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Per l’Università

Per l’Università

L’Università italiana subisce da alcuni anni un attacco sistematico proveniente sia dalle istituzioni sia dai media.
Il MIUR (Ministero dell’Università, dell’Istruzione e della Ricerca) invece di favorire, finanziare, sostenere gli Atenei italiani, li sta progressivamente privando delle risorse economiche; li sta costringendo a incombenze burocratiche sempre più ramificate e sempre più insensate; sta umiliando in tutti i modi il loro lavoro e la loro funzione.
Stampa e televisioni invece di informare sulle attività, i meriti e i limiti dell’Università, lanciano campagne scandalistiche alle quali non corrisponde spesso la realtà dei fatti, come Roars mostra di continuo con ampia e rigorosa documentazione.
Si crea così una tenaglia che ha lo scopo di ridimensionare, e in prospettiva eliminare, uno dei pochi ambiti della vita sociale ancora istituzionalmente autonomi e culturalmente critici.
L’Università italiana ha naturalmente le sue zone oscure, le sue grandi responsabilità, disfunzioni, complicità, ma i provvedimenti legislativi e la disinformazione sistematica invece di contribuire a fare luce e a migliorarla producono una delegittimazione complessiva che serve soltanto al potere, che priva di risorse la ricerca, che ruba il presente e il futuro ai nostri figli.
Soltanto in questo contesto è stato possibile immaginare un Decreto che invece di sostenere l’intera Università si propone di arruolare 500 professori senza sottoporli alla valutazione delle rispettive comunità scientifiche ma delegando la chiamata alla Presidenza del Consiglio. I membri delle Commissioni nominate direttamente dal governo -formate da sole tre persone per ogni Settore Scientifico- percepiranno ben 160.000 € (Fonte: Il pdf del decreto Natta: compensi fino a 160.000 euro per singola commissione).
Come sempre accade, e contrariamente al fiume di bugie, i soldi ci sono. La questione è come vengono utilizzati. Quello previsto dal Decreto Natta è un uso del tutto politico e non scientifico, che nulla ha a che fare con il merito ma soltanto con il controllo sulla ricerca e con la ‘sistemazione’ degli amici di chi sta al governo
Un breve ma lucido e argomentato testo di Eugenio Mazzarella (Professore ordinario di Filosofia teoretica alla Federico II di Napoli) chiarisce il retroterra, il significato, gli scopi di questa operazione, che sta per fortuna suscitando le critiche e l’opposizione di molti Atenei e Società scientifiche. Mazzarella indica con chiarezza l’assoluta gravità di ciò che sta accadendo. È bene che i cittadini italiani ne siano consapevoli.

mazzarella-cattedre-natta

[Versione pdf -quindi più comodamente leggibile- del testo di Mazzarella]

9 commenti

  • agbiuso

    maggio 17, 2017

    Un attento e condivisibile intervento di Giorgio Agamben.

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    “Una spia di questa impostura terminologica è la sostituzione in ogni ambito della parola “ricerca” a quella, che appare evidentemente meno prestigiosa, di “studio”. E la sostituzione è così integrale che ci si può domandare se la parola, praticamente scomparsa dai documenti accademici, finirà per essere cancellata anche dalla formula, che suona ormai come un relitto storico, “Università degli studi”. Cercheremo invece di mostrare che non soltanto lo studio è un paradigma conoscitivo sotto ogni aspetto superiore alla ricerca, ma che, nell’ambito delle scienze umane, lo statuto epistemologico che gli compete è assai meno contraddittorio di quello della didattica e della ricerca”
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    Qui l’intero testo: Studenti

  • agbiuso

    novembre 16, 2016

    Se come docenti e come cittadini non riusciremo a fermare questi folli, l’Università sarà distrutta e con essa il futuro dei nostri figli, dei tanti nostri studenti pieni di talento e di passione.

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    In arrivo i ludi dipartimentali. «AVE MIUR ET ANVUR, MORITURI VOS SALUTANT!»
    Di Umberto Izzo, Roars, 14 novembre 2016

