ils tentent de s’en servir pour être vivants. Seul hommage qui vaille. — Roger-Pol Droit, Spinoza. Le philosophe de la joie, “Le Point”, 12 luglio 2007, p. 78


Blade Runner

Ho visto cose che voi umani non potete neppure immaginare. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. I raggi beta balenare nel buio alle porte di Tannhäuser. Tutti questi momenti andranno perduti come lacrime nella pioggia. È tempo di morire… — Ridley Scott, Blade Runner


Philip K. Dick
(1928-1992)

Radice e stella significano: io salgo dal mondo ctonio e discendo dal cielo stellato. — Philip K. Dick, Mutazioni, Feltrinelli 1997, p. 272


Martin Heidegger
(1889-1976)

La filosofia è ontologia fenomenologica e universale. — Martin Heidegger, Essere e tempo, Mondadori, § 7C, p. 123

L’esserci, [l'essere umano] compreso nella sua estrema possibilità d’essere, è il tempo stesso, e non è nel tempo — Martin Heidegger, Il concetto di tempo, Adelphi, p. 40

L’irrompere della presenza dell’altro nella nostra vita è qualcosa che nessun sentimento riesce a dominare.
(…)
Sai che questa è la cosa più difficile che un uomo debba sopportare? Per tutto il resto ci sono vie, aiuti, confini e comprensione -soltanto qui tutto significa: essere innamorato = essere sospinto all’esistenza più autentica.
— Martin Heidegger, Dalle Lettere inviate a Hannah Arendt, 21/2 e 13/5 1925

Ma neanche la più pura theoria si è lasciata alle spalle ogni tonalità emotiva (Stimmung) — Martin Heidegger, Essere e tempo, Mondadori, § 29, p. 399

Ogni pensiero dell’essere, ogni filosofia, non può mai essere confermato mediante i «fatti», cioè tramite l’ente. Rendersi intelligibile è il suicidio della filosofia. Coloro che idolatrano i «fatti» non si accorgono mai che i loro idoli brillano solo di luce riflessa. E non devono nemmeno accorgersene; ne sarebbero immediatamente sconcertati e diverrebbero così inservibili. Idolatri e idoli vengono però impiegati laddove gli dèi sono in fuga e annunciano così la loro vicinanza.
L’affrancamento della filosofia dalle strette della fondazione scientifica, dell’interpretazione culturale, del servizio ideologico, della metafisica quale sua propria prima essenza che degenera nella malaessenza, è solo la conseguenza dell’altro inizio, e solo come tale va veramente gestita.
— Martin Heidegger, Contributi alla filosofia. (Dall’evento), Adelphi, § 259, p. 424

L’Ereignis di Heidegger


Joseph Conrad
(1857-1924)

Si vive come si sogna: perfettamente soli. — Joseph Conrad, Cuore di tenebra, Einaudi, p. 42

Lo sguardo fisso [di Kurtz] era vasto abbastanza da abbracciare tutto l’universo, abbastanza acuto per penetrare in tutti i cuori che battono nella tenebra. Egli aveva tirato le somme -e aveva giudicato, ‘Quale orrore!’ — Joseph Conrad, Cuore di tenebra, Einaudi, p. 112

Joseph Conrad


Louis-Ferdinand Céline
(1894-1961)

La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte. — Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte, Corbaccio, p. 376

è il nascere che non ci voleva — Louis-Ferdinand Céline, Morte a credito, Corbaccio, p. 40

Bibbia il libro più letto del mondo…più porco, più razzista, più sadico che venti secoli di arene, Bisanzio e Petiot mescolati! …di quei razzismi, fricassee, genocidi, macellerie dei vinti che le nostre più peggio granguignolate vengono pallide e rosa sporco in confronto. — Louis-Ferdinand Céline, Rigodon, Einaudi, p. 14

Nel cuore degli uomini non c’è che la guerra. — Louis-Ferdinand Céline, Il Dottor Semmelweis, Adelphi, p. 71

