Giorgio von Hindenburg

C’è chi in queste ore paragona Napolitano a Vittorio Emanuele III. Vero. Lo si potrebbe anche accostare a von Hindenburg, l’anziano presidente della Repubblica di Weimar che nominò Adolf Hitler cancelliere. Il quale Hitler aveva comunque ottenuto la maggioranza al Reichstag vincendo senza trucchi le elezioni. Quando il Führer andò a fargli visita nel 1934, alla vigilia della morte, Hindenburg pensò di trovarsi davanti al suo antico Kaiser e lo apostrofò “Maestà”. Speriamo che a Napolitano non accada di rivedere in Berlusconi il vecchio e amato Stalin oppure -più modestamente- l’amico Bettino. Anche se le differenze appaiono certo minime, e non soltanto agli occhi di un anziano presidente.

8 commenti

  1. Filosofessa
    Pubblicato 7 marzo 2010 alle 22:26 | Permalink

    Non è che stiamo esagerando un pò?che altro poteva fare Napolitano? avrebbe dovuto bloccare il decreto, mandarlo indietro e poi firmarlo controvoglia qualche giorno dopo? se si deve cercare un capro espaitorio non possiamo trovarlo nel presidente della repubblica, ma nella casta che ci governa: la destra corrotta e mediocre, la sinistra meschina e talvolta incapace di fare vera opposizione, limitandosi a fare come il can che abbaia ma non morde. Questo è un momento storico molto importante, e non è necessario fare parogoni storici per capirne il peso e l’importanza. Siamo di fronte al più totale e completo degrado polico-democratico e se noi che ci chiamiamo “filosofi” non siamo in grado di fare nulla, cosa possiamo apettarci da gente le cui teste sono rammollite e shakerate dai reality show e dai balletti di Emanuele Filiberto?

  2. Pubblicato 8 marzo 2010 alle 08:22 | Permalink

    Cara filosofessa, non si tratta di trovare capri espiatori o di esagerare. E’ che la democrazia non è un assoluto -non esistono assoluti al mondo- ma è una procedura volta a stabilire chi debba governare senza che si faccia uso della forza/violenza. La democrazia è una forma.
    La Costituzione in vigore stabilisce che non si possano emanare Decreti Legge su alcune materie, tra le quali rientrano le leggi elettorali. A causa della sua incapacità e delle lotte interne, la destra al governo non è riuscita a rispettare i termini di consegna delle liste elettorali in due regioni. Le responsabilità sono tutte e soltanto di questi “dilettanti allo sbaraglio”, come li ha definiti lo stesso Bossi. Un presidente della Repubblica garante della Costituzione non avrebbe potuto né dovuto avallare un decreto che infrange in modo così clamoroso una delle norme più delicate della Carta. Ne aveva il diritto e il dovere poiché un Decreto legge non ancora convertito dal parlamento non può essere ripresentato alla firma del capo dello stato. Sono altre le logiche che hanno spinto Napolitano a firmare. E non sono “nobili”. Di strappo in strappo si arriva a eliminare ogni forma per lasciare la sostanza del potere: la legge del più forte. Quella legge sostanziale che la forma democratica cerca di arginare.

  3. Filosofessa
    Pubblicato 8 marzo 2010 alle 10:32 | Permalink

    E dovevamo aspettare un gesto così eclatante per capire che stiamo assitendo ad un processo di conversione della democrazia in demagogia e della repubblica in dittatura?non ci sono bastate le avvisaglie dei precedenti mesi ( zittire programmi come Annozero e Ballarò, la legge ad personam Decreto Salva-processi, lo Scudo fiscale ecc. ecc.). Imbarbarimento politico o civilizzazione della barbarie politica?

  4. Pubblicato 8 marzo 2010 alle 12:26 | Permalink

    Per chi avesse dubbi, lo stesso Schifani, se non erro fu proprio lui, ha persino innocentemente detto: «Non è importante la forma, conta la sostanza». Come dire: le leggi non contano – l’importante è che manteniamo il potere. In questa frase c’è tutto il pensiero attuale del governo. Un saluto.

