La donna e i poliziotti

Militarizzazione del territorio, manganelli, lacrimogeni ad altezza d’uomo, ruspe, distruzione delle tende dei cittadini, armi chimiche. Anziani, donne, persone inermi picchiate, inseguite nei boschi, insanguinate. Perché? Questa è l’azione dei manichini armati al servizio delle aziende mafiose, dei partiti corrotti, delle banche per le quali un’opera tecnicamente ed economicamente del tutto inutile e dannosa -la linea ad Alta Velocità da Torino a Lione- è una fonte di danaro fuori da ogni controllo. La pagheremo tutti noi quest’opera, con i nostri soldi, con le tasse, con i servizi sempre più scadenti. Valli distrutte, umani umiliati, potenti ghignanti. No, non si tratta di una questione soltanto locale. È la metafora più pregnante della guerra che lo stato sta conducendo contro i cittadini italiani, della distruzione di risorse comuni che il peggior governo e la peggiore opposizione dell’Italia repubblicana vanno praticando con tenace volontà di morte.
La grande stampa (per non dire le televisioni) è quasi tutta schierata a favore della disinformazione. Anche per questo invito a visitare il sito No Tav e a vedere due filmati. Nel primo una donna espone le ragioni del rifiuto del Tav a una schiera di poliziotti rigidi come burattini. Il secondo è un’efficace sintesi di testi, immagini, voci che documentano quanto sta avvenendo in Val di Susa. Durano nove minuti ciascuno. Meritano il nostro tempo.

62 commenti

  1. Andrea Tavano
    Pubblicato 3 luglio 2011 alle 14:58 | Permalink

    Troppe volte abbiamo fatto finta di niente. Ora la questione e’ montata e se io potessi scapperei via di qui a manifestare con loro, perche’ i loro ‘No’ sono anche i miei. La signora nel video dice delle cose cosi semplici eppure cosi ‘aliene’ per l’italiano medio. Ha proprio ragione, ormai ci siamo abituati, ci hanno fatto abituare. Io provo vergogna, che italia stiamo consegnando alle future generazioni? Solo gli idioti possono credere veramente alle fandonie del potere riguardo la modernizzazione che ci impone. Venissero a modernizzare le monorotaie di sicilia piuttosto.
    Io vorrei capire la posizione del pd, quello pseudo partito di amebe che abbiamo. E ‘Repubblica’, da che parte sta? un bel fondo non lo scrive? Davvero credono che sono tutti violenti? fa comodo crederlo, certo. L’ambiguita’ di queste cose la detesto.

    Grazie per diffondere questi filmati, professore.
    Bisogna conquistare ben altro pubblico purtroppo.

  2. aurora
    Pubblicato 3 luglio 2011 alle 17:36 | Permalink

    non so da quale parte sta la ragione.Non ho fiducia nella lega che non vuole far pagare le multe relativamente allo sforamento delle quote latte agli agrari,perchè con i loro voti Zaia è diventato governatore del Veneto, Maroni non mi piace,non mi piace neanche Calderoli perchè vuole andare con i lanciafiamme a Napoli e vuole che le immondizie se le tengano i napoletani,ignorando che industrie venete hanno portato per anni immondizie nocive da quelle parti.intanto il 25 aprile per il Berlusconi si allontana e Angelino Alfano si consola partecipando al matrimonio del principe Alberto di Monaco
    Distinti saluti

  3. Adriana Bolfo
    Pubblicato 5 luglio 2011 alle 11:56 | Permalink

    “Umani umiliati, potenti ghignanti”. Ce n’è più che abbastanza per pensare alla grafica di Grosz, che pur si riferisce ad altri tempi e contesto. Il fondo è quello comunque, l’oppressione, il disprezzo, la sicurezza dell’impunità.

    Imporre uno dei lavori pubblici….Uno dei commenti nella pagina del video dice che la maggioranza ha votato i lavori e che allora questo tunnel si farà. A parte il fatto che non si capisce se sia la maggioranza dei votanti in parlamento o una maggioranza d’altro genere, locale, questo comunque dovrebbe far interrogare su tante “convergenze parallele”.

    Anche i normali cittadini votanti non votano su singoli quesiti, quando votano un politico e per di più in liste “blindate”, altrimenti credo che i risultati locali (Piemonte) sarebbero stati almeno un poco diversi.

    Distruggere il territorio è uno dei modi per distruggere le persone.

  4. Maria
    Pubblicato 6 luglio 2011 alle 09:41 | Permalink

    Che dire oggi dopo gli scontri violenti, dopo un discorso fatto da una donna madre di famiglia militante per una affermazione ideologica ben definita, sottoscrivibile sotto tutti i punti di vista. Le parti non comunicavano, l’ appello, fermo e responsabile era indirizzato ad orecchie non sintonizzate; che dilemma terribile la scelta di stare dall’ una o dall’altra parte perchè serve rispettare i diritti e i bisogni di tutti, escludere l’ intervento violento, dialogare sul serio essendo disposti a riconoscersi nel patteggiamento. Temo che la forza continuerà ad avere il sopravvento, sia quella istituzionale sia quella ideologica. E dunque a continuare ad essere liberi di pensare.

  5. Pubblicato 6 luglio 2011 alle 22:17 | Permalink

    Ciao!
    Ho letto con piacere il tuo articolo ed è inutile dire che concordo appieno su quanto hai scritto. Credo che sia davvero vergognoso che si utilizzino tali metodi contro dei cittadini PER LO PIU’ pacifici e indifesi. Come alsolito, quello che mi fa rabbia è che da molti giornali emergano solo le ripetute e ridondanti parole di “black block, centri sociali e quant’altro” riferito al movimento NO TAV tralasciando del tutto la stragrande maggioranza di quelle persone che non sono nè black block né pericolosissimi “anarchici-insurrezionalisti” ma semplicemente cittadini incaxxati/ esasperati. Purtroppo da tempo sembra che ogni protesta rimanga del tutto inascoltata…e la cosa peggiore è che anche l’opposizione cade in quegli squallidi giochi di potere/profitto uniformandosi al triste “trend” di questi anni. no comment.
    Ciao:-)
    Giulia B.

  6. Pubblicato 8 luglio 2011 alle 22:45 | Permalink

    Finalmente anche la grande stampa comincia a esprimere dei dubbi sul Tav Torino-Lione. Consiglio di leggere un articolo su L’Espresso e poi rispondere al questionario collegato.

  7. Paolina Campo
    Pubblicato 14 luglio 2011 alle 08:50 | Permalink

    “Sei favorevole alla TAV?” No, non sono favorevole. Come non sono favorevole al progetto assurdo del ponte sullo stretto di Messina. Dove sta l’innovazione, il miglioramento della viabilità in Sicilia? Da una parte c’è la Salerno- Reggio Calabria che fa paura; dall’altra, una Sicilia in cui il territorio, la storia, le tradizioni vengono soffocate e deturpate da amministrazioni senza scrupoli. Penso a Palermo, la mia città d’origine. Quanti siciliani, o peggio, quanti palermitani conoscono la Zisa, la Cuba, la Kalsa se non nell’accezione di quartieri malfamati? Quanti conoscono la storia dei fiumi Papireto e Kemonia? Pochi, pochissimi. Attorno a questi gioielli della storia siciliani ci sono quartieri degradati, sporcizia, degrado. Parlo di Palermo come potrei parlare di Catania o Messina. Tutto ridotto ad un “cimitero” muto. La storia è vita, i nostri luoghi ci parlano. Dice bene quella donna ai poliziotti: “Cosa dobbiamo raccontare ai nostri figli?”

  8. Pubblicato 22 luglio 2011 alle 13:02 | Permalink

    Dario Sammartino mi segnala che sul periodico La Voce -redatto da economisti rigorosi, competenti, avalutativi e liberisti- Andrea Boitani e Marco Ponti hanno pubblicato un breve articolo che fa assoluta chiarezza sulla questione TAV: modalità, ragioni, conseguenze.
    Si legge in un minuto. Va letto.

  9. Pubblicato 22 luglio 2011 alle 14:12 | Permalink

    ho letto, è una verità per la quale non occorre neppure esser grandi ingegneri o economisti, per poterla intravvedere: le cosiddette grandi opere non sono utili ai futuri e ipotetici fruitori ma sono utili a chi ne distribuisce gli appalti

    diciamo che l’unico difetto dell’articolo è forse che lo sapevamo già, anche se è ben fatta e seria la puntualizzazione

  10. Adriana Bolfo
    Pubblicato 23 luglio 2011 alle 16:36 | Permalink

    Letti entrambi gli articoli, argomentati e pacati (anche argomentati e basta mi sembrerebbero buoni). E, infine, sono d’accordo con la domanda conclusiva dell’articolo sull’Espresso.

  11. Adriana Bolfo
    Pubblicato 26 luglio 2011 alle 10:45 | Permalink

    Sempre a proposito del problema, segnalo, sul Fatto Quotidiano del 6 luglio u.s.: Luca Mercalli,
    “Politici e TAV, come Pinocchio nel paese di Acchiappacitrulli”, p.10; Furio Colombo, “I veri nemici della Valle di Susa”, p.19.

    Forse non compendiano l’intero problema, ma sono ricchi di argomentazioni contro l’utilità dell’opera e contro certi assunti politico-istituzionali (come quello per cui una iniziativa votata debba essere comunque messa in atto anche stante l’opposizione degli abitanti, i diretti interessati, cioè colpiti, dall’opera stessa).

    Per mia informazione, mi piacerebbe una sintesi cronologica dell’iter e delle ragioni a favore dell’opera. Grazie a chi segnalerà.

  12. saskia
    Pubblicato 30 agosto 2011 alle 14:47 | Permalink

    Solo ora ho letto l’articolo e guardato i video, in questa calda ma tranquilla giornata di rientro al lavoro.
    Tra le mail “arretrate” ho appena letto anche questa I costi della giustizia infinita di Bush: 250.000 morti, che sintetizza i dati di una ricerca della Brown University sui costi della “guerra infinita” di Bush.
    Che dire, cerchiamo di continuare a raccontare queste cose non solo a “noi, al nostro giro” ma anche a tutti gli altri, è l’unica via, come fa la donna del video… anche se a volte mi sembra che la distanza tra chi si informa, si confronta, prova a “partecipare” e chi si beve ore di tv e di calcio o si accontenta di quello che dicono i “grandi giornali liberali” aumenti, aumenti, aumenti.

  13. Pubblicato 5 settembre 2011 alle 15:45 | Permalink

    Ricevo da un amico valsusino questa significativa testimonianza.
    Significativa degli enormi interessi finanziari in gioco in quella zona d’Italia e dello “Stato di polizia” che vi si sta costruendo, un’anteprima di ciò che si vuole applicare all’intera penisola.

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    Il clima in Val di Susa
    Per capire il clima che si vive in Val di Susa… una testimonianza per riflettere. Buona (istruttiva) lettura.

    Sabato 27 agosto 2011, verso le ore 17, ho visto dalla finestra della cucina della mia abitazione sita nella frazione San Giuliano di Susa, una vettura della polizia fermare un’auto nera, su cui erano presenti due ragazzi. Dalla volante sono scesi due poliziotti e, dopo aver chiesto loro i documenti, hanno incominciato a perquisire corporalmente prima i ragazzi e poi l’auto, buttando tutto per terra. Finita la perquisizione dell’auto e rimessi gli oggetti al suo interno, hanno incominciato di nuovo a controllare la vettura e a ributtare tutto in aria.

    In seguito, dopo circa un’ora e mezza, è arrivata un’altra auto della polizia e un’auto civile con tre persone a bordo, probabilmente agenti di polizia in borghese. Questi ultimi hanno fotografato il materiale sequestrato (un casco giallo, una corda da arrampicata e qualcosa che era dentro al casco) e i ragazzi. Incuriosito dalla operazioni di polizia, ho scattato alcune fotografie dalla finestra della cucina a ciò che stava accadendo in strada. A un certo punto, verso le 18.40 circa, l’agente in borghese con la maglia a strisce ha indicato che li stavo fotografando dalla finestra e, finita la perquisizione, ha suonato a casa mia (secondo piano) intimandomi di scendere.

    Nel frattempo mia nonna che abita al primo piano, ignara del fatto che mi avessero suonato e preoccupata nel vedere delle persone in abiti civili sostare davanti al cancello e scrivere su di un taccuino appunti controllando la buca delle lettere, è scesa in giardino e ha chiesto loro cosa volessero. L’agente in borghese con la maglia a righe le ha detto che erano della polizia e che doveva esibire un documento. Mia nonna ha risposto che non aveva il documento in tasca. A quel punto le è stato intimato di mostrare il documento altrimenti avrebbero perquisito la casa. Mia nonna, tremante e terrorizzata dall’eventualità di una perquisizione, è salita in casa per cercare il documento che conserva in un cassetto e, avendo presumibilmente impiegato più tempo di quanto loro avessero previsto, hanno suonato insistentemente il campanello.

    Quando è ritornata al cancello per presentare la carta d’identità, lo stesso signore con la maglia a righe le ha detto di farmi scendere e, quando lei ha affermato che ero minorenne e che a breve sarebbe arrivata mia madre, ha detto “appunto perché è minorenne deve scendere”. In quel momento mi sono accorto che mia nonna era terrorizzata e, avendo paura che potesse essere assalita da un malore, sono sceso in giardino a sono andato al cancello, dove il signore con la maglia a righe stava prendendo i dati dal documento di mia nonna.

    Mi hanno chiesto nome, cognome, luogo e data di nascita, poi mi hanno fotografato. Ribadisco che ero nel giardino di casa mia. Intanto l’agente in borghese con i capelli ricci mi ha chiesto perché fotografavo. Io ho risposto che era solo per documentare dei fatti e allora lui mi ha detto che dovevo smettere di fare le foto alla Polizia e che se avevo la memoria corta, per cui mi servivano le immagini, avrei dovuto studiare o fare qualcosa di utile. Ha aggiunto, che se volevo fare delle foto dovevo uscire per la strada e non scattare dalla finestra. Non paghi, prima di allontanarsi, hanno fotografato anche la mia abitazione. Durante la notte tra sabato e domenica la mia nonna, scossa per l’accaduto, non è riuscita a dormire.