    Sintesi dell’articolo
    Una pioggia di sesterzi sta per abbattersi su 180 dipartimenti italiani. A dire il vero, ad essere inequivocabile è la riduzione del Fondo di Finanziamento Ordinario: meno 12 milioni di euro (Legge stabilità, art. 41, comma 9, lettera b). Ma, invece di piagnucolare, proviamo a essere virili, una volta tanto. Al decrescere del FFO corrisponde la costituzione del Fondo per il Finanziamento dei Dipartimenti Universitari di Eccellenza: 180 trofei ripartiti dal governo tra 14 discipline gladiatorie in modo ampiamente discrezionale (tra 5 e 20 il numero di dipartimenti premiati in ciascuna delle 14 aree). Lo scopo dei ludi è “incentivare l’attività di ricerca delle università statali che si caratterizzano per l’eccellenza: a) nella qualità della ricerca; b) nella progettualità scientifica, organizzativa e didattica; c) nonché con riferimento alle finalità di ricerca di Industria 4.0”. I sesterzi per i vincitori? Ben 1.350.000 euro l’anno, 6.750.000 in un lustro. Arbitri di stretta osservanza governativa: 2 componenti (fra cui il Presidente) nominati dal MIUR; 4 designati dal MIUR da una rosa di 3 nominativi indicati da ANVUR e da una rosa di 3 nominativi indicati dal CNGR; infine, un componente nominato dal Presidente del Consiglio. Starà ad ANVUR calcolare l’Indicatore Standardizzato della Performance Aziendale (pardon: Dipartimentale), anche detto ISPD, basato sui voti VQR dei dipartimenti. Solo ai primi 350 dipartimenti sarà consentito scendere nell’arena per la sfida finale che incoronerà le migliori 180 scuole gladiatorie. Per vincere, dovranno presentare un progetto dipartimentale, che però conterà solo per il 30% contro il 70% dell’ISPD. Come reagirà l’accademia italiana messa di fronte all’ennesima fantozziana “Coppa Cobram”? Si ispirerà più a Paolo Villaggio o a Russell Crowe?
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    Sempre su Roars, un collega ha così commentato:
    Sono effettivamente casi psichiatrici, odiano la cultura, lo studio, il proprio paese e la costituzione. Godono a vedere i miseri che si sbranano, inventano videogames cui partecipiamo nostro malgrado, scavalcano ogni regola, correttezza e rispetto, riducono il pensiero a slogan e rifilano algoritmi. E a loro si uniscono onnipresenti intrallazzoni e leccapiedi. Ci stanno mandando in rovina in nome di cosa?

  • agbiuso

    novembre 8, 2016

    Pubblico la sintesi di un articolo di Roars dal titolo
    LA BUFALA DEL GIORNO
    Nannicini, guarda che sulle #CattedreNatta confondi la NSF con la RSF (Rignano Science Foundation)
    Di Redazione ROARS 7 novembre 2016

    «Lascia stupefatti l’incultura istituzionale del sottosegretario Nannicini» aveva scritto Sofia Ventura su QN. Nannicini non gradisce e le replica a muso duro: «Falsità strumentali sulle Cattedre Natta». E le cita tre “casi di successo” da cui il governo avrebbe tratto ispirazione: NSF (USA), CERC (Canada) e ICREA (Catalogna). Ma i tre esempi ci azzeccano ben poco con le Cattedre Natta. Nel primo, il Presidente degli Stati Uniti nomina i membri di un board che non deve reclutare professori. Nel secondo, le proposte di reclutamento sono fatte dalle università e solo dopo due fasi di valutazione da parte di board indipendenti sono finanziate da un organismo presieduto da un ministro. Nel terzo, di dimensioni molto ridotte, una agenzia governativa sceglie attraverso panel composti da numerosi revisori un numero limitato di ricercatori eccellenti. Forse, Nannicini credeva di vendere collanine a sperduti indigeni di provincia. Collanine a parte, a noi pare però che il disegno sia chiaro. Ed emerge anche da un lapsus. Sul suo blog, Nannicini confonde la NSF con una inesistente «RSF la grande agenzia per ricerca statunitense». Più che NSF, CERC o ICREA, quello che ha in mente il Sottosegretario preso dallo zelo di compiacere il Leader potrebbe essere il varo di una Renzi Science Foundation o Rignano Science Foundation, da cui distribuire tutte le risorse italiane della ricerca con commissione nominate direttamente dal Presidente del Consiglio. Avvalendosi dei preziosi consigli del sottosegretario – e quasi compaesano – Tommaso Nannicini, naturalmente.

  • agbiuso

    novembre 2, 2016

    Pubblico un importante documento unitario di tutte le organizzazioni dell’Università italiana: professori (ordinari e associati), ricercatori, assegnisti di ricerca, dottorandi, personale tecnico e amministrativo:

    ADI, ANDU, ARTeD, CIPUR, CISL-Università, CNRU, CNU, CONFSAL-CISAPUNI-SNALS, CoNPAss, Federazione UGL Università, FLC-CGIL, LINK, RETE29Aprile, SNALS-Docenti, UDU, UIL RUA
    NO ALLE “CATTEDRE NATTA”

    Anche studenti e dottorandi sono contrari al decreto del governo Renzi che istituisce i super-baroni: Non solo ‘baroni’: le cattedre Natta non convincono nemmeno studenti e dottorandi

  • agbiuso

    ottobre 26, 2016

    Ecco i puri, gli illuminati, che con poche coraggiose decisioni stanno finalmente cambiando il Paese
    Di Gianfranco Viesti e Mario Ricciardi 26 ottobre 2016

    L’articolo di Viesti (che venerdì 28 parteciperà al Colloquio organizzato dal Dipartimento di Scienze Umanistiche di Catania) e Ricciardi mostra «come un approccio di stampo ‘reaganian-staliniano’ stia facendo e possa fare ancora danni profondi» all’Università italiana, a noi, ai nostri studenti, alla ricerca.
    Un testo breve, che fa capire ancora una volta che cosa è in gioco nella politica universitaria del governo Renzi-Alfano-Verdini.

