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Il potere e la violenza

Ora tutti si affannano a dare consigli, se non prescrizioni, al Movimento 5 Stelle. «Bisogna allearsi con questo e con quello e non con quell’altro»; «attenzione ai partiti di destra» o addirittura ai «nazisti». Sembra che una parte della società europea non possa vivere senza questo tragico fantasma che governò la Germania per dodici anni (1933-1945) ma che evidentemente nell’immaginario dei suoi sostenitori e dei suoi nemici rischia di diventare davvero «il Reich millenario» sognato da Adolf Hitler. Quando il passato non passa -qualunque sia il suo contenuto- vuol dire che ci si è spostati dal territorio della politica, che è luogo temporale per eccellenza, a quello del mito, per il quale invece nulla passa e tutto è sempre identico a se stesso.
Altri reclamano le ‘dimissioni’ di chi in realtà non ha cariche e che quindi al massimo può ‘ritirarsi a vita privata’ senza più occuparsi di quella pubblica, ma non può ‘dimettersi’ da alcunché. Come scrive Aldo Giannuli: «Dimettersi da cosa? Grillo non ha cariche formali nel M5s, non ne è il segretario. Per cui la richiesta di dimissioni può significare solo che deve smettere di parlare e magari chiudere il suo sito. Mi sembra una richiesta eccessiva, che non si può fare neanche al leader più sconfitto del sistema solare: ma, allora, fatte le dovute proporzioni, uno come Veltroni cosa avrebbe dovuto fare? Per non dire di Paolo Ferrero». Condivido l’opinione di Giannuli, in particolare quando scrive che «il M5s ha sbagliato soprattutto nel sottovalutare le resistenze ambientali e la reazione del sistema. Insomma: non penserete che le classi dominanti stiano ferme ad aspettare di essere rovesciate? Chiedetevi perché Ferrara festeggia a cocaina o il “Giornale” dedichi il titolo  di apertura ai grillini asfaltati, mentre non avrebbero nulla di cui gioire per i propri risultati elettorali. È evidente che battere il M5s era l’obbiettivo di tutti, prima ancora che superarsi fra di loro. Il potere non permette di essere sfidato senza reagire».
Credo tuttavia che bisogna aggiungere anche altro, bisogna dire l’essenziale. Il Movimento 5 Stelle è un movimento -e non un partito-rivoluzionario, è un movimento eversivo dell’ordine attuale, che è l’ordine della mafia finanziaria alleata con la mafia di Cosa Nostra. Un ordine che le attuali istituzioni italiane ed europee garantiscono in pieno. Per intenderlo, basti pensare a come hanno agito negli ultimi anni le supreme cariche della Repubblica italiana in merito alle inchieste sui rapporti stato-mafia, in merito a governi costruiti negando totalmente i risultati elettorali, in merito alla grave assenza di garanzie per l’unica opposizione presente in parlamento.
Riflesso istituzionale, tutto questo, di una corruzione smisurata e capillare, che sta divorando il presente e il futuro del corpo sociale e delle nuove generazioni. La tragedia politica è che, come sempre, tutto questo avviene con l’attivo consenso di buona parte delle vittime. La tragedia culturale è che tutto questo in Italia avviene per il tramite fondamentale dell’informazione asservita al potere in un modo meno rozzo ma altrettanto efficace dell’informazione nordcoreana asservita al Caro Leader.
Ho votato e continuo a sostenere il Movimento 5 Stelle perché si oppone in maniera frontale e decisa a tutto questo, perché ha un progetto sociale e politico completamente opposto all’esistente ultraliberista e ai suoi effetti devastanti sull’ambiente geologico e antropico. Se tale Movimento dovesse adattarsi alle logiche di scambio e di compromesso con i distruttori della vita collettiva -in particolare con i vincenti del Partito Democratico Cristiano e i suoi satelliti ‘a destra e a sinistra’- tornerei al mio astensionismo libertario, sperando che il Movimento anarchico possa ricordarsi di quanto è detto nel capitolo XXIV del Capitale, vale a dire che la violenza -quando è azione collettiva e oggettiva- è la levatrice della storia, poiché in determinate condizioni è l’unica difesa dalla violenza sistematica del potere. Ricordarsi di ciò che sapevano, tra molti altri, Bakunin, Sorel, Che Guevara e che sanno oggi i movimenti NoTav e NoMuos, i quali rimangono comunque non violenti e quindi subiscono tutte le manganellate -fisiche e metaforiche- dello Stato italiano e dei suoi governi.
Opporre la pace a chi ti massacra -nel corpo e nel futuro- non è richiesto neppure dai codici giuridici borghesi, i quali prevedono il diritto alla legittima difesa. Il Movimento 5 Stelle è per me questa legittima difesa.