La stupidità è una forza indomabile. — Louis-Ferdinand Céline, Il Dottor Semmelweis, Adelphi, p. 42

La Musica, la Bellezza sono in noi e in nessun’altro luogo nel mondo insensibile che ci circonda. — Louis-Ferdinand Céline, Il Dottor Semmelweis, Adelphi, p. 62

Céline

Dictionnaire Céline


Carlo Emilio Gadda
(1893-1973)

[L'umanità] questo mare senza requie, fuori, sciabordava contro l’approdo di demenza, si abbatteva alle dementi riviere offrendo la sua perenne schiuma, ribevendosi la sua turpe risacca. — Carlo Emilio Gadda, La cognizione del dolore, Garzanti, p. 131

Camminava tra i vivi. Andava i cammini degli uomini. Il primo suo figlio (…) in una lunga e immedicabile oscurazione di tutto l’essere, nella fatica della mente, e dei visceri dischiusi poi al disdoro lento dei parti, nello scherno dei negoziatori sagaci e dei mercanti, sotto la strizione dei doveri ch’essi impongono, così nobilmente solleciti delle comuni fortune, alla pena e alla miseria degli onesti. Ed era ora il figlio: il solo. Andava le strade arse lungo il fuggire degli olmi, dopo la polvere verso le sere ed i treni. Il suo figlio primo. (…) Il suo figlio: Gonzalo. A Gonzalo, no, no!, non erano stati tributati i funebri onori delle ombre; la madre inorridiva al ricordo: via, via!, dall’inane funerale le nenie, i pianti turpi, le querimonie: ceri, per lui, non eran scemati d’altezza tra i piloni della nave fredda e le arche dei secoli-tenebra. Quando il canto d’abisso, tra i ceri, chiama i sacrificati, perché scendano, scendano, dentro il fasto verminoso dell’eternità. — Carlo Emilio Gadda, La cognizione del dolore, Garzanti, p. 116

Si incontrano dunque, talora, individui ben nati, e relativamente ben vissuti, negli ambienti pedagogicamente più tristi: dacché resistenze insapute vigono e valgono in loro per una sorta di eredità (ignorata dall’erede) contro l’istanza sovvertitrice degli esempi. Si vedono tal’altra volta, per contro, riuscir a male ragazzi “amorosamente” cioè pignolosamente educati, quando il crostone della retorica moralistica di superficie, il caramello etico rovesciato a parole sulla loro fralezza cremosa, non è valso a ricomporre, in un’anima che va in pezzi, lo spirito e le ragioni della vita: cioè la brama di conquista biologica, di ascensione, di profittevole scelta, di accumulo. Dopo rotto il déclic della molla organica interna, non c’è diti di Vescovo né virtù ed unzione di Sacramento che valga a rimontarne il tic-tac.
Il gioco multiplo e avaro degli infinitesimi, delle minime elezioni accumulatrici, della dura disciplina selettrice, s’è scombinato in un blando desiderio di requie, s’è rilassato in un abbandono (alla lubido), o ne’ pisoli della vanità soddisfatta, s’è sdraiato in una eutanasia: l’essere è, da dentro, un morente: per cui la tromba la può suonare a perdifiato, ma suona invano.
— Carlo Emilio Gadda, L’Adalgisa, Garzanti, p. 280

…come d’una stele infranta si disperdono smemorate sillabe, e già furono luce della conoscenza, e adesso l’orrore della notte. — Carlo Emilio Gadda, Accoppiamenti giudiziosi, Garzanti, p. 166

Carlo Emilio Gadda
(Da Sherazade – Antenati)

The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS)


Jeshu-ha-Notzri
(I sec.)