    Francesco Perino, nato a Susa il 22 marzo 1994, e Marina Gioberto, nata a Susa il 13 giugno 1934

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  14. Pubblicato 11 settembre 2011 alle 10:44 | Permalink

    La linea TAV Torino-Lione è “la più grande rapina mai vista alle casse dello Stato“.
    Lo sapeva già il ministro socialdemocratico Luigi Preti che il 13 febbraio 1993 scrisse una lettera profetica, nella quale afferma -tra l’altro- che “quando io sarò morto e tu, Necci, Tesini e Barucci sarete vecchi, colui che presiederà al momento la TAV dirà che non è umanamente possibile fare ciò che il documento prevede. Così come io ho sempre detto, pagherà tutto lo Stato dei nostri figli e nipoti“.
    E’ quanto sta accadendo e accadrà sempre più se non si ferma questa insensatezza criminale, vera metafora dell’Italia più corrotta.
    Se ne parla in un libro di Ivan Cicconi presentato sul Fatto quotidiano.

  15. Pubblicato 25 ottobre 2011 alle 20:38 | Permalink

    Segnalo un ottimo articolo di Marco Travaglio -titolo: Troiate ad Alta Velocità-, che con la consueta vivacità e brevità chiarisce ancora una volta l’assurdità del TAV.
    Ricordo anche che il governo minaccia di far arrestare tutti coloro che entrano senza autorizzazione nell’area del cantiere. Le manette in Italia vengono applicate non ai corrotti, ai bancarottieri, agli amministratori ladri ma alle persone che difendono il buon senso, il loro territorio e quello che rimane della cosa pubblica, come documenta Marco Revelli in un altro articolo molto bello dal titolo Il popolo della Valle.
    E’ un’infamia dell’attuale maggioranza ma anche dell’opposizione, a cominciare da Fassino.

  16. Pubblicato 18 dicembre 2011 alle 18:13 | Permalink

    Beppe Grillo paragona giustamente gli abitanti della Val di Susa ai palestinesi di Gaza.

  17. Adriana Bolfo
    Pubblicato 29 dicembre 2011 alle 15:34 | Permalink

    Carissimi tutti, nell’inviarvi auguri per…..( completare a scelta), trascrivo testualmente il seguente trafiletto dal quotidiano genovese ‘Il Secolo XIX’ di ieri, 28 dicembre 2011, pag. 9:

    Pd protesta col ministro -Scolaresca portata in gita al cantiere Tav

    Torino. In gita scolastica davanti alle reti che circondano il futuro cantiere del Tav, fra le montagne della Valle di Susa. Come se il “fortino” presidiato dalla polizia e dagli alpini fosse un museo o una città d’arte. Due classi di un liceo, il Lorenzo Federici di Trescore Balneario (Bergamo), sono salite a Chiomonte (Torino) il 23 dicembre. Per visitare i luoghi che da almeno un anno rimbalzano agli onori della cronaca per le ripetute dimostrazioni dei No Tav. L’iniziativa – definita “un fatto sconcertante” – ha fatto infuriare Stefano Esposito, deputato Pd, convinto sostenitore dell’alta velocità Torino-Lione. Che ha protestato col ministro Profumo.

    Questa la notizia. A parte la punteggiatura opinabile e il “come se” della seconda frase (di chi si interpreta il pensiero, e da parte di chi?), la vera notizia è, per me, la protesta dell’Esposito Pd contro, di fatto, la libertà di insegnamento -tanto invocata proprio dalla sinistra- e la libertà di spostamento sul territorio nazionale. Tale protesta è stata indirizzata al ministro dell’ Istruzione, come ad additargli gli insegnanti reprobi, rei di tale iniziativa.

    Inoltre: viene ritenuta condannabile una ricognizione , che per se stessa non può inclinare a simpatie o antipatie per il progetto; viene ritenuta condannabile l’istituzione scuola pubblica (ancora una volta!; non è che tra un po’ verrà considerata responsabile della siccità nel mondo, della disarmonia delle sfere e di qualche epidemia galattica?).

    Non sarà che di fronte agli interessi sovrani -il solito denaro- le libertà conclamate, l’ambiente, la conoscenza e tanti altri bei temi di sospetta esercitazione retorica vanno immediatamente all’aria? Del resto, nella protesta dell’Esposito non c’è ideologia nel senso di falsa coscienza, dato che nulla viene coperto né dissimulato: un “convinto sostenitore” (cito dall’articolo) sostiene che nemmeno si debba vedere “il futuro cantiere” (sempre dall’articolo) di ciò che sostiene.

    Più chiaro di così….

    Saluti.

  18. Pubblicato 30 dicembre 2011 alle 20:33 | Permalink

    Auguri anche a lei, cara Adriana.
    Alberto Perino proposto come uomo dell’anno.
    Sono d’accordo.
    “L’elenco di chi vuole la Tav a qualunque costo, anche di trasformare una tra le più civili valli alpine in un territorio militarizzato come l’Afghanistan (non avvenne neppure durante l’occupazione tedesca nella Seconda guerra mondiale) è impressionante. Ci sono le banche, tutti i partiti, le cooperative rosse, le cooperative bianche, la ‘ndrangheta, le cosiddette Istituzioni, dalla Presidenza della Repubblica alla Regione Piemonte, le Ferrovie dello Stato, la Francia, i giornali, dalla Repubblica al Corriere della Sera. Contro la Tav ci sono solo semplici cittadini come Perino, valsusini che proteggono la loro terra da uno scempio insensato e per questo sono trattati da criminali, da bifolchi montanari, da retrogradi, da black bloc”.

  19. Pubblicato 22 febbraio 2012 alle 15:44 | Permalink

    Ricevo e segnalo.

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    Invio questo avviso anche a chi non abita vicino perchè mi sembra un messaggio di speranza: resistenza unitaria di comunità montana, amministrazioni comunali, associazioni ecologiste (Legambiente nazionale si è dichiarata contraria alla nuova linea Torino-Lione) e movimento popolare nonviolento contro una decisione imposta e uno spreco immane di risorse nazionali in tempo di crisi!
    Federico Repetto

    —– Original Message —–
    From: Circolo Legambiente Valle Susa

    Subject: manifestazione notav 25 febbraio

    IN ALLEGATO IL MANIFESTO DELLA MANIFESTAZIONE DEL 25 FEBBRAIO 2012

    Legambiente Vallesusa invita tutti..ma proprio tutti, grandi e piccini, a partecipare
    alla manifestazione, questa volta è importante esserci ed e esserci in tanti, con il
    nostri colori, dobbiamo essere in tanti per chiedere un servizio ferroviario decente,
    per chiedere che i piccoli comuni, che sono spesso le eccellenze di questa nostra Italia non vengano cancellati, che i soldi vengano spesi per mettere mano ad un territorio devastato dalla cementificazione selvaggia, dall’abbandono…. chiediamo che i pochi soldi che ci sono vengano spesi per la scuola, che rappresenta il nostro futuro….per le tante piccole opere necessarie alla vita di tutti i giorni, vengano spesi per un miglioramento del servizio di trasporto pubblico nei grossi centri urbani e per una politica del trasporto merci su rotaia

    DOBBIAMO ESSERE PRESENTI PER URLARE,
    ANCORA UNA VOLTA, I NOSTRI SI
    e dire no alla militarizzazione di un territorio,
    e alla criminalizzazione del dissenso, no ad un opera che nessuno vuole, e che sempre meno tecnici ed esperti ci credono, contro gli avvoltoi
    degli appalti delle opere pubbliche che hanno
    spolpato le casse del nostro paese….

    Il concentramento sarà per tutti i legambientini verso la testa al corteo,
    dietro lo striscione di legambiente vallesusa TAV: LA TRUFFA DEL SECOLO

    IL CONCENTRAMENTO E FISSATO PER LE 13,OO… SAREMO POSIZIONATI DOPO
    LA STAZIONE DI BUSOLENO….PORTARE BANDIERE GIALLE,….

    PER OGNI INFO:
    MARIO ACTIS 3200514499 OPP. 011 9649658

  20. Pubblicato 28 febbraio 2012 alle 19:00 | Permalink

    Sembra che la linea ad Alta Velocità Torino-Lione sia già stata ridimensionata e probabilmente non sarà mai portata a compimento.
    Perché, allora, si insiste nell’iniziare un’opera devastante e inutile? Perché si distrugge una valle e si utilizza la violenza contro i suoi abitanti, fino a ucciderli o quasi? Perché?

    Enrico Peyretti ha scritto parole del tutto condivisibili:

    ==============
    Il movimento NoTav, attivo da venti anni, è diventato un caso nazionale dopo il grave incidente di Luca Abbà, del 27 febbraio. E’ sempre più chiaro che estremismi e forzature, da un lato o dall’altro, occultano le ragioni sostanziali pro o contro la nuova linea Torino-Lione.
    Ogni volta che un dibattito, in sedi serie, tra competenti tecnici ed economici ha confrontato le une e le altre ragioni, quelle favorevoli non sono state capaci di reggere alle contrarie, precise e articolate.
    La politica ha largamente ignorato le obiezioni ambientali, sociali, economiche, trasportistiche, previsionali, e ha deciso in base a modelli di crescita materiale astratta dalla vita reale e dalle previsioni realistiche. Tali modelli si dimostrano sempre più fallimentari nella crisi radicale, e non settoriale, culturale e non solo economica, del sistema finanz-capitalistico.
    L’opposizione valsusina non è un localismo gretto, ma un esempio “glo-cale”, di seria esigenza di partecipazione concreta e motivata alla politica generale. Noi vorremmo che la preoccupazione e l’emozione permettesse ai notav di tenere ben fuori e lontano dalle loro manifestazioni chi ne approfitta per sfoghi eccessivi se non violenti, e così diffama le loro ragioni. E vorremmo che, nonostante il muro che incontrano, i notav puntassero soprattutto sulla campagna di informazione nazionale e internazionale. Ciò è possibile tanto meglio quanto il movimento di protesta agisce con mezzi positivamente nonviolenti per potere comunicare i suoi argomenti.
    Si sa bene che gli interessi in gioco vogliono in tutti i modi far apparire violenta e insensata l’opposizione al tav. La resistenza sarà più forte quanto più si dimostrerà qualificata presso l’opinione pubblica.
    E’ giusto che la magistratura persegua casi reali di violenza nelle proteste, ma lo stesso deve fare anche per gli indubbi abusi di forza compiuti dalla polizia. L’eccesso di una qualunque delle due parti nel confronto non giustifica mai una risposta eccessiva, tanto meno da parte dei tutori della legge.
    Enrico Peyretti, 28 febbraio 2012
    ==============

  21. Pubblicato 1 marzo 2012 alle 18:08 | Permalink

    In Val di Susa, e quindi in Italia, siamo ormai ai livelli della polizia cilena al tempo di Pinochet, ai livelli della polizia rumena sotto Ceausescu:
    - Una pizzeria invasa con i vetri infranti
    - Una testimonianza audio-video sulla violenza delle forze del disordine
    - Gli agguati della polizia contro chi tornava in treno dalla Val di Susa

  22. Pubblicato 3 marzo 2012 alle 15:28 | Permalink

    I fatti e la diffamazione

  23. Pubblicato 5 marzo 2012 alle 17:43 | Permalink

    La questione TAV chiarisce in modo efficace per quali ragioni Mario Monti è una pericolosa bufala (a voler essere buoni).

  24. Pubblicato 6 marzo 2012 alle 14:31 | Permalink

    Adriana Bolfo -che ringrazio- mi ha segnalato questo breve filmato, nel quale la competenza di alcuni decisori politici a proposito del Treno ad Alta Velocità Torino-Lione si mostra in tutto il suo fulgore.

  25. Pubblicato 6 marzo 2012 alle 21:49 | Permalink

    mi permetto, caro alberto, di riportare ad un post scritto da una lettrice abituale del mio blog, che mi pare ben inerente al tema

    http://noidelteatro.blogspot.com/2012/03/vogliono-fare-la-tav-pero-chiudono-gli.html

  26. Pubblicato 19 marzo 2012 alle 18:13 | Permalink

    Mafiosi, ladri, grandi evasori fiscali, bancarottieri, corruttori e corrotti di ogni risma -vale a dire amministratori e parlamentari- rimangono liberi a godersi i frutti dei loro crimini. Alcune persone che hanno difeso la propria terra dalla distruzione, dallo sfruttamento, dalla ‘ndrangheta -e cioè dal TAV- sono in regime duro nelle carceri italiane.
    Questa è la violenza dello Stato, questa è la sua “giustizia”.

  27. Pubblicato 26 novembre 2012 alle 08:34 | Permalink

    Dario Sammartino mi segnala un breve e rigoroso articolo nel quale si commentano le fortissime riserve della Corte dei Conti francese a proposito del TAV.

    TORINO-LIONE: I DUBBI DELLA CORTE DI FRANCIA
    di Andrea Boitani e Marco Ponti
    http://www.lavoce.info – 23.11.2012

    La Corte dei Conti francese, facendo appunto i conti, afferma in un suo non recentissimo documento ufficiale (1) che la nuova linea Torino-Lione presenta un’utilità sociale per lo meno dubbia e più probabilmente negativa. Per affermarlo si avvale di valutazioni quantitative del tutto analoghe a quelle da anni elaborate sia in Francia che in Italia da chi ha espresso perplessità sulla priorità economico-sociale del progetto. La Corte francese ignora la lacunosa analisi costi-benefici presentata dai promotori italiani e in più si sofferma sugli aspetti finanziari del progetto che – sempre secondo la Corte – presenta rendimenti attesi trascurabili. In Italia, invece, non risulta che l’analisi finanziaria del progetto sia mai stata presentata al pubblico.
    Il Primo Ministro francese – rispondendo alla nota della Corte dei Conti l’8 ottobre scorso (da qui la pubblicazione solo recente dei due documenti) – non entra in alcun modo nel merito degli allarmanti “numeri” snocciolati dalla Corte ma, in un documento di singolare lunghezza, parla dei molteplici e pressanti impegni presi in passato con l’Italia e la Commissione Europea. Sorprendentemente (o forse no), ci sono molte somiglianze tra gli argomenti del Primo Ministro francese e quelli usati da gran parte dei politici e dei governanti italiani. A Parigi e a Roma chi ha il dovere di decidere non sembra voler discutere dell’utilità sociale di questo particolare investimento in relazione ad altri possibili progetti su cui impegnare i denari pubblici, ma unicamente evidenzia come la scelta sia frutto dell’altrui volontà, che ci si è reciprocamente vincolati a soddisfare. Viene in mente – che il flatus arrivi da Roma o da Parigi – l’auto-assolutorio borbottio delle vergini spose alla prima notte di nozze: “…non lo fo per piacer mio, ma per far piacere a Dio”.
    Al margine, va segnalato che la nota della Corte dei Conti e la replica del Ministro hanno aperto un vivace dibattito in Francia. In Italia, invece, stampa e televisioni hanno ignorato tutto (fatta eccezione per il Fatto Quotidiano). Eppure, le notizie dalla Francia dovrebbero poter arrivare rapidamente in Italia: non devono mica inerpicarsi per le balze alpine con trogloditi treni sbuffanti. Però è meglio essere prudenti – devono aver pensato i grandi sacerdoti dell’informazione nazionale: con la situazione dei conti pubblici che abbiamo, a qualcuno potrebbero venire in mente strane idee (conclusione del malpensante Ponti). Chissà, si saranno distratti! (conclusione del Boitani buonista).

