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Una saggezza antica e profonda

Una saggezza antica e profonda

Erodoto, Storie, 5,4 – Sui Trausoi

«I Trausi dal canto loro, mentre per tutto il resto seguono i costumi degli altri Traci, riguardo a chi nasce e a chi muore si comportano così: seduti intorno al neonato i parenti piangono (olophurontai), deplorando tutti i mali che egli, essendo nato, dovrà sopportare ed enumerando tutte le sofferenze (pathea) umane; invece il morto lo seppelliscono scherzando e in piena allegria (paizontes kai hedomenoi), aggiungendo come spiegazione che, liberato da tanti mali, egli è ormai in una condizione di piena felicità (en pase eudaimonie)».

7 commenti

  • agbiuso

    marzo 27, 2011

    Sono orgoglioso di avere lettori e amici come le persone che frequentano questo sito.
    Paolina Campo rammenta un disincanto che non era e non è disperazione ma è forma della lucida calma con la quale guardare il mondo.
    Illumination testimonia del fluire della vita, nelle sue nascite nelle sue morti, e mi ricorda che natura è anche questo e sarebbe sciocco, oltre che inutile e contraddittorio, contrastarla.
    “Potrebbe bastare avere la fortuna e la coscienza di essere parte di questa vita e di questo mondo e ‘vivere’ per amore?”
    E’ una domanda bella e importante, per la quale non ho una risposta diversa dalla nostalgia di Cioran verso “la dolcezza di prima della nascita, la luce della pura anteriorità”.

  • illumination

    marzo 27, 2011

    Non è facile riflettere su tale argomento:tutto, e il suo contrario, niente, è corretto.
    Sono madre e quando mio figlio era neonato guardandolo assieme a te, Alberto, ho espresso le mie paure per ciò che lo avrebbe aspettato nella vita;ricordo ancora la tua espressione di disapprovazione per i problemi che mi stavo ponendo.
    Non provo alcun senso di colpa per averlo messo al mondo ma,certo,sarebbe bello che la vita lo graziasse da dolori e sofferenze.
    Se la natura,come spesso ci ricordi, Alberto, non va contrastata anche il mettere al mondo dei figli risponde ad un ordine naturale da non sovvertire solo perché l’uomo è così imbecille da mandare tutto al diavolo!
    In questo momento “sto aspettando” che una persona a me cara muoia ma non c’è gioia o allegria in me e in nessuno di quelli che la amano.
    Potrebbe bastare avere la fortuna e la coscienza di essere parte di questa vita e di questo mondo e “vivere” per amore?
    Non so esprimere meglio il mio pensiero,lascio comunque questo commento.

  • Paolina Campo

    marzo 25, 2011

    Ricordare, riflettere, pensare: attività della nostra mente che risponde agli stimoli di chi è davvero capace di scuotere le coscienze.
    Ricordo una mia ex compagna di liceo, una tipa tutta d’un pezzo, capelli corti, molto composta e per bene.
    Non era il tipo che si perdeva nelle solite cottarelle tipiche degli adolescenti. Lei sembrava avere superato quella fase già da tempo, nonostante la giovane età.
    Riusciva a perdersi in discorsi esistenziali sul perchè e sull’inutilità della vita condannando tutti i genitori che, diceva, erano tali solo per puro egoismo.
    Queste affermazioni mi sconvolgevano, cozzavano assolutamente con il mio sentirmi “femmina”, quindi detentrice di un dono bellissimo quale è quello della maternità. La mia disincatata compagna di classe era forse un pò troppo severa con la vita, ma la sua saggezza riusciva a vedere oltre i sogni di una ragazzina. Oggi, a distanza di tanti anni, penso ancora alle sue parole e, chissà, forse aveva ragione.

  • agbiuso

    marzo 25, 2011

    Grazie ai lettori che, come lei, arricchiscono il sito con i loro interventi.

  • Adriana Bolfo

    marzo 25, 2011

    Leopardiani prima di Leopardi: la saggezza sulle questioni fondamentali e la riflessione, nuda e cruda, sulla vita non patiscono limiti né di tempo né di cultura né di culture.

    E grazie anche a chi, con brevi richiami, ci invita a riflettere…

  • agbiuso

    marzo 24, 2011

    Bellissima riflessione e concreta testimonianza la sua, Diego.
    Grazie.

  • diegob

    marzo 24, 2011

    Saggezza profonda. Quando si osserva i propri figli, da piccoli, che giocano spensierati, non è infrequente provare un sottile senso di colpa nei loro confronti, per quando, prima o poi, capiranno la durezza del vivere. Ricordo quando ero piccolo, mia madre era severa, giustamente, e mia nonna cercava di mitigare questa severità affermando: i g’aveà tempo de capìe cose l’è a vita! (avrà tempo di capire cos’è la vita).
    D’altro canto, per converso, ai funerali, spesso emerge questa sottile, a volte a malapena celata, allegria. Specie, com’ è ovvio che sia, se la persona defunta ha cessato di soffrire e di far soffrire chi gli stà accanto.
    Comunque, è sempre motivo di stupore come il pensare di gente antica sia poi così simile al nostro vero sentire, oltre le forme retoriche della cortesia.

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