La pace è un istante, la guerra è sempre. L’illusione della pace è il cadavere del pensiero. Il parmenidismo applicato ai rapporti umani -individuali e collettivi- è in realtà una necrofilosofia. La stasi è una consolazione per i deboli di cuore, per coloro che hanno timore della vita e del suo pulsare. Il tempo -il pólemos che scorre sempre e non si ferma mai- è per quanti accolgono la grandezza e il dolore del divenire. Certo, oltre il tempo si dà ancora essere. Ma è l’Indicibile.
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Ultima modifica: 7 febbraio 2012
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La mente temporale
Recensione di Giuseppe O. Longo, in Nuova Civiltà delle Macchine, numero 3/2011, pp. 225-227
___________________________ Il tempo che per essenza inerisce al vissuto come tale, con i suoi modi di datità dell’adesso, del prima, del dopo, con la «simultaneità» e la «successione» modalmente determinati dai precedenti, ecc., non può essere misurato da nessuna posizione del Sole, da nessun orologio, da nessun mezzo fisico: in generale, non può essere affatto misurato.
— Edmund Husserl, Idee per una fenomenologia pura e per una filosofia fenomenologica, vol. I, Einaudi 2002, § 81, p.202

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4 commenti
Alberto, hai colpito ancora! Le tue pur brevi riflessioni sgorgano – questa è la mia impressione – fluenti dal pieno della tua maturità di pensiero. La tua brevità apre il discorso. E’ come se tendessi la mano – sempre – al dialogo, a quanto può dire l’altro. Sento in ciò che dici una grande vocazione comunicativa. Ci insegni che il tempo domina, e la pacificazione non è altro che una dimensione illusiva. Sono anche parole antiche, che fai rivivere con greca caparbietà. Capisco cosa vuoi dire. Peccato solo che, oltre ciò, come tu dici, ci sia l’Indicibile. Accidenti!
Caro Alberto mi stimoli a proporre l’abbaglio della pace come ultimo e supremo obiettivo dell’agire umano, come se un mondo in pace fosse il nostro fine ultimo ed esaustivo. La pace in realtà è solo un mezzo e non può essere il fine.
Il fine vero non può ridursi alla pace. E’ più di essa, la comprende e supera. E’ qualcosa di cui niente è più grande e a cui niente può sfuggire: è l’ultima risposta, quella che fonde tra loro senso e verità, come fu all’inizio tra Logos e Dio. E non è detto che per raggiungere quell’ultimo ed estremo traguardo si debba passare esclusivamente dalla pace, come tappa intermedia e necessaria.
Anzi, se per conquistare la verità si dovesse sacrificare la pace, passare dalla guerra, dalla violenza, ma ancora di più, se la verità fosse oltre o contro la morale, il bene e il giusto, che dovremmo fare?
Anche Adamo era in pace e addirittura immortale eppure non gli bastava. Gli mancava qualcosa…
istante e illusione vanno verso (o sono già) astratto, “mentre” il pulsare della vita è (l’) essere così come si dà (così come ce lo/ ci sentiamo), che altro non può che essere (in) movimento
oltre non saprei andare
@Salvatore. Grazie ancora una volta per la condivisione, per i riferimenti, per il livello teoretico in cui sempre ti poni. E per aver accennato all’esigenza di comunicare. Un sito personale esiste anche per questo!
@Guido. Condivido quanto scrivi. Nel breve testo, comunque, “pace” è un concetto vicino a quello di “spazio”; ho cercato quindi di formulare una breve riflessione ontologica più che politico-morale.
@Cerruti. Sì, se il pulsare della vita è l’essere, ontologia e temporalità coincidono.