    (1) Doc. CdC REF 64174 del 1° Agosto 2012

  28. Pubblicato 11 gennaio 2013 alle 13:24 | Permalink

    “Vengono di notte come ladri qual sono. Polizia e Carabinieri eseguono il mandato della Cancellieri e forzano i blocchi dei pacifici cittadini di Niscemi che volevano impedire il passaggio della gru utile all’installazione della grande antenna del M.U.O.S. Azzerata con la violenza la volontà della popolazione. Scavalcato il pronunciamento dell’ARS contro il proseguimento dei lavori. La Sicilia è di chi la vive e la lavora non dei guerrafondai!”
    Fonte: Teatro Coppola

    Un articolo di CTzen riassume quanto sta accadendo ai cittadini siciliani che intendono difendere la loro salute e il proprio territorio dal danno ambientale causato dalle strutture di guerra dei nostri padroni, degli USA.

    Ma, in questo momento, sui siti di Repubblica, del Corriere e anche del Fatto quotidiano, la notizia nemmeno compare. Altre priorità spettacolari hanno il sopravvento.
    L’infimo livello dell’informazione italiana è una delle ragioni della nostra servitù, della nostra corruzione civile.

  29. Pubblicato 20 luglio 2013 alle 17:58 | Permalink

    Lo sguattero bugiardo e protetto dal Partito Democratico protegge a sua volta i poliziotti. Poliziotti e carabinieri che a Genova furono capaci di fare questo.

    Quanto ai violenti del TAV, condivido le parole che trovate qui sotto.

  30. Pubblicato 21 luglio 2013 alle 12:49 | Permalink

    Continua incessante la violenza della polizia di stato contro i cittadini.
    Manganellate per tutti e in più palpeggiamenti per le donne.
    Questa è la sicurezza di Alfano, questa è la sicurezza del Partito Democratico.

    La giustizia è forse troppo grande, chiediamo almeno la verità“.
    Giuliano Giuliani

  31. Pubblicato 31 luglio 2013 alle 16:34 | Permalink

    “Attenti! Terroristi eversori” – Alberto Perino
    29 luglio 2013

    “Dalla Valle di Susa martoriata ma che resiste un saluto a tutti gli amici di Beppe e del M5S. Le forze di polizia stamattina hanno accerchiato il campeggio di Venaus. Stamattina la DIGOS e la polizia hanno effettuato perquisizioni in Valle e a Torino. L’imputazione è attentato per finalità terroristiche o di eversione: art. 280 c.1 n. 3 del Codice Penale e artt. 10 e 12 della legge 497/74. La manifestazione pacifica e determinata di sabato li ha infastiditi notevolmente. Soprattutto li ha infastiditi il fatto che 21 sindaci si siano nuovamente schierati apertamente con il Movimento No TAV, chiedendo che le violenze cessino da tutte le parti in causa, che si sospenda la militarizzazione della valle e si fermi il cantiere del tunnel geognostico di Chiomonte a La Maddalena.

    Caselli ha consentito che i suoi PM si permettessero di fare il salto di qualità nella gravità delle accuse per intimorire la gente che resiste a quest’opera inutile e devastante. Ci hanno ufficialmente etichettati come terroristi eversori perché ci ostiniamo a difendere il nostro territorio, a difendere le povere finanze pubbliche, a cercare di evitare gli sprechi che ingrassano banchieri, politici, cooperative rosse e affaristi di ogni colore. Ci accusano di essere terroristi perché non accettiamo i soprusi delle forze dell’ordine, perché non accettiamo che le leggi che si son fatti, vengano da loro stessi calpestate e piegate ai loro porci affari. Sono loro gli eversori terroristi. Loro che nel caldo dell’estate vogliono distruggere la nostra Costituzione, cominciando dalla modifica dell’articolo 138, con la complicità dei media e di una classe politica imbelle, ruffiana, avida di privilegi, prebende e mazzette.
    Loro che, con la benedizione di Re Giorgio, ci vogliono tutti sudditi docili, poveri, disoccupati, affamati, ubbidienti e teledipendenti.
    La Valle non si arrende e non si piega. Così come ai tempi della guerra nazifascista a Rivoli sulla strada all’imbocco della valle vi erano i cartelli con scritto “Achtung! Banditen” adesso i pubblici ministeri di Caselli con il megafono dei vari Numa attraverso i media compiacenti mettono gli avvisi “Attenti! Terroristi eversori”.
    Un abbraccio” Alberto Perino
    =========

    Fonte: “Attenti! Terroristi eversori”

  32. Pubblicato 6 settembre 2013 alle 15:35 | Permalink

    Condivido per intero le argomentazioni di Erri De Luca a difesa delle popolazioni della Val Susa.

  33. Pubblicato 9 settembre 2013 alle 20:44 | Permalink

    Una limpida intervista di Erri De Luca rilasciata al blog di Beppe Grillo.

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    La Lyon-Turin ferroviaire (Ltf), la società che vuole realizzare la TAV in Val di Susa, ha deciso di denunciare lo scrittore Erri De Luca per le sue dichiarazioni contro la TAV.

    Il Passaparola di Erri De Luca, scrittore

    Blog: Perchè i lavori dell’ alta velocità proseguono nonostante la maggior parte della Val di Susa sia contraria?
    Erri De Luca: Saluto volentieri i frequentatori del Blog di Beppe Grillo. Sento parlare giustamente in questi giorni di Ius Soli, cioè di diritto di qualcuno che nasce in un luogo di esserne anche cittadino e al fianco di questo dibattito c’è un altro tipo di Ius Soli per me, cioè di diritto di suolo, anche quello di una Comunità che si batte per respingere l’ingerenza di una opera gigantesca, nociva e inutile che compromette la vita di quella Valle. Esiste uno Ius Soli che difende, che è il diritto di suolo di una vallata di avere la sovranità sul proprio suolo, aria, acqua, sulla propria vita insomma, perché di questo si tratta. Quell’opera è catastrofica per la esistenza per la vallata e siccome non ne hanno un’altra di ricambio da molti anni quelli della Val di Susa hanno deciso che quella opera non si farà, loro sono contrari e si battono a oltranza contro uno Stato feudatario, che pretende l’obbedienza da parte di sudditi e non da cittadini dello stesso Paese, tanto che spedisce in quel luogo delle truppe, esercito, polizia, militarizza quella zona. Un contadino che deve andare a zappare la sua vigna deve mostrare il proprio documento e carta di identità a un ufficiale dell’esercito, insomma, quella zona è sotto occupazione.
    È una opera vecchia, pensata vecchia, su delle ipotesi di incremento di trasporto che si sono rivelate nel corso degli anni inutili, sballate e continuano a insistere semplicemente perché vogliono spendere soldi europei, semplicemente per motivi bancari e i governi che si succedono sono semplicemente dei ratificatori di questo diktat delle banche, di questo rastrellamento di utili da parte delle banche insomma, è una questione avvilente, se la guardi dalla parte dello Stato, é invece entusiasmante se la guardi dalla parte della gente e della Val di Susa, sono magnifiche quelle persone e quella comunità.

    Blog: Caselli accusa gli intellettuali di restare in silenzio davanti alle violenze della Valle, cosa risponde?
    Erri De Luca: Il silenzio che io noto è il silenzio degli organi di informazione, quello è un silenzio che è complice di quell’isolamento in cui si trova quella Valle, ma quella valle è inespugnabile. Qualunque cosa pensano di fare possono solo deportarla in massa, sennò quella opera semplicemente non si farà. Io sono al fianco di questa lotta di resistenza, di pura resistenza, di questa Valle, da molti anni e mi sono anche espresso regolarmente su questo e penso che quella opera debba essere sabotata. Alla fine verrà un governo che se ne accorgerà e che dirà va bene, abbiamo scherzato, abbiamo speso dei soldi invano, abbiamo cercato di spendere dei soldi dei fondi europei che servivano solo a questo, così come hanno smesso di ragionare sul ponte sullo Stretto smetteranno di ragionare anche sulla Tav in Val di Susa.

    Blog: E i No Tav vengono definiti terroristi…
    Erri De Luca: Ma di che terrorismo parlano?! Sequestrano materiali da ferramenta! Allora bisogna dire che i negozi di ferramenta sono negozi di armi, bisogna portare il porto d’armi per andare a comprare una tronchese o un martello! Hanno pure la faccia tosta di farci vedere il materiale che hanno sequestrato, chiodi, ferramenta, materiale mah, insomma!

    Blog: Si legge che hanno fermato una macchina con all’interno anche delle molotov.
    Erri De Luca: Non mi risulta, a me non risultano Molotov innescate, quindi non so di che Molotov stanno parlando! Io vedo i sequestri di materiali di ferramenta, questo vedo! Anzi e non solo, mi hanno detto che sequestrano regolarmente, nei posti dove vanno, nelle case dove vanno, i computer, cercano di danneggiare la comunicazione, sequestrano computer a tutta forza, quelli non li fanno vedere, il sequestro dei computer non si fa vedere in televisione! C’è un militante della lotta contro la Tav in Val di Susa, si chiama Marco Bruno, che fa l’operaio, e quindi un giorno gli hanno sequestrato dentro la macchina delle tronchesi e un casco, incriminandolo per detenzione di materiale atto a offendere.L’idea sono che un magistrato si possa arrogare la prepotenza, la presunzione, la faccia tosta di comportarsi in questo modo già dimostra che stato di assedio subisce quel luogo e le persone di quel luogo, ma comunque tutto questo non servirà a niente, quell’ opera non si farà, perché ancora non è possibile deportare una valle. La Val di Susa saboterà quella opera! La maggioranza, e non è questione di ragazzi, è una questione di una intera vallata, di donne comprese, io le ho viste ai presidi, ai blocchi sulle autostrade, donne, bambine, ragazze, Vigili urbani, alpini, ciclisti di tutto Una intera comunità, all’unanimità, da anni, da anni continua a battersi così e dunque è insuperabile, invincibile!

    Blog:Vi è anche la posizione di chi afferma che la Tav porterà nuovi posti di lavoro in valle
    Erri De Luca: Non porta lavoro in valle, i lavori sono appaltati a delle grandi imprese, non porta lavoro in valle, semplicemente un po’ di subappalto, ma in una situazione in cui una comunità, quasi all’unanimità, la grande maggioranza, si oppone fisicamente e con una lotta che sta pagando cara in questi termini, l’idea che uno si metta a fare il furbo e a fare l’affaruccio con la Tav è una idea sballata, è una cosa che si mette contro quella comunità

    Blog: Cosa risponde a chi l’accusa di retorica ?
    Erri De Luca: La retorica la fanno questi che fanno le esagerazioni e parlano di terrorismo, io sto con quelli, ma fisicamente, non da retore, da cittadino aggiunto alla difesa di quella valle! I retori stanno sopra le cattedre, io scendo al piano terra. I vostri ascoltatori saranno informatissimi, il vostro Blog è informato, avete già le idee chiare. Questa è la mia opinione, non pretendo che sia condivisa, ma se qualcuno la condivide mi fa piacere se la fa circolare di più. Passate parola!

    Fonte: Passaparola – Gli Invincibili No Tav – Erri De Luca

  34. Pubblicato 15 settembre 2013 alle 11:55 | Permalink

    Da un intervento di Alberto Perino:

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    Un saluto a tutti gli amici del blog di Beppe Grillo
    Non si era mai visto un accanimento mediatico contro un movimento come quello che sta avvenendo nei confronti del movimento NO TAV. Non si era mai visto un accanimento giudiziario con prove molto deboli o addirittura assenti come quello che sta avvenendo nei confronti degli attivisti NO TAV.
    Ogni pretesto è buono per privarli delle libertà individuali, per montare accuse farlocche e campate in aria seguite da perquisizioni e sequestro di computer, degli archivi informatici e di tutti gli aggeggi dotati di memoria elettronica. Tecnica della pesca a strascico: alla fine qualcosa si prende e, magari, da cosa nasce cosa.
    Non si era mai visto un accanimento politico tanto velenoso stupido e arrogante come quello che in questi ultimi tempi sta colpendo il popolo NO TAV: da Napolitano all’ex sindaco di Cesana, dal ministro Alfano che si augura che la magistratura colpisca sempre più duramente gli avversari della Grande Opera a Lupi che sgomita per far avere laute commesse alle aziende vicine alla Compagnia delle Opere.
    Ma perché tutto questo accanimento che si pone come obiettivo di far passare nella gente, come credibile, l’accusa di TERRORISTI nei confronti degli onesti NO TAV che cercano di sottrarre il denaro pubblico dalle grinfie adunche di politici, affaristi, mafiosi, lobbisti e pennivenduti leccaculo?
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    Perino continua e risponde a queste domande ( #NoTav: autunno caldo, settembre di fuoco – di Alberto Perino).
    Io mi chiedo che cosa ci sia davvero dietro questo incredibile accanimento per un’opera che tutti sanno non sarà portata a termine.
    Quale intreccio di malaffare, mafia, favori reciproci deve essere accaduto tra il partito di berlusconi e il Partito Democratico, quanto fiume di danaro deve andare nelle casse della ndrangheta e dei partiti, che sono ormai la stessa cosa.
    Ma quando il potere terroristico dello Stato comincia a definire terroristica l’azione della gente sul proprio territorio, vuol dire che ha paura. E che quindi è davvero pericoloso.

