«Economic Sense» e filosofia

Per fortuna temono ancora le parole. Definiscono “governo di tecnici” il governo dei banchieri; chiamano Spending review (insopportabili anglicismi da colonizzati) la sottrazione di risorse alla sanità, ai trasporti pubblici, ai servizi per i cittadini. L’Università è riuscita per ora a evitare che 200 milioni di euro le venissero rubati a favore delle scuole private. Ma l’esercito non è stato in pratica toccato, l’acquisto di centinaia di cacciabombardieri F-35 è in bilancio, lo spreco criminale di soldi pubblici nel Treno ad Alta Velocità è diventato un dogma di fede per tutti i partiti, le spese per far guerra all’Afghanistan e all’Iraq continuano.
Il fatto è che il capitalismo ha vinto le ultime due guerre mondiali: la Seconda sui campi di battaglia e la Guerra fredda sui campi della geopolitica. Chi vince impone le proprie assurdità. Come l’ultraliberismo che il premio Nobel per l’economia Paul Krugman, docente a Princeton, e Richard Layard, direttore del centro studi della London School of Economics, giudicano un errore rovinoso. Nel Manifesto for Economic Sense da loro promosso e pubblicato sul Financial Times -niente di sovversivo quindi- i due studiosi scrivono tra l’altro:

«Le cause. Molti responsabili politici insistono sul fatto che la crisi è stata causata dalla gestione irresponsabile del debito pubblico. Con pochissime eccezioni –come la Grecia– questo è falso. Invece, le condizioni per la crisi sono state create da un eccessivo indebitamento del settore privato e dai prestiti, incluse le banche sovra-indebitate. Il crollo della bolla ha portato a massicce cadute della produzione e quindi del gettito fiscale. Così i disavanzi pubblici di grandi dimensioni che vediamo oggi sono una conseguenza della crisi, non la sua causa.
[...]
Il Fondo Monetario Internazionale ha studiato 173 casi di tagli di bilancio dei singoli paesi e ha scoperto che il risultato coerente è la contrazione economica. Nella manciata di casi in cui il consolidamento fiscale è stato seguito da una crescita, i canali principali erano un deprezzamento della valuta nei confronti di un mercato mondiale forte, una possibilità non disponibile al momento. La lezione dello studio del FMI è chiara: i tagli al bilancio ritardano la ripresa. E questo è ciò che sta accadendo ora: i paesi con i maggiori tagli di bilancio hanno avuto le più pesanti cadute dell’output». [Una traduzione di questo Manifesto si può leggere su Keynes blog ]

Davvero sono delle affermazioni di buon senso economico, che però il puro ideologismo dei banchieri che governano la finanza mondiale si rifiuta di comprendere e di praticare, preferendo la catastrofe sociale e umana pur di salvare non i popoli ma le banche e le loro operazioni speculative. Banche che se vincono le loro scommesse d’azzardo -questo è di fatto “il Mercato”- incassano il danaro; se perdono, chiedono e ottengono che siano i cittadini a ripianare i loro debiti. È quello che sta succedendo a partire dal fallimento della Banca Lehman Brothers nel 2008.

Armi, guerre, speculazioni finanziarie, totale disinteresse verso le sorti del pianeta mentre la catastrofe ambientale si avvicina inesorabile. Sembra che una vera e propria pulsione autodistruttiva stia dominando i decisori politici e i popoli che ne seguono i dettami. Lo sguardo filosofico tutto questo lo sa. La filosofia è il regno della libertà, è il luogo di un potere altro, un potere senza armi, senza leggi, senza polizie, senza preti, senza banche, senza padroni. Il potere dell’entità che conoscendo se stessa apprende il nucleo dal quale si generano ogni sapienza e ogni luce. Questo senso e questa libertà accadono qui e ora ogni volta che un barlume di intelligenza spezza l’oscurità e fa vedere.

7 commenti

  1. Pietro Ingallina
    Pubblicato 8 luglio 2012 alle 10:24 | Permalink

    Gentile Prof. Biuso,
    mi trova d’accordo su tutta la linea.
    La grande, forse la “più”, – e non è per fare mera retorica – contraddizione di questa crisi è che la dovrà pagare chi non l’ha causata.
    … La logica di fondo del meccanismo si rivela semplice: chi è al potere deve farcene uscire; e, però, a gestirlo sono proprio coloro che oggi ci hanno portati in questa galleria. Contradictio in actio.

    Mi sento di dir con lei che il Potere di chi fa Filosofia è grande e, quantomai, essenziale in queste situazioni – malgrado il poco spazio mediatico dato ad intellettuali di formazione più strettamente culturale.

