Palermo, Milano, Bronte. Il fantoccio.

Noi sappiamo. Il suo primo finanziatore ha studiato nello stesso luogo dove ho studiato io. Sappiamo che le enormi somme con le quali a Milano cominciò la trista avventura del fantoccio vennero dall’Isola. Non si è fatto da sé, costui, ma lo hanno fatto i soldi di Palermo. «E comunque quel che deve intimorire e intimorisce oggi il premier non è la personale credibilità presso le cancellerie dell’Occidente, ma fin dove si può spingere e si spingerà l’aggressione della famiglia mafiosa di Brancaccio, determinata a regolare i conti con l’uomo – l’imprenditore, il politico – da cui si è sentita “venduta” e tradita» (Fonte: Repubblica, 28.11.2009).
Non c’è alcuna grandezza, in tutto questo. Non c’è, soprattutto, politica. “Destra, sinistra, comunismo, libertà…” diventano qui parole vuote, segni violenti e violentati. C’è solo la realtà dei soldi, soldi, soldi. I siciliani sono i padroni dell’Italia. Lo sono dallo sbarco dell’esercito statunitense, che affidò le amministrazioni locali ai mafiosi siculo-americani, passando per Scelba e Portella della Ginestra, per Andreotti -sfinge e interfaccia dei palermitani-, per il messinese Sindona, e arrivando al presente. I siciliani, i mafiosi sono i padroni dell’Italia. Oggi più che mai. La palma è arrivata ai confini, e va oltre. C’è da esserne orgogliosi.

Un commento

  1. Pubblicato 5 dicembre 2009 alle 11:25 | Permalink

    Gaspare Spatuzza dichiara che “il capo del governo e il suo più stretto collaboratore, nell’avventura imprenditoriale e politica, sarebbero addirittura gli ispiratori anche dell’assassinio con il tritolo di Giovanni Falcone (23 maggio 1992) e Paolo Borsellino (19 luglio 1992)”. (Fonte: Repubblica, 5.12.2009).

    Grande sconcerto, nervi che saltano, indignate e rabbiose smentite dei servi, il quasi silenzio del Capo, l’incredibile imbarazzo e silenzio del PD di Bersani.

    Ma non c’era bisogno di Spatuzza o dei Graviano per capire che cosa fosse accaduto. Bastava -e basterebbe- essere dei buoni osservatori, degli storici rigorosi, dei filosofi che si chiedano “a chi sono servite le stragi, i massacri, la morte di Falcone e di Borsellino?”.
    Alcuni versi della Storia di un impiegato di De André affermano che in carcere il protagonista sta imparando un sacco di cose “tranne qual è il crimine giusto per non passare da criminali”. Il potere -in quasi ogni sua espressione- è l’altra faccia del crimine, o attraverso la grande finanza mondiale o mediante i padroni delle televisioni o tramite gli stretti legami con le mafie e coi narcotrafficanti mondiali.
    L’Italia è governata da tutto questo messo insieme. Un intero Paese di criminali -ai livelli più diversi- ai quali gli altri non riescono a opporsi. Peggiori di tutti sono “le persone comuni”, quelle che non ricevono vantaggi economici o personali diretti (o ne ricevono di minimi) e tuttavia votano sempre per i banditi e li sostengono con convinzione. Questi soggetti sono degli autentici cretini, parte decisiva della feccia che scorre in questa fogna chiamata Italia.

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