  5. Pubblicato 8 marzo 2010 alle 16:23 | Permalink

    Io condivido quello che ha scritto venerdì su Repubblica Adriano Sofri in una lettera aperta per Emma Bonino sulla questione liste escluse ( http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/03/05/vittimismo-di-maggioranza.html ), in particolare dice Sofri:

    “…La democrazia è il governo della maggioranza, a condizione che la maggioranza ami e rispetti le regole che tutelano le minoranze…Si descrive a ragione il berlusconismo come la pretesa di tramutare la maggioranza relativa del voto popolare in un’ investitura assoluta, cioè sciolta da regole e limiti: un governo, e anzi un potere, in deroga. Occorre, credo, aggiungere che la natura profonda del berlusconismo sta in un vittimismo di maggioranza, affine almeno in questo alla natura dei fascismi originari, al sentimento della vittoria mutilata e tradita…la maggioranza vigente chiama o minaccia di chiamare la piazza a difesa del capo secondo lo schema carnevalesco di una rivoluzione attuata da chi detiene il potere…Oggi questo vittimismo di maggioranza si spinge al punto di convocare la “prova di forza” nella piazza romana per protesta contro l’ esclusione della lista del Pdl, dunque per protesta del Pdl contro se stesso. Vittimismo autoalimentato e autosufficiente…Il pasticcio delle liste, frutto misto di un’ insipienza gonfiata dall’ abitudine a fottersene e farla franca, è affare di gruppi dirigenti che se la sono cercata. Ma è anche affare di un gran numero di cittadini frustrati nella propria intenzione di voto o disgustati da una confusione meschinissima, così da alimentare il paradossale vittimismo di maggioranza sul quale soffia la leadership del centrodestra.”

    e alla fine di questa analisi precisa conclude
    “Se lo sport professionale non fosse diventato una controfigura e a volte un’ avanguardia della degradazione della politica si potrebbe evocare perfino la sportività. Quella che si augura di vincere e comunque di partecipare a una gara leale, che rispetta la tifoseria altrui, che gioca secondo le regole e butta fuori la palla quando un avversario è a terra. Anche quando a buttarlo giù sia stato lo sgambetto di uno dei suoi, troppo fesso o troppo furbo, o tutt’ e due”.

    Se fosse (ma proprio per assurdo, permettetemi il campanilismo, ma io a 22 anni so benissimo quali sono le procedure per la presentazione delle liste e di volta in volta ristudio tutto il regolamento per sicurezza, non è mai successo nulla!) capitata al PD, cosa non si sarebbe detto? “il pd non esiste, non è mai esistito, pretendete di governare e non sapete presentare le liste ecc…” Credo quindi che logiche del “do ut des” o del “se capita a noi almeno restituiscono il favore” non reggano.
    Se fossimo in un Paese normale tutto sarebbe stato diverso.
    Ma a tutto ciò non credo che si possa consentire di dare il colpo di grazia alla democrazia già mal concia di questo Paese! La non rappresentanza della metà (spero meno!) della Lombardia, ovvero gli elettori di Formigoni, avrebbe fatto saltare “il giocattolo”, e probabilmente volevano questo. (per lista PdL in Lazio il discorso è diverso perché la lista non è mai stata presentata!). Volevano che si ridicolizzasse la democrazia di questo Paese, dire che ci sono troppi “cavilli ostruttivi della libertà”, rifomentare la logica del “vittimismo di maggioranza” appunto. Ma al Quirinale non ci sta un fesso. Non è stato consentito che si facesse questo. Sempre che il TAR non faccia qualcosa… Corte Costituzionale docet! Prof, con la stima immensa ed immutata che ho per Lei, questa volta non sono d’accordo con la brachilogia ;-) !

  6. Pubblicato 9 marzo 2010 alle 12:45 | Permalink

    Ringrazio coloro che sono intervenuti, che siano o no concordi con quanto ho scritto, e spero in altri commenti.
    Intanto, copio qui il documento di un’associazione di cristiani che ha preso il nome dalla Rosa Bianca che si oppose a Hitler.