  35. Pubblicato 17 settembre 2013 alle 17:14 | Permalink

    “Chiediamo aiuto all’antimafia. Ieri mattina abbiamo avuto un incontro con il Procuratore Capo della Repubblica di Torino, Dr. Giancarlo Caselli; questo è stato il primo degli incontri programmati con le Procure della Repubblica e con la Procura Nazionale Antimafia al fine di illustrare la lotta che stiamo conducendo per bloccare le tragiche conseguenze che avrebbe, sulla lotta alla mafia, la ratifica dell’accordo italo-francese del gennaio 2012 conseguentemente ad alcune norme in esso contenute.
    In particolare quelle che prevedono (art. 6.5. 2° capoverso) che gli appalti e i subappalti saranno aggiudicati secondo la legge francese, priva di normativa antimafia. Tale previsione, da applicarsi al nuovo promotore dell’opera, pare dare seguito al maldestro tentativo, da parte della Lyon Turin Ferroviarie, già cassato dal Tar Piemonte con sentenza 26.1.2012 n. 113 (pag. 4), di sottrarsi al diritto italiano.
    Abbiamo chiesto di incontrare per primo il Dr. Caselli in quanto egli è notoriamente ritenuto uno dei simboli della lotta alla mafia in Italia e proprio per questo abbiamo espresso il desiderio che egli si associ alla nostra battaglia di civiltà e di legalità.
    Se il Parlamento approvasse l’accordo italo-francese del 2012, di fatto (secondo gli articoli 6 e 10 in esso contenuti) tutti gli appalti relativi ai lavori da realizzare nella parte italiana della tratta comune italo francese (tunnel di base, stazione di Susa, interconnessione di Bussoleno etc.) verrebbero affidati dal promotore pubblico secondo le procedure della legge francese, senza l’obbligo per le ditte partecipanti e per quelle aggiudicatarie di essere in possesso e di esibire i necessari certificati antimafia e le abilitazioni che la legge italiana (unica in Europa) oggi richiede.
    Con tale accordo, di fatto potrebbero partecipare alla costruzione della linea, ed incassare denaro pubblico italiano ed europeo, imprese controllate dalla criminalità organizzata di stampo mafioso, con una sostanziale abrogazione in territorio italiano delle leggi contro le mafie e verrebbe così vanificato l’impegno di tanti servitori dello Stato che hanno lottato per debellare la mafia dagli appalti pubblici che da sempre sono, della stessa, linfa vitale.
    Il sacrificio di Falcone e Borsellino, ovvero di coloro che più di altri avevano individuato, nel fiume di soldi pubblici generato dalle grandi opere, il vero business della mafia (e la Torino Lione oltre che la più inutile e devastante, è la più onerosa opera pubblica mai progettata in Italia) sarebbe vano.
    Di fatto verrebbero finanziate dai governi italiano e francese, nonché dall’Unione Europea, con decine di miliardi di euro, le grandi organizzazioni criminali nazionali e, di fatto, si sancirebbe la loro regolarizzazione quali interlocutori ufficiali dello Stato.
    E’ allarmante che l’accordo, con la sua disapplicazione della legge antimafia, sia stato sottoscritto in questa forma dal Governo nel 2012 ed è ancora più inquietante che il Governo ora, nel 2013, ne chieda la ratifica al Parlamento, senza che nessuno, ad eccezione degli eletti M5S, abbia rilevato prima d’ora la questione.
    Restiamo naturalmente contrari all’opera ed in questo senso continueremo ad agire in ogni sede, ma oggi, nell’ambito di questo incontro abbiamo chiesto al Dr. Caselli, che nel passato si è già occupato del vergognoso rapporto tra mafia e politica, di esprimersi contro una inammissibile e pericolosissima disapplicazione del codice antimafia.
    Siamo fiduciosi che il Procuratore Caselli a breve farà sentire la sua autorevole voce affinché venga impedito di sottrarre alle leggi antimafia una parte del territorio italiano ma, cosa più importante, sottrarre alle leggi antimafia la più grande opera pubblica mai progettata nel nostro Paese.”

    Marco Scibona, senatore M5S
    Alberto Airola, senatore M5S
    Laura Castelli, deputata M5S
    Ivan Della Valle, deputato M5S
    Davide Bono, consigliere M5S Piemonte

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    Fonte: Tav = mafia, Caselli intervenga

    Così agiscono, a questo servono i cittadini italiani eletti nel Movimento 5 Stelle.

  36. Pubblicato 20 settembre 2013 alle 17:56 | Permalink

    La suggestione del «terrorista»
    di Livio Pepino

    Dall’inizio di settembre numerosi maîtres a penser di diversa storia ed estrazione evocano, con riferimento alla Val Susa, i fantasmi del terrorismo. Con scarso senso di responsabilità e – nel Paese che, per coprire le stragi di Stato, inventò gli attentati anarchici – con colpevole mancanza di memoria. Ma presto tutto è diventato più chiaro.
    Il 17 settembre i quotidiani hanno dato notizia, con titoli a tutta pagina, di numerosi arresti per corruzione in relazione ad appalti della linea ferroviaria ad alta velocità a Firenze.
    Tra gli arrestati Maria Rita Lorenzetti (ex governatrice Pd dell’Umbria, ora presidente di Italferr, subito definita «lady Tav») e Walter Bellomo (esponente del Pd siciliano e componente della Commissione Valutazione impatto ambientale del Ministero). I giornali riportano stralci di intercettazioni telefoniche tra gli arrestati e commentano: «”Terrorista, mascalzone, bastardo, stronzo”. Maria Rita Lorenzetti, i tecnici di Italferr e Walter Bellomo non risparmiano insulti nei confronti di Fabio Zita, dirigente dell’ufficio Valutazioni di impatto ambientale della Regione Toscana che nella primavera 2012 osa ancora classificare come rifiuti i fanghi di risulta degli scavi. Nel giugno Zita viene rimosso dall’incarico. Le intercettazioni hanno rivelato che c’erano stati forti pressioni della presidente Lorenzetti in tal senso e che la decisione fu personalmente assunta dal presidente Enrico Rossi (Pd)» (così La Repubblica). Decodifichiamo: per il milieu politico-affaristico sponsor dell’alta velocità non solo chi vi si oppone, ma addirittura chi chiede il rispetto della legalità, è «un mascalzone e un terrorista» (e, se titolare di un incarico pubblico, deve esserne sollevato). Prendiamo atto, ma continuiamo a credere che il terrorismo sia altra cosa.

    Difficile non riandare, per associazione di idee, a due fatti tra loro diversi e temporalmente lontani. Il primo riguarda un altro pubblico funzionario, il responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Chiomonte, a cui è accaduto soltanto di essere incriminato (secondo la cronaca del ben informato cronista della Stampa) per «false comunicazioni al pubblico ministero», all’esito di un interrogatorio di sette ore teso a chiarire chi lo avrebbe indotto a emettere un’ingiunzione di abbattimento delle reti di protezione del cantiere della Maddalena, non rappresentate su nessun elaborato progettuale e quindi, sotto il profilo edilizio, abusive (sic!). Il secondo fatto rimanda a un altro lembo di Italia, Cinisi, e a Peppino Impastato, giovane e scomodo antagonista ucciso da Cosa nostra nel 1978 e, per oltre vent’anni, fatto passare, dalle istituzioni e dai media, per terrorista. Lo dico con le parole di sua madre, Felicia Bartolotta: «Loro si immaginano: “Questa è siciliana e tiene la bocca chiusa”. Invece no. Io devo difendere mio figlio, politicamente, lo devo difendere. Mio figlio non era un terrorista. Lottava per cose giuste e precise. Glielo diceva in faccia a suo padre: “Mi fanno schifo, ribrezzo, non li sopporto. Fanno abusi, si approfittano di tutti, al municipio comandano loro”. Si fece ammazzare per non sopportare tutto questo».
    Ma c’è chi oppone alla storia e alla cronaca il fatto che in Val Susa è diverso come dimostrerebbe, da ultimo, l’escalation di violenza con attentati e incendi di mezzi di ditte impegnate (in maggiore o minor misura) nei cantieri del Tav. Difficile opporsi a questa suggestione. Ma, a ben guardare, solo di suggestione si tratta. Gli attentati a freddo sono, senza dubbio, cosa di assoluta gravità e fuori da ogni logica di protesta e di opposizione. Ma detto questo, senza se e senza ma, c’è una domanda, addirittura banale: in forza di quali elementi quegli attentati vengono attribuiti, con granitica certezza, ai No Tav? I principali siti del Movimento (i quali pure hanno sempre rivendicato le azioni dimostrative al cantiere e gli scontri che le hanno accompagnate) hanno respinto con fermezza tale attribuzione. Le presenze e gli avvertimenti mafiosi sono in valle – soprattutto nell’edilizia – una realtà risalente e conclamata. I presìdi No Tav e finanche le auto di attivisti e simpatizzanti sono da anni oggetto di incendi e danneggiamenti, pur nel silenzio della stampa. La storia del Paese ci ha abituati a una moltitudine di attentati simulati o farlocchi (ricordate gli spari al direttore di Libero Belpietro?). I gesti sconsiderati di chi è interessato a pescare nel torbido o di schegge impazzite di diversa estrazione non sono, anch’essi, una novità. Né giova il richiamo al criterio del cui prodest (che, anzi, porterebbe in tutt’altra direzione, essendo evidente che attentati siffatti danneggiano il Movimento No Tav e i suoi obiettivi). Non sarebbe, dunque, prudente e razionale denunciare la gravità dei fatti ma sospendere il giudizio sulla paternità degli stessi in attesa (quantomeno) dei primi accertamenti? Come accade, di regola, dopo ogni fatto di reato, quando sono gli stessi inquirenti a precisare che «si indaga in ogni direzione». Qui, invece, si parla, con sospetta disinvoltura, solo di intimidazioni e violenze No Tav e contemporaneamente, in una valle militarizzata, nessuno pensa che sia opportuno un controllo permanente (magari discreto) dei – pochi – siti di imprenditori a rischio attentati.
    È vero. Qualcosa non funziona in Val Susa. Ma non è detto che sia quanto evocato dall’establishment e dai suoi portavoce.
    ========

    Fonte, il Manifesto, 20.9.2013

  37. Pubblicato 20 settembre 2013 alle 18:54 | Permalink

    Televideo, 20 settembre 2013

    Tav, Alfano: delinquenti si rassegnino
    20/09/2013 18:45

    18.45 “Lo Stato fa lo Stato. La Tav si farà. Delinquenti e bombaroli si rassegnino”.
    Lo ha detto il ministro dell’Interno, Alfano. Con l’invio in Val di Susa di altri 200 militari, aggiunge, “rafforziamo i contingenti che proteggeranno l’avvio dei lavori della ‘talpa’”, la macchina che dovrà scalare il tunnel, punto nodale del progetto.

  38. Pubblicato 20 novembre 2013 alle 23:13 | Permalink

    A Roma oggi ci sono state azioni di autodifesa dalla violenza delle bande politico-affaristiche che devastano la Val di Susa. Il ministro della polizia (Alfano!) risponde con il suo solito disco rotto.

  39. Pubblicato 21 novembre 2013 alle 20:25 | Permalink

    Da Il mistero della Tav in Val di Susa – Sondaggio

    La Tav in Val di Susa, che in realtà Tav non è, ma Tac, treno merci ad alta capacità, è un mistero. Una tratta ideata alla fine degli anni ’80 che finirà tra vent’anni. Lascerà un debito generazionale spaventoso che pagheremo con le tasse e il debito pubblico e una valle sconvolta per sempre. Un tunnel di 57 chilometri che modificherà la struttura del territorio, comprese le fonti d’acqua con il pericolo della diffusione di amianto.
    I fondi della UE di cui si riempie la bocca Capitan Findus Letta serviranno solo per una coprire una piccola parte dei costi, forse un miliardo, quando il valore complessivo della Tav è di almeno 18/20 miliardi di euro. Quattro volte il Ponte di Messina. Una tratta ferroviaria in Val di Susa esiste già e, ogni anno, diminuiscono le merci trasportate. L’interesse dei politici per quest’opera colossale e inutile è morboso. Perde i pezzi, ma non si discute. Doveva collegare Lisbona a Kiev e, se andrà bene, collegherà Torino a Lione. Il Paese non ha soldi per i trasporti primari, per i treni dei pendolari, per le strade, ma per la Tav i miliardi devono saltare fuori. Non c’è logica in tutto questo, così come è surreale l’occupazione militare di una valle perchè si è schierata compatta contro la sua distruzione demonizzando e inquisendo chiunque si opponga a questo scempio. Gli abitanti della Val di Susa sono trattati come pericolosi brigatisti.
    La Francia di TAV lnon vuole sentir parlare, l’apposita commissione ha così deliberato da tempo (qualcuno avverta Hollande venuto in visita romana di conforto al Nipote) : “Tenendo conto delle incertezze sul calendario del tunnel di base, non può essere certa che i rischi di saturazione e le sovrapposizioni d’uso che giustificano la realizzazione del progetto si verifichino prima degli anni 2035-2040“. L’accanimento sulla Tav che dura ormai da un ventennio deve avere delle ragioni profonde, insondabili, ma importanti, di vita o di morte. Perché, per esempio, persone della ‘ndrangheta intercettate a Torino hanno detto di votare Fassino sindaco? Perché Fassino nel suo primo discorso da sindaco ha subito perorato la causa della Tav? Perché ogni governo negli ultimi quindici anni ha avuto la Tav come priorità trascurando le vere emergenze del Paese?

  40. Pubblicato 18 gennaio 2014 alle 16:38 | Permalink

    Mentre il segretario del Partito Democratico si consulta con un noto pregiudicato per stabilire insieme una nuova legge elettorale, il blog di Grillo dà ancora una volta voce al Movimento No Tav.