  • agbiuso

    ottobre 25, 2016

    Dal manifesto del 25.10.2016
    Università, il coraggio di denunciare

    Arnaldo Bagnasco, Gian Luigi Beccaria, Remo Bodei, Alberto Burgio, Pietro Costa, Gastone Cottino, Franco Farinelli, Luigi Ferrajoli, Giorgio Lunghini, Claudio Magris, Adriano Prosperi, Stefano Rodotà, Guido Rossi, Nadia Urbinati, Mario Vegetti, Gustavo Zagrebelsky

    Dell’Università oggi si parla molto e di solito agitando luoghi comuni: sortite che dell’Università italiana colgono aspetti marginali e non i problemi più gravi, forse dimenticando che all’Università è affidato il compito fondamentale di formare cittadini responsabili, oltre che la delicata funzione di preparare la classe dirigente del paese.

    In Italia l’Università è da tempo un malato grave, abbandonato a se stesso e devastato dalle «riforme» degli scorsi decenni, sino alla esiziale riforma Gelmini: cure ispirate a una ideologia aziendalistica e peggiori dei mali che dovrebbero guarire.

    Molti di questi mali sono noti: servilismo e mercimonio, corruzione e clientelismo. Altri costituiscono fenomeni relativamente recenti, come la precarietà dei giovani ricercatori e una esasperata competizione su risorse e carriere.

    Nomi alti e principî venerabili sono stati piegati al servizio di consorterie, favorendo l’instaurarsi di una nuova baronia universitaria non meno potente della vecchia, ma incomparabilmente più arrogante, ignorante e corrotta. A un vecchio barone non conveniva, di norma, esagerare: non sarebbe stato rieletto nelle commissioni future.

    E circa la precarietà dei giovani, questi, in un lontano passato, potevano almeno contare sulla regolarità nel bando dei concorsi, dalla libera docenza all’ordinariato. Oggi invece tutto dipende dai Dipartimenti inventati dalla Gelmini, che nulla hanno a che fare con la ricerca scientifica. Vi si discute soltanto di soldi: per i soldi si confligge, in base ai soldi si valuta e si sceglie (coinvolgendo in tali scelte anche la didattica – la cosiddetta «offerta formativa» – quindi la preparazione delle giovani generazioni).

    Per questo nei nuovi Dipartimenti spadroneggiano gruppi di potere.

    L’attuale autonomia degli atenei (ben diversa da quella prevista dalla Costituzione) tende a premiare i docenti interessati alla gestione delle risorse e al controllo delle funzioni amministrative assai più che alla ricerca e all’insegnamento. La valutazione del merito è degenerata in un sistema spesso incapace di misurare l’effettiva qualità scientifica: le commissioni giudicatrici non sono diventate più «obiettive» grazie agli algoritmi escogitati dall’Anvur né con la bibliometria, che è invece un silenzioso ma efficace invito al conformismo.

    Il feticcio dell’«eccellenza» non soltanto induce a trascurare il sistema nel suo complesso, ma legittima scelte discrezionali e arbitrarie. Si pensi, a questo proposito, alle chiamate dirette (senza concorso) dall’estero, di cui beneficiano non di rado docenti privi di comprovata autorevolezza; e, da ultimo, alle cosiddette «Cattedre Natta»: cinquecento posti di professore associato o ordinario attribuiti a pretesi «ricercatori di eccellenza» selezionati da commissioni soggette al giudizio politico (i presidenti saranno nominati – a quanto pare – dal presidente del consiglio) e destinati a un trattamento privilegiato («stipendi più alti in ingresso» e possibilità di «muoversi dove vogliono dopo un periodo minimo di permanenza nell’ateneo prescelto»).

    È indubbio che l’Università italiana sconti anche drammatici problemi di scarsità di risorse; ma aumentare queste ultime senza contestualmente affrontare le questioni più generali e di fondo servirebbe soltanto ad accrescere il potere delle camarille accademiche.