    ============

    Fine della Repubblica? Le parole della Rosa Bianca

    «Per un popolo civile non vi è nulla di più vergognoso che lasciarsi ” governare”, senza opporre resistenza, da una cricca di capi privi di scrupoli e dominati da torbidi istinti. Non è forse vero che ogni tedesco onesto prova vergogna per il suo governo? E chi di noi prevede l’onta che verrà su di noi e sui nostri figli, quando un giorno cadrà il velo dai nostri occhi e verranno alla luce i crimini più orrendi, che superano infinitamente ogni misura? (…)
    “tutto questo lo sappiamo già da tempo e non è necessario che ce lo rammentiate continuamente” Ma vi domando: se lo sapete, perché non reagite, perché tollerate che questi tiranni vi spoglino progressivamente, in modo aperto o velato, di un diritto dopo l’altro, fino a quando un giorno non rimarrà più nulla, null’altro che una macchina statale comandata da criminali e ubriaconi?
    È già così vinto dalla violenza il vostro spirito da farvi dimenticare che non è soltanto vostro diritto, ma anche vostro dovere morale rovesciare questo sistema? Ma se un uomo non ha più la forza di reclamare i propri diritti, allora sì che egli deve inevitabilmente perire. Meriteremmo di essere dispersi per il mondo, come polvere al vento, se non ci sollevassimo in questa ultima ora, ritrovando finalmente il coraggio che ci è mancato fino ad oggi. Non nascondete la vostra viltà sotto il velo della prudenza. Ogni giorno in cui indugiate ad opporvi a questo mostro infernale, aumenta sempre più, come una curva parabolica, la vostra colpa.
    Molti, forse la maggior parte dei lettori di questi volantini, non sanno con esattezza in che modo potrebbero fare resistenza. Non ne vedono alcuna possibilità. Cercheremo di dimostrare loro che ciascuno può contribuire alla caduta di questo regime. Non sarà certo possibile preparare il terreno per il rovesciamento di questo “governo”, mediante una resistenza individuale, da solitari amareggiati, e tantomeno si potrà in tal modo affrettarne la caduta (…)
    Vi è forse, chiedo a te che sei cristiano, in questa lotta per mantenere i tuoi beni più preziosi, una possibilità di esitare, di trastullarsi con intrighi, di rimandare la decisione in attesa che altri prendano le armi per difenderti? Non ti ha forse Dio stesso dato la forza ed il coraggio per combattere? »
    (dai Volantini della Rosa Bianca)

    È la vergogna il sentimento che rischia di sopraffarci, è l’onta che potrebbe tracimare su di noi, sulle nostre figlie e sui nostri figli, se non accogliessimo ancora una volta l’invito di Sophie Scholl e dei ragazzi della Rosa Bianca a sollevarci in quest’ultima ora, a non nasconderci dietro il velo della prudenza, a non trastullarci con intrighi per mantenere beni più preziosi!!

    Basta: tutti gli amici, le sorelle, i fratelli che ci hanno preceduto, le profete, i maestri, ci guardano dalle pagine delle nostre vite. La memoria delle loro parole, il ricordo dei loro sguardi, il suono profondo della loro voce, (ognuno ha i propri volti innanzi, io vedo gli occhi di Dossetti, sento la voce di Turoldo, penso alle parole di tutte le mie filosofe e sante) ci avvolgono, urgono, spingono, tuonano per farci nuovamente coraggio e rompere gli indugi!

    In pochi giorni il percorso di demolizione della nostra Repubblica da parte di questo governo che si arroga il diritto di rappresentare la sovranità del popolo ha avuto un’altra pericolosa accelerazione.
    Dopo i vari tentativi di modificare in diritto la Costituzione, dopo i colpi di mano per svuotarne di fatto i principi fondamentali, dopo il piano di delegittimazione di tutte le istituzioni ed in
    particolare degli organi di garanzia e libertà, in primis la Corte Costituzionale, in meno di 48 ore l’articolo 1 del testo costituzionale sembra essere cancellato.
    Il primo colpo inferto cade sul principio che la Repubblica sia fondata sul lavoro o come voleva qualche costituente sulla “fatica”.
    L’approvazione del DDL sul lavoro “collegato alla Finanziaria”, al di là dei patetici sforzi di natura tattica per difenderne il contenuto, sancisce la fine del diritto del lavoro.
    Non solo e non già per le singole modifiche (vedi art.18 Stat. Lav.), ma per lo spirito complessivo che lo anima e che conferma proprio l’aleggiare di quello “spirito del legislatore” che da tempo ha relegato il cosiddetto giuslavorismo alle sedi accademiche, ai dibattiti politico-sindacali, a poche aree giudiziarie d’eccezione, facendo rapina di anni di fatiche manuali, domestiche ed intellettuali di donne e uomini “repubblicani”.
    Venendo meno il convincimento dell’esistenza di un’asimmetria tra chi presta la propria attività lavorativa e chi ne offre il corrispettivo, quale residuato obsoleto di derivazione marxiana o peggio ancora cattocomunista, non ha più senso il favor lavoratoris, vige il favor pecuniae, con il conseguente fondamento della Repubblica Italiana sul valore molto negoziabile del danaro.