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    “Siamo colpevoli! Colpevoli di difendere la nostra terra e i beni comuni. Chiediamo a tutti un appoggio e una solidarietà concreta.
    Il tribunale ordinario di Torino, sezione distaccata di Susa, il 7 gennaio 2014 ha sentenziato: “dichiara tenuti e condanna Alberto Perino, Loredana Bellone e Giorgio Vair, in solido tra di loro, al pagamento a parte attrice [LTF] di euro 191.966,29 a titolo di risarcimento del danno;” oltre al pagamento sempre a LTF di euro 22.214,11 per spese legali, per un importo totale di euro 214.180,40. La causa civile era stata intentata da LTF perché a suo dire gli era stato impedito di fare in zona autoporto di Susa il sondaggio S68 la notte tra l’11 e il 12 gennaio del 2010. I sondaggi S68 e S69 erano inutili e infatti non sono mai stati fatti né riproposti sia nel progetto preliminare sia nel progetto definitivo presentato per la tratta internazionale del TAV Torino – Lyon. Quella notte, all’autoporto, centinaia di manifestanti erano sulla strada di accesso all’area per impedire l’avvio del sondaggio. La DIGOS aveva detto che non sarebbero arrivate le forze di polizia per sgomberare il terreno dai manifestanti, ma che sarebbero venuti gentilmente a chiedere di poter fare il sondaggio, se avessimo rifiutato se ne sarebbero andati. E così avvenne. Poi si scoprì che era una trappola per tagliare le gambe ai NO TAV con una nuova tecnica: richiesta di danni immaginari per centinaia di migliaia di euro a carico di qualche personaggio del movimento.
    LTF aveva nascostamente stipulato un contratto di utilizzo di due aree di circa 150 mq cadauna, mai registrato, con la CONSEPI spa, che vantava un diritto di superficie sull’area di proprietà del comune di Susa per una cifra completamente folle: 40.000 euro per i primi quattro giorni e 13.500 euro al dì per i giorni successivi per un totale dichiarato di 161.400 euro IVA compresa. Questo contratto serviva solo per gonfiare i costi e quindi la richiesta di danno. LTF aveva stipulato con la CONSEPI, in violazione di ogni principio di buon andamento della gestione dei fondi pubblici, una scrittura privata per accedere ai predetti terreni, sborsando ben 161.400 euro alla stessa CONSEPI per avere in concessione un terreno di pochi metri quadrati già oggetto di una autorizzazione amministrativa per occupazione temporanea a costo quasi zero, come prevede la legge italiana sugli espropri ed occupazioni temporanee. Dei 34 sondaggi previsti ne furono effettuati soltanto 5: un colossale bluff per dire all’U.E. che i lavori erano iniziati..
    Gli avvocati del movimento presenteranno appello, ma essendo una causa civile, se LTF pretende il pagamento immediato, occorrerà pagare al fine di evitare pignoramenti o ipoteche sui beni delle tre persone condannate al risarcimento. Il MOVIMENTO NO TAV non ha le possibilità economiche per fare fronte a queste pretese. Tutto questo è stato concertato e messo in atto solo al fine di stroncare la nostra lotta.
    Il MOVIMENTO NO TAV sta già sostenendo un pesantissimo onere per le difese legali, a cui si aggiunge questa batosta tremenda, che da solo non può sopportare. Per questo, con molta umiltà, ma altrettanta dignità e fiducia, chiede a tutti quelli che ci dicono: “Non mollate!”, “Siete l’unica speranza di questo Paese”, “Resistete anche per noi” di dare un concreto appoggio aiutandoci economicamente in modo che possiamo resistere ancora contro questo Stato e questi Poteri Forti che ci vogliono per sempre a cuccia e buoni.
    Ci sono più di 400 persone indagate per questa resistenza contro un’opera imposta, inutile e devastante sia per l’ambiente sia per le finanze di questo Stato e che impedisce di fare tutte le altre piccole opere utili. Anche utilizzando questi sporchi mezzi non riusciranno a fermare la resistenza del popolo no tav. Aiutateci a resistere, grazie.
    I contributi devono essere versati esclusivamente sul
    Conto Corrente postale per le spese legali NO TAV n.1004906838
    IBAN: IT22L0760101000001004906838
    intestato a Pietro Davy e Maria Chiara Cebrari
    .”

    Alberto Perino
    ==========

    Fonte: Colpevoli di difendere la nostra terra, di Alberto Perino #NoTav

  41. Pubblicato 9 febbraio 2014 alle 09:47 | Permalink

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    Quanto costano i processi ai NoTav?
    Fonte: http://www.notav.info

    Un appello a tutti i no tav che hanno le conoscenze in materia. Serve l’aiuto di tutti.
    Vi facciamo un esempio molto semplice. Il processo no tav di cui in questi giorni si fa un gran parlare su tg e giornali, il processo ai no tav e a Beppe Grillo che hanno insieme violato il sequestro giudiziario della baita clarea. I fatti, nell’inverno 2010-2011 il movimento no tav acquista regolarmente un terreno oggi interno alle recinzioni del cantiere tav di Chiomonte. Per testimoniare e far riflettere sull’eventuale apertura dei lavori si costruisce lì un presidio (in pietra e legno in stile alpino) lungo 8 metri, largo 6 e alto 4.

    I permessi non vengono concessi dal comune ma la sovrintendenza ai beni culturali interpellata in merito definisce il manufatto assolutamente compatibile con l’ambiente naturale che lo circonda. A metà dei lavori la procura di Torino capitanata da Caselli sequestra il manufatto. Il movimento prosegue nei lavori e per questo motivo oggi venti attivisti sono sotto processo, compreso il leader dei cinque stelle. Sempre con il sequestro in corso il presidio viene circondato dalle recinzioni e nell’inverno 2012 inglobato nel cantiere tav di Chiomonte.

    Stesso territorio, stessi vincoli ambientali ma se la baita in pietra dei notav di appena 50 metri quadri è irregolare storia diversa è per il cantiere di oltre 70000 metri quadri ritenuto assolutamente regolare. Una piccola baita per impedire una speculazione inutile da 28 mld di euro di denaro pubblico diviene un grave reato per il quale oggi vengono chieste pene da 6 mesi a 18 mesi di carcere.

    E’ chiaro l’intento della procura di Torino, arrestare i no tav, far loro paura e permettere ai governi e ai partiti di speculare costruendo un’opera inutile con i soldi dei cittadini gonfiando le fatture e dando lavoro alle proprie ditte di costruzioni come cmc (cooperativa costruzioni di Ravenna) di proprietà del Partito Democratico di Renzi.

    Ma anche al cittadino più garantista e legalista chiediamo? Ha senso tutto questo? Ci aiutate a capire quanto costa processare 20 no tav per aver costruito a proprie spese una piccola baita in stile alpino su di un proprio terreno oggi già espropriato e distrutto dal cantiere?
    Vi forniamo alcuni dati sperando che giungano presto forniti da chi può avere conoscenze in merito i relativi costi

    Torino Venerdì 7 febbraio 2014 Palagiustizia dalle ore 9.00 alle ore 15.00

    1 maxiaula (aula 3) normalmente destinata ai maxiprocessi (minotauro, ethernit, thiessen)(sulla questione aula considerare anche i costi vivi di getione del palagiustizia, riscaldamento, manutenzione, pulizie…)
    1 giudice di primo grado
    1 cancelliere
    1 tecnico audio
    1 testimone ufficiale dei carabinieri in trasferta da Treviso (all’epoca dei fatti contestati in servizio a Chiomonte)
    20 uomini Forze di polizia presenti all’esterno del tribunale
    10 uomini Forze di polizia presenti all’esterno dell’aula
    8 uomini carabinieri di servizio all’ingresso e all’interno dell’aula
    2 pubblici ministeri Padalino e Rinaudo
    6 uomini personale di scorta ai due pubblici ministeri
    4 uomini tecnici e assistenti ai pubblici ministeri
    10 uomini personale di polizia con servizio investigativo specifico (funzionari digos)
    AIUTATECI A CAPIRE QUANTO COSTA TUTTO QUESTO. SONO SOLDI PUBBLICI SPESI IN MODO INUTILE!
    SCRIVICI A: quantocostanoiprocessiainotav@gmail.com

    Alcune curiosità

    I due pubblici ministeri citati con i loro uffici al completo da circa un anno seguono solo il movimento no tav.
    Le loro scorte lavorano 24 ore al giorno su più turni.
    Quasi ogni giorno ormai al palagiustizia di Torino sono in corso processi ai no tav.
    Gli imputati no tav sono ormai più di 600.
    Il movimento no tav ha sempre dichiarato che non intende fare del male ad alcun essere vivente con il proprio agire e così da sempre è stato.
    Il fatto più grave contestato è l’incendio di un compressore (valore materiale 2000 euro)
    I 4 no tav accusati dell’incendio sono tutt’ora in carcere e rischiano fino a 30 anni di carcere con l’accusa di terrorismo

    Le mobilitazioni no tav sono autofinanziate e non costano praticamente nulla se non il prezzo dei manifesti di propaganda
    L’alta velocità Torino Lione costerà nel suo complesso 28 mld di euro di denaro pubblico
    Nonostante quest’opera sia un furto ed una speculazione inutile nessun politico che la sostiene è mai finito in un’aula di tribunale

    ============
    Invito gli amici che mi leggono a dare un loro piccolo contributo a favore dei resistenti della Val di Susa.
    I contributi devono essere versati esclusivamente sul
    Conto Corrente postale per le spese legali NO TAV n.1004906838
    IBAN: IT22L0760101000001004906838
    intestato a Pietro Davy e Maria Chiara Cebrari.
    Grazie.

  42. Pubblicato 13 febbraio 2014 alle 15:39 | Permalink

    Stavolta si tratta di una bambina e di un carabiniere.

    =========
    Una piccola storia valsusina

    Scuola media di un paese della bassa Valle di Susa.

    Una mattina come tante: campanella, tutti in classe, e mentre si chiacchera arriva il prof. “Oggi niente lezione, si va in palestra ad ascoltare l’arma dei carabinieri”

    E così ci si “intruppa” e si prende posto.

    Il carabiniere relatore spiega nei dettagli quanto bene fanno alla popolazione, spiega cos’è il bullismo e come loro possono intervenire in simili casi, che la loro missione è quella di aiutare i più deboli e fermare i cattivi, infine un bel video dove si vedono volanti sgommare, cattivoni arrestati e bambini salvati.

    Tutto sembra finito nei migliori dei modi…ma c’è un ma. Perchè i bambini possono fare delle domande e la prima domanda la fa una piccola bambina che frequenta la prima media (11 anni!) che molto candidamente dice “Voi dite che fate tanto bene, ma in questa Valle io so che picchiate e manganellate i no tav, a me non sembra che facciate tutto sto bene”

    Al che il carabiniere si dimostra per quello che è, e al posto di chiudere la questione con una battuta inizia un lungo panegirico contro i no tav: sono “disobbidienti” (usa prorpio questo termine) “non ascoltano come quando un bambino non ascolta la mamma” e in un crescendo wagneriano inizia a raccontare che si camuffano, tirano pietre e bombe, attaccano le reti e che fanno cose illegali e quest’ultima parola la ripete più volte.

    La bambina ascolta, poi finito il panegirico, si ritrova ancora il micorfono in mano e allora ribatte “ma a me sembra che i primi ad essere illegali siete voi. Sparate dei gas lacrimogeni che sono vietati da tutto il mondo, proprio voi che dovreste essere legali” A quel punto succede quello che non ti aspetti.

    Succede che tutti i bambini si mettono ad applaudire e osanarre la piccola bambina di prima e che il carabiniere non riesce più a parlare.

    Lei in tutto quel clamore scoppia a piangere per l’emozione, mentre i tutti i bambini li sono adosso: chi fa i complimenti, chi l’abbraccia, chi gli dice che è una piccola eroina.

    Nelle ore dopo non si parla di altro. Della “primina” che ha azzitito il carabiniere

    Vi assicuro che è’ tutto vero! raccontato dai diretti interessati.

    =============

    Fonte: notav.info, 13.2.2014

  43. Pubblicato 27 febbraio 2014 alle 17:09 | Permalink

    Mi è stata inviata la lettera aperta scritta dai genitori dei ragazzi accusati di terrorismo per aver danneggiato un compressore e l’immagine dell’Italia.
    Vengono i brividi, vero?

    =============
    I familiari di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò

    In queste settimane avete sentito parlare di loro. Sono le persone arrestate il 9 dicembre con l’accusa, tutta da dimostrare, di aver assaltato il cantiere Tav di Chiomonte. In quell’assalto è stato danneggiato un compressore, non c’è stato un solo ferito. Ma l’accusa è di terrorismo perché “in quel contesto” e con le loro azioni presunte “avrebbero potuto” creare panico nella popolazione e un grave danno al Paese. Quale? Un danno d’immagine. Ripetiamo: d’immagine. L’accusa si basa sulla potenzialità di quei comportamenti, ma non esistendo nel nostro ordinamento il reato di terrorismo colposo, l’imputazione è quella di terrorismo vero e volontario. Quello, per intenderci, a cui la memoria di tutti corre spontanea: le stragi degli anni 70 e 80, le bombe sui treni e nelle piazze e, di recente, in aeroporti, metropolitane, grattacieli. Il terrorismo contro persone ignare e inconsapevoli, che uccideva, che, appunto, terrorizzava l’intera popolazione. Al contrario i nostri figli, fratelli, sorelle hanno sempre avuto rispetto della vita degli altri. Sono persone generose, hanno idee, vogliono un mondo migliore e lottano per averlo. Si sono battuti contro ogni forma di razzismo, denunciando gli orrori nei Cie, per cui oggi ci si indigna, prima ancora che li scoprissero organi di stampa e opinione pubblica. Hanno creato spazi e momenti di confronto. Hanno scelto di difendere la vita di un territorio, non di terrorizzarne la popolazione. Tutti i valsusini ve lo diranno, come stanno continuando a fare attraverso i loro siti. E’ forse questa la popolazione che sarebbe terrorizzata? E può un compressore incendiato creare un grave danno al Paese?

    Le persone arrestate stanno pagando lo scotto di un Paese in crisi di credibilità. Ed ecco allora che diventano all’improvviso terroristi per danno d’immagine con le stesse pene, pesantissime, di chi ha ucciso, di chi voleva uccidere. E’ un passaggio inaccettabile in una democrazia. Se vincesse questa tesi, da domani, chiunque contesterà una scelta fatta dall’alto potrebbe essere accusato delle stesse cose perché, in teoria, potrebbe mettere in cattiva luce il Paese, potrebbe essere accusato di provocare, potenzialmente, un danno d’immagine. E’ la libertà di tutti che è in pericolo. E non è una libertà da dare per scontata.

