«Bibbia il libro più letto del mondo…più porco, più razzista, più sadico che venti secoli di arene, Bisanzio e Petiot mescolati!…di quei razzismi, fricassee, genocidi, macellerie dei vinti che le nostre più peggio granguignolate vengono pallide e rosa sporco in confronto».
Così Céline in Rigodon (Einaudi, 2007, p. 14). Concordo con lui e lascio volentieri a ebrei e cristiani, agli idolatri del “Libro”, il culto verso una divinità inetta come Jahvé. Non gli uomini soltanto, infatti, sono imperfetti ma lo è l’universo stesso poiché frutto dell’imperfezione del demiurgo che ha preteso di essere Dio. È questa evidenza ad aver convinto Marcione a rifiutare il dio biblico (accogliendo, invece, quello evangelico) in quanto, appunto, divinità incapace e funesta. Non c’è stata caduta ma il limite fa da sempre parte dell’essere, non esiste colpa se non quella di esistere, non ci sono peccati al di fuori dell’ignoranza. La conoscenza, invece, è un’esperienza disincantata, sofferta e integrale dello stare al mondo.
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Ultima modifica: 10 febbraio 2012
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___________________________ Pan àponon daimonìon (Ogni atto dei numi è senza pena)
— Eschilo, Supplici, v. 100

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5 commenti
Ma la Bibbia non contiene anche il Nuovo Testamento? Quindi, forse, Celine e tu ce l’avete con il Primo Testamento.
Ma sei sicuro che ebrei e cristiani venerino il Libro? Se sapessi la libertà degli ebrei verso il Canone biblico (continuamente riletto, ri-scritto, ri-mandato…)e, soprattutto, la rivoluzione cristiana (la Parola di Dio non è incarnata in un Libro, ma in una persona: Gesù di Nazareth)…
al gentile prof. biuso, mi permetto di commentare:
non c’è però, in fondo, nella frase di céline riportata, un pò di moralismo troppo contemporaneo?
la violenza, nel mondo arcaico non è scindibile in male contrapposto al bene, ma è tutt’uno con il concetto del sacro; chi potrebbe giudicare moralmente l’iliade o l’odissea?
Caro Alberto,
condivido senz’altro il tuo giudizio sul testo biblico, non in quanto testo storicamente contestualizzabile e steso da molteplici autori, che raccolsero storie e miti della tradizione ebraica (comunque senz’altro meno affascinanti di quelli trasmessici dal mondo pagano e, in particolare, greco), ma in quanto testo ritenuto sacro, trasparente alla storia, che ebrei e cristiani considerano un punto di riferimento anche della loro vita contemporanea, che meno di quattro secoli fa ha portato alla condanna del Dialogo galileiano e agli arresti domiciliari del suo autore, riabilitato dalla chiesa cattolica solo da qualche decennio.
Non solo appare infatti assurda la pretesa di dare assolutezza e di porre al di fuori della storia qualsiasi racconto o mito, ma risulta ancora più grottesco che una tale operazione si faccia con un testo segnato dall’arcaicità del tempo in cui è stato composto e dalla rozzezza culturale del popolo che l’ha prodotto.
Un caro saluto.
Dario
@Augusto
Certo che il Nuovo Testamento fa parte della Bibbia. Per brevità e seguendo Céline ho utilizzato il termine “Bibbia” per indicare in particolare il Primo Testamento.
Qualunque sia la varietà ermeneutica degli ebrei, il riferimento a quei testi rimane fondamentale. Il “corpo a corpo” con “il Libro” non diminuisce la totale dipendenza da esso. Per quanto riguarda i cristiani, “la persona di Gesù” consiste -di fatto- nei testi evangelici che ne parlano.
@diego b
Nessuno giudica moralmente l’Iliade, l’Odissea o altri testi pagani poiché essi non si pongono come parola di Dio. C’è una bella differenza.
@Dario
Condivido pienamente il tuo commento.
Gli ebrei vanno inquadrati storicamente e quanto hanno scritto nella Torah a favore dell’abolizione della schiavitù è infinitamente superiore nei confronti di ogni testo che le civiltà a loro coeve (assiro-babilonese, egizia, hittita, fenicia, ellenistica…) hanno prodotto in merito.
Non possono essere guardati con gli occhi che abbiamo oggi.
Gli ebrei non hanno voluto fare della filosofia astratta, della retorica fine a stessa, della poesia puramente sentimentale… Avevano la politica nel sangue e naturalmente il diritto, i cui fondamenti si ritrovano nelle Costituzioni di tutti gli Stati del mondo.