Un autentico processo di liberazione sa distinguere in modo netto il danno rispetto alla colpa. Il danno è un dato empirico, è un fatto. La colpa è una costruzione culturale, è un veleno per la vita, la cui pervasività si deve in gran parte all’ebraismo, al cristianesimo e all’islam. Il senso di colpa è completamente inutile e dannoso. Sentirsi in colpa verso qualcuno significa infatti quasi sempre odiarlo, proprio a causa del senso di colpa che produce in noi. «Non rimorso! Bensì compensare il mal fatto con una buona azione!» (F.Nietzsche, Frammenti postumi 1881-1882, [Opere, vol. V/2], fr. 11 [345] ).
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Ultima modifica: 17 maggio 2012
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___________________________ Nel cuore degli uomini non c’è che la guerra.
— Louis-Ferdinand Céline, Il Dottor Semmelweis, Adelphi, p. 71-
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5 commenti
Distinguerei però perché si tratta di tre religioni molto diverse, pur se accomunate dalla matrice veterotestamentaria e monoteistica: il senso di colpa è molto forte, e talora patologico, nel cristianesimo (almeno quale ci è stato consegnato da una certa tradizione: si pensi alle Confessiones agostiniane); meno forte nell’ebraismo più legalistico nel computo del “dare e dell’avere” (sebbene acutissimo in molta cultura ebraica: Kafka, Weininger), e poco influente nell’islamismo. Peraltro il senso oscuro di una colpa non è estraneo nemmeno a certa parte della cultura greca (orfismo), sebbene la grecità affermi più il senso dell’onore e della vergogna, e più in generale di contro alla colpa il senso dell’errore dovuto a mancata consapevolezza (ma in Edipo che si acceca questo “errore” sembra acquisire i connotati di una colpa terribile).
Si può però dire che la liquidazione nietzscheana è troppo sbrigativa in molti passaggi al riguardo: quando non patologico e masochistico, il senso di colpa è un campanello d’allarme, un analogo nell’eticità di ciò che sul piano naturale è il dolore fisico, che ci avverte ad esempio di togliere la mano dal ferro bollente.
Das Leben ist compliziert.
Un saluto
“Das Leben ist compliziert”
Sicherlich, aber eine Brachilogia ist kurz
E vero che fra i tre monoteismi vigono delle differenze ma il fondamento è lo stesso: la paura/colpa di fronte a un dio arbitrario, onnipotente e terribile.
E’ vero anche che a volte un lieve senso di colpa può svolgere una funzione terapeutica analoga a quella del dolore fisico. Non però quando diventa uno dei fondamenti di intere civiltà e ragione di angoscia per i singoli.
In realtà il senso di colpa, così come la paura e il senso di insecuritas, sicuramente acuito in talune religioni, è elemento costitutivo e basilare dei più arcaici recessi della psichismo umano, che appare portato al parossismo in certi fenomeni psicopatologici. Parimenti anche il senso della fine del mondo, legato in varie religioni a millenarismi chiliastici ed escatologici, in realtà affonda le radici nell’elementare timor mortis di cui appare una proiezione cosmica, e anch’esso appare acutizzato oltre ogni limite in casi psicopatogeni. In particolare sulla colpa, Freud ha chiarito molto (soprattutto in L’Io e l’Es, ma anche altrove). La religione, più che creare il senso di colpa (o il senso della fine) ne è un riflesso, per quanto attivo e producente: è l’uomo che crea la religione, ancor più che la religione l’uomo, e nessuna religione potrebbe fare leva su determinati elementi, se questi non soggiacessero nei recessi psichici e antropologici, e questo vale per la colpa come per il senso della fine.
Condivido la tua analisi. La colpa affonda, certo, nei recessi metafisici più fondi e in quanto tale è inestirpabile, è ontologica, come ha ben mostrato anche Essere e tempo.
Il mio invito alla liberazione, tuttavia, ha un significato più di superficie e ha l’obiettivo di affrancarci da una delle ricadute di questi eventi dolorosi, dei quali il dio dei monoteismi (“Il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe”) è un miserabile protagonista. Affrancarci dal fantasma della colpa, dalla subordinazione al Padre, per vivere con forza la nostra condizione. Molta angoscia è consunstanziale all’esserci e alla sua coscienza. Il senso di colpa (non la colpa ontologica, il limite) è invece un fenomeno psichico, derivato e superabile.
La colpa, una delle oscure figlie del tempo che con esso può crescere e prolificare concimando il rancore verso i il suo oggetto. Ma si tratta di un evento umano lacerante, intimo e IMPERMEABILE. Spesso si tenta di diluirlo con altro; attenuanti, contesti ma il tempo ci mette davanti tramonto dopo alba alla consapevolezza della nostra finitezza kantiana, al desiderio frustrante ed inattuabile di tornare al secondo antecedente allo sciagurato atto che si è compiuto. Ma da questo travaglio può nascere un “nuovo” consapevole di ciò che l’ha generato, un nuovo che si incammini sulla strada dell’espiazione e dell’autentico riscatto verso una (possibile) riconciliazione con l’esistere.
Questo è quanto riesco ad estrapolaredalle parole di un grande nomade come Nietzsche.
Anatol