    Nessun intervento esterno può essere efficace senza una autoriforma del corpo malato. Ciò è difficile, ma non impossibile: i docenti universitari desiderosi di risanare l’Università potrebbero compiere sin d’ora un gesto di coraggio civile, denunciandone i mali e le pretese panacee.

  • agbiuso

    ottobre 24, 2016

    Segnalo un interessantissimo articolo di Roars che mostra come tra i settori privilegiati dal Decreto Natta ci siano quelli della ministra Giannini e del Capo Dipartimento Mancini.
    È il trionfo del Super Barone governativo.

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    «Venticinque commissioni di valutazione i cui presidenti saranno accademici stranieri. Magari immuni da baronie, camarille e nepotismi che affliggono il sistema universitario italiano»: così argomentano i difensori delle Cattedre Natta. Chissà se cambierebbero opinione sulla fine di baronie e camarille, scoprendo che la lista di corrispondenze tra aree ERC e settori concorsuali è stata usata come cavallo di Troia per dirottare un bel gruzzoletto di supercattedre nel settore della Ministra e del Capo dipartimento università del MIUR. Forse Renzi ha deciso che, mentre Human and Social Sciences vanno globalmente ridimensionate (1/2 supercattedra ogni 100 professori), è invece prioritario investire risorse in filologia illirica, celtica ed ugro-finnica; oltreché in lingua e letteratura albanese, ed estetica e forse anche in logica (4 supercattedre ogni 100 professori). Glottologi, linguisti, logici e filosofi dei linguaggi avranno più supercattedre (ben 24) di tutta la Chimica di sintesi e dei materiali (22 cattedre). E più dell’Ingegneria dei sistemi e delle comunicazioni (22 cattedre). Quanti e quali altri cavalli di Troia si nascondono in quella lista di corrispondenze? A dire il vero, noi pensiamo che Renzi di tutto questo non sapesse nulla. E che, mentre si lasciava convincere ad adottare un provvedimento apparentemente antibaronale, non si sia reso conto che qualche barone gli stava giocando un bello scherzetto. I suoi consiglieri accademici, invece di rallentare l’iter del provvedimento, hanno spinto il premier nell’occhio del ciclone. Sprovveduti? O talmente pragmatici e desiderosi della loro fetta di torta da accelerarne la cottura prima che – non si sa mai – cambi il cuoco?
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    L’articolo integrale si trova qui:

    PACCO DOPPIO PACCO E CONTROPACCOTTO
    Supercattedre col trucco: ecco come sono state dirottate sulle materie della Ministra
    Di Redazione ROARS 24 ottobre 2016 ore 13:29

  • agbiuso

    ottobre 23, 2016

    L’intervento di Luigi de Magistris

    La differenza tra un regime autoritario e la democrazia risiede nella sovranità auto-attribuitasi ed esercitata da una entità statale, da una forma di governo o peggio ancora da un partito o da un uomo forte al comando sulle articolazioni del vivere comune: potere giudiziario, scuola e università, stampa e informazione. Quando l’ingerenza è assoluta da autoritario il regime diviene totalitario. Ad essere sotto attacco è l’art. 33 della Costituzione repubblicana: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Sono libere e ne è libero l’insegnamento perché la sovranità appartiene al popolo, non al governo, non al presidente del consiglio, non al giro di amicizie del presidente del consiglio. Per questo reputo pericoloso per l’accezione democratica del nostro assetto costituzionale il decreto per le università redatto dalla presidenza del consiglio. Tale decreto istituisce su nomina diretta del presidente del consiglio una commissione di 25 membri che seleziona 500 docenti universitari con un contratto maggiorato secondo la media degli stipendi e con un accesso alle cattedre che non contempla il concorso pubblico. Un modello scopiazzato dal sistema statunitense che non considera il carattere pubblico, quindi democratico, delle nostre università. Difendere l’università significa finanziare la ricerca, consentire il turnover nelle nostre accademie, non condannare al precariato i ricercatori, aumentare le borse di studio per garantire pari opportunità. Il baronato all’interno delle università va si contrastato ma con trasparenza e meritocrazia e non creando un superbaronato di fedelissimi al presidente del consiglio.
    Scelta che ricorda più le velleità di regimi autoritari che di paesi a tradizione democratica. Ad essere mortificato è lo spirito liberale, indipendente e critico delle nostre istrituzioni accademiche. Solo una ricerca libera cointribuisce allo sviluppo di una comunità.

  • agbiuso

    ottobre 23, 2016

    La Rete29aprile ha diffuso e commentato il testo integrale del “Decreto Natta” i cui contenuti confermano tutta la loro insensatezza scientifica e politica.
    Un provvedimento assai pericoloso per la libertà della ricerca e dell’insegnamento. Un provvedimento che umilia l’Università italiana. Da respingere totalmente.

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