Da anni i palestinesi della striscia di Gaza vivono in una condizione atroce. Alcune organizzazioni umanitarie cercano periodicamente di portare aiuti a queste popolazioni ma subiscono la continua ostilità dello stato di Israele. Stanotte è successo qualcosa di terribile: delle imbarcazioni dirette a Gaza sono state assalite -in acque internazionali- dalla Marina israeliana. Sono morti decine di volontari e altri hanno corso enormi rischi, compresi donne e bambini. Un massacro attuato per impedire che altre donne e bambini ricevano cibo, vestiti, farmaci. La giustificazione di Gerusalemme è che «Israele considera» tale iniziativa «studiata per minare la sua immagine». L’immagine di uno Stato contro la vita di vecchi, donne, bambini. Considerate se questi sono uomini, costretti a vivere rinchiusi, isolati, affamati, bombardati. Ma nessun film, nessun libro, nessuna giornata della memoria ricorderà le vittime della violenza di questo Stato razzista.
In ogni caso, niente di nuovo sotto il sole: «Marciarono dunque contro Madian come il Signore aveva ordinato a Mosè, e uccisero tutti i maschi. (…) Gli Israeliti fecero prigioniere le donne di Madian e i loro fanciulli e depredarono tutto il loro bestiame, tutti i loro greggi e ogni loro bene; appiccarono il fuoco a tutte le città che quelli abitavano e a tutti i loro attendamenti e presero tutto il bottino e tutta la preda, gente e bestiame. (…) Mosè si adirò contro i comandanti dell’esercito, capi di migliaia e capi di centinaia, che tornavano da quella spedizione di guerra. Mosè disse loro: “Avete lasciato in vita tutte le femmine? Proprio loro, per suggerimento di Balaam, hanno insegnato agli Israeliti l’infedeltà verso il Signore, nella faccenda di Peor, per cui venne il flagello nella comunità del Signore. Ora uccidete ogni maschio tra i fanciulli e uccidete ogni donna che si è unita con un uomo; ma tutte le fanciulle che non si sono unite con uomini, conservatele in vita per voi». (Libro dei Numeri, cap. 31, vv. 7-18)
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Ultima modifica: 17 maggio 2012
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___________________________ …una felicità che finora l’uomo non ha mai conosciuto: la felicità di un dio colmo di potenza e d’amore, di lacrime e di riso, una felicità che, come il sole alla sera, non si stanca di effondere doni della sua ricchezza inestinguibile e li sparge nel mare, e come il sole, soltanto allora si sente assolutamente ricca, quando anche il più povero pescatore rema con un remo d’oro! Questo sentimento divino si chiamerebbe, allora -umanità!
— Friedrich Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 337-
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4 commenti
Mi vien da pensare a “la Notte” di Wiesel, sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti;
« Dietro di me sentii il solito uomo domandare:
- Dov’è dunque Dio?
E io sentivo in me una voce che gli rispondeva:
- Dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca… »
Ora si potrebbe scrivere; dov’è? Eccolo: archiviato lì in una striscia di terreno fra il mare salato e il deserto arabico.
Se questa è umanità!!!
Un muro è un muro ovunque, a Varsavia, a Gaza o a Berlino. Qualunque barriera che impedisca all’uomo di pensare liberamente, di soddisfare i propri bisogni essenziali e culturali è inumana. Su quelle navi c’erano attivisti per la pace (che non è sinonimo di terroristi), un premio Nobel per la pace, Mairead Macguire, una donna israeliana di 85 anni, Hedy Epstein, sopravvissuta all’olocausto. Volevano soltanto superare un muro. Un muro che oggi impedisce alle popolazioni che vi sono rinchiuse di sopravvivere e poi di vivere un vita dignitosa. Le navi su cui viaggiavano erano state controllate dalle autorità competenti, per verificare che trasportassero solo aiuti umanitari. Le navi che trasportavano questi aiuti umanitari sono state aggredite in acque internazionali. Tutto questo basta per qualificare questa riprovevole vicenda. I “se” ed i “ma” della nostra diplomazia ci qualificano ancora, se ce ne era bisogno, come nazione priva di un pensiero fondante universale ed autonomo.
La condanna è stata a livello internazionale, ma la nostra illuminata diplomazia ha qualificato il tentativo di superare l’embargo come una “provocazione dei pacifisti” alla quale è stato “necessario” rispondere con le armi!. Dal sottosegretario del Ministero degli Esteri Italiano : “Questa vicenda si può classificare come una voluta provocazione, aveva un preciso fine politico”; esponenti dell’attuale governo: “quella flottiglia è stata una provocazione che nulla ha che vedere con intenti umanitari”. Sarebbero opportuno che ci spiegassero cosa intendono loro per aiuti umanitari!!! Probabilmente per la nostra “cancelleria” cercare una vita dignitosa, circolare liberamente, avere il diritto di esistenza ecc significa provocare e quindi subire silenziosamente è l’unica possibile reazione. La cultura di questa gente, probabilmente non contempla l’esistenza della disobbedienza civile come azione politica.
Tutti i capi di stato hanno degli scheletri nell’armadio.
” Chi non ha peccato scagli la prima pietra “
Condivido le considerazioni di Salvatore Ricupero…