 

7 commenti

  • agbiuso

    Gennaio 1, 2015

    Un vero discorso politico, con uno splendido racconto di Italo Calvino. L’altro non l’ho visto. Immagino la solita noia. E poi, veramente, non sopporto la menzogna quando si veste del suo pomposo nulla.

  • agbiuso

    Dicembre 27, 2014

    “”Quasi due anni in prima linea, con le ossa rotte, ferite aperte, ma ancora in piedi.
    Due anni di una politica per come l’avevamo promessa, coerente con il nostro programma e la nostra coscienza. Due anni nei quali molti di voi hanno capito che non bastava un voto per cambiare il paese ma occorreva diventare parte integrante del progetto. Anni durante i quali qualcun altro ha ritenuto che il rancio o la cuccetta non fossero comode come le aveva immaginate e che forse esiste un modo più semplice per vincere una sola battaglia, la propria. Ho visto alcuni godere delle mille difficoltà, come se la nostra sconfitta fosse giustificazione della loro ignavia ed altri sussurrarci di non mollare ma attenti che nessuno li sentisse. Ho preso coscienza di un paese marcio più di quanto si possa immaginare e sono stata testimone dell’assenza di volontà nel volerlo cambiare.
    Scelgo questo giorno e questo post per ringraziare tutti coloro che sono rimasti fedeli ad un sogno. Grazie a chi ha capito che la guerra è fuori e non dentro. Grazie a chi ci ha criticato facendoci migliorare. Grazie a chi ha saputo resistere al richiamo delle sirene.
    Il rancio sarà scarso e poche ore di sonno, ma se fai un passo indietro, se smetti di ricordare chi ti ha affidato una speranza, se chiudi gli occhi e fingi di non vedere, smetterai di combattere l’unica guerra che dà un senso al tuo vivere. Grazie a chi combatte per scegliere se essere un servo o un uomo libero. Auguri dal più profondo del cuore”.

    Paola Taverna, Senato 5 Stelle
    Fonte: Due anni in prima linea, 27.12.2014

  • agbiuso

    Giugno 16, 2014

    Segnalo un lucido articolo di Alberto Burgio sul manifesto, nel quale ci si chiede “Per­ché in Ita­lia la cor­ru­zione è sistema? Al punto che il sistema sele­ziona i cor­rotti e discri­mina gli one­sti, met­ten­doli in con­di­zione di non nuo­cere con la pro­pria improv­vida, ana­cro­ni­stica, anti­si­ste­mica onestà?”

    Fonte: La corruzione in Italia, ecco perché il sistema non è riformabile

  • Pasquale D'Ascola

    Giugno 9, 2014

    Già.
    P.

  • agbiuso

    Giugno 8, 2014

    Grazie, Pasquale, per aver colto il tentativo di una riflessione dura sì, ma anche geometrica.
    “Ossessione del minor male, desiderio di assicurazioni e rassicurazioni di un Italia adolescente a-termine e determinata sopra ogni cosa ormai, a campare e fare affari con i nuovi padroni”.
    Ecco, è l’Italia dei Promessi sposi (quelli del podestà, dell’azzeccagarbugli, del conte zio, dei Don Abbondio); è l’Italia dei Savoia (ancor oggi celebrati negli innumerevoli toponimi che infestano le nostre città); è l’Italia del Duce ganassa e granballista; è l’Italia di Andreotti e del cattolicesimo senza fine; è l’Italia fessa di Renzi, la cui immensa fessaggine è un crimine.