    Per il reato di terrorismo non sono previsti gli arresti domiciliari ma la detenzione in regime di alta sicurezza che comporta l’isolamento, due ore d’aria al giorno, quattro ore di colloqui al mese. Le lettere tutte controllate, inviate alla procura, protocollate, arrivano a loro e a noi con estrema lentezza, oppure non arrivano affatto. Ora sono stati trasferiti in un altro carcere di Alta Sorveglianza, lontano dalla loro città di origine. Una distanza che li separa ancora di più dagli affetti delle loro famiglie e dei loro cari, con ulteriori incomprensibili vessazioni come la sospensione dei colloqui, il divieto di incontro e in alcuni casi l’isolamento totale. Tutto questo prima ancora di un processo, perché sono “pericolosi” grazie a un’interpretazione giudiziaria che non trova riscontro nei fatti.

    Questa lettera si rivolge:
    Ai giornali, alle Tv, ai mass media, perché recuperino il loro compito di informare, perché valutino tutti gli aspetti, perché trovino il coraggio di indignarsi di fronte al paradosso di una persona che rischia una condanna durissima non per aver trucidato qualcuno ma perché, secondo l’accusa, avrebbe danneggiato una macchina o sarebbe stato presente quando è stato fatto…
    Agli intellettuali, perché facciano sentire la loro voce. Perché agiscano prima che il nostro Paese diventi un posto invivibile in cui chi si oppone, chi pensa che una grande opera debba servire ai cittadini e non a racimolare qualche spicciolo dall’Ue, sia considerato una ricchezza e non un terrorista.
    Alla società intera e in particolare alle famiglie come le nostre che stanno crescendo con grande preoccupazione e fatica i propri figli in questo Paese, insegnando loro a non voltare lo sguardo, a restare vicini a chi è nel giusto e ha bisogno di noi.

    Grazie
    I familiari di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò

  44. Pubblicato 28 febbraio 2014 alle 14:43 | Permalink

    “Pensavamo di essere processati per delle ipotesi di reato, ma ci siamo accorti – nel corso del procedimento – che siamo processati non per quello che potremmo aver fatto ma per quello che siamo.

    Pensavamo di avere un processo normale in un tribunale normale, ma ci sembra – in quanto NO TAV – di essere sottoposti a un procedimento che si dimostra sempre più ‘speciale’.”

    ============

    Consiglio la lettura integrale del (breve) testo letto in aula dalle persone imputate di terrorismo per “danno d’immagine”!
    Il danno all’immagine dell’Italia lo perpetrano da decenni i capi dei partiti, i dirigenti corrotti, le figure istituzionali colluse con la malavita.

  45. Pubblicato 2 marzo 2014 alle 18:28 | Permalink

    Erri De Luca:
    “Negli ultimi 4 anni sotto inchiesta in 1000, si’ mille, per la resistenza in Val di Susa: e’ ormai in funzione a Torino un tribunale speciale con magistrati fissi incaricati di repressione della più forte lotta popolare italiana”.

    Fonte: Un tribunale speciale per i notav

    La posizione del governo Renzi sul Treno ad Alta Velocità Torino-Lione è nota (totalmente a sostegno); chiedo agli amici che ne sanno qualcosa: qual è invece la posizione della Lista per Tsipras?

  46. Pubblicato 4 marzo 2014 alle 21:37 | Permalink

    Miserabili banchieri. Che quella polvere uccida loro, invece che il popolo che abita la Val di Susa.

    =============
    La sua visita al cantiere come ex ministro delle infrastrutture e dei trasporti era dovuta alla volontà di controllare l’avanzamento lavori.
    In effetti il povero ex ministro (già amministratore delegato di Intesa Sanpaolo) ci ha provato a verificare “l’eccellente lavoro svolto” ma proprio mentre se ne congratulava con il sempre più olivastro Virano, ha dovuto intterrompere il discorso a causa delle nubi di polvere che si alzano nel cantiere al minimo alito di vento (non solo polveri sottili, ora pure radioattive).

    Per spostare l’attenzione dalla scarsa sicurezza del cantiere e dai gravi problemi che sta già creando ha colto l’occasione per fare un po’ di passerella con il suo neonato movimento politico “Italia Unica”. Il nome dice già molto, un paese unico, unico al mondo per la corruzione, un paese unico che da nord a sud spende soldi pubblici per il tav, cancella i servizi e smantella lo stato sociale.

    Ma purtroppo nemmeno questo ripiego funziona. Nell’incontro con i sindaci del centrodestra, raccimolati dalla collina morenica all’alta valle, appena pochi secondi dopo aver dichiarato: “Dobbiamo essere vicino agli amministratori, alle imprese e ai lavoratori coinvolti e sostenere il loro impegno per lo sviluppo di quest’opera infrastrutturale” chi gli rompe le uova nel paniere? Pinard.

    Arrabbiatissimo si rivolge al ministro: “Nel mio Comune la metà dei dipendenti é No Tav, nell’ufficio tecnico sono tutti No Tav. E così non riesco a concludere niente. La gestione dei progetti sulle opere di compensazione di Chiomonte l’ho affidata ai funzionari della Regione proprio per questo” – della serie è tutta colpa dei no tav, e continua – “I soldi sulle opere di compensazione sono elastici, un po’ ci sono e un po’ spariscono, a seconda dei casi – ha detto a Passera – e nei nostri Comuni, anziché aiutarci nel migliorare i servizi, ci vengono tolti. Se le cose continuano così, per le elezioni che ci saranno a maggio a Chiomonte, stiamo pensando di non fare più una nuova lista in continuità con l’amministrazione attuale, a favore della Tav, lasciando spazio ad altri. Non ci candidiamo più per protesta”. Sta a vedere che come l’orologio fermo che 2 volte al giorno segna l’ora esatta anche Pinard talvolta ne pensa una giusta!

    Ecco come una bella giornata in Val Susa, una gita fuori porta, può diventare un incubo.
    Un cantiere che in 3 anni ha scavato poco più di 300 metri con tutti sti costi per tenerlo lì e con tutta sta polvere che si insinua ovunque, una vergogna a cui solo l’uomo politico può dimostrarsi impassibile, e come se non bastasse anche i sindaci “amici” hanno scoperto che le compensazioni non arriveranno mai e si lamentano che gli ospedali vanno a pezzi…che dire?!
    Proprio una giornata no.
    ============

    Fonte: No Tav Info, Passera e la giornata no di Chiomonte

  47. Pubblicato 12 marzo 2014 alle 21:07 | Permalink

    Questo è il loro ordine, questo è il disordine dello Stato.
    Maledetti.

  48. Pubblicato 3 aprile 2014 alle 13:50 | Permalink

    Da notav.info un Appello per la liberazione dei corpi e del dissenso politico.
    Qui sotto le righe introduttive.
    ============

    Proponiamo all’attenzione di tutte/i questo appello firmato da alcuni intellettuali e attivisti europei e non solo per denunciare il clima di crescente intimidazione e repressione presente in Italia e in Europa. Clamoroso è il caso della lotta in Val di Susa, dove attualmente quattro giovani sono sottoposti a un regime carcerario di isolamento, accusati di “terrorismo”, e 54 persone si trovano sotto processo per aver manifestato, in forme diverse, il loro dissenso contro il proseguo dei lavori per l’Alta Velocità a cui da venti anni si oppongono le comunità della zona. Non basta: altri episodi diffusi di repressione del dissenso e del diritto a manifestare ci allarmano grandemente.

    Promotori di tale iniziativa sono gli iscritti alla lista Effimera, variegata realtà di ricerca e di pensiero internazionale, nata dopo l’esperienza di UniNomade 2.0. Chiediamo a tutti coloro che hanno a cuore la libertà di espressione e di critica di appoggiare questa presa di parola che ha lo scopo di ribadire il diritto all’autodeterminazione dei corpi e dei territori al di fuori delle imposizioni e delle logiche del capitalismo finanziario contemporaneo.

    Per firmare: appello.contro.repressione@gmail.com

  49. Pubblicato 6 aprile 2014 alle 12:18 | Permalink

    La polizia italiana manganella i cittadini che difendono la propria terra -gridando Via via mafiosi e polizia- come i carabineros cileni manganellano i Mapuche. Bravi Renzi e Alfano.

  50. Pubblicato 15 aprile 2014 alle 15:36 | Permalink

    ===============
    Anche noi saremo a Torino, il 10 maggio, per far sentire la nostra solidarietà a Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò.

    Chiara, Claudio, Mattia, Niccolò. E’ importante ripetere i nomi, è importante scandirli perché stiamo parlando di quattro vite, quattro esseri umani, quattro attivisti No Tav che dal 9 dicembre 2013 sono imprigionati, sparpagliati tra le carceri di Alessandria, Ferrara e Roma, sottoposti a un regime di alta sicurezza (AS2).

    Per noi come per la popolazione della Val di Susa questi prigionieri sono fratelli e sorelle, parte della comunità che da più vent’anni resiste a una «grande opera» inutile e insensata, macchina mafiogena ed ecocida, meccanismo divorasoldi e divoramontagne imposto al territorio con prepotenza, ottusa arroganza e metodi prettamente autoritari.

    Per noi prendere posizione è facile, è scontato. Ma anche chi non si è mai informato su questa lotta, e come molti è stato indotto a guardarla con sospetto, dovrebbe allarmarsi per quanto sta accadendo. E’ una vicenda che racconta una storia più grande, che rischia di ingrandirsi ulteriormente e coinvolgere sempre più persone. Tu che leggi, con quale certezza puoi dirti al sicuro? Come dice il motto latino: «de te fabula narratur». Forse questa storia parla già di te.

    Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò vengono spacciati per terroristi e, a poco più di vent’anni d’età, si trovano a rischiarne trenta di prigione. Il processo inizierà il 22 maggio. Di cosa sono accusati, esattamente?

    Sono accusati di aver partecipato a una iniziativa durante la quale venne danneggiato un compressore. Cioè un oggetto inanimato. Una cosa, fatta di metallo e fili.

    Quella notte, non un poliziotto né tantomeno un operaio del cantiere TAV furono sfiorati, nemmeno alla lontana.

    L’accusa di terrorismo e il regime di alta sorveglianza trovano il loro appiglio nell’art. 270 sexies del codice penale, incartato nove anni fa dentro uno dei tanti «pacchetti sicurezza» propinati a un’opinione pubblica in cerca di facili rassicurazioni. Era il luglio 2005, c’erano stati da poco gli attentati alle metropolitane di Madrid e Londra.

    Coincidenza: quello stesso anno il movimento No Tav conseguì la sua più importante vittoria sul campo, bloccando e scongiurando l’apertura del cantiere per il cunicolo geognostico previsto a Venaus. In apparenza non c’entra, e invece c’entra, perché nel 270 sexies si legge (corsivo nostro): «Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto [...]»

    Dato che il movimento No Tav vuole impedire il colossale sperpero del TAV Torino-Lione, ogni iniziativa in tal senso può essere ricondotta a «finalità di terrorismo».

    Ecco perché nessuno è al riparo da questa accusa.

    Per due PM e un GIP della procura di Torino, Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò hanno cercato di «danneggiare l’immagine dell’Italia».

    Proprio così, ripetiamolo: «danneggiare l’immagine dell’Italia».

    Quale Italia sarebbe stata danneggiata nella sua immagine dai No Tav che stanno per andare a processo?

    L’Italia che i poteri costituiti vedono «diffamata» dai No Tav è forse quella della dignità, della solidarietà, della partecipazione democratica? O è piuttosto quella di un certo «sviluppo» che serve solo il malaffare, della simbiosi tra partiti e cosche criminali, degli appalti sospetti, del lavoro con molti ricatti e pochi diritti, dei veleni e del biocidio?

    Quella che stiamo descrivendo è solo la punta più avanzata di una strategia che la Procura di Torino ha avviato da tempo. Attivisti accusati di stalking, ambientalisti accusati di procurato allarme, ragazzi accusati di sequestro di persona, sindaci condannati a pagare cifre astronomiche, mesi di galera per la rottura di un sigillo, processi tenuti in aule-bunker…

    La pretesa di affrontare un problema politico e tecnico come quello della Torino-Lione attraverso la repressione giudiziaria e poliziesca sta avendo e avrà sempre più conseguenze devastanti. Devastanti non solo per il vivere civile, ma soprattutto per quattro ragazzi che rischiano di passare la loro gioventù in prigione, perché qualcuno ha deciso di schiacciare la resistenza valsusina sotto un tallone di ferro.

    Se sottoporre i quattro ragazzi al regime di Alta Sicurezza 2 doveva spezzare loro e far vacillare il movimento no tav, possiamo dire con certezza che non è servito.

    Non è servito l’isolamento imposto ben oltre il periodo delle indagini, contro quel che si legge nell’articolo 33 dell’ordinamento penitenziario e nell’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

    Non sono servite la drastica limitazione delle ore d’aria, la censura della posta la riduzione delle visite (permesse solo ai famigliari in senso stretto, quindi non a compagni/e di vita e conviventi).

    Non è servita nemmeno la criminalizzazione mediatica.

    Da dietro le sbarre, Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò hanno spedito lettere mai rassegnate, spesso ironiche, provocatorie, briose. Hanno chiesto per sé più repressione, più isolamento e il divieto di mangiare, hanno chiamato a testimoniare per la difesa «mio cugino che mi vuole tanto bene»… Dulcis in fundo, hanno suggerito di aggiungere Dudù il cagnolino di Berlusconi, alla surreale lista di «parti offese» stilata dai PM.

    Lista che oggi include, senza il minimo intento umoristico, la Commissione Europea, il Consiglio dei Ministri, il III Reggimento Alpini di Pinerolo, i carabinieri di Sestriere, la P.S. di Imperia, la Guardia di Finanza di Torino…

    Il 10 maggio si va in piazza.

    A sostegno delle vere «parti offese».

    Per la libertà di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, e per la libertà di tutti.

    Per l’aria, l’acqua, il suolo e la salute pubblica della Val di Susa, dell’Italia e del pianeta.

    Contro l’oscena accusa di terrorismo.

    A Torino, alle 14, in Piazza Adriano.

    Noi ci saremo.