Non affannatevi dunque per il domani, poiché il domani avrà già le sue inquietudini. A ogni giorno basta la sua pena. — Jeshu-ha-Notzri , Mt., 6, 34

La Luce splende nelle tenebre ma le tenebre non l’hanno accolta. — Jeshu-ha-Notzri , Gv, 1,5; 3,19


Charles Baudelaire
(1821-1867)

C’est la Mort qui console, hélas! et qui fait vivre;

C’est le but de la vie, et c’est le seul espoir

Qui, comme un élixir, nous monte et nous enivre,

Et nous donne le cœur de marcher jusqu’au soir;



A travers la tempête, et la neige, et le givre,

C’est la clarté vibrante à notre horizon noir;

C’est l’auberge fameuse inscrite sur le livre,

Où l’on pourra manger, et dormir, et s’asseoir;



C’est un Ange qui tient dans ses doigts magnétiques

Le sommeil et le don des rêves extatiques,

Et qui refait le lit des gens pauvres et nus;


C’est la gloire des Dieux, c’est le grenier mystique,

C’est la bourse du pauvre et sa patrie antique,

C’est le portique ouvert sur les Cieux inconnus! — Charles Baudelaire, La mort des pauvres

Charles Baudelaire
(Da Sherazade – Antenati)

Baudelaire
(Tutte le poesie)

Baudelaire


D.A.F. de Sade
(1740-1814)

Le donne…false, gelose, imperiose, civette o bigotte…i mariti perfidi, incostanti, crudeli o despoti, ecco l’inventario di tutti gli individui della terra, signora; non sperate di trovare una fenice (…)

Bisognerebbe quindi lasciar perire l’universo?

Sarebbe proprio il caso di farlo; una pianta che produce soltanto veleno non la si estirpa mai troppo presto.
— D.A.F. de Sade, Eugénie de Franval, Sperling, p. 21


Giacomo Leopardi
(1798-1837)

Ma poiché quel che è distrutto, patisce; e quel che distrugge, non gode, e a poco andare è distrutto medesimamente; dimmi quello che nessun filosofo mi sa dire: a chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dell’universo, conservata con danno e con morte di tutte le cose che lo compongono? — Giacomo Leopardi, «Operette morali», Dialogo della Natura e di un Islandese

Leopardi.it

Scheda biografica

Viaggio virtuale nella casa di Leopardi a Recanati

Leopardi filosofo



Giuseppe Ungaretti
(1888-1970)

Morire come le allodole assetate

sul miraggio




O come la quaglia

passato il mare

nei primi cespugli

perché di volare

non ha più voglia



Ma non vivere di lamento

come un cardellino accecato
— Giuseppe Ungaretti, Agonia, da L’Allegria

Fa dolce e forse qui vicino passi

Dicendo «Questo sole e tanto spazio

Ti calmino. Nel puro vento udire

Puoi il tempo camminare e la mia voce.

Ho in me raccolto a poco a poco e chiuso

Lo slancio muto della tua speranza

Sono per te l’aurora e intatto giorno»

— Giuseppe Ungaretti, Giorno per giorno, 17, da “Il Dolore”


Stefano D’Arrigo
(1919-1992)

…e l’Inferno si faccia conto, è quell’isola maceriata e persa, la Sicilia. — Stefano D’Arrigo, Horcynus Orca, Rizzoli, p. 60

Inattesa, come per conto suo, la lagrima gli sgocciolava sul ciglio come lo stillare di un lontano pianto, segreto anche a lui (…), le lagrime viavia la vita le dilapida, la vita si essicca per la morte. — Stefano D’Arrigo, Horcynus Orca, Mondadori, pp. 106-107

…perché non c’è lido più lontano di quello dove non si approda. — Stefano D’Arrigo, Horcynus Orca, Mondadori, p. 128

D’Arrigo-Wikipedia
(scheda dall’enciclopedia on line)

D’Arrigo, il Parco Letterario

D’Arrigo e l’Orca
(una scheda critica e il link a uno studio sull’Orca)


Richard Sennet
(1943)