    Il secondo colpo è stato dato alla democrazia, anche se sappiamo come sia già stato messo a dura prova il volto democratico della Repubblica in tutti questi anni, violato negli ultimi mesi, annullato nelle ultime ore.
    Ricordate il monarca assoluto è tale perché legibus solutus, quante volte lo abbiamo studiato, ripetuto, insegnato, questo carattere distintivo della nascita della democrazia??
    Ora è così: definitivamente il dux è legibus solutus e con esso i suoi vassalli, valvassori e lacchè.
    Con buona pace di tutti i giuristi da Giustiniano fino ai nostri giureconsulti costituenti e non, senza alcun pudore, con firma necessitata, ma quanto non auspicata nella triste serata di questo amaro venerdì di quaresima, del Capo dello Stato (non Presidente della Repubblica?), il governo del popolo supera se stesso:
    • si inventa la categoria inesistente di un decreto legge interpretativo;
    • il rispetto delle leggi diventa una “formalità”;
    • il presupposto formale dell’autenticità degli atti vien ridotto al rango di orpello;
    • ed infine se non fosse così tragico verrebbe solo da ridere, l’attestazione della presenza di un
    soggetto in un determinato luogo può essere dimostrato con qualsiasi mezzo di prova…

    Alla faccia del valore generale delle leggi, eravamo già abituati a quelle ad personam, ma anche a quelle per ectoplasmi…è veramente troppo!
    Infine non dimentichiamoci del fatto che l’Italia sia una repubblica, o forse qualcuno comincia a dubitarne, peccato che l’ultimo plebiscito degli italiani per la monarchia abbia riguardato il discendente monarca-ballerino!
    Ma attenzione conviene vigilare perché la trasmissione dinastica del potere può sempre avvenire quando c’è un legibus solutus e nel nostro caso con cotanto numero di figlie e figli qualche novello Caligola potrebbe evitarci la nomina di un destriero.
    Che fare? Ricordiamoci che il nostro spirito non è già così vinto da farci dimenticare che non è soltanto nostro diritto, ma anche nostro dovere morale rovesciare questo sistema. Tutti noi, con i nostri mezzi, le nostre parole, con la forza delle nostre relazioni ed ogni forma di azione creativa, possiamo continuare a non tacere. Ovunque noi siamo, come persone e come gruppi.
    Come ci direbbe Paolo anche oggi, avanti e buon coraggio! La Vostra Presidente. Grazia Villa

  7. Francesco
    Pubblicato 19 marzo 2010 alle 20:30 | Permalink

    Cara Filosofessa,
    PURTROPPO stai difendendo un uomo che, meno di 2 mesi fa, inviava lettere di cordoglio alla moglie di Craxi, definendo suo marito come una sorta di ”perseguitato” dalla Magistratura -tralasciando invece il fatto che fosse fuggito vergognosamente dall’italia evitando le condanne-. Sul fatto poi che Napolitano fosse stato costretto a firmare il decreto interpretativo fin da subito perchè tanto, nel caso in cui non lo avesse fatto, glielo avrebbero ripresentato pochi giorni dopo, oltre a essere un ragionamento che un Presidente della Repubblica non dovrebbe mai fare, è profondamente sbagliato. Infatti, come ha anche fatto notare Ciampi in una recente intervista su Repubblica, in questi casi il Presidente dovrebbe prima di tutto respingere il decreto per far vedere a tutta la nazione che si tratta di un documento incostituzionale, dopodichè si vede cosa succede: se ci si arrende a Berlusconi con così tanta facilità, è finita anche la nostra libertà.

  8. Pubblicato 12 giugno 2010 alle 10:19 | Permalink

    Sul Fatto quotidiano di oggi, l’editoriale ha come titolo Costituzione a vanvera ed è dedicato a questo incredibile -ma credibilissimo per una nazione di servi- presidente della repubblica (il minuscolo è intenzionale), per il quale “non parla a vanvera chi insulta la Costituzione o la calpesta ogni volta che respira; ma chi gli ricorda che l’articolo 74 della Costituzione gli consente di non promulgare le leggi che non condivide o, peggio, violano la Costituzione”.
    Una legge -è bene ricordare che questo è il punto, al di là della questione della libertà di stampa- che assicurerà protezione a truffatori, ladri, stupratori e criminali vari.
    Un governo di banditi, che ha molti complici tra gli italiani, compresi quelli che abitano in un quartiere romano che si chiama Quirinale.

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