    Primi firmatari: Wu Ming (collettivo di scrittori) – Valerio Mastrandrea (attore e regista) Loredana Lipperini (giornalista, conduttrice di Fahrenheit) – Zerocalcare (fumettista) – Cecilia Strada (presidente Emercency) – Massimo Carlotto (scrittore) – Marco Aime (antropologo e scrittore) Pino Cacucci (scrittore) – Erri De Luca (scrittore) – Valerio Evangelisti (scrittore) – Sabina Guzzanti (attrice e regista), Paolo Cacciari (giornalista) – Guido Viale (economista) – Maso Notarianni (giornalista-Peace Reporter) – Vauro Senesi (editorialista e vignettista) – Serge Quadruppani (scrittore) – Alberto Prunetti (scrittore) – Girolamo De Michele (scrittore) – Giulietto Chiesa (Giornalista)

    Per aderire all’appello scrivere indicando nome e cognome a appello10maggio@gmail.com

    ===============

    Fonte: Appello: Contro la vendetta di stato, per la giustizia. Con Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, per tutte e tutti noi.

  51. Pubblicato 18 aprile 2014 alle 12:59 | Permalink

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    La crociata della procura di Torino contro i notav non conosce nè limiti nè soste. Ormai è un fatto personale, quello che incarnano i pm con l’elmetto Padalino e Rinaudo ed ogni giorni cercano fatti, atti, dichiarazioni e sopratutto persone da iscrivere nel registro degli indagati e calendarizzare un bel processo.

    Abbiamo notato come l’ Appello: Contro la vendetta di stato, per la giustizia. Con Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, per tutte e tutti noi, abbia dato fastidio a quel mondo variegato che sostiene il tav e la repressione contro i notav e quindi cosa ci dovevamo aspettare se non un atto della magistratura? Ormai è questo il copione, i vari politici o affaristi vari non hanno che da muoversi nei loro recinti di consenso: in parlamento votano leggi blindati e le spacciano per un successo, nella società sbraitano e si muovono, convinti di guadagnare consensi e indebolire il movimento, spalleggiati da forze dell’ordine e magistratura. Politicamente hanno perso da tempo, tecnicamente anche e culturalmente non c’è mai stata partita tra noi e loro.

    Quindi ieri è i pm con l’elmetto hanno messo una crocetta su Gianni Vattimo, europarlamentare , a giudizio per una visita a un No Tav in carcere, forse il primo caso in Italia. Oggi è toccato ad Erri De Luca, a processo il 5 giugno per le dichiarazioni di appoggio al movimento notav.

    Tutto è reato dalle parti della procura di Torino, tutto quello e sopratutto chi si espongono a favore del movimento notav e contro la lobby che vuole il treno ad alta velocità dopo aver arrestato più persone possibili, un’anomalia che trova però linfa vitale in una società come quella torinese sopratutto, attenta a non inimicarsi troppo il potere.

    Ha ragione Erri quando dice che è in corso” Una repressione su scala di massa è in corso a opera di un reparto della Procura di Torino che si occupa esclusivamente di reprimere la resistenza della Val Di Susa”, ed ora ne è vittima anche lui, che da sempre non ha avuto paura di manifestare le proprie idee.

    Abbiamo sempre più ragione quando diciamo che è in gioco la libertà di tutti noi, la libertà di opporci, di circolare, di manifestare le proprie idee; e che ci dobbiamo attrezzare sempre meglio per riuscire a farlo, ci dobbiamo attrezzare per resistere, nel tempo e forse anche oltre.
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    Fonte: Le idee e la libertà per la procura di Torino sono reato

  52. Pubblicato 18 aprile 2014 alle 15:01 | Permalink

    Il ministro del governo Partitodemocraticodinuovocentrodestra Alfano ha oggi difeso la polizia e respinto ancora una volta la richiesta dell’identificativo per i poliziotti che colpiscono gente inerme.
    Angelino Alfano sembra proprio “il Ministro dei temporali” della Domenica delle Salme, il quale “in un tripudio di tromboni / auspicava democrazia / con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni” (F. De André).

  53. Pubblicato 24 aprile 2014 alle 13:27 | Permalink

    Consiglio vivamente la lettura di questo testo di Ivan Cicconi che spiega in modo tecnico ma chiarissimo quali sono gli scopi delle Grandi Opere, delle quali il TAV è un paradigma.

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    Alta velocità: opere e capitalismo.

    Le grandi opere sono diventate il totem dei faccendieri della grande impresa post-fordista, con cui apparecchiare la tavola alla quale invitare i mariuoli dello stato post-keynesiano.

    La grande impresa del capitalismo globalizzato è caratterizzata da una organizzazione fondata sul cosiddetto outsourcing, che sta ad identificare un processo di scomposizione e svuotamento della fabbrica fordista, che passa da un’organizzazione “a catena piramidale” ad un sistema “a rete virtuale”.

    Questo modello di impresa non può che essere orientato al controllo dei fattori finanziari e di mercato e sempre meno ai fattori della produzione. E’ una grande impresa virtuale che inevitabilmente scarica, attraverso una ragnatela di appalti e subappalti, la competizione verso il basso e induce, anche nella piccola e media impresa, una competizione tutta fondata sullo sfruttamento del lavoro nero, grigio, precario, atipico.

    La grande opera è l’unico prodotto che può consentire a questo modello di impresa virtuale di funzionare: in alcuni casi massimizzando i profitti, in altri permettendogli semplicemente di sopravvivere. Essa è il piatto più ambito e consumato sulla tavola della nuova tangentopoli, nella in cui i faccendieri post-fordisti possono azzannare beni e risorse pubbliche, insieme ai mariuoli dei partiti virtuali dello Stato post-keynesiano. Le grandi opere consentono alla classe dirigentesul debito pubblico le risorse necessarie alla sua realizzazione. In tal senso, il progetto TAV ha costituito un modello di architettura finanziaria e contrattuale.

    In esso si realizza una sorta di privatizzazione della committenza pubblica, attraverso l’affidamento in concessione della progettazione, costruzione e gestione dell’opera pubblica ad una società di diritto privato (Spa), ma con capitale tutto pubblico (TAV Spa appunto, ma anche Stretto di Messina Spa, e le migliaia di Spa di questo tipo). La Spa pubblica nel modello TAV serve solo per garantire al contraente generale (il privato) il pagamento oggi del 100% del costo della progettazione e della costruzione e di mantenere per sé (il pubblico) il rischio del recupero dell’investimento con la gestione (i debiti pubblici futuri).

    Oltre ad un progressivo ricorso al contratto di concessione, nel quale la funzione del committente si trasferisce al privato e l’elemento finanziario diventa fondamentale, si sono introdotti ulteriori istituti contrattuali nei quali il regime privatistico ed il fattore finanziario sono dominanti. Ai contratti tipici se ne sono aggiunti altri (il project-financing, il global-service, il contraente generale, il contratto di disponibilità, il leasing immobiliare), nei quali la filiera del sistema della sub contrattazione non solo diventa più lunga e più articolata, ma si rendono anche inutilizzabili o di difficile applicazione le norme di contrasto della mafia, della corruzione o di tutela del lavoro, che sono state concepite e codificate per procedure di affidamento tradizionali, in particolare per l’appalto tipico. In questi casi infatti il contraente principale può sub-affidare tutte le attività in un regime privatistico, sottratto alle regole della gestione degli appalti pubblici.

    Con l’uso di questi nuovi istituti contrattuali, ed in un contesto nel quale il fattore finanziario pesa in modo decisivo, si determinano condizioni che offrono opportunità straordinarie proprio a quei soggetti che, oltre a disporre di denaro a costo zero, hanno l’esigenza di riciclare capitali di provenienza illecita. Se infatti già nel contratto di appalto è connaturata una fisiologica esposizione finanziaria dell’appaltatore: sia per l’attività svolta, con la quale anticipa le risorse necessarie, sia per il patologico ritardo nei pagamenti della pubblica amministrazione; con i nuovi istituti contrattuali il valore finanziario si dilata enormemente fino a diventare il fattore determinante.

    Con la diffusione delle concessioni e delle società di diritto privato controllate o partecipate, siamo allo stesso livello della ricontrattazione del debito con le operazioni dei “derivati”, che scaricano sui debiti futuri gli oneri di convenienze virtuali immediate.

    Qui però stiamo parlando non di qualche decina di miliardi di euro, bensì di centinaia di miliardi di debiti che si sono già accumulati e che emergeranno solo fra qualche anno nei bilanci correnti degli enti locali che si sono avventurati in queste operazioni.

    Stiamo parlando di un numero semplicemente straordinario di contratti e di società che operano in un regime di diritto privato, che sono fuori dalle regole e dal controllo della contabilità pubblica. Una marea di attività economiche, controllate, determinate e gestite da Consigli di Amministrazione delle Spa nominati dai partiti, in cui il ruolo ed i rapporti fra politici, tecnici e imprenditori si confondono e diventano sempre più intercambiabili e intercambiati. La spesa pubblica dunque non è più pilotata dalla transazione occulta della tangente, ma è diventa puramente e semplicemente carne di porco azzannata direttamente e senza intermediazioni da partiti, imprese e boiardi.

    La triangolazione tipica del sistema di tangentopoli è stata ampiamente sostituita da un sistema di relazioni e di convenienze più immediato e più complesso, nel quale gli illeciti sono molto più difficilmente contrastabili. In questo contesto, emerge pure un evidente paradosso: l’organizzazione mafiosa è nelle condizioni più favorevoli possibili per partecipare a questa fuga dalle regole, poiché in essa trova il suo habitat naturale: irresponsabilità dei tecnici nella gestione delle risorse; presenza diffusa, confusa e mascherata, della partitocrazia nelle istituzioni e nelle spa collegate; partiti frantumati, assenti nella società, vivi e vegeti e radicati solo nelle istituzioni e nelle spa lottizzate.
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    Fonte: Notav.Info

  54. Pubblicato 25 aprile 2014 alle 16:16 | Permalink

    “Si potrebbe affermare che ogni cittadino non sia ormai altro che un terrorista in potenza”

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    Quell’accusa di terrorismo
    di Giorgio Agamben

    Il processo contro quattro imputati per condotte e atti di terrorismo che sta per iniziare a Torino nel carcere delle Vallette è un’occasione per riflettere sul processo di grave involuzione del diritto e delle istituzioni che è seguito all’attentato dell’11 settembre 2001. È ormai evidente che il reato di terrorismo, definito nel modo più generico possibile, non serve a combattere le organizzazioni terroristiche internazionali, ma è utilizzato invece in politica interna per criminalizzare delle attività politiche che col terrorismo non hanno nulla a che fare.

    Nel caso in questione, non si tratta in alcun modo, di terroristi stranieri che vengono a colpire una popolazione civile: esattamente al contrario, si tratta qui della popolazione di una piccola valle montana, la val di Susa, che si oppone fermamente a che il luogo in cui vive sia reso inabitabile dalla costruzione di una linea ad alta velocità di cui essa non ha alcun bisogno e che interessi estranei impongono con ogni mezzo. È forse ingenuo supporre che democrazia significhi che gli abitanti di una stretta valle abbiano diritto di decidere se, anche lasciando da parte le ragioni di tutela del paesaggio, uomini e animali che prima vivevano a cinquanta metri di distanza, debbano ora essere separati da decine di chilometri: sta di fatto che, malgrado una protesta che dura da anni, le ragioni degli abitanti sono state sistematicamente ignorate.
    Ma il problema che qui ci interessa è quello dell’applicazione del reato di terrorismo a un contesto del genere. Chi ha qualche cultura giuridica sa bene quanto sia rischiosa l’introduzione nel diritto di clausole generali e indeterminate (come “sicurezza e ordine pubblico”, “buon costume” “stato di necessità”) che, in quanto non rimandano a una definizione precisa, ma alla valutazione soggettiva di una situazione, finiscono, com’è stato autorevolmente osservato, col rendere incerti tutti i concetti giuridici. La legislazione contro il terrorismo e le cosiddette “ragioni di sicurezza” hanno spinto questa indeterminazione all’estremo, tanto che si potrebbe affermare che rispetto ad esse ogni cittadino non sia ormai altro che un terrorista in potenza. Si consideri la formulazione dell’articolo di legge in base al quale i quattro
    imputati sono stati accusati: «Sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un’organizzazione internazionale, nonché le altre condotte definite terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l’Italia».
    Per una nemesi ironica, la formulazione generica dell’articolo, col suo riferimento a non meglio precisate “organizzazioni internazionali”, fa sì che esso sia molto più adatto a definire le azioni di politica estera di alcune grandi potenze, come gli Stati Uniti e la Russia, che non gli atti degli imputati. Ma ancora più singolare sono le endiadi «un Paese o un’organizzazione internazionale» e «poteri pubblici o un’organizzazione internazionale», che sembrano suggerire, con non voluta ironia, che i poteri pubblici si identificano ormai con quelli dell’organizzazione internazionale del sistema capitalista. Tanto più assurdo è volerla riferire agli abitanti della val di Susa. Di intimidire la popolazione qui non può certo essere questione, dal momento che ad agire è appunto la popolazione stessa; ma ancora più irreale è che questa si proponga di intimidire o «arrecare grave danno a un Paese o a un’organizzazione internazionale ».
    È importante, per questo, che i giudici ricordino che la definizione di un reato non deve mai essere indeterminata e generica e che la fattispecie in questione deve essere riferita sempre al suo effettivo contesto reale. Se la protesta legittima ha ecceduto nelle sue manifestazioni, esistono già nel codice penale le norme con cui sanzionarla, senza che si debba ricorrere a un reato di terrorismo che la coscienza civile sente come del tutto incongruo e sproporzionato.
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    Fonte: Notav.Info, 25.4.2014

  55. Pubblicato 25 aprile 2014 alle 23:56 | Permalink

    NoTav sulle manifestazioni del 25 aprile a Torino.

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    “Contro questa accusa si è levata la voce di tante persone in ogni parte d’Italia e non solo, persone che hanno capito che l’azione al cantiere di Chiomonte è stato un atto di giusta Resistenza contro un’opera inutile, dannosa costosa e imposta con la violenza alle popolazioni locali, e che con la vicenda dei quattro No Tav in carcere è in gioco la libertà di tutti.
    Anche alcune sezioni dell’ANPI si sono schierate coi No Tav, mentre i partiti di governo, in primo luogo il PD, che a parole commemorano retoricamente la Resistenza del 1943-45, di fatto con la Resistenza non hanno più niente a che fare, anzi stanno dall’altra parte, ad esempio dalla parte delle banche e dei poteri mafiosi interessati alla costruzione delle Grandi Opere”.

    L’articolo integrale si trova qui:
    Torino, Fassino e Chiamparino contestati dai No Tav alla fiaccolata per il 25 Aprile

  56. Pubblicato 29 aprile 2014 alle 17:39 | Permalink

    Guardiamoli bene: sono volti di terroristi.