L’inciviltà è il gravare sul prossimo con il proprio Io. E’ la diminuita socievolezza che questo fardello crea (…) La civiltà esiste quando una persona non costituisce un peso per gli altri. — Richard Sennet, Il declino dell’uomo pubblico, Bompiani, p. 178

La pagina dedicata a Sennet dall’Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche

The New York Institute for the Humanities


leonard

Leonardo da Vinci
(1452-1519)

Ecci alcuni che altro che transito di cibo e aumentatori di sterco -e riempitori di destri- chiamar si debbono, perché per loro -altro nel mondo appare- alcuna virtù in opera si mette; perché di loro altro che pieni e destri non resta. — Leonardo da Vinci, Scritti letterari, (Rizzoli), pensiero 111, p. 76

L’acqua che tocchi de’ fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente. — Leonardo da Vinci, Scritti letterari, (Rizzoli), pensiero 35, p. 68

Non si pò avere maggior, né minor signoria che quella di se medesimo. — Leonardo da Vinci, Scritti letterari, (Rizzoli), pensiero 65, p. 71

Chi poco pensa, molto erra. — Leonardo da Vinci, Scritti letterari, (Rizzoli), pensiero 66, p. 71

Salvatico è quel che si salva. — Leonardo da Vinci, Scritti letterari, pensiero 98, Rizzoli, p. 74

Siccome una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire. — Leonardo da Vinci, Scritti letterari, pensiero 100, Rizzoli, p. 75


Eugenio Mazzarella
(1951)

Stare sulla croce del tempo, là dove fiorisce la sua rosa. — Eugenio Mazzarella, Vie d’uscita, il melangolo, p. 165

Il corpo e la sua morte restano i più grandi pensatori. — Eugenio Mazzarella, Vie d’uscita, il melangolo, p. 11

Curriculum vitae

Università di Napoli – Scheda biografica

Alcuni libri di Eugenio Mazzarella

Altri aforismi di Mazzarella

Intervista su Heidegger a Marburg

Finitudine e identità. A proposito di Eugenio Mazzarella
(Articolo pdf di A.G. Biuso sulla Rivista www.filosofia.it)

Dall’essere-nel-mondo all’essere-alla-vita
[File pdf. Pubblicato in Heidegger oggi a cura di Eugenio Mazzarella
il Mulino, Bologna 1998, pagine 11-26]

Pagina personale con gli interventi alla Camera ( Deputato della Repubblica )


Jorge Luis Borges
(1899-1986)

Gli specchi e la copula sono abominevoli, poiché moltiplicano il numero degli uomini. — Jorge Luis Borges, Finzioni, in Tutte le opere, vol. I, Mondadori, p. 623

La Biblioteca perdurerà: illuminata, solitaria, infinita, perfettamente immobile, armata di volumi preziosi, inutile, incorruttibile, segreta. — Jorge Luis Borges, Finzioni, p. 688


Platone
(427-347)

La filosofia è la musica più grande. — Platone, Fedone, 61 A


La mia amica fedele, la terra da cui sono nato, la madre che mi protegge, il fine e la fine di ogni mio battito -la filosofia- mi ha ancora una volta restituito a me stesso come le onde restituiscono se stesse al mare che sono, dopo aver incontrato ciò che esse non sono, gli scogli. Più forte della pietra del dolore, il mare dei miei pensieri consuma la sofferenza e trasforma anche la roccia in acqua. Per questo, anche per questo, sono un uomo felice.

[A proposito di quest'ultimo aforisma, mi sono accorto di un fenomeno singolare. L'ho trovato, infatti, citato in alcuni siti e attribuito a Platone (da qualcuno che evidentemente non conosce né lo stile né la tonalità teoretica del filosofo greco). L'errore è probabilmente causato dal fatto che il testo immediatamente sopra è, appunto, di Platone. La circostanza mi onora enormemente ma devo avvertire che queste parole sono, assai più modestamente, mie... :-) ]