  • Pasquale D'Ascola

    Giugno 8, 2014

    Legittima difesa. More geometrico demonstrata impeccabile Alberto. Legittima difesa.

    Non occorrono commenti. Ci ho provato, ma no. Anche dicessi qualcosa di sensato, che il voto ultimo è stato del tutto simile al plebiscito del ’33. Ossessione del minor male, desiderio di assicurazioni e rassicurazioni di un Italia adolescente a-termine e determinata sopra ogni cosa ormai, a campare e fare affari con i nuovi padroni. Va bene così.

    Più di una riflessione meriterebbe adesso di essere condotta sull’anarchismo. Ho l’impressione che occorra farlo uscire allo scoperto. Lo so, è pericoloso. Per la propria incolumità.

  • agbiuso

    Giugno 8, 2014

    Luciano Gallino ha pubblicato, dopo numerosi altri, un libro che si intitola Il colpo di stato di banche e governi. L’attacco alla democrazia in Europa.

    Invito a leggere una sua intervista rilasciata ad Alfabeta2, della quale riporto qui alcuni brani.

    ==========
    Quello che è successo in Europa in questi ultimi sei anni è appunto un colpo di stato. Contro le Costituzioni dei singoli Stati ma anche contro gli stessi trattati dell’Unione europea. Trattati che insistono molto sui temi economici e sulla libera concorrenza nel mercato, ma che certo non prevedono che le istituzioni finanziarie possano appropriarsi del potere politico e dettare le politiche economiche degli Stati membri.
    E invece è successo. Lo hanno fatto le istituzioni finanziarie e i governi, piegando alle logiche neoliberiste le norme dei trattati, esasperandole o violandole senza opposizione, interpretandole a senso unico. Non sarebbe successo se alcuni governi si fossero opposti a questa lettura distorta, ideologica nel senso del neoliberismo dei trattati. Per tutti era prioritario salvare le banche e a questo obiettivo hanno sacrificato la società.
    […]
    Un golpe strisciante, sì, in un certo senso. Perché tutto ciò che è accaduto era già scritto, era stato iniziato dalla Thatcher e poi sviluppato da Reagan negli Stati Uniti, ma il loro era il neoliberismo di Milton Friedman e prima ancora di Friedrich von Hayek, poi applicato un po’ ovunque nel mondo dal Fondo monetario, dall’Ocse, poi dall’Unione europea e dalla Bce. Per anni il neoliberismo è stato davvero il pensiero unico economico dell’Occidente e delle sue istituzioni economiche. E sembra che nessuna correzione sia possibile, se ancora il commissario europeo Olli Rehn continua a predicare il rigore nei conti pubblici, a chiedere altri tagli alla spesa pubblica e ai sistemi di welfare, il pareggio di bilancio, la flessibilizzazione nei mercati del lavoro. Ovvero le famose riforme strutturali del neoliberismo europeo.
    […]
    L’Europa è vittima sacrificale di un’autentica teologia economica, di una teologia neoliberale. Secondo la quale il mercato è sempre efficiente, lo Stato è sempre spreco e inefficienza, la competizione è una pratica virtuosa. Sono clamorosi errori. Ma questa teologia è ancora vincente nell’opinione pubblica, soprattutto nelle università, nell’accademia, nei mass media. E questo ha molti responsabili, ma soprattutto li ha nel mondo dell’università che non fa più pensiero critico e dove in nove casi su dieci oggi si insegnano agli studenti le stesse cose che si insegnavano dieci anni fa, oggi rivelatesi sbagliate, denunciate dai pochi economisti critici, ma che nonostante questo continuano a essere insegnate come teoria vera.
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