  57. Pubblicato 19 maggio 2014 alle 22:33 | Permalink

    Dal sito notav.info, 19.5.2014

    ACAP

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    Questa mattina, poco dopo le 9, è arrivata la sentenza del processo contro Marco, accusato di oltraggio per aver chiamato pecorella un carabiniere: 4 mesi di carcere.

    Non ci interessa in questo momento ragionare sulla sentenza. Ci interessa piuttosto sottolineare come questa sentenza e questo processo siano nati solo ed esclusivamente in seguito alla sovraesposizione che giornali e tv hanno dato alla frase di Marco.

    In qualsiasi circostanza in cui polizia e carabinieri utilizzano la forza, un termine come “pecorelle” sarebbe considerato quasi gentile, ma non qui. Perché? Perché c’è stato un processo con l’accusa di oltraggio per una vicenda insignificante?

    Perché sul filmato del Corriere è stato montato un putiferio mediatico che aveva lo scopo evidente di spostare l’attenzione dalla caduta di Luca. Ricordiamo i fatti. Il sabato 25 febbraio 2012 una manifestazione con decine di migliaia di persone. Il lunedì, quasi a mostrare che della contrarietà popolare se ne infischiano allargano il cantiere. Luca per protesta si arrampica su un traliccio. Un rocciatore della polizia lo segue. Luca cade e resta attaccato alla vita con le unghie. Questa era una storia che smuoveva l’immaginario: un contadino che rischia la vita per difendere la sua terra. Occorreva qualcosa da contrapporre. E così viene montata la storia di pecorella, un dialogo innocuo, banale ma spinto e rilanciato in mille modi dai media, mandato in heavy rotation sulle televisioni, commentato in decine di articoli ed editoriali sulle prime pagine dei giornali. Fino a fare di Marco un mostro.

    Il processo è stato la conseguenza di questo linciaggio mediatico.

    E allora forse saranno soddisfatti oggi tutti quei giornalisti che su Marco hanno sputato inchiostro e fiele.

    Sarà forse soddisfatto Paolo Griseri che su La Repubblica diceva:

    Ma la barba va oltre, esagera. Pensa che in fondo dentro la maschera c’è lo stato non un uomo. Gioco pesante, è già successo. Ti aggredisco non per quel che sei ma per quel che rappresenti. Insultarne uno per insultarne cento.

    O Mario Sechi che scriveva su Il Tempo:

    Intorno alla crisi e al declino della fabbrica tradizionale, allo smantellamento della politica sono nate ideologie arroventate che sono alla ricerca ossessiva dell’incidente, del contatto fisico, della sassata, del fuoco, della barricata, del lancio dell’estintore sulla testa del militare. È una contestazione confusa nelle idee, ma ben organizzata nella devastazione. Cercano la morte come rabdomanti a caccia d’acqua, in un deserto mentale che abbiamo visto in tutta la sua follia nel filmato di quel giovane che in Val di Susa attorcigliava la lingua come un cane rabbioso, provocava il carabiniere e cercava di umiliarlo chiamandolo «pecorella». Il sangue freddo dimostrato da quel milite ci ha riconciliato con lo Stato, ma l’odio cieco di quello sconsiderato ci ha ricordato che l’Italia è ancora una fucina di mostri ideologici, di incubi e deliri scollegati dalla realtà e appesi al traliccio dell’alta tensione. Sono fulminati. E in nome della legge vanno fermati.

    Così come probabilmente si riterrà soddisfatto Giangiacomo Schiavi che sul Corriere della seradiceva:

    Guardateli bene il No tav e il carabiniere, fissate quel video di Corriere TV, ascoltate le parole intrise di arroganza e disprezzo. “Ehi pecorella, sei venuto a sparare? Per quello che guadagni non ne vale la pena…”. Arrivano come uno sputo sulla visiera dell’uomo in divisa, provocano, irridono, sono la gratuita offesa di chi si ritiene impunito nei confronti di un servitore dello Stato chiamato a compiere il proprio dovere. [...] fermatevi su una sequenza che più di ogni altra mostra dove può sfociare la cieca cattiveria di questi giorni in val di Susa.

    E ci fermiamo qui, una rassegna completa di tutto il massacro mediatico scaturito dalla vicenda lo trovate sul nostro libro Nemico Pubblico, scaricabile liberamente, che ricostruisce la vicenda.

    La conclusione di questa vicenda è amara, non soltanto per noi, per tutti, perché una giustizia che si fa dettare gli obiettivi dai media non è una giustizia. Un giornalismo che basa i suoi racconti sui desideri di politici e imprenditori non è un giornalismo. E soprattutto un giornalista che non si fa scrupoli di creare mostri e di linciare persone solo per compiacere qualcuno fa un danno enorme. Fa un danno non solo a chi, come Marco, pagherà di persona, ma a tutti quanti.

    Un aspetto positivo però c’è. Per quanto si possa leggere o sentirsi raccontare degli intrecci fra interessi politici/economici e media, viverli sulla propria pelle, o su quella di un amico, finanche dentro le aule di un tribunale, rende la lezione molto più chiara. E la lotta più consapevole.
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    Fonte: 4 mesi di condanna a Marco per “pecorella”

  58. Pubblicato 4 giugno 2014 alle 23:43 | Permalink

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    Dopo gli arresti illustri che hanno riguardato esponenti del Pd per le tangenti relative all’Expo 2015, ora tocca ad un’altra grande (e assurda) opera, cioè il Mose di Venezia.

    Questa volta è toccato al sindaco Pd Giorgio Orsoni, all’assessore regionale alle Infrastrutture di Forza Italia Renato Chisso, ed altre 33 persone tra cui l’ex generale delle Fiamme Gialle Spaziante, e l’ex governatore e ministro Giancarlo Galan, per la quale la procura ha chiesto l’arresto.

    Anche in questo caso emerge un quadro complesso di rapporti tra politica ed economia, coinvolgendo varie forme di potere nazionale e territoriale per cifre stimate intorno ai 40 milioni di euro.

    Oggi tutti a gridare allo scandalo, a indicare le poche mele marce, ma in realtà si vuole nascondere un’ovvietà: le grandi opere, inutili e devastanti, sono un vero e proprio bancomat per la classe politica e il più delle volte criminale.

    Si perché L’Expo non è ancora partito è già si scambiano soldi e favori tra parti politiche, imprenditoria e criminalità. La storia del Mose è costellata da fallimenti e arresti da quando fu progettata e molte altre piccole grandi opere in Italia si trovano nella stessa condizione.

    In Valle di Susa, dove di questi scandali ve ne sono stati diversi legati alla costruzione dell’autostrada, invece no, è tutto a posto, sarà un caso?

    No non è un caso. Innanzitutto qui i soldi (quelli veri), benché se ne dica, non ci sono ancora e poi la Torino Lione ormai è un sistema dove non c’è bisogno d’infrangere la legge per godere di favori. Qui tutto va secondo i piani e per il momento ci si accontenta di far lavorare ditte amiche (come la Cmc), e rappresentare il potere di chi vuole realizzare a tutti i costi l’opera sulla pelle dei valsusini, ormai vero campo di battaglia del ceto politico piemontese.

    Poi se leggi italiane non vanno bene, ci si appoggia persino al diritto di altri stati.

    Per il “sistema tav” poi c’è ancora un’anomalia da rilevare: la procura della repubblica di Torino non indaga da tempo sul Tav, ma usa tutta la forza di cui dispone, e del prestigio che godeva Caselli, per ingabbiare più notav possibili, unico vero male presente nella società. E non è un caso.

    C’è infine da rilevare una cosa molto importante, dimostrata dall’arresto di Corrado Clini, ex ministro dell’ambiente del governo Monti e funzionario storico del dicastero: l’ambiente, le opere infrastrutturali, l’inquinamento, le valutazioni d’impatto ambientale ecc…sono il business più grosso in piedi in questo Paese per politica e imprenditoria (senza scomodare da subito le mafie), sul quale si specula senza timore, fino a quando qualcuno non la fa grossa e allora è messo fuori dal gioco dalla magistratura.

    La nostra battaglia dimostra come la classe politica, quella in buonafede se c’è, sia miope e incapace di progettare un futuro diverso da questo fatto da cementi a pioggia e opere inutili, venendoci a raccontare come la creazione di posti di lavoro passi dalla devastazione dei territori e non invece dalla cura, dallo sviluppo compatibile, dalla redistribuzione di risorse.

    Ecco noi ci battiamo proprio per questo, fermare il Tav significa dare il via ad uno sviluppo diverso, del quale possano beneficiarne tutti e non solo i soliti.
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    Fonte: Dopo l’Expo 2015 ora il Mose: ecco il bancomat dei poteri e il sistema tav

  59. Pubblicato 22 giugno 2014 alle 20:01 | Permalink

    I barbari, i mercenari, gli invasori dell’Italia e di Firenze furono dei dilettanti rispetto a costoro.

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    C’è fibrillazione. Attesa. Telefonate. Incontri, strette di mano, dichiarazioni. No, la partita non è affatto chiusa. E dopo la grande tornata di poltrone nelle società partecipate è ormai chiaro: la Tav sotto Firenze si ha da fare. Fa niente se c’è un’inchiesta della magistratura fiorentina che a settembre ha scatenato il terremoto in Italferr e nelle aziende partecipate che hanno in capo l’appalto per il Grande Buco Sotto Firenze. Il tunnel attraverserà ad ogni costo la bomboniera d’Italia: passerà sotto gli Uffizi, le cattedrali, le piazzette degli innamorati, le vie un tempo calcate da Dante e Michelangelo, per permettere ai treni dell’Alta velocità di bypassare Santa Maria Novella e recuperare una manciata di preziosissimi minuti nella tratta degli affari – l’unica redditizia per la Tav – tra Roma e Milano. Fa niente se persino il Davide è a rischio microfratture. Il tunnel s’adda fare. Niente ferma la Grande Opera di cemento e terre di scavo, nemmeno l’inchiesta dei coraggiosi pm fiorentini Gianni Tei e Giulio Monferini con 31 indagati tra imprenditori coop e dirigenti di ministeri.

    Un inciucio di politica e affari, che si concludono durante cene di compleanno da chef stellati alla presenza dei pezzi da novanta del Pd e società di Stato. Al centro di tutti c’è una montagna rappresentata dai 3 milioni di metri cubi di terre di scavo ricavate dal grande buco sotto Firenze. Dove infilarle visto che la discarica di Santa Barbara (provincia di Arezzo) non può ricevere rifiuti speciali? Presto detto: si cambia la legge et voilà, non sono più rifiuti speciali ma sottoprodotti di lavorazione. Cioè: la terra è sempre terra. I minerali sono sempre minerali. Gli inquinanti restano tali, ma per le carte bollate cambiano natura: grazie al decreto firmato dall’indagato Ministro Clini.) E chi si mette in mezzo all’inciucio viene anche definito “stronzo” e “bastardo”. Alla fine il presidente della Commissione Ambiente del consiglio regionale della Toscana Gianfranco Venturi (sempre Pd) annuncia trionfale: «Non esistono rischi per l’ambiente né per la salute pubblica dal sotto-attraversamento di Firenze». Problem solved.

    E Renzi? Quanta sensibilità ambientale quando era candidato sindaco: mai avrebbe sventrato Firenze! Però, poi, arrivano soldi per il Comune e cambia idea. Giunto al Governo è ormai sdraiato sul diktat TAV. I poveri fiorentini non sanno più come chiedere che lo scempio si fermi. Idra, l’associazione che è memoria storica, lotta in prima linea, e che più di una volte è riuscita a mettere i bastoni tra le ruote del gigante Golia rappresentato dai massimi poteri del Paese, ha presentato esposti, scritto lettere e sta lì, puntuale, a bacchettare Renzi. Ma il progetto è davvero insostenibile: città sventrata con un doppio tunnel di 7 km, stazione lunga mezzo chilometro sotto il centro di Firenze, costi di quasi 2 miliardi, tonnellate di rifiuti speciali, falda acquifera inquinata. Il tutto per risparmiare… appena 4 minuti! Si capisce chiaramente, allora, che il TAV di Firenze è solo una grande cenone di Capodanno per pochi commensali, senza la minima contropartita per la collettività. Che dovrà viceversa subire le conseguenze degli immensi danni”.

    M5S Camera
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    Fonte: Sventreranno Firenze per la Tav

  60. Pubblicato 2 luglio 2014 alle 08:53 | Permalink

    In Val di Susa una ‘ndragheta ad Alta Velocità: «Ce la mangiamo io e te la torta dell’alta velocità».

  61. Pubblicato 26 luglio 2014 alle 09:59 | Permalink

    Passeggiata notturna nei cantieri TAV di Chiomonte, 24 luglio 2014 (video):
    http://bit.ly/1l1N6cZ

  62. Pubblicato 11 agosto 2014 alle 13:46 | Permalink

    Sicilia, M5S, Muos

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    “Sabato 9 agosto, l’Eurodeputato Ignazio Corrao, siciliano doc, è andato a Niscemi per partecipare alla manifestazione contro il Muos.
    Il Muos (Mobile User Objective System) è un sistema di comunicazioni satellitari ad alta frequenza (UHF) e a banda stretta composto da quattro satelliti e quattro stazioni di terra, una delle quali si trova in Sicilia, nei pressi di Niscemi. Questo programma, gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, è ancora nella sua fase di sviluppo e si prevede la messa in orbita dei quattro satelliti entro la fine di quest’anno. Integrerà forze navali, aeree e terrestri in movimento in qualsiasi parte del mondo e ha l’obiettivo di rimpiazzare l’attuale sistema satellitare UFO.

    Corrao, da siciliano, difende la sovranità della regione Sicilia e la salute dei cittadini e protesta contro l’installazione del Muos, vero pericolo all’incolumità degli stessi cittadini perchè considerato un obiettivo militare sensibile. La gravità dell’operazione aumenta ancora di più se si pensa che il popolo siciliano non è mai stato interpellato e, dall’inizio dei lavori di questa opera, non fa altro che ribellarsi, difendendo i propri diritti. Il M5S, sia in ambito regionale che nazionale, si sta battendo per opporsi e bloccare l’installazione del Muos a Niscemi.”

    M5S Europa
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    Fonte: Il MUOS sulla pelle dei siciliani

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