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Alberto G. Biuso » Frammenti di un discorso amoroso

Frammenti di un discorso amoroso

di Roland Barthes
(Fragments d’un discours amoureux, 1977)
Trad. di Renzo Guidieri
Einaudi, Torino 1979

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Echi del tao, dello zen, della mistica medioevale, del romanticismo, dell’arte contemporanea tentano di esprimere l’indicibile, di dire l’ineffabile. Non un sommario d’amore o dell’amore una sociologia ma un dizionario per frammenti che accoglie l’innamorato e del suo sentimento fa parola.

Un discorso amoroso che non conosce medietas, teso nello spasimo, nell’eversione di ogni istituzione, nell’oscenità del rovesciamento per il quale «ciò che è indecente non è più la sessualità, ma la sentimentalità -censurata in nome di ciò che, in fondo, non è che un’altra morale» (pag. 149), nella potenza dell’immaginario, nell’ambiguità del «non voler prendere» che desidera solo prendere (213). L’Altro è una figura del desiderio, del nostro e di quello diffuso nel corpo collettivo, nella filogenesi della specie. L’amato è per l’innamorato l’imprendibile che rimane desiderio -e dunque è la pienezza dell’assenza. L’ultimo “ricordo di cose lette e vissute” con cui il libro si chiude è di Ruysbroeck (1293-1381): «Il vino migliore e il più squisito, e anche il più inebriante (…) di cui, senza berlo, l’anima annichilita è inebriata, anima libera ed ebbra! dimentica, dimenticata, ebbra di ciò che non beve e che mai berrà!» (213). Pur sapendo che non raggiungerò mai l’amorosa quiete delle tue braccia, in cui spasimi e drammi saranno appagati e redenti, io continuo a spogliarmi di ogni cosa, continuo a barattare la mia forza con l’istante del tuo sguardo, a rinunciare al mio sorriso per il tuo. Teso verso l’impossibile, il mio discorso è un soliloquio.

L’Altro, infatti, non esiste. «È dunque un innamorato che parla e che dice» (11) la serie delle figure da dizionario in cui il libro consiste, da AbbraccioAbito, Adorabile a Verità, Vie d’uscita, Voler prendere. «Una figura è fondata», scrive Barthes, «se almeno una persona può dire: “Com’è vero tutto ciò! Riconosco questa scena del linguaggio”» (6). Il linguaggio avvolge l’umano sin dal suo apparire, è l’umano nella concretezza del suo agire, esistere, comprendere, comunicare, pensare. L’innamorarsi è una delle pratiche linguistiche che della parola sanno esprimere l’intera potenza nel racconto che la mente narra a se stessa, che il corpo dice. Riconosciamo dunque nelle figure e nelle scene del libro di Barthes la vita.

Un commento

  1. giuseppe cerruti
    Pubblicato 18 gennaio 2010 alle 21:52 | Permalink

    Forse mi sbaglio ma, che resti tra noi, mi sembra tutto una grande mistificazione: non usciamo da noi stessi neanche un po’, neanche per scherzo, figuriamoci poi se per amore (di qualcun altro).
    Si e no che riusciamo, quasi in parte e a tratti più o meno ripetuti, a sentire “sul serio” qualcosa per noi stessi, a volerci un po’ (di bene), endorfine e altre droghe interne permettendo.
    La solita metafisica!

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