    A riguardo cosa ne pensa del nuovo libro di Gianni Vattimo “Della realtà”?

  2. Pubblicato 8 luglio 2012 alle 18:30 | Permalink

    grazie, caro alberto, link al blog «keynesiano»

    mi pare molto utile, per discutere in modo concreto certe scelte che invece ci vengono prospettate come «inevitabili»

  3. Pubblicato 8 luglio 2012 alle 22:04 | Permalink

    @Pietro Ingallina
    La ringrazio della condivisione.
    Non ho letto Della realtà; se vuole, può dirci lei che cosa ne pensa.

    @diegob
    Esatto, Diego. È parte essenziale dell’ideologismo sfrenato di questi sedicenti tecnici presentare le loro tesi -parziali, errate, fallimentari- come le uniche legittime.

    A proposito dell’Università, ho accennato ai 200 milioni per ora non sottratti ma in ogni caso il governo ha tagliato e ha fatto ulteriori passi verso la distruzione della ricerca e della formazione universitaria. Lo spiega molto bene Antonio Banfi in un articolo su Roars -Spending review: effetti sul reclutamento e avanzamenti di carriera- nel quale si dimostra la scorrettezza di un esecutivo che non rispetta i patti da esso stesso imposti.

    Segnalo inoltre un articolo di Francesco Sylos Labini a proposito della struttura sovietica dell’Agenzia Nazionale per la Valutazione del sistema Universitario (Anvur).

  4. Ricupero Salvatore
    Pubblicato 9 luglio 2012 alle 09:45 | Permalink

    Che dire oltre i seguenti fatti:
    1. Monti nelle sue ultime dichiarazioni ha definito l’intervento di Squinzi, che congiuntamente alla Camusso ha tacciato di macelleria sociale la ottimizzazione della spesa pubblica dell’ultimo decreto governativo, come fuoco amico, dichiarando in maniera abbastanza esplicita, qualora ce ne fosse il bisogno, quali siano le sue sensibilità socio-economiche
    2. Il nostro ministro dello sviluppo economico, ex banchiere AD di uno dei più importanti istituto di credito italiano, è attualmente inquisito per una mega truffa fiscale ai danni dell’erario, nella quale, pare siano coinvolti i vari Penati di democratica memoria. Si intuisce, ma non si capisce il quasi totale silenzio stampa sul caso
    Altri fatti potrebbero essere citati, caro prof. Biuso, per provare la natura lobbistica dei personaggi che attualmente, senza nessun titolo politico, amministrano questo paese, ma credo i due sopra citati siano abbastanza significativi.
    Come al solito ringrazio tutti gli intervenenti di questa rubrica per gli spunti di riflessione che offrono e soprattutto il prof. Biuso per lo stimolo e l’ospitalità

    Salvatore Ricupero

  5. Pietro Ingallina
    Pubblicato 10 luglio 2012 alle 12:09 | Permalink

    Guardate non l’ho ancora letto, ma, da sinossi e recensioni, la tesi espressa parte da una critica alla pretesa oggettività del realismo economico del Post-Modernismo: l’economia è un prodotto umano, non una realtà a sé stante e preesistente, con leggi, dunque, proprie. Esse sono create da noi.
    Questo seducente richiamo al reale non ha fatto altro che portare ad un conformismo utile ai fini politici del potere.
    Contro tale velleità, Vattimo propone la via antirealista: l’esercizio critico-ermeneutico dell’interpretazione, a suo avviso, sarebbe la possibile salvaguardia.

    A mio modesto parere di studente, dovrebbe rivelarsi un testo interessante.

  6. Pubblicato 11 luglio 2012 alle 09:00 | Permalink

    ottimo pietro, mi permetto di chiederti, quando l’avrai letto, di scrivere in questo thread il link alla tua recensione, che leggerò volentieri

  7. Pubblicato 17 luglio 2012 alle 12:55 | Permalink

    Buongiorno Professore,

    ho letto casualmente il suo articolo e mi trovo pienamente d’accrodo con il suo pensiero! E’ chiaro che il mondo della finanza con i “maledetti” prodotti derivati (mere scommesse!!!) sta devastando l’economia reale, facendo arricchire gli speculatori, senza creare lavoro, output, redddito. Ho letto e sottoscritto il Manifesto di cui sopra, sogno um mondo più assennato, senza consumismo sfrenato e giochi d’azzardo, per un futuro possibile per i nostri figli e nipoti. Un mondo dove la cultura non sia una parolaccia e il SUV sia da imbecilli! Il Prof. Monti ovviamente gioca per il mondo delle banche, ho letto che è membro del club Bilderberg, ma non so se sia vero. Comprerò il libro di Daniel Estulin.

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